Dall’Abruzzo per la Scuola Medica Salernitana. Una classe a lavoro contro i pregiudizi.

Qualche piccolo problemino di connessione, ma alla fine ce l’abbiamo fatta: il 22 dicembre, al tempo della didattica a distanza causa Covid19, la Scuola Medica Salernitana è entrata nella classe III d del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Lanciano (CH). In pieno Abruzzo, dunque, nel XIII secolo comunque parte a tutti gli effetti del Regno di Sicilia, e di una storia che comunque i ragazzi sentono come loro.
E ancor più lo sente la loro professoressa di Latino e Greco Antonella Festa, che mi ha coinvolto in questa chiacchierata, con il computer a cercare di far sentire vicini una ventina di adolescenti, ragazze per la maggior parte, collegati dalle proprie case; un’insegnante di quelle appassionate, e che cerca di trasmettere la passione per il sapere, ancor prima che il sapere stesso, ai giovani a lei affidati. Aggiungiamoci che è anche membro della Società Italiana delle Letterate, dunque abituata a non offrire soltanto lo sguardo maschile sulla letteratura e sulla Storia.

In realtà l’incontro avrebbe dovuto esserci il 15, ma, per colpa di una connessione pessima, abbiamo dovuto rimandarlo; e anche la seconda volta ci è toccato ricorrere a stratagemmi perché questa ulteriore occasione non finisse in fumo. Al di là di questo, comunque, attraverso lo schermo, leggevo la frustrazione negli occhi dei ragazzi del non dover far altro che starmi a sentire, di non poter fare quella lezione interattiva che io stessa avrei voluto. E poi non mi vengano a raccontare che la didattica a distanza funziona come quella in presenza, sono quisquiglie e pinzillacchere, direbbe Totò: manca la carnalità, il contatto vero con i ragazzi, con le loro domande, con il loro vissuto, con i loro pensieri. La “modalità intervista” serve a poco: per coinvolgere degli adolescenti, si deve essere disposti a essere interrotti continuamente dalle loro domande anche estemporanee, bisogna stimolarli con provocazioni che li pungano nel vivo, nel loro percorso scolastico e di vita.
Le domande erano comunque state preparate da loro, e si vedeva: c’era la curiosità di sapere cosa possa spingere a intraprendere il percorso di una ricerca come quella sulle donne medico del Medioevo che dura anni e anni, da dove si parta, quali strade si debbano percorrere, e soprattutto quale atteggiamento si debba tenere durante il cammino, ovvero quello del pellegrino, pronto ogni volta a stupirsi e a rimettere tutto in discussione.
Stimolati dalle domande della professoressa Festa, oltre che dalle mie risposte, i ragazzi hanno imparato che la Scuola Medica Salernitana, e la medicina medievale in generale, è aperta a un altro sguardo, oltre quello maschile, rivolto al sapere degli Antichi tramandato dai codici e allo studio razionale del funzionamento del corpo e dei suoi mali: quello femminile, fatto di consuetudine con i corpi, di saperi tramandati oralmente nelle “camere delle signore”, di gesti e di parole di cura.
Hanno visto che, fin quando l’Università non ha imposto il suo sapere maschile certificato, trasformando la medicina da “arte” a “professione”, il termine “medico” e “chirurgo” è stato declinato al femminile in tutta Europa, da Salerno fino all’Inghilterra; e non importa se la “fisica” o la “chirurga” ha imparato l’arte in famiglia, in monastero o presso un medico (o una medica) più anziano: il suo sapere è riconosciuto e accettato dalla società, anche con forme di certificazione, e ricorrono a loro persino le teste coronate come fa, in pieno Duecento, Luigi IX re di Francia.
Hanno imparato che l’Università con la sua venerazione per l’Antichità ha tolto alla medicina questo sguardo femminile, relegando le medicae a pericolose praticone da fermare d’autorità, o al massimo a curiose rarità provenienti da un passato lontano per impreziosire le opere degli eruditi del Cinquecento e del Seicento.
Il loro obiettivo e quello della loro insegnante, come classe di indirizzo biomedico, è quello di produrre un e-book fatto tutto da loro dedicato alla Scuola Medica Salernitana, e che dunque il loro studio diventi sapere condiviso anche per i loro coetanei. Contribuirà ad abbattere i pregiudizi sul Medioevo che ancora trovano posto nei manuali scolastici?
Io, da parte mia, me lo auguro.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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