Viaggiatrici coraggiose

di Maria Bettetini

Ambrogio Lorenzetti, Cacciatori e fanciulle che danzano – particolare dal ciclo di affreschi della Sala del Consiglio dei Nove, 1338-1339, Siena, Palazzo Pubblico.

Ai piedi della Giustizia dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni, l’affresco monocromo mostra donne che danzano e uomini che vanno a caccia, divertimenti sereni possibili in un Paese giusto. L’Ingiustizia, invece, è un uomo imprigionato da mura diroccate e arbusti, che non riesce a usare la spada ma solo l’arpione (per rubare), e che sovrasta la scena di uno stupro. Una donna nuda è trascinata da tre rapitori, sotto lo sguardo indifferente di due militari. Questo era il maggior pericolo per le donne in viaggio da sole o poco difese, nel Medioevo come in tutte le ere e i luoghi dove non esiste una protezione organizzata.

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La spezieria di Mondaino

Le Tre Grazie della Spezieria

Eccettuata l’esperienza al Borgo Medievale di Torino, credo questa sia l’esperienza che mi ha portato più lontano in assoluto: Mondaino, in provincia di Rimini, al confine tra Marche e Romagna.
L’occasione è stato il Palio del Daino, rievocazione dell’incontro nel borgo, attorno al 1450, dei due signori dell’Italia centro-settentrionale del Quattrocento, Federico da Montefeltro signore di Urbino e Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini. Un borghetto da bomboniera arroccato su una collina, fatto di tre viuzze affiancate da casucce di pietra color bronzo o intonacate di rosa, dominato dalla sua torretta di guardia e impreziosito da un gioiellino di chiesetta dedicata a San Michele Arcangelo e da un antico monastero femminile.
Ci sarà mai stata Costanza Calenda?
A quell’epoca avrebbe dovuto avere pressappoco cinquant’anni, e forse già nonna, anche se il suo nipotino più famoso, Jacopo Sannazzaro, sarebbe nato solo sette anni più tardi. Forse ci sarà almeno passata in viaggio per il Nord Italia, dato che la famiglia del suo genero, Cola Sannazzaro, era di origine lombarda.

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Salerno, storia semisconosciuta di un porto

Campania, Puglia e Calabria nella mappa di Al-Idrisi – a destra si scorgono “Salarnu” (Salerno), “Malf” (Amalfi), “Sarant” (Sorrento), “Nabal” (Napoli)

In età longobarda, Salerno non aveva un unico porto, ma piuttosto un nugolo di scali tra la città e il fiume Sele, la cui foce costituiva un approdo importante, come testimonia anche il geografo arabo Al-Idrisi. Fin dall’epoca bizantina, però, era attivo il porto collocato nella rada direttamente sotto il monte Bonadies, strategicamente difesa dalla “Turris Maior“, porto che sotto i principi longobardi aveva già la sua importanza come snodo commerciale per i contatti con Amalfi e con lo stesso Nord Africa.
È solo con la conquista normanna, però, che Salerno riesce ad affermarsi come emporio internazionale per Pisani, Genovesi, Catalani, Marsigliesi, Fiamminghi, Arabi e Romei. Il porto diviene lo scalo principale di una città già capitale durante la dominazione longobarda e poi normanna e mantiene la sua importanza, grazie alla felice posizione geografica anche con gli Svevi.

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Dame con furetto

Leonardo, Dama con ermellino, olio su tavola, 1490 ca. – Cracovia, Museo Nazionale di Cracovia.

Tutti conosciamo lo splendido dipinto a olio su tavola di Leonardo da Vinci detto “Dama con Ermellino”, eseguito intorno al 1490 e oggi custodito al Museo Nazionale di Cracovia: il ritratto della sedicenne Cecilia Gallerani, favorita del duca di Milano Ludovico il Moro, con in braccio la bestiola, nei bestiari medievali simbolo di purezza e di equilibrio.
Solo che l’ermellino, in realtà… non è un ermellino.
A dircelo è Laura Richiardi, vice presidente del gruppo di Ciriè (Torino) “I Credendari del Cerro”, specializzato nella ricostruzione della realtà del Piemonte a cavallo fra Tre e Quattrocento.
«Si tratta di un furetto maschio albino. È chiaramente visibile nella morfologia dell’animale, e nel colore del pelo bianco sporco, il cosiddetto “bianco Isabella” che denuncia il carattere albino, quello più ricercato negli incroci fin dal Medioevo; in più, un ermellino è difficilmente addomesticabile, mentre il furetto, già a quel tempo era un animale domestico, tenuto sia come animale da caccia (appositamente affamato e usato per far uscire allo scoperto le prede da tana come i conigli selvatici) sia come animale da compagnia.»

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Il reliquiario della badessa, ovvero la carne dell’Infinito

Questa volta il nostro amico lucano Dario dei Tempora Medievalis ha davvero superato se stesso: il corredo della nostra badessa Agata si arricchisce di un vero e proprio pezzo da collezione, il reliquiario.
Si tratta della copia più fedele possibile di un reliquiario a cofanetto proveniente da Susa e datato tra il VI e il VII secolo, in legno rivestito da placchette di osso incise e dipinte.
Farlo riprodurre è stata una buona occasione per constatare il lavoraccio che fosse realizzare un oggetto del genere: è vero che all’epoca l’osso era più facile da trovare, ma ridurre il tutto a placchette perfettamente lisce e diritte lunghe almeno tredici centimetri e mezzo non è esattamente uno scherzo. Poi c’è la lavorazione, e lì bisogna andare di fino con lima, bulino e sega per ottenere righe, scanalature e incisioni a occhio di dado e a croce; poi il colore, che va steso con punte molto sottili; e infine le placchette sono fissate con chiodi fatti a mano, posizionati nei punti originali. Il tutto ha richiesto non meno di un anno e mezzo di lavoro.

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I Longobardi e gli altri: “barbari” a Marle.

Per cortesia di Alain Nice

Sarà un’edizione un po’ sottotono quella del 2019 del “Festival International d’Histoire Vivante” che si tiene ogni due anni al Musée des Temps Barbares di Marle, cittadina di circa 2200 abitanti situata nella regione dell’Alta Francia. Sono previsti circa 200 partecipanti (contro i 400 presenti di solito): di conseguenza non ci sarà la grande battaglia che abitualmente oppone i “Romani” del Tardoantico ai “Barbari”. L’evento non perderà comunque la sua dimensione europea, e sono previste altri tipi di animazione con gruppi di ricostruzione storica provenienti da ogni angolo del continente: Franchi, Alemanni, Visigoti, Svevi, Burgundi, Longobardi, Sassoni.
Non ci sarà, però, il gruppo piemontese Presenze Longobarde capitanato da Yuri Godino.
«Ci siamo presi un anno sabbatico,» scherza Yuri, «ma non vediamo l’ora di ritornarci perché per noi è ormai un evento di routine, come stare in famiglia.»

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Tutti vogliono Razi

Rāzī porge la sua opera al re Almansor – miniatura dal Liber medicinalis Almansoris, prima metà XIV sec. – Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana.

È stato presentato il 28 giugno scorso alla sede della Fondazione Filiberto e Bianca Menna di Salerno, a cura dell’Associazione Eutòpia e dell’Ordine dei Medici della città, l’edizione critica del Liber Medicinalis Almansoris, l’opera più importante del medico persiano Rāzī (865-925), edita dalla Aracne e curata dall’illustre filologo di origine egiziana, allievo di Contini e docente all’Università di Firenze, Mahmoud Salem Elsheikh. il quale tra l’altro si era già occupato di altri illustri esponenti della medicina araba come Albucasis. Si tratta di un lavoro mastodontico in due volumi, più un glossario che rappresenta un vero e proprio lessico della medicina in Arabo, Latino e volgare toscano. Un lavoro che ha richiesto, a detta del curatore, ben venticinque anni di studio, e che due anni fa è stato insignito del premio Giamil Ghuqayr come miglior opera nell’ambito della civiltà arabo-islamica.

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