Templari, la riabilitazione

di Franco Cardini

Il processo si basò su false dicerie infamanti, ma la causa vera fu il rifiuto di un prestito al re di Francia. Furono infatti abili cavalieri, ma anche capaci amministratori. Ora nuovi studi fanno giustizia sulla vicenda.

Jacques de Molay e Geoffroi de Charnay sul rogo - miniatura, XV secolo.

Le calunnie sono dure a morire. Quello dei Templari era un Ordine religioso nato nel secondo decennio del XII secolo: originariamente una fraternitas di pellegrini che avevano preso forse parte a quello strano pelle­grinaggio armato che si è soliti chiamar «la prima crociata» (1095-1099), che ricevette poi u­na regola in qualche modo ispi­rata all’Ordine cistercense, e nel­la stesura della quale ebbe quan­to meno indirettamente mano lo stesso Bernardo di Clairvaux. Il tratto originale (anche se non e­sclusivo) di tale ordine, come di altri nati nel medesimo secolo, e­ra che esso riuniva alcuni fratres laici autorizzati a portare le armi per difendere i pellegrini e i nuo­vi principati cristiani nati in Ter­rasanta (e, poi, anche nella peni­sola iberica). Il termine canonico che qualificava tali ordini era non religio, bensì militia.
Esauritosi o comunque divenuto problematico il loro ruolo con la fine dell’esperimento dei princi­pati nati dalla crociata, alla fine del Duecento, i Templari – che intanto avevano saputo svilup­pare una loro florida attività in campo fondiario e bancario, ma attorno al quale giravano voci in­sistenti di tralignamento rispetto alla purezza originaria – furono alla fine coinvolti in un memo­riabile processo inquisitoriale per eresia, avviato in Francia e dietro al quale c’era la volontà del sovrano di quel paese, deciso a sbarazzarsi dell’ingombrante presenza dell’Ordine e a impa­dronirsi delle sue ricchezze.
L’opposizione del maestro Jac­ques di Molay a un prestito di quattrocentomila fiorini d’oro che il Tesoriere del Tempio di Pa­rigi aveva concesso al re di Fran­cia e il dissidio tra papa Bonifa­cio VIII e re Filippo IV di Francia – durante il quale le sedi dell’Or­dine in terra di Francia avevano preso posizione a favore del so­vrano, a differenza degli altri Templari – furono tra le cause prossime del processo intentato contro l’Ordine: che ebbe co­munque la sua origine immedia­ta dalle confessioni e dalle confi­denze di un “pentito”, tale E­squieu de Floyran priore templa­re di Montfaucon, che a partire dal 1305 cominciò a mettere in giro presunte rivelazioni su infil­trazioni ereticali nell’Ordine. Il papa e il re d’Aragona, messi a parte di quelle voci, non vi dette­ro importanza: ma il re di Fran­cia, che doveva del denaro al Tempio e che era del resto ben deciso a ridurre la Chiesa di Francia sotto il suo controllo eli­minando tutte quelle forze so­spette di essere troppo stretta­mente fedeli al papa, aveva tutto l’interesse a lasciarsi convincere che davvero i templari – come recita la lettera regia indirizzata ai funzionari della corona il 14 settembre 1307, festa dell’Esalta­zione della Croce – al momento dell’ammissione all’Ordine ve­nissero indotti a rinnegare il Cri­sto, a sputare sul segno della cro­ce, a darsi ad esecrabili pratiche oscene. Non deve meravigliare che i Templari si facessero così docilmente incarcerare: essi non solo non potevano levare le armi contro dei correligionari perché la loro regola lo impediva, ma soprattutto quelli di loro che si trovavano in Europa erano quasi tutti anziani, o invalidi. Impri­gionarli fu uno scherzo da poco.
Le accuse contro i Templari, e­laborate nei primi mesi dopo le campagne d’arresto eseguite un po’ in tutta Europa – ma con va­rio grado di efficacia e con esiti diseguali – tra 1307 e 1308, si cristallizzarono in una serie di punti che si potrebbero così e­numerare: rinnegavano il Cri­sto, profanavano il segno della croce, si davano all’adorazione di idoli descritti come di varia forma (come il misterioso Baphometh); erano colpevoli di varie credenze ereticali riguar­do ai sacramenti; esercitavano pratiche oscene e omosessuali; si riunivano in conciliaboli se­greti dei quali nessuno all’ester­no doveva saper nulla.
La lista delle accuse ai Templari, per la verità, ha un marcato a­spetto fasullo. Sia che gli avvoca­ti del re di Francia s’inventassero di sanapianta gli addebiti da muovere ai fratres, ispirandosi magari a fenomenologia e a casi­stica dei processi inquisitoriali per eresia che allora cominciava­no a diventare più frequenti, sia che essi raccogliessero ed elabo­rassero confessioni in qualche modo “autentiche”, per estorte che fossero, resta il fatto che l’in­sieme delle pratiche attestate non ha alcuna coerenza e che ciascuna di esse, singolarmente prese, sembra rinviare a un con­testo noto a livello più generico e popolare che non teologico o po­litico. Durante le cerimonie di ammissione al Tempio, è proba­bile si verificassero episodi di “nonnismo” anche molto pesan­ti e brutali, da cui potevano non esser assenti nemmeno atti irri­verenti se non addirittura empi.
Il pontefice comprese bene la so­stanza dei messaggi che il re di Francia gli inviava, che cioè il de­stino dell’Ordine era comunque segnato ed era bene accettare il male minore ed evitare scandali: e, com’è noto, sciolse d’autorità l’Ordine in modo ch’esso non fosse condannato, ma che nep­pure una sua esplicita e concla­mata assoluzione compromet­tesse i rapporti tra regno di Fran­cia e Santa Sede. La pergamena originale rintracciata nel settem­bre 2001 da una giovane studio­sa, Barbara Frale, nell’Archivio Segreto Vaticano, ha mostrato come in seguito a un’inchiesta condotta nella fortezza di Chi­non dov’erano rinchiusi i digni­tari dell’Ordine del Tempio papa Clemente V concesse loro l’asso­luzione, ben convinto del fatto ch’essi non erano affatto eretici.
Ma era tardi per arrestare la macchina messa in moto dal re di Francia e dai suoi giuristi. Con lo scioglimento dell’Ordine nel 1312 , sancito dalla bolla Vox in excelso, e il rogo nel 1314 co­me relapsi dell’ultimo maestro, Jacques de Molay, e del precetto­re di Normandia Geoffrey de Charney, che dopo aver ammes­so la loro colpevolezza si erano di nuovo proclamati innocenti, cessa la vita istituzionale del Tempio. I beni del disciolto Ordi­ne passarono a quello degli O­spitalieri di san Giovanni, secon­do la bolla Ad providam del 2 maggio 1312.
Il corpus dei documenti proces­suali era già stato edito da Geor­ges Lizerand, Le dossier de l’affai­re des Templiers (Paris 1923). Di recente, gli studi di storici quali Alain Demurger e soprattutto di un gruppo di valorosi giovani ri­cercatori italiani (tra cui vanno ricordati almeno Simonetta Cer­rini, Barbara Frale, Francesco Tommasi), hanno ampliato le nostre conoscenze sino a con­sentire un rivoluzionario riesa­me generale del problema.

da “Avvenire”, 04/10/2007

Per approfondire:
Barbara Frale, L’ultima battaglia dei Templari: dal codice ombra d’obbedienza militare alla costruzione del processo per eresia, Viella, Roma, 2001.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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12 risposte a Templari, la riabilitazione

  1. Paracelso ha detto:

    Ma che dite?
    Leggetevi bene il documento di Chinon (quello “scoperto” da Barbara Frale): sta scritto che De Molay ammette che si sputava veramente sulla croce all’atto dell’investitura ma che lo si faceva con la bocca e non già col cuore ( ma comunque lo si faceva). Inoltre nello stesso documento sta scritto che il perdono papale arrivò solo dopo che De Molay e “fratelli” si pentirono” di questo sputo e di altri gesti. Da nessuno parte sta scritto che ci furono accuse inventate a tavolino dal re francese che non voleva pagare i debiti. Ricostruzione infantile e di parte.
    Infatti a darci la lettura giusta di quei fatti storici, ci viene incontro un altro documento che voi citate ma che sarebbe bene che leggeste bene: la bolla “Vox in Excelso”.
    Scritta di pugno dal pontefice regnante Clemente V°, ad un certo punto, vi scrive che “non per avarizia o per cupidigia” si era mosso re Filippo ma per “spirito zelante verso la Chiesa”. Qualcuno vuol forse smentire le parole del papa del tempo, Cardini e Frale compresi?
    E non dimentichiamoci che De Molay e gli altri dignitari templari finirono bruciati vivi come relapsi, cioè come eretici impenitenti e l’Ordine, proprio per mano del pontefice, fu soppresso con tanto di scomunica per chi avesse portato da quel momento in avanti l’abito e facesse risorgere il nome e la struttura dell’Ordine.

    Per chi sostiene, infine, che le confessioni furono estorte dagli uomini del re francese, si ricordi che l’Ordine templare, essendo monacale, non poteva essere toccato da alcun “potere” se non da quello papale. I monaci templari furono sì torturati ma dai domenicani della Santa Inquisizione.

  2. Paracelso ha detto:

    Sotto virgolettato, dalla bolla papale “Vox In Excelso”, la frase usata da Clemente V° per “scagionare” re Filippo dall’accusa di essersi mosso in terra di Francia contro i Templari per non pagare i proprio debiti.
    Che qualche storico nostrano o qualche archivista d’Oltretevere tiri ancora fuori dal proprio cilindro questa pseudo-ricostruzione storica, francamente, mi sorprende parecchio.
    Basta leggersi quel documento per rendersi conto di quale sia la Verità storica, l’unica.

    “..il nostro carissimo figlio in Cristo Filippo…non per febbre di avarizia – non aveva, infatti, alcuna intenzione di rivendicare o di appropriarsi dei beni dei Templari; anzi nel suo regno li trascurò tenendosi del tutto lontano da questo affare – ma acceso dallo zelo per la vera fede sulle orme illustri dei suoi antenati…ci ha fatto pervenire”.

    • mercuriade ha detto:

      Egregio Paracelso,
      questa lettura sembrerebbe un tantino semplicistica, e soprattutto non tiene conto dell’insieme delle testimonianze (lettere varie, i cenni che ne fa Dante nel Purgatorio, Cronache, ecc.). Anzitutto bisogna tener conto che la “Vox in Excelso” è un documento ufficiale, e dunque utilizza un linguaggio formale, che non corrisponde all’effettiva realtà; e, per giunta, quel documento rappresenta il tentativo di Clemente V di salvare almeno le persone fisiche dei Templari incriminati, dato che l’Ordine, nel fango fin sopra i capelli, non si poteva più salvare. Per giunta, se legge bene, l’ordine non viene condannato: soppresso sì, per il presente e per il futuro, ma non condannato; e in più il papa fece mettere agli atti che il processo non aveva fatto emergere prove di eresia.
      Bisogna poi tener conto che l’Inquisizione di Francia, all’inizio del XIV secolo, era divenuta praticamente una creatura del re, tanto che ad un certo punto Clemente V stesso tolse loro di mano il processo e lo diede ai vescovi. Se la questione fosse stata così semplice, crede davvero che il pontefice si sarebbe scomodato ad ordinare un’inchiesta riservata a tre cardinali plenipotenziari, e ad intavolare un braccio di ferro con il re che durò sette anni buoni?

  3. Paracelso ha detto:

    La mia è una lettura semplice e non semplicistica, supportata da fatti e da dati. La sua, invece, Mercuriade, mi pare un po’ complicata e tortuosa, se vogliamo. Glielo dico senza alcun spirito di polemica.
    Guardi che di testimonianze “contro i Templari”, se vogliamo così dire, ce ne sono più di quelle a loro favore. Lei cita Dante ma non si ricorda che il sommo poeta infilò papa Bonifacio VIII°, gran protettore dei Templari, all’Inferno?
    Ma da quando in qua un documento ufficiale non corrisponde alla realtà dei fatti? Non faccia dietrologia, se non ha prove. Anche Lei è della schiera di chi è convinto che Clemente V° fosse un fellone o un pupo nelle mani del re di Francia?
    Clemente V° non salvò alcun templare, si brigò, ma molto prima dell’emanazione della Bolla di soppressione, perché l’Ordine templare si fondesse con quello di San Giovanni ( SMOM), perché di “voci strane sui monaci di quell’Ordine”, di “pratiche eretiche e stregonesche all’interno dell’Ordine” già circolavano da più di 50 anni.
    Come fa a dire che Clemente V° non condannò quell’Ordine dato che pende ancora tutt’oggi una scomunica sui Templari ( mai revocata da altro pontefice, tra le altre cose)?
    L’eresie c’erano, eccome e il documento di Chinon ne è una prova inconfutabile, se no perché Clemente V° diede l’assoluzione ai capi del Tempio solo dopo che costoro ammisero di “aver sputato sulla croce”, secondo un’antica tradizione?
    Infatti, i capi del Tempio pentendosi del loro pentimento, anni dopo, furono arsi vivi come eretici che non avevano dato prova di essersi riscattati.
    L’inquisizione, in Francia, come in ogni altro Stato, non era in mano ai sovrani ma ai domenicani.
    Anche in questo caso, Lei fa affermazioni non supportate da prove documentali.
    Se ha tempo, si legga gli atti del processo di Firenze, anche in quella città, fuori dal controllo del re di Francia, gli inquisitori domenicani scoprirono che i Templari adoravano una testa chiamata, in quel caso, “Immaguinett” e sputavano e calpestavano la croce, primo fra tutti Fra’ Gandulfo “l’impudico”, come viene soprannominato negli atti della Santa Inquisizione.
    Clemente V° si diede da fare per essere il più imparziale possibile in quel processo, facendosi aiutare dal sinodo dei vescovi convocato in un Concilio. Non c’è nulla di male se quel papa incaricò tre persone di sua fiducia per mettere bene in luce i fatti. Lo si fa ancora oggi ( vd papa Francesco nel caso I.O.R.).
    Ovviamente sottrarre i Templari dalle mani dei frati domenicani era una sicurezza in più visto che c’era il pericolo che durante le confessioni, qualche templare avrebbe potuto chiamare in causa la Santa Sede, affermando che ” là, in alto” si sapeva tutto di quelle pratiche sconce e non si era fatto nulla per abolirle.
    Non dimentichi che anche papa Bonifacio VIII° fu accusato di “stregoneria” e gli fu fatto un processo per eresia “post mortem”.

    • mercuriade ha detto:

      Egregio Paracelso,
      non si tratta di fare “dietrologie”, come dice lei, ma di tener conto dell’insieme delle testimonianze. Se le cose stessero come dice lei, allora perché il papa avrebbe fatto di tutto per togliere il processo all’Inquisizione di Francia, e, anzi, addirittura avrebbe cacciato gli inquisitori e sostituiti con uomini di sua fiducia? E, a proposito di Bonifacio VIII, si ricordi che il pontefice in questione non fu mai dichiarato eretico dal concilio, proprio grazie a Clemente V. Non era certo uno sprovveduto, né un fesso: semplicemente vecchio e malato, e messo con le spalle al muro dal re.
      Se legge bene, il documento di assoluzione per Jacques de Molay e gli altri capi dell’ordine non riguarda l'”eresia”, ma atti specifici: lo sputo sulla croce, le prove di obbedienza imposte ai novizi, insomma, quelli che oggi si chiamerebbero “atti di nonnismo” in un ambiente di spiccata tendenza militare. La questione della fusione con gli ospitalieri è tutt’altra faccenda, e deriva dal fatto che, avendo perso la Terrasanta, bisognasse in qualche modo riorganizzare un ordine che stava perdendo pian piano la sua stessa ragion d’essere. Alain Demurger e Simonetta Cerrini, oltre che Barbara Frale, ne parlano molto chiaramente.

  4. Paracelso ha detto:

    Ma quante ricostruzioni di fantasia.
    E secondo Lei, lo sputo sulla croce praticato da dei monaci non è eresia nell’Europa cristiana del medioevo? Cos’è una barzelletta?
    Ma quali atti di nonnismo, non ripeta le arrampicate sugli specchi della Frale che tanto si è incasinata anche a proposito della Sindone.
    Si ricordi che pure Cardini intervenendo sul Corriere della Sera, ha dichiarato che il documento di Chinon non esclude l’esistenza di eresie all’interno dell’Ordine. E ci mancherebbe altro, visto che le eresie, primo fra tutti lo sputo e poi l’adorazione della testa magica, c’erano, eccome.
    La fusione con gli ospitalieri aveva il preciso compito di schermare l’Ordine templare all’interno di un Ordine religioso-cavalleresco, quello sì, senza macchia dal punto di vista del profilo dell’ortodossia cattolica.

    Le ripeto: Clemente V° volle una decisione collegiale, vescovile sulla questioni. E c’era per lui il timore, come nel caso di Bonifacio, di essere tacciato come “protettore degli eretici”. Non che fosse vero ma alcuni cavalieri templari avrebbero potuto accusarlo, tanto per far saltare il quadro della situazione, mettendo confusione su confusione. A quel punto, Templari e papa sarebbero stati salvati entrambi o sarebbero caduti entrambi.
    E’ strategia politica, quella di Clemente, no?
    Infatti, non fu un fesso, come alcuni vorrebbero far credere.

    • mercuriade ha detto:

      La faccenda dell’adorazione della testa magica fu un sostanziale buco nell’acqua. Se rilegge bene l’insieme degli atti del processo si accorge che quella pista fu abbandonata ben presto. Le ripeto che Clemente V stesso fece mettere chiaramente agli atti che il processo non aveva fatto emergere prove di eresia: quel “codice ombra” con sputo sulla croce e tutto il resto non era praticato dappertutto, e per giunta, come lei ha affermato prima, tutti i cavalieri che riferirono di averlo fatto, dichiararono di averlo fatto “con la bocca e non con il cuore”. Il “dossier Templari” include anche una serie di testimonianze raccolte in commende di tutta Europa, dove i Templari vivevano a contatto con la popolazione, dove sacerdoti Templari celebravano messa, confessavano, ecc., in perfetta ortodossia.
      Le vorrei far notare che lo stesso Bernardo Gui, nel suo Manuale, pur passando in rassegna vari tipi di eresie, non fa il minimo cenno ai Templari. Evidentemente Bernardo Gui non era uno stupido, e nemmeno lui ha creduto all’accusa dell’eresia.

  5. Paracelso ha detto:

    Nessun buco nell’ acqua: teste ne furono trovate parecchie presso il quartier generale di Parigi e molte della quali numerate, alcune avvolte nello stendardo, il beaucent. Si disse che erano simili a quella “magica” tenuta da papa Silvestro II.
    Nei resoconti della Santa Inquisizione si parla di una testa terrificante e da una testimonianza resa da un cavaliere, si parla di testa che fa germogliare i fiori…si tratta ovviamente di un retaggio pagano-celtico, che si trova pure in alcuni romanzi della letteratura del Graal.

    Lo sputo era praticato da tutti i novizi all’atto dell’investitura-iniziazione. E’ chiaro che una volta scoperti, e trovate le prove testimoniali, i templari cercarono di ridurre la portata del loro atto blasfemo.
    Tra le tante accuse di apostasia, c’era anche quella dell’auto-assoluzione, senza più utilizzare il sacerdote preposto. Non un allontanamento dall’ortodossia cattolica ma una “tradizione” che risale alle origini della fondazione dell’Ordine del 1118, che è bene ricordare, non nasce in ambito cattolico e solo dieci anni più tardi, grazie a San Bernardo, trovò una sua collocazione all’interno della Chiesa ed è solo in quel momento che ha una Regola cattolica.
    Bernardo Gui non avrà parlato dell’eresia templare perché la questione è grossa e, se vogliamo, ancora di una certa attualità.
    Sono riti, quelli dei templari, che avevano un loro fondamento anche in alcune simbologie distanti anni luce dall’ortodossia cattolica…molto più diffuso e forte di semplici interpretazioni “eretiche” sulla figura di Gesù, della Maddalena, dei dogmi…

    Ha mai sentito parlare della Compagnia del Santissimo Sacramento? Nel 1660 fu sciolta in terra di Francia per volere del re: una facciata di ortodossia da un lato, un’ organizzazione potente e segreta con riti stregoneschi ed empi dall’altro, come scrivono i Gesuiti.
    Tra i suoi simboli il polpo..non certamente un simbolo cristiano.

  6. Paracelso ha detto:

    Ecco alcune delle testimonianze che portarono alle incriminazioni dei templari.

    item, viene riferito che i fratelli hanno adorato quegli idoli, soprattutto in occasioni importanti come i capitoli generali e le adunanze provinciali
    – item, viene riferito che hanno venerato come loro Dio e loro salvatore ognuno di questi idoli
    – item, viene riferito che tutti i fratelli lo hanno fatto
    – item, viene riferito che alcuni di loro lo hanno fatto
    – item, viene riferito che i fratelli hanno detto che tale testa poteva salvarli
    – item, viene riferito che tale testa portava la ricchezza, faceva fiorire gli alberi e germinare i semi nella terra
    – item, viene riferito che hanno toccato la testa di questi idoli con una cordicella che essi portavano sulle vesti o indosso alle carni
    – item, viene riferito che tali cordicelle erano consegnate ai fratelli o parte di esse
    – item, viene riferito che hanno fatto tutto questo per venerare un idolo
    – item, viene riferito che i fratelli professi e secolari hanno ingiunto agli altri di portare queste cordicelle anche durante il sonno di notte
    – item, viene riferito che i fratelli del sopra menzionato Ordine sono stati accolti in questo modo

    P.S.: non si è mai chiesta perché la “zucca di Halloween” ha la forma di una testa?

  7. mercuriade ha detto:

    Cosa c’entra la zucca di Halloween, se mi si permette?
    Da sottolineare che le confessioni sono in gran parte estorte sotto tortura, tranne alcune della zona di Carcassonne molto più sobrie delle altre. Sì, furono effettivamente trovate delle “teste”, dai vescovi nel momento in cui il processo fu tolto di mano agli inquisitori, ma si trattava di reliquiari ad uso liturgico che si trovavano in tutte le chiese: ad esempio nella commenda del Tempio di Parigi venne trovato un reliquiario a mezzobusto con la testa di Sant’Orsola. Poi è ben nota la venerazione dei Templari per il Volto Santo, la cui effige compare molto nelle poche testimonianze che abbiamo dell’arte templare.
    Le vorrei ricordare che, prima del processo, ci sono due secoli buoni, nei quali i Templari hanno vissuto in armonia con la Chiesa, e senza che nessuno ne mettesse in discussione l’ortodossia. La discussione alla fondazione riguarda la forma dell’ordine, religioso e militare insieme, formula completamente nuova, ma assimilare i Templari alla “Compagnia del Santissimo Sacramento”, per giunta pertinente ad un contesto completamente diverso, è storicamente sbagliato.
    Sulla questione, le consiglio il bellissimo “La rivoluzione dei Templari” di Simonetta Cerrini, oltre che il suo recente “L’Apocalisse dei Templari”.

  8. Darix65 ha detto:

    L’ha ribloggato su Storia Templaree ha commentato:
    Templari, la riabilitazione
    di Franco Cardini
    Il processo si basò su false dicerie infamanti, ma la causa vera fu il rifiuto di un prestito al re di Francia. Furono infatti abili cavalieri, ma anche capaci amministratori. Ora nuovi studi fanno giustizia sulla vicenda.

  9. Mirko ha detto:

    Templari= eresia= riti magico-pagani.

    Un ulteriore prova in questa direzione è la Tomba etrusca “Bartoccini” visitabile da oggi a Tarquinia dove i Templari praticavano i loro riti pagani di magia sessuale.
    Ecco manifesta a tutti la vera “rivoluzione templare”!
    Tutti i quotidiani riportano oggi la notizia, per esempio il Corriere della Sera ma anche Repubblica o il Messaggero.

    http://roma.corriere.it/notizie/cultura_e_spettacoli/14_ottobre_13/riti-sesso-etruschi-templari-apre-tomba-bartoccini-c3cbcc22-52ee-11e4-8e37-1a517d63eb63.shtml

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