I Longobardi e gli altri: “barbari” a Marle.

Per cortesia di Alain Nice

Sarà un’edizione un po’ sottotono quella del 2019 del “Festival International d’Histoire Vivante” che si tiene ogni due anni al Musée des Temps Barbares di Marle, cittadina di circa 2200 abitanti situata nella regione dell’Alta Francia. Sono previsti circa 200 partecipanti (contro i 400 presenti di solito): di conseguenza non ci sarà la grande battaglia che abitualmente oppone i “Romani” del Tardoantico ai “Barbari”. L’evento non perderà comunque la sua dimensione europea, e sono previste altri tipi di animazione con gruppi di ricostruzione storica provenienti da ogni angolo del continente: Franchi, Alemanni, Visigoti, Svevi, Burgundi, Longobardi, Sassoni.
Non ci sarà, però, il gruppo piemontese Presenze Longobarde capitanato da Yuri Godino.
«Ci siamo presi un anno sabbatico,» scherza Yuri, «ma non vediamo l’ora di ritornarci perché per noi è ormai un evento di routine, come stare in famiglia.»

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Tutti vogliono Razi

Rāzī porge la sua opera al re Almansor – miniatura dal Liber medicinalis Almansoris, prima metà XIV sec. – Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana.

È stato presentato il 28 giugno scorso alla sede della Fondazione Filiberto e Bianca Menna di Salerno, a cura dell’Associazione Eutòpia e dell’Ordine dei Medici della città, l’edizione critica del Liber Medicinalis Almansoris, l’opera più importante del medico persiano Rāzī (865-925), edita dalla Aracne e curata dall’illustre filologo di origine egiziana, allievo di Contini e docente all’Università di Firenze, Mahmoud Salem Elsheikh. il quale tra l’altro si era già occupato di altri illustri esponenti della medicina araba come Albucasis. Si tratta di un lavoro mastodontico in due volumi, più un glossario che rappresenta un vero e proprio lessico della medicina in Arabo, Latino e volgare toscano. Un lavoro che ha richiesto, a detta del curatore, ben venticinque anni di studio, e che due anni fa è stato insignito del premio Giamil Ghuqayr come miglior opera nell’ambito della civiltà arabo-islamica.

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La metamorfosi di una città: Salerno dai Longobardi ai Normanni.

Scorcio di S. Maria de Lama – Salerno, IX-X sec.

Ogni città che si rispetti ha bisogno di un mito di fondazione.
E quello di Salerno non si colloca, come si potrebbe pensare, in età longobarda, con la rifondazione da parte di Arechi: avviene invece in età normanna, nel momento in cui vengono “ritrovate” le reliquie di San Matteo, e i nuovi padroni di Salerno le traslano nella cattedrale appena costruita, ponendo così la città sotto la protezione dell’Apostolo.

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Terlizzi 2019 ovvero le affinità elettive

Mercuriade e Floresenda

La mia avventura con il progetto “Scuola Medica Salernitana” sta iniziando, e comincia a portarmi fuori dalle mura della mia città.
Così Maestra Mercuriade, da Salerno, è partita alla volta della Puglia, di Terlizzi per la precisione, a qualche chilometro da Bari, dove un’associazione volenterosa e appassionata da sei anni valorizza una chiesetta di XI secolo, Santa Maria di Cesano organizzando le Notti Medievali, ogni anno con un tema diverso. L’argomento portante di quest’anno era le invenzioni che il Medioevo ci ha lasciato: gli occhiali, i bottoni, l’università, i mulini a vento, la banca, le mutande, la carta, un nome alle note musicali… molte più di quanto pensiamo. Un ottimo modo per demolire miti e stereotipi sul Medioevo, non solo attraverso gli allestimenti di gruppi di qualità come gli Stratos di Bari o i neonati Cives Regni Siciliae di Lucera, ma anche attraverso scenette teatrali con attori e figuranti abbigliati in modo almeno credibile per il XIII secolo, con uomini in calzebraghe e donne con la testa coperta (miracolo!!!). Certo, qualche piccolo compromesso qua e là c’era sempre, ma non si tentava di farlo passare per quello che non era: ad esempio, i venditori di gioielli fantasy & simili c’erano, ma erano separati dal campo storico, in modo che i visitatori si accorgessero che si trattava di altro. E il coinvolgimento del pubblico era totale, trascinato nella sfrenata carola che ha chiuso la prima serata come nel banchetto della seconda giornata, inframezzato dalle facezie e dalle storielle piccanti del giullare Gianluca delle Fontane, come quella delle mutande del monaco che ci ha fatto ridere fino alle lacrime!!

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La mia Costanza

Costanza Calenda pronta per la Notte dei Musei

Vi ricordate di Costanza Calenda, l’ultima delle grandi mediche salernitane, che un po’ di tempo fa era stata invitata nientedimeno che in Piemonte dal cavaliere Bonifacio de Challant?
Ebbene, rieccola qua, in quello che all’inizio del XV secolo era stato il palazzo della regina Margherita di Durazzo a Salerno, ad insegnare le virtù e gli usi della salvia, secondo il Regimen Sanitatis l’erba della salvezza che ci riconcilia con la natura.
Certo, con qualche ritocco in più per renderla più consona al suo rango di figlia del medico personale della regina Giovanna II d’Angiò, Maestro Salvatore Calenda, e di moglie del cavaliere Baldassarre Santomango, compresa una scarsella da urlo con il suo stemma di famiglia (d’azzurro alla fascia d’argento con in capo un montante crescente d’argento accostato da due stelle d’oro di sei raggi), e una fantastica cintura di seta con tanto di fibbia e puntale di bronzo cesellato.
Questo per il suo aspetto, per la sua apparenza, ma al di là di questo, Costanza Calenda chi è?

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Io, Trotula

Dopo esser caduta nell’oblio per secoli, in questi ultimi anni si può dire persino che Trotula sia diventata di moda: in pochi anni su di lei sono stati scritti libri, spettacoli teatrali e musicali; persino il maestro del fumetto Milo Manara le ha dedicato una sua tela.
Due romanzi in particolare hanno avuto molto successo, in Italia e all’estero: Trotula di Paola Presciuttini, edito dalla Meridiano Zero, e Io, Trotula di Dorotea Memoli Apicella, a cura della Merlin Editore. L’autrice del primo, fiorentina, allieva di Dacia Maraini e di Lidia Ravera, è una scrittrice di professione e già autrice, nel 2006 di un romanzo dedicato a Trotula, Trotula quasi magistra; quella del secondo, salernitana, è invece una docente del liceo classico in pensione da sempre appassionata della storia di Salerno, alla sua prima esperienza di narrativa.
La differenza tra i due romanzi si avverte, e sembrerebbe tutta a vantaggio di quello della Presciuttini, ma io confesso di aver preferito la Trotula della Memoli Apicella, e non per campanilismo.

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La vita quotidiana secondo San Benedetto

L’undicesimo volume della nostra biblioteca virtuale è un vero e proprio classico, seppure un po’ datato, che non dovrebbe assolutamente mancare nella biblioteca di un medievista: La vita quotidiana secondo San Benedetto, di Léo Moulin, qui nell’edizione della Jaca Book del 1980.
In pratica si racconta la vita quotidiana di un monaco benedettino così come fu prevista dal suo fondatore e i ritmi che, dal VI secolo fino ad oggi, ne scandiscono il tempo. Attraverso queste pagine possiamo osservare quasi dal buco della serratura la giornata di un monaco benedettino del Medioevo, e la sua giornata segnata dalla preghiera e dal lavoro. Il tutto raccontato con leggerezza, quasi con ironia, facendoci però vedere quanto da quei chiostri sia uscito nel corso dei secoli: non soltanto preghiere, ma preziosi manoscritti, formaggi (compreso il nostro parmigiano oggi esportato in tutto il mondo), vini e liquori destinati ai malati del monastero, agli ospiti che lo visitavano e ai giorni di festa.
Buona lettura!

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