La Scuola Medica Salernitana diventerà patrimonio UNESCO?

Casa del medico – miniatura dal “Post Mundi Fabricam” di Ruggiero da Frugardo, XIII sec. – Londra, BL.

Lo scorso 6 novembre il Comune di Salerno, l’Università, la Soprintendenza e la Fondazione Scuola Medica Salernitana hanno firmato il protocollo d’intesa per varare tutta una serie di progetti che dovrebbero portare, entro il 22 marzo prossimo, a candidare ufficialmente all’UNESCO la Scuola Medica Salernitana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
Tutto è cominciato lo scorso anno, durante la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, grazie all’incontro tra Erminia Pellecchia, giornalista del “Il Mattino” e storica dell’arte, e il prof. Luca Cerchiai, docente di Etruscologia e Archeologia Italica all’Università di Salerno; iniziativa appoggiata immediatamente dall’assessore alla cultura di Salerno, Antonia Willburger, di origine austriaca, organizzatrice di eventi di lunga data.
Finora sono stati scelti i delegati delle istituzioni coinvolte che faranno parte del Comitato Organizzatore; è già stato previsto, covid permettendo, un ciclo di conferenze nei luoghi della Scuola Medica; a gennaio, poi, si inizieranno a coinvolgere le scuole, con una ricerca sulla toponomastica; ci sono infine in cantiere una serie di attività di ricerca universitaria con studenti e laureandi, e la creazione di prodotti “pop” come un gioco da tavolo e un libro di fiabe. L’obiettivo? Creare fermento e coscienza tra i cittadini a proposito di un passato in cui Salerno era la Città della Medicina per eccellenza in Europa.


Ma quanto resta ancora da fare? Lo chiedo a una delle “anime” del progetto, la prof.ssa Maria Consiglia Napoli, docente di Storia Moderna all’Università di Salerno.
«Al di là della retorica e dei luoghi comuni, della Scuola Medica Salernitana è possibile recuperare molto, secondo me,» sottolinea la professoressa. «La sua modernità sta nel concetto di benessere, nel quale la salute personale si lega inscindibilmente con l’ambiente che ci circonda. Basterebbe anche solo questo concetto per collegare la Scuola Medica Salernitana ai nostri giorni, ma ce n’è un altro che vale la pena sottolineare perché tocca un tema attualissimo: se Salerno è diventata un punto di riferimento importante in Europa e nel Mediterraneo è perché è stata capace di recepire e fondere insieme una molteplicità di saperi. Si narra come, all’origine della scuola, i primi quattro maestri cominciarono ad insegnare la medicina a Salerno, ognuno nella propria lingua: Elino in ebraico Ponto in greco, Salerno in latino, Adela in Arabo. È una leggenda che rievoca gli elementi originari della Scuola Medica, che del contributo di diverse culture e tradizioni scientifiche ha fatto la sua forza. Questo ci può far capire quanto sia importante, non solo per la cultura, ma per la civiltà di un paese, il confronto e la contaminazione dei saperi. Condizione che nasce dalla capacità di convivere e accettare l’altro, il diverso da te. A questo valore aggiungerei, infine, la consapevolezza che a tutti i livelli si dovrebbe avere ancora oggi, per lo sviluppo di una società, della centralità della ricerca, della necessità di un insegnamento in continuo rapporto con gli studenti, del proficuo apporto delle donne.»
Aggiungiamo che anche altre istituzioni della città, come la Biblioteca Provinciale, si stanno “rifacendo il look” per l’occasione, anzitutto risistemando la struttura e aprendola al pubblico con nuovo personale, e poi digitalizzando il patrimonio librario e acquistando nuovi testi per la sezione “Scuola Medica Salernitana: volumi come la collana dedicata alla Scuola Medica Salernitana edita dalla SISMEL, i volumi di Erika Maderna pubblicati dalla Aboca, le pubblicazioni a cura del Centro Studi Sull’Alto Medioevo di Spoleto, e quelle dello storico della medicina Giorgio Cosmacini.
Non dimentichiamo, tra l’altro, che la biblioteca custodisce testi di primo piano proprio per quanto riguarda la Scuola Medica Salernitana, come il manoscritto duecentesco della Practica Brevis di Giovanni Plateario, o come il Manoscritto Pinto, tra le cui genealogie si possono individuare diversi personaggi della Scuola Medica, donne comprese.
Ci si fermerà qui oppure sarà solo l’inizio della creazione di una rete che coinvolgerà tutte le istituzioni e le testimonianze della Scuola Medica, e renderà finalmente Salerno una città culturalmente viva?
Forse dovremo solo aspettare per scoprirlo.

Articolo pubblicato su – Irno24.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
Questa voce è stata pubblicata in Scienza tecnologia e medicina. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...