Scuola Medica Salernitana: il problema delle origini.

Al-Razi consegna la sua opera al re e al sultano – Miniatura dal “Liber Continens” di Al-Razi, XIIIsec.

La Chronica Elini riporta la Leggenda dei Quattro Medici di diverse provenienze che, insegnando rispettivamente in Latino (Salernus), in Greco (Pontus), in Ebraico (Helinus) e in Arabo (Adela), avrebbero dato vita alla Scuola Medica Salernitana. Si tratta però di una leggenda tarda, messa per iscritto non prima del Rinascimento.
Fatto sta che, a proposito delle origini della Scuola Medica Salernitana, c’è un vuoto, e tante domande rimangono senza risposta, a cominciare da una: perché proprio a Salerno? Certo, può aver contato molto l’humus culturale greco-bizantino, come il fatto che Salerno, fin dall’VIII secolo ha un ruolo politico importante, con uno sviluppo urbano di tutto rispetto, è una città ricca di acque, con un porto che la apre al Mediterraneo. Queste, però, non sono caratteristiche esclusive di Salerno. E allora?

Al-Razi riceve dalla Natura il suo libro – Miniatura dal “Liber Continens” di Al-Razi, XIIIsec.

Tra gli anni ’50 e gli anni ’60, è stata molto in voga una teoria che rintracciava le origini della Scuola Medica Salernitana in una presunta scuola medica dell’Antichità individuata a Velia, l’antica Elea, dove, tra il VI e il V secolo a.C., Parmenide aveva fondato la sua scuola filosofica. Il problema è che non sappiamo se a Velia ci sia stata una vera e propria scuola organizzata, nessun autore antico ne parla, ma sappiamo, ad esempio da Cicerone e Lucio Emilio Paolo, che vi operavano alcuni medici, e che nei suoi vigneti cresceva la pianta medicinale dell’elleboro.
Tra gli anni ’50 e gli anni ’60, sono state trovate tre statue risalenti alla prima età imperiale che raffigurano tre medici vissuti in anni diversi, tutti e tre di nome Oulis, distinti dal curioso appellativo di pholarchos, che non troviamo da nessun’altra parte, e che letteralmente significa “capo della caverna”: da qui si è voluta immaginare l’esistenza di una scuola medica, magari legata a un santuario di Apollo o di Asclepio, con il suo “caposcuola”. La verità è che non lo sappiamo.
Tra il 1962 e il 1966, inoltre, è stata trovata un’erma, anch’essa datata alla prima età imperiale, proprio in onore di Parmenide, con un’iscrizione in Greco e in Latino che lo definisce sia Ouliàdes, cioé legato ad Apollo medico, sia, physikos (medicus in Latino), cioé medico. Già nella prima età imperiale, dunque, c’è una tradizione che vuole Parmenide medico: una tradizione che, attraverso l’Alessandrino Giovanni Filopono, è arrivata fino agli Arabi: e infatti, alcune traduzioni arabe di Ippocrate e Galeno, dal X al XII secolo non solo citano Parmenide come medico, ma affermano che egli, insieme a tre discepoli, avrebbe persino creato una scuola.

Al-Razi esamina le urine – Miniatura dal “Liber Continens” di Al-Razi, XIIIsec.

Non possiamo sapere dunque, se una presunta tradizione medica nata a Velia sia confluita poi in quella che sarà poi conosciuta come “Scuola Medica Salernitana”, la cui genesi è un processo lungo e articolato: anzi, dobbiamo ricordare che, fino al 1280, quando Carlo I d’Angiò la riconosce ufficialmente come studium generale, non si può parlare di una vera e propria “Scuola Medica” salernitana, con una sua organizzazione, ma di “medicina salernitana” o di “medici di Salerno”. Medici che, già dal X secolo, sono presenti nelle corti di Francia e Inghilterra. Un’agiografia proveniente da Minori e datata al X secolo, dedicata ai miracoli di Santa Trofimena, racconta che, un secolo prima, la santa avrebbe guarito una giovane di nome Teodenanda che in precedenza sarebbe stata portata a Salerno dal “grande archiatra Gerolamo”, anch’egli impotente davanti al suo male.
L’XI secolo è il secolo dell’esplosione: il secolo dei grandi maestri di medicina come il vescovo Alfano I, Guarimpoto, e soprattutto Costantino l’Africano, che salda la tradizione greco-romana con quella araba. E già dall’XI secolo, o anche prima, trovano spazio le donne, a partire da Trotta detta Trotula, o una certa Berdefolia definita medica, morta nel 1155; donne la cui fama arriva fin in paesi lontani, se la stessa Maria di Francia può citare una donna esperta di arte medica nei suoi Lais.
I secoli XII e XIII sono il periodo d’oro, il periodo in cui la fama della Scuola Medica Salernitana si diffonde in tutta Europa, diventando la sintesi delle tradizioni con cui viene a contatto, sia mediterranee sia continentali. Ne troviamo traccia perfino nella letteratura, come nel poema Il povero Enrico di Hartmann von Aue, dove il protagonista, affetto da lebbra, va a Salerno per consultare i suoi medici. Come spesso succede, però, alla fama si accompagnano anche le maldicenze, e i medici di Salerno, vengono tacciati, soprattutto dai dotti stranieri, di incompetenza, di far ricorso a terapie cruente, e, all’occorrenza, ai veleni.
L’imperatore Federico II non può che riconoscere questa grande tradizione medica, se, nelle sue Costituzioni di Melfi del 1231, stabilisce che nessuno possa definirsi medico senza aver studiato logica per tre anni e medicina e chirurgia per altri cinque, e aver superato un esame presso una commissione composta dai medici di Salerno e da un funzionario imperiale; nelle Costituzioni, però, non compaiono mai né la parola schola né la parola studium (università, accademia), per i quali dobbiamo aspettare l’età angioina. I sovrani angioini infatti, a partire da Carlo I, passando per Roberto I fino a Giovanna II, non solo riconoscono la Scuola Medica Salernitana come Università, ma concedono ai suoi maestri e ai suoi studenti privilegi ed esenzioni fiscali, confermando di fatto la centralità della medicina salernitana, almeno nel Regno di Sicilia.
Eppure è proprio da quest’epoca che comincia la sua decadenza: pur innalzata a Università, Salerno non riesce a reggere il confronto con Bologna, e soprattutto con Parigi; basti pensare che un vero e proprio Collegio Medico, a Salerno, è costituito solo all’inizio del XV secolo, con Giovanna II, mentre nella stessa Napoli era stato costituito ben prima.
Eppure, alla stessa medicina salernitana, sopravvivono le leggende ad essa legate, come quella della nascita del Regimen Sanitatis, destinato a diventare la sua eredità più longeva.

Per saperne di più:
Amalia Galdi, La Scuola medica salernitana nel Medioevo. Un’istituzione mediterranea tra storia e leggenda. in Opulenta Salernum. Una città tra mito e storia, Roma Gangemi Editore International, 2020, pp.139-146.




Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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