Ora e sempre, Medioevo

di Christian Rocca

I demagoghi dell’era social svelati dalle lezioni degli antichi.

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Facciata della catedrale di Notre-Dame di Strasburgo, XII-XV sec.

La nostra idea di Medioevo si è formata alcuni secoli dopo la sua fine, ed è sbagliata. Il Medioevo non è sinonimo di superstizione, oscurantismo e violenza, ma non è nemmeno anticipatore illuminato di teorie o dottrine contemporanee. Esiste però un pensiero politico medievale, istruito e dotto, originale e indissolubilmente legato alla sua epoca, che va oltre la strumentalizzazione dei moderni, impegnati ora ad attribuirgli la radice dei mali, delle manchevolezze e dei fallimenti di ogni epoca, quasi fosse una specie di bad company della storia europea, ora invece a scorgervi il momento della nascita dell’Europa e degli Stati nazione. Continua a leggere

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Interviste attraverso il tempo: Costanzella

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Stretta di mano con Costanzella.

Ad una blogger e aspirante “giornalista” come me possono accadere le cose più impensabili, ma questa è davvero da annotare nel Curriculum Mondiale: intervistare una delle Mulieres Salernitanae.
E mica una mulier qualsiasi: nientedimeno che Costanza Calenda, detta Costanzella.
Il diminutivo non deve trarre in inganno, si tratta di un pezzo veramente grosso: classe 1400 circa, figlia di Salvatore Calenda, medico personale della regina Giovanna II d’Angiò, nonché priore del Collegio Medico di Salerno e poi di Napoli.
Ci incontriamo nella saletta sul retro di un caffè al centro di Salerno; la trovo già seduta ad uno dei tavolini, intenta a sorseggiare una tisana sicuramente di sua creazione, anticonformista in un abito giallo che ai suoi tempi le avrebbe creato qualche problemino (nel Quattrocento il giallo era considerato un colore al limite del lecito), ma al tempo stesso con il volto rugoso e rassicurante di una saggia nonnina da fiaba.
Mi stringe la mano calorosamente, ci tiene subito a mettermi a mio agio:
– Chiamami pure Costanzella, mia cara, siamo sempre tra donne. Risponderò con piacere alle tue domande. Continua a leggere

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M’illumino di… Trotula

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Jorit, “Trotula”, murales, 2019.

Da qualche settimana, il parcheggio di Via Vinciprova a Salerno è illuminato da un volto di donna, mediterraneo, quotidiano, i cui occhi intensi, verdi come le erbe che le circondano il volto, sembrano voler indicare una direzione allo sguardo dello spettatore: è “Trotula”, l’ultima opera dello “street-artist” napoletano Jorit Agoch, celebre per avere, con i suoi murales, cambiato il volto dei palazzoni grigi di Scampia attraverso ritratti come quello di Angela Davis e Pier Paolo Pasolini. Volti di persone che hanno lottato per un mondo migliore, con l’arte, con la cultura, o con la loro stessa presenza; volti dipinto a strisce rossastre, come quelli di certe tribù africane o sudamericane, per indicare l’appartenenza di tutta questa gente, che venga dall’Italia o dagli Stati Uniti, che sia di pelle bianca o nera, ad un’unica grande tribù, quella umana. Tribù in cui ora, di diritto, entra anche Trotula. Continua a leggere

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Passeggiata nella Storia: Salerno dai Normanni agli Aragonesi

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Porta Nova, uno degli ingressi nella Salerno medievale.

Una cosa da dire subito sulla Salerno medievale, è che non è una città che nasce da un’idea chiara, fin da quando, nella seconda metà dell’VIII secolo, Arechi II ne fa la sua capitale: cresce semplicemente su se stessa, conservando i punti di riferimento stratificatisi nei secoli. Continua a leggere

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Autorità al femminile: sigilli di donne in Età Feudale.

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Anello sigillo della regina Aregonda, 570 c.a. – Saint-Germain-en-Laye, Musée d’Archéologie Nationale.

Nel momento in cui, con la disgregazione dell’impero carolingio, nel corso del IX e del X secolo, si afferma il governo di tipo feudale, basato sul diritto consuetudinario, partito dal basso, assistiamo anche al crescere d’importanza delle donne. Un sistema come quello feudale, infatti, non si basa sui singoli ma sulle famiglie, e le donne nella famiglia hanno un ruolo molto importante: le famiglie contano su di loro come “colonne portanti” o come “anelli di congiunzione”, si fidano di loro. La conseguenza è che assistiamo, soprattutto a partire dalla fine dell’XI secolo, ad un aumento della presenza dei sigilli femminili apposti ai documenti ufficiali.
Attenzione, non vuol dire che nell’Alto Medioevo non esistesse il sigillo femminile (che l’Antichità romana non aveva conosciuto, tanto che persino donne potentissime come Livia e Agrippina avevano dovuto usare il sigillo del marito), in modo particolare per badesse come Gumetruda e regine come Aregonda, ma è soltanto con l’affermarsi del sistema feudale che la presenza femminile trova modo di emergere; ad esempio, l’imperatrice Cunegonda, nel 1002, con il marito Enrico II ancora in vita, autentica un documento imperiale anche con il suo sigillo.
Il sigillo conferisce validità ad un documento, soprattutto nel caso di un documento solenne, è la prova del nove che non può essere falso, soprattutto se si tratta di un documento emanato da un’autorità e che dà dunque a chi lo possiede diritti e privilegi.
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Un falco per amico

L’accento toscano colpisce subito, e anche quello spirito un po’ contemplativo tipico degli abitanti della Valdinievole, ben nascosto sotto un solido senso pratico: Fabio Bonciolini, 39 anni e un passato da paracadutista e pilota di parapendio, ha scelto un lavoro molto particolare, quello del falconiere professionista. Non solo, è addirittura segretario nazionale del Sindacato Italiano Falconieri Professionisti, oltre ad essere rappresentante legale dei Falconieri del Granducato di Toscana.
Nessuno, dunque, può essere più adatto di lui a rispondere ai tanti dubbi che, in questi ultimi anni, sono cresciuti intorno a questa particolarissima forma di caccia che si serve degli uccelli rapaci: sono divenuti infatti molto frequenti i presidi e le proteste degli animalisti nel corso di rievocazioni e giochi storici vari dove è prevista la presenza dei falconieri, essendo la falconeria da essi considerata in sostanza una forma di maltrattamento di animale. Continua a leggere

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La rocca delle Verrucole: il racconto di un territorio.

Tra gli abitanti della Garfagnana toscana è oggi nota con il nome rinascimentale di “Fortezza delle Verrucole”, ma nel Medioevo era chiamata “Rocca delle Verrucole” o “Verucola Gherardenga” dal nome della famiglia cui apparteneva, una delle poche casate di feudatari del territorio di Lucca, i Gherardinghi, di origine longobarda. Dal 2014 questo castello arroccato tra le colline, dopo un lungo periodo di oblio, è diventato un vero e proprio archeopark, un museo vivente gestito dal gruppo di rievocazione lucchese Mansio Hospitalis Lucensis con alla guida Diego Micheli e sua moglie Giulia Paltrinieri. Continua a leggere

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