Il “Virgilio mago” salernitano: Pietro Barliario

Simon Mago – mosaico, XII sec. – Palermo, Cappella Palatina

Un tempo lontano, nel 1100, nella città di Salerno, viveva un uomo illustre di nome Pietro Barliario: era medico e maestro di medicina, ma coltivava una passione particolare per la magia e la negromanzia. Con le formule contenute in alcuni libri trovò il modo di assoggettare i demoni ai suoi ordini, e di far fare loro tutto quello che voleva. Da loro fece costruire il porto di Salerno, ma poiché i demoni potevano lavorare solo fino al canto del gallo, Pietro Barliario diede ordine di sterminare tutti i galli della città; tuttavia uno ne scampò al massacro e una notte cantò, mettendo in fuga i demoni, e così il porto rimase incompiuto. In un’altra occasione fece costruire, in una sola notte, i cosiddetti “archi dei diavoli”, cioé l’acquedotto medievale che ancora oggi si può vedere tra via Velia e via Arce.
Un brutto giorno, però, due suoi due nipotini, approfittando di un momento in cui lo zio non era in casa, aprirono di nascosto i suoi libri di magia nera, e rimasero talmente terrorizzati da ciò che videro scritto da cadere morti tutti e due. Al suo ritorno, Barliario scoprì la disgrazia, e, divorato dal rimorso, bruciò tutti i suoi libri di negromanzia; si rinchiuse nel monastero di San Benedetto, dove rimase prostrato in preghiera davanti al crocifisso di legno dipinto implorando il perdono di Dio. Dopo tre giorni e tre notti, giunse la risposta: il crocifisso di legno chinò la testa in avanti suggellando la sua assoluzione. Pietro Barliario prese così i voti come monaco benedettino in quello stesso monastero, dove morì nel 1149 alla veneranda età di novantatré anni.

Crocifisso bizantino detto “Di Pietro Barliario” proveniente dal monastero di San Benedetto – Salerno, Museo Diocesano “San Matteo”.


Fin qui la leggenda, ma la domanda è: come e quando è nata?
Non lo sappiamo con certezza: gli eruditi del Seicento che per primi parlano di Pietro Barliario lo chiamano addirittura in diversi modi (Barliario, Baliardo, Baialardo, Baliabardo); alcuni lo hanno confuso perfino con il grande filosofo francese Pietro Abelardo.
La testimonianza più antica della leggenda sarebbe una cronaca scritta dall’abate Roberto di San Benedetto e datata al 1403; il problema è che è andata perduta, l’abbiamo solo riportata nelle Lettere Ecclesiastiche che l’erudito napoletano Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie, scrisse nella seconda metà del Seicento.
Dal canto suo, Antonio Mazza, priore del Collegio Medico di Salerno e contemporaneo del Sarnelli, dice, nella sua Historiarum epitome de rebus salernitanis di aver visto la sua epigrafe funeraria, con su scritto “Hoc est sepulchrum M. Magistri Petri Barliarij”, “Questo è il sepolcro del [grande] Maestro Pietro Barliario”; particolare confermato dal Sarnelli, il quale aggiunge che sullo stesso sepolcro si potevano leggere altre scritte, “Agrippina in pace” e “Fortunatus et Secundinus”. Questi nomi, dal sapore tardoantico, possono suggerirci che il Pietro Barliario dell’epigrafe possa essere stato tumulato in un sarcofago di reimpiego; purtroppo non lo sapremo mai, perché anche quel sepolcro oggi non esiste più. Certo è che la fantasia degli autori successivi ha fatto di Agrippina la moglie di Barliario, e di Fortunato e Secondino i suoi nipotini.
Tutto lascia pensare a una “leggenda erudita”, cioé una leggenda che, come quella di Virgilio Mago, non nasce dal basso, dal popolo, ma dalle opere degli intellettuali, e arriva al popolo soltanto in battuta successiva. A questo proposito è curioso che la leggenda di Pietro Barliario sia fiorita in modo particolare in Abruzzo, dove “Baialardo” avrebbe fatto costruire dai diavoli, naturalmente in una sola notte, la Via Lattea di Casoli, in provincia di Chieti; gli si attribuisce persino una storia d’amore con una certa “madonna Angiolina”.
Nell’Ottocento, viene aggiunto il particolare che il miracolo del Crocifisso di San Benedetto avrebbe dato origine alla Fiera di Salerno che si teneva nel corso dei dieci giorni precedenti le due feste del patrono San Matteo, l’11 maggio e il 21 settembre; la prima testimonianza della fiera, citata anche da autori del Trecento come Franco Sacchetti, è però del 1260, cioè più di un secolo dopo la presunta morte di Pietro Barliario. Fino all’Ottocento, inoltre, era molto usato anche l’espressione dialettale che, per dire a qualcuno che ne aveva fatte di tutti i colori, recitava “N’haje fatte cchiù ttu ca Bajalardo”, “Ne hai fatte più tu che Baialardo”.
Forse l’unica traccia concreta che ci rimane di questa leggenda erudita è dunque il “Crocifisso del miracolo”, il crocifisso di legno dipinto di XII secolo oggi esposto al Museo Diocesano di Salerno.

Articolo pubblicato su – “Irno24”.

Per saperne di più:
Antonio Giardullo, Pietro Barliario. Un mago salernitano tra storia e leggenda, Salerno, Laveglia Editore, 2005;
Francesco Senatore, La leggenda erudita di Pietro Barliario, mago salernitano, in «Rassegna Storica Salernitana», n.1, 2005, pp.275-292;
Giampietro Zottoli, La leggenda di Pietro Barliario in Salerno, in Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, XXII (1903), pp. 73-83.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
Questa voce è stata pubblicata in Vita quotidiana & Curiosità. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...