Lavori in corso…

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Carissimi tutti, il grande momento è arrivato: ho cominciato con la Robin Edizioni di Torino il lavoro di editing per il mio racconto a episodi “Mulieres Salernitanae“, dedicato non solo a Trotta detta Trotula, ma a tutte le donne medico che in cinquecento anni sono state parte integrante della Scuola Medica Salernitana
Inserisco qui la pagina facebook dedicata al libro, per chi vorrà saperne di più, in attesa della pubblicazione. Naturalmente non mancheranno aggiornamenti anche da qui,
Vi aspetto numerosi!!

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Il sesso secondo la Scuola Medica Salernitana: Costantino l’Africano e il “De Coitu”.

Donna che si rade il pube, bassorilievo da Porta Tosa, XII secolo – Milano, Museo d’arte antica del Castello Sforzesco.

Nell’immaginario collettivo, e nella cultura popolare, se c’è mai stato nella Storia un periodo sessuofobo, quello è stato il Medioevo. Un tempo dominato dalla Chiesa, il quale non avrebbe risparmiato nessuno sforzo per reprimere e proibire, anzitutto demonizzando l’eros, e la donna, veicolo di lussuria: l’unico ambito in cui il sesso potesse essere tollerato sarebbe stato il matrimonio, ma solo tollerato, in quanto, come afferma una frase molto citata (tra l’altro estrapolandola dal suo contesto, ovvero la lettera successiva al sinodo di Roma tra il 380 e il 390), sono le nozze a fornire i vergini.

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La regina e il filosofo: Matilde di Scozia e Anselmo d’Aosta.

Matilde di Scozia e Anselmo d’Aosta – Miniatura, XII sec.

E pensare che non è nato esattamente sotto i migliori auspici, il rapporto tra Matilde di Scozia, regina d’Inghilterra, e il grande filosofo Anselmo d’Aosta, arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa inglese.
Nel 1093, il re di Scozia Malcom III lavora ad un accordo di pace con Guglielmo II il Rosso, re d’Inghilterra, e pensa di suggellare l’accordo promettendo sua figlia in sposa ad Alano il Rosso, signore di Richmond, forse l’uomo più potente del Nord dell’Inghilterra. La ragazzina, di nome Edith, allora tredicenne, viene dunque fatta uscire dal monastero femminile di Wilton, nel Wiltshire, nel Sud dell’Inghilterra, dove ha studiato e dove ha preso il nome di Matilde. Il matrimonio, però, non ha luogo, perché Malcom entra in conflitto con Guglielmo, invade il Nord dell’Inghilterra, ma trova ad affrontarlo il conte di Northumbria, Roberto di Mowbray, e rimane ucciso insieme al figlio Edoardo. La moglie, la regina Margherita del Wessex, li seguirà dopo poco.
Matilde, rimasta orfana, però, non rientra in monastero, e la cosa non piace per niente ad Anselmo, che proprio nel 1093 era stato nominato arcivescovo di Canterbury. Egli scrive dunque l’anno successivo una lettera severissima a Osmundo, vescovo di Salisbury, nella cui diocesi si trova il monastero di Wilton, perché costringa Matilde a indossare di nuovo l’abito monacale. Non sappiamo se Anselmo conosca già Matilde di persona, ma quel che è certo è che egli, già abate di Bec, è un monaco fino al midollo delle ossa, e considera la vita monastica come la via privilegiata per la santità, a fronte di un mondo violento e spregiudicato.
Pare però che la lettera non abbia sortito alcun effetto. Tant’è vero che quando, alla morte di Guglielmo, nel 1100, sale al trono suo fratello Enrico, pensa subito di ricucire lo strappo con la Scozia sposando la principessa Matilde. Resta un problema: la ventenne candidata al trono di regina consorte d’Inghilterra ha preso i voti oppure no? Per esserne certi, viene convocato un sinodo di vescovi nella chiesa di Sant’Andrea a Lambeth presieduto proprio da Anselmo. Alla fine, si decide che non c’è nulla da fare: Matilde non ha mai emesso i voti, anzi, ella stessa ha dichiarato di aver sempre odiato quel panniculum nigrum che era costretta a portare in testa, e dunque l’arcivescovo di Canterbury è costretto a dichiarare il suo stato libero. Sarà egli stesso, d’altronde a celebrare il matrimonio tra la principessa scozzese e re Enrico, l’11 novembre del 1100, nella cattedrale di Westminster.

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Francesco – Liliana Cavani (1989)

Si era fatto un gran parlare, qualche anno fa, nel 2014, dell’ultimo dei tre film dedicati a Francesco d’Assisi firmati dalla regista Liliana Cavani, questa volta per la televisione. Francamente, ne rimasi abbastanza delusa: non aggiungeva granché ai due film precedenti, dai quali anzi aveva preso molto, anche le battute, mentre mi sarei aspettata qualcosa di nuovo, un nuovo punto di vista, o la stessa storia raccontata in un altro modo.
Cosa che d’altronde la regista aveva fatto nel 1989 con il suo Francesco, radicalmente diverso dal precedente Francesco d’Assisi del 1966 (nitido e rigoroso nel suo bianco e nero come nell’adesione alle fonti storiche), dipingendolo con le tinte drammatiche di una storia d’amore.

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Da Santa Maria de Domno a Santa Maria de Mare – la Judeca di Salerno.

Vico Giudaica – Salerno

È poco noto, ma nel Medioevo la più grande comunità ebraica del Sud Italia era localizzata a Salerno, e questa presenza ha lasciato tracce nella cultura e nella topografia della città. D’altronde, uno dei mitici quattro fondatori della Scuola Medica Salernitana è proprio l’Ebreo Elino.

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Cuore normanno

Un piccolo chiarimento per iniziare, a scanso di equivoci: non sono un’amante del genere rosa. Ma proprio per niente. Lo trovo banale, prevedibile, quasi morboso nell’illustrare un gioco a due in cui il resto del mondo pare tagliato fuori. Da adolescente mi feci prestare da mia zia qualche romanzo di Liala, e li lessi più per l’eleganza dello stile letterario che per altro. Per giunta la mia formazione da medievista mi rende alquanto diffidente verso quelli che chiamo i “rosa-confetto-pseudo-storici”, cioè quei romanzetti stile harmony che si spacciano per storici ma che di storico non hanno assolutamente niente, specie se si tratta di Medioevo (in particolare quelli più recenti, dove, quale che sia la loro epoca di ambientazione, è molto più curata la parte tra le lenzuola che la parte al di fuori).
In questo caso, però, è partito tutto dall’incontro casuale su internet con una dottoressa di ricerca in archeologia medievale, italianissima nonostante lo pseudonimo, e dall’informazione altrettanto casuale che stesse per uscire la sua opera prima, un romanzo ambientato nella Puglia dell’XI secolo, durante la conquista normanna. Che volete farci, l’ambientazione era così insolita e stuzzicante per un romanzo storico e l’autrice così convincente nella sua concretezza che mi sono lasciata coinvolgere, e, superando la repulsione per la copertina decisamente stucchevole, ho acquistato il libro.

Cuore normanno, di Anna Joy French, Milano, Mondadori, 2015.

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Dal fuoco divino: Ildegarda e la medicina delle pietre.

La decima visione – miniatura dallo “Scivias” – Dresda, Landesbibliothek

C’è un aspetto particolarmente intrigante nella medicina di Ildegarda di Bingen, e che soltanto di recente si è cominciato a studiare: la sua attenzione alla cura mediante le pietre preziose. Su questo aspetto, però, come su molti altri, c’è molta confusione, e certuni hanno creduto di poter accostare l’uso delle pietre preziose che fa Ildegarda con la cristalloterapia di origine orientale tanto in voga oggi.

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Storia del ponte del diavolo: “Lucifer XIV”

La leggenda e simile a quella di molti altri ponti medievali sparsi per l’Italia: c’è un ponte, una comunità che ne ha bisogno e un diavolo che, evocato, lo costruisce, spesso in una sola notte. Da questo spunto, l’associazione culturale La traccia nel tempo è partita per raccontare la storia del “Ponte del Diavolo” di Lanzo Torinese, costruito nel 1378 non lontano dal capoluogo piemontese, classificato addirittura tra i trenta ponti più belli d’Italia. Nasce così il lungometraggio Lucifer XIV, tuttora in lavorazione, la cui regia è stata affidata ad Alberto Mattea, già autore di Imago Christi, uscito nel 2018.

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Le antipatie di un poeta: Petrarca e i medici.

Altichiero – ritratto di Francesco Petrarca, particolare da da San Giorgio battezza re Sevio – Padova, Oratorio di San Giorgio, 1376.

Riconoscere la grandezza di Francesco Petrarca, uno dei mostri sacri della lingua e della poesia italiana, il primo degli umanisti, il cantore di Laura, poeta finanche incoronato con l’alloro in Campidoglio, è fin troppo facile. Più difficile è tracciare un profilo dell’uomo che teneva in mano il calamo per tracciare quei versi.
Il prof. Giuseppe Lauriello, primario emerito di pneumologia e storico della medicina, autore del libro Grandezza e drammi nella letteratura italiana, dal canto suo, non ha dubbi:
«Un gran maleducato, e anche molto invidioso.»

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Tutti a Firenze, eldorado medievale

di Amedeo Feniello

Prima della peste trecentesca la città toscana era la terza metropoli d’Europa per abitanti: le sue prospere attività economiche richiamavano persone di ogni genere. Poi venne lo “splendido congelamento” rinascimentale, anticamera di un lungo declino.

Firenze, si sa, nel Medioevo, non fu una città come le altre, ma fu “la” città. Per eccellenza. E i suoi cittadini il “Quinto elemento del mondo”, come tenne a ribadire uno che di mondo – e di uomini – se ne intendeva, il Papa Bonifacio VIII, all’epoca del primo giubileo della Cristianità. Oggi, potrebbe apparire stonato riparlare di questo universo, magnifico ed evanescente nello stesso tempo. Si direbbe: ne è passata di acqua sotto i ponti della storiografia, con migliaia e migliaia di pagine sull’argomento. Invece no: nel volume dal titolo ammaliante Come albero fiorito (Mandragora), quattro giovani nonché brillanti autori – Silvia Diacciati, Enrico Faini, Lorenzo Tanzini e Sergio Tognetti – hanno tracciato un ritratto per molti versi inedito di Firenze nella sua epoca più splendente.

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