In groppa al suo destriero

con Susanna Tartari

Per cortesia della Compagnia del Lion d'Oro.

Per cortesia della Compagnia del Lion d’Oro.

Non ci riflettiamo mai, ma il mondo della rievocazione storica non è fatto solo di esseri umani: ad esempio, quasi ad ogni manifestazione a tema medievale in Italia, una delle figure più richieste e seguite dal pubblico è il falconiere, e giostre, tornei e palii come quello di Siena, in cui i cavalli sono i protagonisti, sono tra gli eventi più seguiti. Di recente, però, l’interesse attorno al tema degli animali in rievocazione è cresciuto notevolmente, con il crescere dell’attenzione alla dignità e al benessere degli animali in generale e di quelli da lavoro e da spettacolo in particolare; basti vedere il dibattito legato al tema degli animali nei circhi.
Come stanno dunque le cose? Qual è il ruolo dei nostri amici a quattro zampe nell’ambito della rievocazione storica e quale il loro rapporto con i loro “bipedi”?
Cominciamo occupandoci degli animali sul cui dorso, è proprio il caso di dirlo, ricade il lavoro più pesante, e cioè i cavalli. E lo facciamo in compagnia di un rievocatore e cavaliere di grande esperienza, Renato di Marcantonio, fondatore della Compagnia del Lion d’Oro di Firenze. Otto anni alle spalle nel mondo della rievocazione storica, ma coinvolto fin dall’adolescenza quello dell’equitazione, si occupa molto da vicino di cavalleria storica inerente alle giostre in armatura. Sua inseparabile compagna è Vega, femmina di frisone barocco di quattordici anni, che da tre anni ha sostituito Karly, il grigio tedesco con cui Renato aveva esordito nel mondo delle giostre. Continua a leggere

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Mondo globale in stile Medioevo

di Nicolangelo D’Acunto

Ambrogio Lorenzetti. Allegoria del Buon Governo, dal ciclo di affreschi della Sala del Consiglio dei Nove, 1338-1339, Siena, Palazzo Pubblico.

Ambrogio Lorenzetti. Allegoria del Buon Governo, dal ciclo di affreschi della Sala del Consiglio dei Nove, 1338-1339, Siena, Palazzo Pubblico.

In una ricerca pubblicata nel 2008 Phil Williams, esperto americano di studi strategici, individua le implicazioni di quelle che, secondo lui, sono le «conseguenze distruttive della globalizzazione» sul ruolo futuro degli Stati Uniti nel mondo. Il consulente del Pentagono parte dal presupposto che lo “statocentrismo” che avevamo ereditato dall’età moderna sia stato sostituito da una situazione nella quale lo Stato è solo uno degli attori della scena politica mondiale, caratterizzata ora dalla frammentazione dell’autorità, dalla sovrapposizione delle giurisdizioni, da sempre più vaste aree del pianeta sottratte al controllo dei poteri formalizzati (si pensi al risveglio prepotente della pirateria). Il declino degli Stati risulta evidente, se pensiamo alla loro difficoltà di intercettare i bisogni dei cittadini e di imporre un controllo efficace e continuo sia all’interno del proprio territorio sia alle proprie frontiere, oppure se consideriamo l’insorgenza di sempre nuovi e sempre più potenti attori transnazionali. Si rischia di cadere nel medio periodo dall’attuale “Nuovo Medioevo” in una “Nuova epoca buia”. Continua a leggere

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Renata Fusco: «La mia Trotula».

Renata Fusco nel ruolo di Trotula.

Renata Fusco nel ruolo di Trotula.

È un luogo suggestivo e sconosciuto a molti salernitani: all’apparenza un ingresso come gli altri in Vicolo San Bonosio, ma, varcata la soglia, si scendono degli scalini all’interno di un ambiente dalla sembianza di un’antica cantina, pietre e mattoni in vista e la soffittatura in travi di legno. È Ribush, spazio per l’arte e la cultura, gestito dall’associazione culturale Art.Tre. Uno spazio che non chiede altro che offrire bellezza senza chiedere niente in cambio, come testimonia il direttore artistico dell’associazione, Giulia Alviggi:
«Non abbiamo mai ottenuto finanziamenti, e non ne abbiamo mai chiesti. È nato tutto dalla volontà del nostro presidente, Enzo Rosco, proprietario della sede, che l’ha messa a disposizione per ospitare mostre ed eventi a titolo assolutamente gratuito. Nei nostri quattro anni di attività, Ribush ne ha ospitati circa sessanta, grazie anche ad artisti di vario tipo che hanno contribuito anch’essi gratuitamente.» Continua a leggere

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Per avvicinarsi a Dio

di Giovanni Cerro

I religiosi si riuniscono in comunità con il tempo sempre meglio strutturate. Alternativa alle città, viste come luoghi di corruzione.

Scavi del monastero di San Vincenzo al Volturno - IX-X sec.

Scavi del monastero di San Vincenzo al Volturno – IX-X sec.

Agli inizi dell’VIII secolo Carlo Martello è l’uomo più potente del regno dei Franchi. Quando decide di visitare il monastero di Lobbes, che di recente era stato ampliato grazie al sostegno di suo padre, Pipino di Heristal, fa precedere il suo arrivo da un gran numero di cuochi, fornai e soldati con il compito di organizzargli una degna accoglienza. L’abate Ermino, però, si rifiuta di andare incontro agli inviati, rimane in preghiera e predice che Dio impedirà a Carlo di visitare il monastero entro l’anno. L’atteggiamento dell’abate riflette la strenua volontà di difendere la scelta dell’isolamento come tratto caratterizzante della vita monastica, che non ammette turbamenti dall’esterno. Continua a leggere

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Federico Marangoni e i Quaderni di Rievocazione.

COP XV

Oggi inizieremo un nuovo viaggio, che ci porterà tra stoffe e ricami, stracci e pizzo: quello dell’abbigliamento nel mondo della Rievocazione Storica italiana. Cosa rappresenta l’abito storico per i rievocatori italiani, con quale spirito si approcciano alla sua ricostruzione?
Per scoprirlo partiamo da uno dei periodi storici più rievocati in assoluto: il Medioevo. E precisamente con una novità editoriale, fresca di stampa: l’ultimo volume de I Quaderni di Rievocazione, editi dalla casa riminese Il Cerchio, e dedicato al XV secolo. L’abbigliamento femminile in Italia.
L’autore dell’intera collana è Federico Marangoni, presidente del gruppo Società dei Vai di Bologna, che rievoca una società d’armi realmente esistita nella loro città tra il XIII e il XIV secolo, ma la cui attività di ricostruzione si allarga ai secoli XV e XVI. E sono proprio i secoli cui sono dedicati i quattro volumi sull’abbigliamento maschile già pubblicati. Era naturale che seguisse anche la “versione femminile” di questi volumi. Continua a leggere

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Inno alla Vergine del Melograno

Nella mia terra sembra aleggiare una presenza femminile, fin dal mare della sirena Partenope che diede a Napoli il suo primo nome; dalle viscere della terra veniva invece la Sibilla di Cuma, che scriveva sulle foglie ciò che leggeva nel fuoco; così come alla foce del Sele, dove aveva il suo santuario, dominava Hera Argiva, la grande madre con la melagrana in mano che conteneva in sé tutta la fertilità della Campania Felix. Esse indicavano all’uomo antico gli elementi della natura, offrendogli la sua abbondanza, ma anche avvertendolo dei suoi pericoli e invitandolo a non sfidarla per non esser divorato.
Poi, ad un certo punto, dall’Oriente giunse una donna che le riunì tutte: era una donna, non una dea, fatta di carne e sangue; una donna che era Vergine e Madre, e nel suo grembo si era formato Dio in persona. La si vede camminare sulla spiaggia di Mergellina cantando come la sirena Partenope, dà i suoi messaggi agli uomini sulla cima di Montevergine e del Monte dell’Avvocata, e nelle grotte che un tempo avevano ospitato le ninfe. Gli uomini le parlano con il loro linguaggio, quello della terra e della carne, quello del tamburo e della danza; le danno la custodia dei ritmi della natura perché sia lei a dir loro quando seminare e quando raccogliere. Come a Capaccio, che sovrasta la Piana del Sele, dove nel corso dei secoli i contadini hanno parlato a questa donna venuta da lontano con il linguaggio della loro terra: la videro seduta in trono e con la melagrana in mano, come un tempo avevano visto Hera Argiva.
E così è entrata un giorno in casa mia, in un’effigie di terracotta che aveva l’odore dei secoli e della terra, opera di un’artigiano che sembrava fosse stato ispirato da colei che ha rappresentato. È venuta nella forma che l’aratro dei contadini, fino a poco tempo fa, a volte faceva riemergere dalle viscere della terra e che ad essi veniva naturale venerare. “ ‘E Madunnelle“, le chiamavano: “le Madonnine”.
E chi dice che anche gli abitanti della Piana del Sele di VIII-IX secolo non avessero le loro “madunnelle” dissotterrate magari per caso dalla polvere dei secoli, ma accolte sempre come un dono, una benedizione entrata nella loro casa?
Ho provato a immaginare come quei contadini, in fondo ancora Greci nel midollo, potessero rivolgersi a questa loro Theotokos (“Madre di Dio”), la Panaghia (“Tutta Santa”), che tende all’uomo una patera con una mano e una melagrana con l’altra: quasi a dire che se egli metterà il suo cuore in quella patera, la Vergine Madre gli potrà restituire cento volte tanto.   

HPIM2322

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Salerno alla prima crociata: una storia mediterranea.

Moneta di Riccardo da Salerno reggente di Edessa - 1104-1108 - collezione privata.

Moneta di Riccardo da Salerno reggente di Edessa – 1104-1108 – collezione privata.

Scordatevi lo “scontro di civiltà”.
È questo il messaggio, chiaro e netto fin dall’inizio, che emerge dalle parole dello storico Franco Cardini, a Salerno per il seminario “Non solo Crociate: il Mediterraneo, le religioni e gli scambi“, tenutosi il 1 marzo e organizzato dal Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università.
Quello cui il prof. Cardini tiene di più è a demolire l’immaginario collettivo di uno scontro frontale che avrebbe visto contrapposte nel Medioevo due mondi agli antipodi, Cristianità e Islam. Le cose nella realtà furono molto più complesse, da tutti i punti di vista: Continua a leggere

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