Viaggiare tra banditi e unicorni

di Franco Cardini

Nel Medioevo non si muovevano solo pellegrini e mercanti ma pure mercenari, sbandati, curiosi.

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Marco Polo lascia Kubilaï Khan – miniatura da “Il Milione”, Parigi, 1410-1412 – Parigi, BnF.

Non sono troppi, in Italia, gli storici à part entière: quelli che dominano seriamente la ricerca d’archivio ma non per questo trascurano la dialettica storiografica; che mostrano di sapersi avventurare nei pericolosi meandri della storia generale ma al tempo stesso accettano la sfida della microstoria; che si mostrano fedeli alla storia delle strutture socioeconomiche ma nondimeno avvertono il fascino della storia della cultura e delle idee, perfino di quella che per breve intenso periodo è stata definita «delle mentalità». Da noi, ad esempio, il compianto Vito Fumagalli ne era un esempio splendido. E oggi, se ne dovessi cercare altri almeno tra i medievisti, penserei a pochi nomi tra cui senza dubbio Maria Serena Mazzi. Pistoiese, laureatasi con un’impegnativa tesi di storia della storiografia che nel giorno della discussione la condusse a un serrato dibattito nientemeno che con Ernesto Sestan, la Mazzi ha poi scritto di storia della sanità e dei costumi sessuali, di questioni della corte estense quattrocentesca, di esecuzioni capitali, di cose toscane e anche di viaggi medievali: non solo pellegrinaggi, non esclusivamente viaggi di mercatura o di avventura. Continua a leggere

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Il cammino delle ortiche

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Per una giovane e ancora inesperta rhizotomoe in erba, intraprendere il cammino delle ortiche significa addentrarsi in un sentiero rischioso.
Non solo perché, fresche, pungono dannatamente e dunque bisogna fare molta pratica nel raccoglierle a mani nude se non ci si vuole ritrovare pieni di bolle il giorno dopo, ma perché, per una donna che aspira a radicarsi profondamente nel femminile, rappresenta la prova suprema: l’incontro con il maschile.
L’ortica è infatti la pianta virile per eccellenza: calda e secca come il seme dell’uomo, legata all’elemento del fuoco e al sole d’estate, posta sotto la protezione di Marte, l’essenza della guerra e della virilità stessa. Tutte cose che una donna deve maneggiare con cautela, o possono rivoltarsi contro di lei. Credo non fosse un caso se le donne che la raccoglievano, prima di andare, recitassero un’Ave Maria e, se capitava loro di pungersi, si difendevano con la giaculatoria «in sconto dei miei peccati». Continua a leggere

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Re Artù. Un cavaliere per tutti

di Cesare Segre

A Parigi una mostra con centinaia di manoscritti ha ricostruito i mille temi della leggenda.

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Re Artù – Miniatura, Inghilterra, 1 quarto XIV sec., Londra, BL.

Il mito resta ricco e vitale, capace di adattarsi a ogni cultura
La mistificazione può avere un successo anche enorme. Basta pensare alla Storia dei re di Bretagna, scritta da Goffredo di Monmouth in latino prima del 1138, che racconta le vicende della Bretagna e dell’Inghilterra dopo l’evacuazione dei Romani (410 d. C.). Vi campeggia la figura di Artù, re guerriero in lotta contro i tentativi d’invasione da parte degli Anglosassoni (sec. VI). Artù, allievo del mago Merlino, estrae dalla roccia la spada Excalibur, conquista la Gallia, combatte con successo l’imperatore di Roma, e cade ferito a Salisbury, ad opera di Mordred, nipote traditore. Si fa trasportare nell’isola di Avalon, dalla quale tornerà un giorno per liberare il suo popolo dalla dominazione straniera. Continua a leggere

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“Medieval Experience” a Zumelle

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Scorcio del castello di Zumelle.

È conosciuto come il castello meglio conservato della Valbelluna, al confine tra Veneto e Friuli: nato come presidio romano nel I secolo d. C., il castello di Zumelle, nel Bellunese, divenne nel Trecento la residenza della famiglia da Camino, signori del Trevigiano. Restaurato negli anni ’60 e negli anni ’90, dall’aprile 2015, il castello e relativo parco ha di nuovo riaperto i battenti dopo un lungo periodo di chiusura, ma in una veste molto particolare: un vero e proprio parco tematico, nel quale sono stati ricreati gli ambienti del villaggio e del castello come dovevano apparire nel suo periodo di massimo splendore, il XIV secolo. Non solo, si tratta di una struttura ricettiva a tutti gli effetti, con stanze per pernottamento, bar e ristorante. Continua a leggere

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Petrarca, «avaro» fra i Tre Grandi

di Cesare Segre

Critico di Dante e sprezzante verso la lingua di Boccaccio.

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Pagina dal cosiddetto “Codice degli Abbozzi”, manoscritto autografo del “Canzoniere” di Petrarca – Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3196.

I nostri tre massimi scrittori del Trecento, e massimi in assoluto, furono presto indicati, araldicamente, come «le Tre Corone». Primo fu Dante (1265-1321); seguirono Petrarca (1304-1374) e Boccaccio (1313-1375). I due ultimi, che non poterono conoscere il primo, si frequentarono e furono amici. Ma Dante, pur ormai nel mondo dei più, riuscì ad accendere tra loro un certo, persistente, dissenso. Ammiratore e imitatore di Dante, Boccaccio si era consacrato generosamente alla conoscenza della sua opera, scrivendo un Trattatello in laude di Dante e delle Esposizioni sopra la Comedia, organizzando le prime «lecturae Dantis», trascrivendo materialmente suoi codici, salvando dalla dispersione scritti, come lettere ed egloghe, e memorie. Continua a leggere

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Braveheart – Mel Gibson (1995)

A scuola ho imparato che il Novecento ha fatto a pezzi l’eroe: da Proust a Joyce, da Pirandello a Svevo, ciò su cui si insisteva sui vari manuali di letteratura era la presenza dell’ “antieroe” nelle sue sfaccettature più varie (l’ “inetto”, l’ “homo tragicus“, ecc.) E, ironia della Storia, proprio nel secolo del “superuomo” di nietzschiana memoria, e delle tante sue caricature che i vari regimi dittatoriali hanno pubblicizzato in tutte le salse possibili e immaginabili, nonché appiccicato su due massacri mondiali in cui davvero non c’era niente di eroico. Eppure c’è da riflettere che, nella seconda metà del Novecento, abbiano avuto così tanto successo le saghe fantastiche, a cominciare da quella di Tolkien, dove l’eroe rientrava per così dire “dalla finestra” nella sua veste secondo me più autentica e vera: quella del Cavaliere. Se poi passiamo al fumetto e al cinema, soprattutto Hollywoodiano, di eroi ne troviamo dovunque, in infinite varianti, con o senza “super”; e questo, a mio parere, al di là di megalomanie e miti americani, qualcosa vorrà dire.
Così fu molto onesta da questo punto di vista l’operazione di Mel Gibson, all’epoca conosciuto da tutti principalmente come divo di film d’azione, di prendere un mito e di usarlo per spiegare cosa fosse per lui un eroe: e di farlo con il film Braveheart, intraducibile in Italiano, anche se reso con il sottotitolo molto elegiaco di “Cuore impavido“. Continua a leggere

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Ildegarda Day 2017

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Pensavate che la battaglia fosse finita? Che ci fossimo arresi?
Nemmeno per idea!!
Il nostro sogno che il film “Vision” di Margarethe von Trotta (lo ricordiamo, unico film mai girato su Ildegarda di Bingen) sia doppiato e distribuito in Italiano continua, e continua più vivo di prima!
Ricordate l’Ildegarda Day, che nel 2014 riunì tutta l’Italia, da Nord a Sud, nel segno di Ildegarda e di quel sogno?
Ebbene segnatevi la data: 17 settembre, giorno della sua festa.
Il 17 settembre 2017 sarà proprio la vostra fantasia a sbizzarrirsi per trovare tutte le declinazioni del genio di questa donna nel contesto di mille eventi diversi, tutti lo stesso giorno, e potremo così far sentire la nostra voce alle case distributrici e alle televisioni nazionali, perché capiscano una buona volta che il pubblico vuole Ildegarda in Italiano e non possono non tenerne conto.
Contiamo sulla vostra collaborazione perché questa bella notizia invada la rete e gli organi di informazione. Il nostro punto di riferimento è per ora la nostra pagina facebook, ma presto sarà creato un blog dedicato interamente alla preparazione dell’evento e ai riscontri che vorrete mandarci; faremo inoltre di tutto perché giornali e televisioni locali e nazionali vengano a conoscenza della notizia (le persecuzioni sono comprese nel ventaglio di ipotesi!!!).
Abbiamo perfino un logo nuovo di zecca, creato per noi da Anna Gangale, con cui potrete dire, inserendo nelle locandine dei vostri eventi, «Io voglio Ildegarda in Italiano!»

Per aderire all’iniziativa con un vostro evento inviate una e-mail al comitato entro il 31 luglio all’indirizzo e-mail ildegardainitaliano@gmail.com, con il programma e la locandina completa del nostro logo.
Vi aspettiamo!!

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