Un monastero “termale”: San Nicola della Palma.

S. Nicola della Palma.

Inerpicandosi nel rione Canalone, a Via Salvatore de Renzi, ci si imbatte in un grande complesso da cui si gode un panorama mozzafiato, conosciuto al livello comune come l’ “ex orfanotrofio”, ossia quello che fin dai primi dell’Ottocento era il Reale Ospizio di S.Ferdinando, e, dopo l’Unità d’Italia, l’Orfanotrofio Maschile Umberto I; durante la seconda guerra mondiale, e in particolare durante gli scontri in seguito allo sbarco alleato nel 1943, fu perfino usato come ospedale da campo.
In realtà si tratta dell’antico monastero benedettino di San Nicola della Palma, le cui origini datano all’XI secolo.

S. Nicola della Palma.

Le prime tracce le abbiamo in un documento datato al 1062, dove l’abate Leone del monastero della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni e il nobile gastaldo Vivo donano due terreni a Cava ad una chiesa di Salerno che essi stessi avevano fondato per la salvezza delle loro anime, adiacente alla porta di S. Nicola, vicino a una sorgente all’epoca detta “de la Palma“, costruita su un terreno donato loro l’anno prima dal principe Gisulfo II. Da altri documenti sappiamo che già nel 1070 la chiesa è diventata un monastero, e nel 1071 l’arcivescovo di Salerno Alfano I lo conferma legalmente con tutti i suoi privilegi.
Si tratta di un monastero di fondazione “privata”, nobiliare, secondo la tradizione longobarda (anche se dipendente dall’abbazia di Cava de’ Tirreni), e il gastaldo (poi visconte) Vivo e i suoi eredi sono investiti della facoltà di scegliere chi tra i monaci diventerà sacerdote; inoltre i monaci, che seguono la regola di S. Benedetto, hanno il diritto di avere un loro statuto, di benedire il cero pasquale il Sabato Santo, visitare i malati, ricevere i morti nella chiesa del monastero, benedire le case, e altri privilegi. In più, l’arcivescovo Alfano rinuncia a qualsiasi suo diritto sul monastero e le sue proprietà.

Refettorio grande – S. Nicola della Palma.

Una curiosità è che, nel documento del 1061 che elenca tutte le proprietà donate da Gisulfo II al futuro monastero di S. Nicola della Palma, è elencato anche un balneum, dei bagni, serviti dalle acque che sgorgano con abbondanza dalle sorgenti del monte Bonadies.
E, in effetti, gli scavi condotti nell’area dell’area del monastero hanno rivelato l’esistenza di un edificio termale conservato quasi integralmente, distrutto da un’alluvione tra il IV e il V secolo d.C. e poi ricostruito. Delle terme vere e proprie, organizzate attorno a un cortile, e complete di tutto: apodyterium (spogliatoio), frigidarium (bagni freddi), tepidarium (bagni tiepidi), la stanza più ampia del calidarium (bagni caldi), e ben due laconica (saune), a contatto diretto con il praefurnium (caldaia). Interessante il fatto che queste terme abbiano un confronto quasi diretto con le terme di Diocleziano a Palmira, e suggerirebbe che, almeno all’inizio, questi bagni siano destinati a dei privati o a un avamposto militare, prima di essere assorbiti dal monastero nel corso dell’XI secolo. In questo periodo, vi è aggiunto un sudatorium coperto a volta, sopra il praefurnium.
E non sono semplicemente i bagni “privati” del monastero, forse vicini alle celle che fungono da infermeria: si tratta di stufe pubbliche a tutti gli effetti, aperte alla città, e ai viaggiatori che giungono a Salerno da tutta Europa per curarsi. Nella disposizione degli ambienti, possiamo riconoscere la dinamica di alternanza tra bagno freddo e bagno caldo che già i medici dell’Antichità considerano indispensabile per l’efficacia del bagno come ingrediente di una vita sana: ingrediente raccomandato anche dai maestri salernitani.
Possiamo dunque immaginare il monastero di S. Nicola della Palma come uno dei centri della Scuola Medica Salernitana? La verità è che non lo sappiamo, anche se non lo possiamo escludere: nella Salerno dell’XI secolo sono molti i medici che sono chierici o monaci, e per giunta l’arcivescovo Alfano I, uno dei più grandi maestri del secolo, è legato al monastero.
I bagni rimangono in funzione fino circa al Trecento; forse fino al momento in cui, nel 1407, il monastero di S. Nicola della Palma, dai benedettini, passa ai francescani.

Bibliografia:
Generoso Crisci, Salerno Sacra. Ricerche storiche, a cura di Vincenzo de Simone, Giuseppe Rescigno, et al., Lancusi, Edizioni Gutenberg, 2001, vol. III, pp. 56-63;
Rosa Fiorillo, Colette Manciero, Evantonia D’Elia, L’acqua, la vita, la morte: storia di Salerno medievale, Sant’Egidio del Monte Albino (SA), D’Amato editore, 2020.


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Buongiorno a tutti! Sono una paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città. Nel 2020 ho pubblicato con la Robin "Mulieres Salernitanae. Storie di donne e di cura".
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2 risposte a Un monastero “termale”: San Nicola della Palma.

  1. Luca ha detto:

    Grazie, molto interessante! Buona serata! 🙂

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