Tutti a Firenze, eldorado medievale

di Amedeo Feniello

Prima della peste trecentesca la città toscana era la terza metropoli d’Europa per abitanti: le sue prospere attività economiche richiamavano persone di ogni genere. Poi venne lo “splendido congelamento” rinascimentale, anticamera di un lungo declino.

Firenze, si sa, nel Medioevo, non fu una città come le altre, ma fu “la” città. Per eccellenza. E i suoi cittadini il “Quinto elemento del mondo”, come tenne a ribadire uno che di mondo – e di uomini – se ne intendeva, il Papa Bonifacio VIII, all’epoca del primo giubileo della Cristianità. Oggi, potrebbe apparire stonato riparlare di questo universo, magnifico ed evanescente nello stesso tempo. Si direbbe: ne è passata di acqua sotto i ponti della storiografia, con migliaia e migliaia di pagine sull’argomento. Invece no: nel volume dal titolo ammaliante Come albero fiorito (Mandragora), quattro giovani nonché brillanti autori – Silvia Diacciati, Enrico Faini, Lorenzo Tanzini e Sergio Tognetti – hanno tracciato un ritratto per molti versi inedito di Firenze nella sua epoca più splendente.

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Amicizia al sommo grado: il matrimonio secondo Tommaso d’Aquino.

Scena nuziale, miniatura dal “Decretum Gratiani”, fine XIII sec. – Laon, Bibliothéque municipale.

Quando ci capita di immaginare il matrimonio medievale, ci viene quasi sempre spontaneo figurarcelo con le tinte più fosche possibile, soprattutto per le donne: null’altro che la vendita di una figlia a uno sconosciuto scelto dagli interessi delle rispettive famiglie, che sanciva l’inizio di una schiavitù anche sessuale, terminante non poche volte con la morte per una gravidanza finita male.
Ancora peggio, poi, se tocchiamo il tasto del matrimonio visto dal clero: ci salgono alla mente parole come sottomissione, sudditanza, quasi ripugnanza per una situazione il cui unico scopo sarebbe stato quello di rifornire il mondo di vergini, dato che in altro modo non avrebbero potuto nascere.
Ma le cose stavano davvero così?
Per scoprirlo, tiriamo in ballo il teologo per eccellenza del Basso Medioevo, Tommaso d’Aquino, sul quale padre Gabriele Scardocci, giovane domenicano fresco di ordinazione e laureato in filosofia e teologia dogmatica all’Angelicum, ha da poco dato alle stampe un agile libretto, Questo mistero grande: Il sacramento del matrimonio in San Tommaso D’Aquino; è chiara l’assonanza del titolo con versetto della lettera di Paolo agli Efesini che accosta il matrimonio al rapporto tra Cristo e la Chiesa (“Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa”, Ef. 5, 32), e il suo scopo dichiarato non è solo quello di fornire in quanto sacerdote un ausilio per la pastorale nuziale, ma come studioso anche quello di sfatare qualche mito riguardo al pensiero dell’Aquinate sul matrimonio.

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Principatus Salerni, III edizione – Alto Medioevo mediterraneo

Solo pochissimo tempo prima non ci avremmo nemmeno osato sperare, ma alla fine è accaduto: la terza edizione dell’evento made in GensPrincipatus Salerni” si è fatta, il 26 e il 27 ottobre, ed è stato un successo spettacolare. E il tutto grazie ad un nostro progetto che ha avuto l’approvazione del Fondo per le Rievocazioni Storiche del Ministero per i Beni Culturali e ci ha permesso di tradurlo in realtà senza passare quasi un anno a vendere biglietti della lotteria. Abbiamo potuto così permetterci di avere non solo i nostri fedelissimi longobardi di Fortebraccio Veregrense e Benevento Longobarda e gli Orientali pugliesi degli Imperiales Friderici II, ma anche la Militia Buxenti di Caselle in Pittari, l’Ordine del Lupo di Avellino e i Pugliesi Historia Bari.
Finalmente, dopo ben quattro anni, Salerno ha potuto rivivere l’atmosfera degli anni 871-872, quando la città fu assediata dagli Agareni (Saraceni), con il suo sapore multietnico e multiculturale; nonché l’adrenalina di una battaglia vera, quella finale tra gli assedianti e gli assediati.

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Manuale per mio figlio

Per il dodicesimo volume della nostra biblioteca virtuale, vi propongo una vera perla tutta al femminile, pubblicata meritoriamente dalle Edizioni Studio Domenicano: il Liber Manualis, composto tra l’841 e l’843 da Dhuoda, non monaca ma laica, non badessa ma madre di famiglia. Un manuale di educazione, composto per il figlio maggiore Guglielmo, e, attraverso di lui, anche per il suo figlio minore Bernardo, di cui non conosce nemmeno il nome.

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Tra sogni ed emozioni, il Medioevo invisibile

di Alessandro Zaccuri

Nuovi studi ed edizioni dei testi d’epoca sfatano il mito di un’Età di Mezzo irrazionale. Al contrario, teologia e letteratura si allearono per dare una visione più ampia della realtà.

Pagina del Somnium Danielis, Francia-Inghilterra, primo quarto XIV sec. – Berlino, Staatsbibliothek.

Umberto Eco raccontava che Renate, sua moglie, era rimasta abbastanza colpita dalle ultime pagine de Il nome della rosa. D’estate in campagna ti rifiuti sempre di guardare i falò, gli aveva detto la donna, allora come hai fatto a descrivere così bene l’incendio della biblioteca? Perché so come un uomo del Medioevo avrebbe guardato il fuoco, aveva risposto il professore. Non è soltanto una battuta: il nostro rapporto con il passato si basa anche sulla possibilità di accedere alla dimensione più nascosta della storia, quella che di solito non trova posto nei resoconti di alleanze politiche e battaglie, ma che spesso ne determina l’esito. È il territorio invisibile dei sogni e delle emozioni, del quale forniscono testimonianza la letteratura e la teologia, il pensiero filosofico e la raffigurazione artistica. Non tutte le epoche sono ugualmente generose di documenti relativi a questa zona di decisiva penombra, ma senza dubbio il Medioevo è generosissimo di materiali al riguardo. A ricordarcelo provvedono adesso due libri che, pur diversi per impostazione, si rivelano ugualmente preziosi per addentrarsi nei meandri della passione e dell’immaginazione. Si tratta rispettivamente di Medioevo sensibile (traduzione di Gian Mario Cao, Carocci, pagine 376, euro 32,00), nel quale gli storici francesi Damien Boquet e Piroska Nagy propongono una «storia delle emozioni» fra il III e il XV secolo, e il Dizionario dei sogni nel Medioevo (Olschki, pagine XII+402, euro 35,00) allestito dall’italianista Valerio Cappozzo sulla scorta di numerose versioni, in latino e in volgare, del Somniale Danielis, senza dubbio il più fortunato e longevo tra i manuali di oniromanzia diffusi in Europa a partire dalla tarda antichità.

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In viaggio con i Vichinghi

Complice l’omonima serie televisiva, sembra proprio che in questi ultimi anni, quelli che noi chiamiamo “Vichinghi” spopolino alla grande: ogni giorno si moltiplicano come funghi guerrieri coperti di tatuaggi e schermidori “viking”, gruppi di musica rock (metal in particolare) ad essi ispirati, perfino gruppi sedicenti neopagani che dicono di ispirarsi alla loro religione.
Quanto però tutto questo ha a che fare con la realtà e cosa sappiamo davvero dei “Vichinghi”? Per saperlo ho deciso di andare fin nella loro terra indiscussa, la Norvegia, e così mi sono imbattuta in un gruppo decisamente interessante, dal nome (per fortuna) in Inglese e non Norvegese: gli Hands on History di Trondheim. Un gruppo che ha fatto una scelta molto particolare, e a mio parere vincente: rievocare non l’aspetto marziale e di combattimento in generale, ma quello della vita quotidiana, molto più utile per farci vedere come vivessero questi Scandinavi dell’Alto Medioevo a casa loro. E lo fanno a un livello davvero alto, collaborando con università e istituzioni culturali del Nord Europa, come il Museo Nazionale di Copenaghen.
Facebook in questo è un aiuto formidabile, perché non mi costringe ad avventurarmi fino in quelle terre gelide (con tutto il cambiamento climatico) per contattarli: per un colpo di fortuna riesco ad agganciare una dei membri del direttivo dell’associazione, una donna dal sorriso smagliante (a vedere le sue foto) di nome Heidi Brimi, un master in archeologia e vent’anni di esperienza nei musei. Ha accettato di mettersi a disposizione di questa chiacchierata.

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Il triangolo barbarico – Italia, Inghilterra e Svezia nel segno dell’Alto Medioevo

Per cortesia del gruppo “La Fara”.

Se è vero che l’Europa sta diventando sempre più piccola, è altrettanto vero che anche i contatti tra i gruppi di rievocazione storica sparsi per l’Europa stanno diventando sempre più stretti, fino a dar vita a vere e proprie reti. E questo è particolarmente vero per l’Alto Medioevo, crogiuolo dal quale sarebbe nata l’idea di Europa così come la conosciamo oggi.
Lo sa bene Gabriele Zorzi, presidente del gruppo La Fara di Cividale, che avevamo già incontrato a proposito del loro evento annuale A.D. 568. Quello che non sapevamo è che stesse diventando un vero punto d’incontro intereuropeo con altre due associazioni “barbariche”: gli “anglosassoni” Wulfheodenas dall’Inghilterra e i “vendel” Uttaharjar dalla Svezia.

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