Eutopia – il “locus amoenus” e l’attualità del Regimen Sanitatis

La dieta - miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. - Napoli, Biblioteca Nazionale.

La dieta – miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. – Napoli, Biblioteca Nazionale.

La sala conferenze della Sede dell’Ordine dei Medici di Salerno è gremita fin dal mattino per l’inizio della XVII edizione delle Giornate della Scuola Medica Salernitana, previste per il 20, 21 e 22 ottobre. E si tratta per la maggior parte di studenti delle scuole superiori, allievi dell’istituto Trani e soprattutto del liceo classico Torquato Tasso, precisamente dell’indirizzo medico-scientifico coinvolto nel progetto Ippocrate, per preparare i ragazzi che all’università vorranno scegliere la facoltà di medicina.
Questo giorno vede la presentazione ufficiale di Eutopia, un apposito centro studi per la Scuola Medica Salernitana, che conta tra i suoi membri non solo medici ma anche storici, filologi e bibliofili, per riportare alla vita e restituire alla città un patrimonio millenario di storia e medicina, con ricerche e pubblicazioni, traduzioni e promozione di incontri di approfondimento e di divulgazione. Tra le prime cose, è in corso la creazione di un’apposita biblioteca e una raccolta di testi editi e inediti dedicata interamente alla Scuola Medica Salernitana. Lo stesso nome del Centro Studi, Eutopia (dal greco Eu-tòpos, meta ideale, luogo giusto), e il suo logo sono stati scelti attraverso un apposito concorso promosso in collaborazione con l’Università di Salerno e con l’Osservatorio delle Culture Giovanili, e vinto dal ventitreenne Vincenzo De Sio.
A cosa significhi nel dettaglio e per Salerno questa parola, Eutopia, è dedicato il convegno del 20, incentrato sull’attualità del Regimen Sanitatis, il “meno scientifico” eppure il più longevo dei testi che la Scuola Medica Salernitana abbia prodotto, stampato in tutta Europa fino a Settecento inoltrato e tradotto in tutte le lingue possibili e immaginabili, Napoletano compreso.

L'acqua - miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. - Napoli, Biblioteca Nazionale.

L’acqua – miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. – Napoli, Biblioteca Nazionale.

Un testo che, come fa notare il prof. Massimo Venturi Ferriolo, ordinario di Estetica al Politecnico di Milano, mirava a creare le condizioni ideali di vita per l’uomo, ma le cui radici affondano molto più indietro nel tempo.
«Il luogo ideale, il locus amoenus dei Romani, è stato connesso fin dall’Antichità con la Terra e i suoi frutti, percepiti come legati a doppio filo con il divino, – racconta. – Questo legame lo troviamo in molti testi antichi, dall’inno omerico a Demetra al De Iside di Plutarco, fino agli inni alla Madre Terra e alle Erbe che troviamo nell’Erbario dello Pseudo-Apuleio (IV-VI secolo d. C.). L’idea del giardino come il luogo perfetto, e dunque trasferito all’immaginario dell’aldilà, passa ben presto al mondo cristiano, come possiamo vedere negli scritti di Isidoro di Siviglia, Rabano Mauro, Valafrido Strabone. I chiostri dei monasteri (hortus conclusus, il “giardino chiuso, recintato”) diventano i nuovi Eutopia, ed è documentato come fin dall’Alto Medioevo venissero arricchiti con piante esotiche: il Capitulare de Villis, una raccolta di decreti emanati da Carlo Magno per disciplinare le attività agricole, nomina ben 120 piante medicinali, e, nell’Hortulus, Valafrido Strabone, suo contemporaneo, descrive il giardino del suo monastero, con piante che rimandano a miti dell’Antichità e con un’attenzione particolare alla ricerca della salute attraverso le erbe, inserita in un contesto simbolico cristiano. Tutto questo è poi confluito nella Scuola Medica Salernitana, e nel Regimen Sanitatis, che è un po’il “manifesto” del suo sapere.»

La leggenda di Roberto Gambacorta re d'Inghilterra e della Scuola di Salerno - Miniatura dal Canone di Avicenna, XV sec. - Bologna, Biblioteca di Ateneo.

La leggenda di Roberto Gambacorta re d’Inghilterra e della Scuola di Salerno – Miniatura dal Canone di Avicenna, XV sec. – Bologna, Biblioteca di Ateneo.

Entra più nel dettaglio la prof.ssa Paola Capone, docente di Storia dell’Arte Moderna e di Storia delle Arti Grafiche all’Università degli Studi di Salerno: «La miniatura di XV secolo tratta dal Canone di Avicenna che racconta la storia della nascita del Regimen dipinge già Salerno come un locus amoenus; e gli stessi viaggiatori stranieri che fino all’Ottocento visiteranno Salerno, loderanno la sua bellezza citando le parole del Regimen, a riprova di quanto fosse diffuso.»
A questo punto, è opportuno ricordare brevemente che la leggenda situa la nascita del Regimen nel XII secolo, in seguito all’arrivo a Salerno del re d’Inghilterra Roberto Gambacorta, giunto dalla Terrasanta per curarsi in quanto colpito da una freccia avvelenata durante una battaglia contro i Turchi; i medici di Salerno pongono come condizione per la salvezza del re che qualcuno succhi il veleno, azione che costerà la vita al malcapitato. Mentre il re dorme, già rassegnato a morire rifiutandosi di far morire qualcun altro al suo posto, sua moglie, Sibilla di Coversano, succhia il veleno e muore; alla partenza del re ormai vedovo per l’Inghilterra, i medici di Salerno gli avrebbero donato un vademecum per mantenere la salute anche in assenza di un medico. Alla prof.ssa Capone piace citare la parte iniziale nella musicale traduzione ottocentesca di Pio Magenta:

Se dai mali vuoi guardarti
se vuoi sano ognor serbarti
le rie cure da te scaccia
di frenar l’ira procaccia
sii nel ber, nel mangiar parco.
Quando al cibo hai chiuso il varco
lascia il desco e il corpo avviva;
del meriggio il sonno schiva
mai non stringere a fatica
l’intestin né la vescica.
Tutto ciò se ben mantieni
dì vivrai lunghi e sereni.
Se non hai medici appresso
farai medico a te stesso
questi tre: mente ognor lieta,
dolce requie e sobria dieta.

 «In realtà, nel Medioevo, i regimina e i tacuina sanitatis erano un genere molto diffuso, – precisa però la prof.ssa Capone. – Questo perché all’epoca si pensava che la salute di una persona dipendesse dall’equilibrio di sei elementi detti “non naturali”: aria, movimento e riposo, cibo e bevande, sonno e veglia, replezione e inanizione, e le patologie dell’anima. Per poter individuare tutti questi elementi il medico doveva avere una formazione completa: doveva essere istruito non solo nella medicina propriamente detta, ma anche nelle sette arti liberali (grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia e musica), per poter conoscere i sintomi della malattia e i suoi ritmi, per poter mettere in relazione l’uomo e il cosmo, e per poter comunicare le sue osservazioni al paziente; non solo, un medico doveva anche saperne di religione e teologia, perché il rapporto tra corpo e anima era considerato molto stretto. Non a caso la medicina, per la sua complessità era definita “seconda filosofia”; i medici erano potentissimi, quelli dell’imperatore potevano avere perfino libero accesso alle sue cucine.»
Al di là degli aspetti storici, però, la prof.ssa Capone è convinta che il Regimen abbia una forte attualità: «L’unità di corpo e anima oggi si è persa: con la psichiatria abbiamo settorializzato (e forse banalizzato) le patologie dell’anima, e la medicina moderna ha ridotto i corpi a macchine. La medicina dovrebbe recuperare l’empatia e guardare all’essere umano come un insieme di corpo e di anima che s’influenzano a vicenda, non come un organismo da “riparare”: l’ideale sarebbe appunto, come ripetutamente sottolinea il Regimen, il mantenimento dello stato migliore di salute attraverso l’equilibrio fisico e mentale».

L'aria - miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. - Napoli, Biblioteca Nazionale.

L’aria – miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. – Napoli, Biblioteca Nazionale.

Analizza invece un aspetto decisamente insolito di questo Giuseppe Lauriello, già primario del reparto di pneumologia all’ospedale Giovanni da Procida di Salerno e studioso di lunga data della medicina salernitana: l’igiene e la cura dell’ambiente. Quando si parla del Regimen Sanitatis, a suo parere, l’accento cade sempre sulle raccomandazioni dietetiche. Quasi nessuno, però, presta attenzione ad un aforisma intitolato appunto “De Aere”:

Aer sit mundus, habitabilis, ac luminosus,
nec sit infectus, nec olens foetore cloacae.

L’aria sia lucida, schietta,
abitabile, né infetta
degli effluvj di vicina
sempre fetida latrina.

«È un imperativo volto a mantenere l’ambiente (aer) ecologicamente puro, – nota, – seppur confinato all’antroposfera, dove l’uomo svolge le sue attività e non esteso all’atmosfera. Questo ci fa capire che il problema dell’inquinamento esisteva già nel Medioevo soprattutto nelle città: risulte di lavorazioni scaricate nei fiumi, fumi di attività metallurgiche, cattivo funzionamento delle fogne, cloache a cielo aperto e pozzi neri, che causavano patologie respiratorie da inalazione. In questo senso, Salerno era conosciuta nel Medioevo come una città particolarmente salubre, come attestano Guglielmo di Puglia e Gilles di Corbeil, inondata dal sole e difesa dal vento.»
Il prof. Lauriello evidenzia poi i progressi fatti avanti dalla legislazione medievale, soprattutto dalle Costituzioni di Melfi emanate dall’imperatore Federico II nel 1231: «Fu vietato il seppellimento dei morti entro le mura della città, che fossero gettate nei fiumi carcasse di animali e quant’altro potesse ammorbare l’aria a meno di 400m dai limiti urbani. I suoi successori tentarono di ribadire norme simili; norme che però rimasero inascoltate, viste le ripetute epidemie di colera che colpirono soprattutto Napoli. L’esortazione del Regimen, oggi che anche l’atmosfera è stata invasa, risulta più valida che mai e costituirebbe la soluzione ai problemi ambientali che affliggono l’umanità».

Il cibo - miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. - Napoli, Biblioteca Nazionale.

Il cibo – miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. – Napoli, Biblioteca Nazionale.

Si concentra piuttosto proprio sull’aspetto squisitamente dietetico il prof. Mario Mancini, docente emerito di medicina interna all’Università Federico II di Napoli, e amico di Ancel Keys (1904-2004), il biologo americano noto per aver “scoperto” e portato all’attenzione del mondo la dieta mediterranea.
«I principi teorizzati da Ancel Keys per la dieta mediterranea, fondamentale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, sono sostanzialmente gli stessi già tracciati nel Regimen, – sottolinea. – Questi principi sono la moderazione nel bere e nel mangiare, un’alimentazione sostanzialmente a base di legumi e cereali, con un’attenzione particolare a frutta e verdura, nonché all’olio d’oliva. Egli stesso era convinto di questo legame, così come era convinto che ci fosse un legame tra la Scuola Medica Salernitana e l’antica scuola medico-filosofica di Velia.»

Raccolta dell'uva - miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. - Napoli, Biblioteca Nazionale.

Raccolta dell’uva – miniatura dal Regimen Sanitatis, manoscritto napoletano di XIV sec. – Napoli, Biblioteca Nazionale.

Eutopia, dunque, non solo come “luogo ideale”, la Salerno della Scuola Medica, la Città della Salute in cui si mescolarono saperi provenienti da tutto il Medierraneo, ma anche come condizione ideale, la salute, che i consigli del Regimen possono aiutarci ancora oggi a mantenere.

Per saperne di più:
Paola Capone, L’arte del vivere sano. Il «Regimen sanitatis salernitanum» e l’età moderna, Milano, Guerini e Associati, 2005.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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