Dante secondo Napoli: “Lo ‘Nfierno” e ” ‘A Vita Nova”

Per cortesia di Irene Maria Nieves Profenna.

In questo settecentesimo anno dalla morte di “Durante Alighieri detto Dante”, per usare un’espressione dello storico Alessandro Barbero, molte sono le iniziative sorte per ricordare il “Sommo Poeta” della letteratura italiana.
Alcune molto particolari, che si inseriscono nel solco delle traduzioni dialettali della grande letteratura iniziata fin dal Seicento, e fiorita soprattutto nell’Ottocento, in particolare dopo l’Unità d’Italia, per avvicinare il “popolo basso” alle opere più importanti della letteratura italiana.


In questo filone s’inserisce “Lo ‘Nfierno“, ovvero “L’Inferno” della Commedia tradotto in lingua napoletana nel 1871 da Domenico Jaccarino, e ora edito a cura e con la prefazione di Vincenzo d’Amico per la collana “Le onde del Sebeto”.
– Il titolo della collana richiama, con il nome di uno degli antichi fiumi di Napoli, proprio quello di una delle riviste letterarie dialettali che circolavano ai tempi dello Jaccarino, – ci rivela l’editore. – E proprio dalle colonne di uno di essi, Partenope, egli pubblicò a puntate la sua traduzione dell’Inferno di Dante, ricevendo grandi apprezzamenti da scrittori di successo del suo tempo come Francesco Mastriani. Dopo la sua morte, tuttavia, l’opera cadde nell’oblio, insieme al suo autore, che non viene citato nemmeno nei manuali di letteratura dialettale.
Ma perché, a sette secoli dalla morte di Dante e a più di uno da quella di Jaccarino, riproporre un esperimento simile, così ancorato al Napoletano dell’Ottocento, quello della canzone classica, diversissimo rispetto a quello che oggi si respira nei vicoli e nelle periferie partenopee?
– In realtà l’idea è stata di un collaboratore della casa editrice, Vincenzo Pepe, ex professore d’Inglese: fu lui a propormi l’anno scorso questa pubblicazione in occasione del settecentenario della morte del Sommo Poeta. E la risposta del pubblico, non solo campano, è stata più che buona.

Nell’Ottocento, però, questo tipo di operazione era stata fatta solo per alcuni canti della Commedia: tradurre un’opera intera, e per giunta oggi, è un altro paio di maniche.
Ed è esattamente quello che ha provato a fare il giornalista de Il Mattino Carlo Avvisati, napoletanista e noto per i suoi articoli sull’antica Pompei: sua è ‘A Vita Nova, traduzione in Napoletano dell’opera giovanile di Dante, edita dalla D’Amato.
– La Vita Nova è in realtà un prosimetro, – osserva Carlo Avvisati, – e questo tipo di combinazione in Napoletano rende in maniera magnifica: il Napoletano è una lingua ricca, e particolarmente adatta alla poesia. La sua sfortuna è non essere stata la lingua di Dante, che, in quanto Fiorentino, anche in un’opera come il De Vulgari Eloquentia, ha tirato l’acqua al suo mulino.
Dato che l’autore della traduzione è un contemporaneo e non appartiene egli stesso alla Storia, posso permettermi di chiederglielo: quali sono le difficoltà principali nel rendere in lingua napoletana un’opera che è per antonomasia toscana e dunque italiana?
– È stato molto complesso, – rivela Carlo Avvisati, – perché ho dovuto tradurre il Toscano duecentesco nell’Italiano attuale prima di renderlo in Napoletano; l’importante è che il traduttore non diventi traditore, e che dunque mantenga l’endecasillabo voluto da Dante, il suo schema di rima, ma soprattutto che renda il concetto più che la parola. Ad esempio, il celeberrimo verso “Tanto gentile e tanto onesta pare” l’ho reso “Tanta gentile e accussì onesta appare“.
Ma il Napoletano, come ogni lingua vernacola, è una lingua che cambia, acquisisce nuove parole, perde pezzi per strada. In quale Napoletano Carlo Avvisati ha reso la Vita Nova?
– Il mio è un napoletano molto classico, ancorato alla grande poesia dell’Otto e del Novecento. E il mio intento era proprio questo: immettere nel circuito culturale, attraverso un grande classico della letteratura italiana, una lingua che, almeno a Napoli, succhiamo con il latte materno.

Per saperne di più:
Domenico Jaccarino, Lo ‘Nfierno : L’Inferno di Dante in lingua napoletana, Nocera Superiore, D’Amico Editore, 2021;
Dante Alighieri, ‘A Vita Nova; tradotta in napoletano da Carlo Avvisati, Sant’Egidio del Monte Albino (SA), Francesco D’Amato, 2021.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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