Benevento Longobarda 2018, ovvero il valore di un velo.

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Sibilia e Cariperga – ovvero due tipi di velo.

È appena trascorso il periodo delle recite scolastiche di fine anno, e sicuramente ognuno di noi ne ha impressa una in particolare nella sua memoria. Io ho il ricordo di una decisamente sui generis, organizzata non dagli insegnanti, ma in maniera dal tutto spontanea da noi alunni di terza elementare, per dare un saluto ai nostri maestri l’ultimo giorno di scuola. In realtà, lo ammetto, la “colpa” del tutto era stata interamente mia: sulla base di una delle fiabe delle Mille e una notte che avevamo letto in classe, sull’onda emotiva dell’uscita al cinema del film della Disney Aladdin, avevo messo in piedi un rudimentale testo teatrale, Amina e il fiore del deserto, nel quale la figlia di un emiro, prigioniera del capo di una banda di predoni, era alle prese con un talismano a forma di fiore che solo lei poteva toccare. Così riunii un gruppetto di compagni di classe che si mostrarono interessati alla mia idea, imparammo alla meglio le parti, e l’ultimo giorno di scuola presentammo il nostro “capolavoro”; nel corridoio della scuola, senza costumi, senza scenografia, vestiti con i nostri grembiulini bianchi e blu nel caldo di fine giugno, usando come cammelli le sedie di legno ballonzolanti. Fu lo stesso un successone, soprattutto per merito del “cattivo”, Pasqualino ovvero il predone El-Squal, che guadagnò applausi a scena aperta anche da parte dei più grandi!  Continua a leggere

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Il sisma che fece nascere i Comuni

di Amedeo Feniello

Una calamità naturale nell’Italia del Nord mise in rilievo per la prima volta il ruolo delle autorità civili cittadine. Un’architettura istituzionale che si venne costruendo a tentoni.

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La Torre di Babele – miniatura dall’Hortus Deliciarum di Herrada di Hohenburg.

Inverno 1117. Un tremendo terremoto ha appena scosso, a gennaio, l’Italia settentrionale. A Milano, si convoca una grande assemblea al Broletto, invitando le popolazioni e i vescovi di altre città della pianura Padana. Si allestiscono due palchi: in uno siede l’élite religiosa; nell’altro i consoli cittadini, attorniati da «uomini eruditi nelle leggi e nelle consuetudini», come scrive un testimone oculare, il cronista Landolfo di San Paolo. Intorno ai due palchi, si assiepa tanta gente. Una folla. Il motivo?
C’è attesa. Si cerca conforto, in un momento in cui si temevano altri terremoti, crolli, morti. E si aspettano segni e miracoli che cancellino tutto quel terrore.
Però si è lì anche per altre ragioni. In un momento così drammatico si chiede giustizia. E per la prima volta, in maniera ufficiale e solenne, ci sono a garantirla soggetti diversi dagli ecclesiastici. Così gli sguardi cadono incuriositi sulle persone che siedono sull’altro palco, lontano dai chierici. Gente pressoché nuova nel paesaggio politico del 1117. Non delegati imperiali, né nobili feudali. Ma gente di città: i consoli. Che, in maniera inedita, «iniziano ad assumere il loro nuovo e futuro ruolo di governanti della città». Con una svolta decisiva per la storia italiana. Continua a leggere

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I Longobardi, un progetto per un popolo che ha cambiato la Storia.

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La Gens Langobardorum all’inaugurazione della mostra.

Ebbene sì, c’era anche la Gens Langobardorum, il 21 e il 22 dicembre scorsi, all’inaugurazione della tappa napoletana della mostra I Longobardi. Un popolo che cambia la Storia; la corte di Arechi II è stata vista aggirarsi all’interno delle grandiose sale del Museo Archeologico Nazionale,  forse un po’ disorientata davanti alle grandiose vestigia degli Antichi, ma confortata dall’incontro con i cugini settentrionali del gruppo La Fara di Cividale, con i quali abbiamo potuto scambiarci idee e progetti; può essere stato così l’incontro con i nobili in fuga dal Regno di Desiderio conquistato da Carlo Magno, che Arechi accolse e cui diede l’honor della comitiva? Continua a leggere

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Il rinascimento del XII secolo

di Roberto Persico

Plinio il Vecchio

Plinio il Vecchio scrive la sua opera – particolare da miniatura della “Naturalis Historia” dall’Abbazia di Saint Vincent a Le Mans, XII sec.

È un’epoca piena di novità e di sorprese, per chi sappia osservare senza pregiudizi, il XII secolo. È il secolo di Bernardo di Chiaravalle, che si scaglia contro la vanità dello studio della cultura mondana, ed è il secolo di Giovanni di Salisbury, che (sulle orme del suo maestro Bernardo di Chartres, quello del “Siamo nani sulle spalle di giganti”) ha letto tutti gli scrittori latini disponibili e li cita a profusione: “Chi mette in dubbio se i poeti, gli storici, i matematici, debbano essere letti, dal momento che senza questi gli uomini non possono dirsi istruiti?”. È il secolo che ama Virgilio e gli costruisce attorno la leggenda della sua tomba miracolosa, ma legge anche Ovidio, la cui Ars amatoria viene interpretata in senso allegorico e copiata perfino nella severa Cluny. È il secolo dell’esplosione del commercio delle reliquie, portate in abbondanza dai crociati di ritorno dall’Oriente, e del De pignoribus sanctorum di Guglielmo abate di Nogent, che ironizza sulla moltiplicazione dei santi reperti e stigmatizza il loro sfruttamento. È il secolo che vede la crisi dei grandi monasteri e l’ascesa delle scuole cattedrali e degli studi cittadini, che assiste alla nascita di un inizio di storiografia rigorosa e al movimento delle traduzioni dal greco e dall’arabo, che getta le fondamenta di un nuovo spirito scientifico, nelle opere di filosofia naturale di Alberto Magno (l’uomo che rigetta credenze infondate come quelle dell’esistenza dei grifoni e del pellicano che si rigenera bevendo il proprio sangue e afferma che “l’esperienza è la migliore maestra in tutte le cose”) come in quelle di Adelardo di Bath, che porta in Europa le tavole di al Khwarizmi e ripete che “Dio è una spiegazione di cui servirsi solo quando ogni altro argomento sia esaurito”. Continua a leggere

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L’attualità di Tommaso il politico

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Tommaso d’Aquino insegna – Miniatura dal commentario alle Sentenze di PIetro Lombardo, ultimo quarto del XIII sec., Angers, BM.

Studiare un gigante del pensiero è come fare un viaggio nello spazio: non si riesce mai a esaurirlo del tutto, ed è praticamente sicuro che prima o poi ci si imbatterà in un pianeta o in un satellite mai visto prima. Ancora peggio se si tratta di un personaggio così divulgato e in un certo “banalizzato” come Tommaso d’Aquino: tutti lo conosciamo come l’autore della Summa Theologiae, il Filosofo delle Cinque Vie, il Dottore della Chiesa per eccellenza. Meno noti sono altri suoi aspetti, forse rimasti in ombra, ma che tanto “minori” non sono: ad esempio, quello di… politico; o meglio, di filosofo della politica.
E a questo aspetto è dedicato l’incontro organizzato per venerdì 15 dicembre dall’associazione Veritatis Splendor alla Cappella del Rosario della chiesa di San Domenico a Salerno, che proprio di Tommaso d’Aquino per giunta conserva un braccio, più la tomba delle sue sorelle Maria e Teodora: L’eredità filosofico-politica di Tommaso d’Aquino. Ospite d’onore, oltre al prof. Massimo Panebianco, docente emerito di diritto internazionale all’Università di Salerno, il prof. Giovanni Turco, docente di filosofia politica all’Università di Udine e grande esperto di Tommaso d’Aquino. Continua a leggere

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Un sorriso medievale: cura e igiene dei denti nella Scuola Medica Salernitana.

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Cavadenti – miniatura tratta dal codice Omne Bonum, 1360-75 ca. – Londra, BL.

Non ci si pensa mai, ma l’odontoiatria è una delle arti più antiche che l’uomo conosca, almeno da 9000/10000 anni: le prime trapanazioni di denti di cui gli archeologi hanno trovato traccia datano al Pakistan del 7000 a.C., mentre in una mandibola di 6500 anni fa si è riconosciuta l’otturazione di una carie a base di cera d’api. I papiri egizi riportano raffinatissime cure dentarie, e addirittura i denti di alcune mummie presentano otturazioni a base di pezzetti di lino impregnati di succo di fico e olio di cedro. Gli Etruschi, dal canto loro, fabbricano dentiere tenute insieme addirittura da fili d’oro: naturalmente, per chi se lo può permettere. Continua a leggere

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Bellezza di natura, bellezza di donna: le “Mulieres Salernitanae” secondo Renaldo Fasanaro.

Trotula

Renaldo Fasanaro – Trotula.

Il luogo non potrebbe essere più azzeccato: l’Aula Palatina di San Pietro a Corte, uno dei luoghi simbolo della Scuola Medica Salernitana. Lungo le pareti, aperti su leggii, sono allineati antichi libri settecenteschi, riutilizzati per raccontare qualcosa che non ha tempo: su due pagine affrontate si affiancano quadretti all’Inglese di erbe come la viola mammola, il lino, la borraggine, e volti di donne identificate dai nomi di Berdefolia Medica, Maestra Mercuriade, Trotula de Ruggiero. Sono le “Mulieres Salernitanae“, le donne di Salerno, mediche e non, rappresentate nella mostra dell’architetto salernitano Renaldo Fasanaro, e promossa dall’Associazione AdoreaContinua a leggere

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