Il nuovo Regimen per essere “naturalmente sani”.

Berdefolia medica

Renaldo Fasanaro, Berdefolia Medica.

È stato presentato nel corso di due giorni di convegno internazionale, il 12 e il 13 ottobre scorsi, prima all’Università di Salerno e poi alla Sede dell’Ordine dei Medici del capoluogo, il volume Naturalmente sani. Il nuovo Regimen della Scuola Medica Salernitana, curato da Paola Capone ed edito dal Centro Studi Eutopia.

Costanza Calenda

Renaldo Fasanaro – Costanza Calenda.

Non si tratta semplicemente di una nuova edizione di un testo, il Regimen Sanitatis Salernitanum, che è stato ripubblicato decine e decine di volte, in decine di versioni dal XIV al XIX secolo, in Latino e in tutte le lingue d’Europa, né tantomeno di un’ “edizione critica”, ma di un’attualizzazione dell’opera; i suoi versi, tradotti e adattati dagli studenti Chiara Guariglia e Giuseppe Marrone, selezionati mediante un apposito concorso, sono stati reinterpretati in un linguaggio contemporaneo, per rendere nel miglior modo possibile l’attualità di un sapere medico, quello della Scuola Medica Salernitana, che concepiva la salute come equilibrio psicofisico, e in cui ogni paziente era un caso a sé, da considerare non solo in base al modo in cui i “quattro umori” (sangue, flemma, bile gialla e bile nera) si mescolavano nel suo corpo, ma alla sua età, al luogo in cui viveva, a cosa abitualmente mangiava e beveva. Un’idea di salute molto moderna, insomma, in cui un ruolo fondamentale ha la prevenzione, soprattutto attraverso uno stile di vita sano.
In questo discorso, un posto particolare hanno le erbe, non soltanto dal punto di vista strettamente fitoterapico, ma da tante altre sfaccettature come quello dell’alimentazione. Non a caso, un mito racconta che Esculapio, figlio di Apollo e patrono dei medici, avrebbe “creato” la medicina vedendo una pecora malata guarire dopo aver mangiato un’erba spontanea. Il mito adombra i primi passi nella medicina dell’uomo, che guarda alle erbe selvatiche e a come se ne servono gli animali. Non a caso la maggioranza delle piante medicinali nominate negli scritti attribuiti a Ippocrate sono piante che possono avere un uso anche alimentare (iris, cipolla, carciofo, broccolo, uva, cappero, ortica). Anche popolazioni di altri continenti, però, dall’Africa al Sud America, hanno sempre avuto delle proprie tradizioni di cura con le erbe, e indagare le somiglianze di questo approccio con quello della nostra antichità e del nostro Medioevo può essere particolarmente interessante, soprattutto oggi che la scienza moderna sembra confermarne il valore terapeutico.

Rebecca Guarna

Renaldo Fasanaro – Rebecca Guarna

Proprio su questo aspetto si sono concentrati i due giorni di convegno, animati da esperti da tutto il mondo, accostando esempi di cura con le erbe provenienti da tutto il mondo, dalla Scuola Medica Salernitana ai saperi provenienti dall’America pre-colombiana, dall’esperienza della medicina tradizionale africana alle “medicine complementari” che si stanno nuovamente diffondendo a macchia d’olio nel nostro Occidente.
Punto di partenza e di arrivo in questo discorso è la Scuola Medica Salernitana, primo centro di cultura medica nel Mediterraneo medievale punto di riferimento per la medicina nell’Europa pre-universitaria. Salerno era un centro di scambio di culture e vi si potevano trovare testi non solo strettamente medici ma anche filosofici. Questa impronta “internazionale”, unita ad elementi come l’elevazione della chirurgia a disciplina scientifica, l’attenzione alla deontologia professionale, alla qualità dell’ambiente e alla psicologia del paziente, fa della Scuola Medica Salernitana, pur con tutti i distinguo che si possono fare, un patrimonio di conoscenze utile anche per la medicina moderna.
Così come può essere utile studiare fenomeni che, fino a poco tempo fa, venivano etichettati come pure e semplici superstizioni, non degni di attenzione, come le piante medicinali utilizzate per i loro riti dagli sciamani dell’Amazzonia o dagli “stregoni” del Mozambico, che ricordano molto da vicino “le erbe delle streghe”: erbe come lo stramonio, non per nulla volgarmente noto come “erba delle streghe” o “pianta del diavolo”, da cui si potevano ricavare unguenti che, se assorbiti dalle mucose del corpo (spalmandolo ad esempio sul classico manico di scopa), producevano effetti allucinatori.
Erbe conosciute fin dagli antichi, che ne conoscevano particolarità ed effetti collaterali: Nicandro, ad esempio, avverte che lo strudinon e l’oppio provocano effetti soporiferi. Dioscoride dal canto suo (sul quale va detto che la leggenda che lo vuole medico militare è nata posteriormente), distingue per una stessa specie piante “da giardino” e piante selvatiche, privilegiando quelle raccolte in montagna, perché più salubri. Gli scritti attribuiti a Ippocrate riportano 3100 formulae realizzate con 380 piante: e si deve sfatare il mito che si trattasse sempre e comunque di piante “da orto”, dato che quella più usata in assoluto è la mirra. Non esistono testimonianze di orti botanici per l’Antichità, ma possiamo ipotizzare l’esistenza di giardini in cui si mescolavano piante ornamentali, alimentari e medicinali, soprattutto all’interno dei peristili delle case patrizie e delle ville di epoca romana.
Giardini che, in epoca medievale, si spostarono all’interno dei chiostri dei monasteri o tra le mura delle case aristocratiche, come nel caso dei Giardini della Minerva di Salerno, giardino del palazzo dei Silvatico, divenuto orto botanico per le lezioni di Matteo Silvatico ai primi del XIV secolo, anticipando in qualche modo lo stesso Orto Botanico di Padova, che sarebbe stato istituito solo nel 1545.

Maestra Mercuriade

Renaldo Fasanaro – Maestra Mercuriade

Quello che il Regimen Sanitatis disegna, è dunque una sorta di “giardino della salute”, sulla base di grandi opere farmacologiche prodotte dalla Scuola Medica Salernitana come il Circa Instans di Matteo Plateario. Il mondo del giardino ha una sua parte maschile e una femminile, retaggio, quest’ultimo, del culto della Grande Madre che dominava il Mediterraneo al tempo di Ippocrate e che il mondo cristiano rielabora nel culto della Madonna, cui sono dedicate erbe come la menta. Anche quello della medicina salernitana è in qualche modo un approccio “femminile”, che privilegia la cura della persona a quella dell’organismo parcellizzato come avverrà dal Settecento in poi; il concetto di malattia, per gli antichi, includeva anche le patologie dell’anima, i cosiddetti pathemata, che necessitavano della stessa premura dedicata alle patologie del corpo. Anche per questo l’empatia tra medico e paziente era fondamentale, perché oggetto delle attenzioni di chi curava era il corpo, non l’organismo.
Un’empatia che non farebbe male anche alla evoluta medicina moderna.

Per saperne di più:
Naturalmente sani. Il nuovo Regimen della Scuola Medica Salernitana, a cura di Paola Capone, Salerno, Edizioni Eutopia, 2017;
Institute for the preservation of Medical Traditions.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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