Matilde gustò Dio

di Armando Torno

Monaca cistercense

Monaca cistercense in preghiera – Miniatura, fine XIII sec. – Parigi, BnF.

Per quante definizioni si possano cercare dei mistici, su una loro caratteristica è possibile trovare un accordo che sia di largo consenso: essi raggiungono una conoscenza diretta del sacro. La prosa, le diverse agiografie o la poesia, testimonianze di questa pratica – è lecito aggiungere – confessano slanci di potenza e intensità che riflettono un’esperienza unica: quella della realtà divina.
Non mancano iniziative editoriali nel nostro tempo che propongono questa fascinosa materia; a volte sono vere e proprie riscoperte come quelle ospitate nella collana La mistica cristiana tra Occidente e Oriente della Fondazione Ezio Franceschini, pubblicata dalle Edizioni del Galluzzo. In essa, accanto a testi di Angela da Foligno o di Giovanna Maria della Croce, esce ora una preziosa raccolta dedicata alle Scrittrici mistiche europee dei secoli XII e XIII. Continua a leggere

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Quartetto Hartmann, ovvero dialogo con il silenzio.

Forse non poteva esserci location migliore di questa: la chiesa di Sant’Anna in San Lorenzo, che si arrampica sulla parte alta di Salerno, e da cui si gode una vista mozzafiato sul centro storico sottostante e sul golfo risplendente dei colori di un tramonto d’estate. Peccato che la chiesa sia stata completamente rifatta prima nel Seicento e poi nel Novecento, perché il monastero di San Lorenzo ha più di mille anni di storia: fondato alla fine del X secolo come monastero benedettino, alla fine del Duecento passò alle clarisse e infine, all’inizio del Seicento, ai frati minori riformati. Francescani che abitano ancora oggi la chiesa e l’attiguo convento, e che sono molto impegnati in varie iniziative in collaborazione con diverse associazioni.
Associazioni come la Rete Radie’ Resch, che dal 1964 si occupa di progetti di solidarietà internazionale soprattutto in Medio Oriente; ed è proprio con questa rete che i padri francescani di San Lorenzo hanno organizzato il concerto di beneficenza Musiche e diari di viaggio dall’Età di Mezzo,  allo scopo di raccogliere fondi per creare corridoi umanitari tra la Siria e l’Italia. Oltretutto, il convento ospita una intera famiglia in fuga dalla Siria in guerra. Protagonista della serata, il quartetto Hartmann. Continua a leggere

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Le donne velate fuori dall’Islam

di Rossana Sisti

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Per cortesia del gruppo “Gilda Historiae”.

Quando l’anno scorso H&M, il colosso svedese dell’abbigliamento low cost, ha mostrato la prima pubblicità interpretata da una modella con lo hijab in una campagna che invitava a reinventare liberamente stile di vita e modo di vestire ci si chiese se l’intento di quello spot fosse politico, una sorta di depotenziamento di un simbolo di identità religiosa, alterità e persino di scontro, o non piuttosto una scelta meramente commerciale. Un’accorta operazione di marketing sul promettente mercato musulmano, attraverso l’esibizione del velo, elegantemente indossato come un accessorio chic e seducente. Continua a leggere

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Ildegarda, angeli e demoni

I cerchi angelici – riproduzione di miniatura dallo “Scivias” – Dresda, Landesbibliothek.

A più riprese Ildegarda di Bingen si proclama “indocta” (“non istruita”), “donna semplice e miserella”; a dispetto di questa sua professione di ignoranza, però, la badessa prima di Disibodenberg e poi di Bingen dimostra una fine conoscenza di Latino e di filosofia, nei suoi scritti si trovano perfino termini che, nel Latino dell’epoca, non sono facilmente rintracciabili. E questo non solo grazie alle approfondite letture che possiamo leggere in filigrana attraverso la terminologia che usa nelle sue opere, tra le quali Gellio e Dionigi Areopagita, ma anche attraverso i contatti con gli intellettuali del suo tempo e con le varie correnti filosofiche che popolavano il XII secolo. Tra queste, una delle più importanti era quella che faceva capo alla cattedrale di Chartres, la quale, basandosi soprattutto sul Timeo di Platone, insiste molto sulla corrispondenza tra l’uomo e l’universo, tra microcosmo e macrocosmo; concetto, questo, molto caro a Ildegarda, e ancor di più in un periodo in cui, in Europa, si sta diffondendo l’eresia catara, di stampo dualista, che sostiene la netta divisione tra spirito e materia, a vantaggio del primo. Ildegarda, invece, sottolinea con forza l’interazione tra le due dimensioni, e questo emerge in modo particolare quando parla della donna, del suo ciclo mestruale, del suo piacere sessuale. Non solo: secondo Ildegarda, quello dell’uomo di comprendere la dimensione naturale e quella spirituale è addirittura un privilegio, perché vuol dire riassumere in sé i vari gradi di perfezione ed essere in pratica un “sunto” dell’universo.
È soprattutto nell’interpretazione delle Scritture che Ildegarda rivela la sua originalità, in modo particolare nello Scivias, proponendo altre interpretazioni rispetto a quelle tradizionali su molti temi, a volte addirittura in contrasto in alcuni punti; e non soltanto attraverso il testo, ma anche attraverso le immagini realizzate sotto la sua supervisione. Come quando parla degli angeli. Continua a leggere

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Medioevo fantastico

di Lorenzo Tomasin

Fu nei primi decenni del XII secolo che il meraviglioso invase il romanzesco.

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La leggenda di Melusina – miniatura dal “Roman de Melusine” di Guillaume Larcheveque, 2a metà XV sec. – Parigi, BnF.

Il fantastico nella letteratura medievale, opera postuma di Alberto Varvaro (1934-2014, uno dei più grandi filologi romanzi europei all’alba di questo secolo), è un libricino di appena 144 pagine, indici compresi, con un titolo molto accattivante frutto, forse, di una rielaborazione in casa editrice (Il Mulino) di quello d’un corso universitario su L’irruzione del fantastico nella letteratura francese del secolo XII, l’ultimo tenuto da Varvaro a Napoli, dieci anni fa. Accattivante, sì, ma non ingannevole, giacché l’estremo capolavoro dell’autore consiste qui nel sintetizzare con un’efficacia e un’energia espositiva prodigiose una materia potenzialmente ingovernabile. Continua a leggere

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La possessione diabolica tra simbolo e realtà.

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Il diavolo, folio introduttivo della sezione dedicata agli esorcismi – miniatura dal Codex Gigas, Boemia, I trentennio del XIII sec. – Stoccolma, Biblioteca Nazionale Svedese.

Non si può parlare di esorcismo senza tener conto di un particolare fondamentale: il fatto che il diavolo possa possedere il corpo di una persona è contemplato già nelle Sacre Scritture, fin dall’Antico Testamento. Nel Libro di Tobia è descritto l’esorcismo con cui Tobia, con l’aiuto dell’arcangelo Raffaele, caccia i demoni dalla camera di Sara; ed è Gesù stesso che libera indemoniati come l’energumeno di Gerasa, e agli apostoli dà il comando, tra le altre cose, di cacciare i demoni. La mania diabolica è dunque già nota e consolidata nella tradizione ebraico-cristiana.
Nel mondo tardoantico, almeno dal II secolo, però, si assiste a veri e propri elementi di sincretismo tra la cultura cristiana e la tarda cultura pagana, soprattutto con il movimento neoplatonico, e questo a dispetto della posizione nicena, che tende a far rientrare tutta l’esperienza cristiana nei binari dell’ufficialità e a guardare con sospetto ogni tipo di “disordine”, anche fisico.
In particolare la danza estatica, che nei culti antichi aveva conosciuto una grande fortuna (soprattutto in quelli misterici), ora viene assimilata sì alla danza dello Spirito Santo, quella di Davide, ma sempre sul filo del rasoio tra ordine e disordine, tra divino e diabolico; questo, però, accade non solo in ambito cristiano, ma anche in quello pagano, tant’è vero che l’imperatore Giuliano manifesta l’intenzione di proibire ai sacerdoti di aver contatti con i danzatori. La danza in sé non è considerata un fatto “pagano”, e troviamo espressioni di tolleranza fin oltre l’età carolingia. È anche vero che ruolo della danza nel mondo cristiano è stato molto trascurato dalla storiografia contemporanea, perfino da un fine indagatore come Schmidtt. Anche per i pagani, la koreia, quando è autentica, non è disordinata, ma forma un movimento circolare rotatorio. Lo stesso Platone nel Timeo assimila la iora alla danza del cosmo, e per i neoplatonici era elemento fondamentale della teurgia, presenza nella realtà terrena di simboli che conducono alla dimensione del divino, disseminati dal demiurgo. Continua a leggere

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Se finisce il paradosso dell’interiorità

di Lucetta Scaraffia

Nell’ultimo libro di Jérôme Baschet le origini cristiane dell’idea di persona.

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L’anima di Orlando portata dagli angeli in Paradiso – miniatura dalle “Grandes Chroniques de France”, 1375-1400 – Parigi, BnF.

Non succede spesso che uno storico medievista ponga al suo ambito di studi domande che nascono dall’attualità, e cerchi di rispondere attraverso una ponderosa e approfondita ricerca. Questo approccio inedito fa dell’ultima opera di Jérôme Baschet (Corps et âmes. Une histoire de la personne au Moyen Âge, Paris, Flammarion, 2016, pagine 408, euro 26), importante studioso francese che è stato allievo di Le Goff, un libro particolarmente interessante. L’interesse si fa ancora più forte vedendo che la domanda riguarda un tema essenziale, la concezione di persona, e le sue origini cristiane. Quanto di questa radice religiosa ha influito nel creare la specificità della cultura occidentale? Quanto ha determinato quella separazione fra spirito e materia che rende diversa questa cultura da tutte le altre che si basano invece su concezioni moniste dell’essere umano? Separazione decisiva perché poi corrisponde a una netta divisione fra l’essere umano e il mondo animale e, più in generale, fra l’essere umano e il mondo naturale, che diventa così campo libero da conquistare con la tecnica. Continua a leggere

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