Ildegarda: una “solista” tra Cura e Grazia

Ildegarda, la Città di Dio e le Virtù Teologali – miniatura dal “Liber Divinorum Operum”. XIII sec. – Lucca, Biblioteca Capitolare.

La storica Maria Giuseppina Muzzarelli ha definito il Medioevo l’epoca del “compossibile”: cioé l’epoca in cui, a dispetto di una società che in diversi contesti si trascina dietro l’eredità maschilista del diritto romano, la voce delle donne ha la possibilità di farsi sentire. Il più delle volte come una sorta di “basso ostinato”, un brusio di sottofondo alle voci maschili dominanti; ci sono, però, molte voci soliste femminili che hanno modo di emergere, e queste voci sono ascoltate.
E una di queste voci soliste è sicuramente Ildegarda di Bingen.
Non dobbiamo, però, commettere l’errore di porla su un altro piano rispetto al suo tempo, soprattutto quando si parla delle sue due opere di argomento medico, volgarmente note come Physica e Causae et curae.

La vita di Ildegarda attraversa praticamente tutto il XII secolo, epoca in cui l’Università stava cominciando a muovere i primi passi: mondo maschilista e impregnato della misoginia della cultura classica, mondo chiuso allo sguardo femminile. Per fortuna, all’epoca l’Università non aveva ancora avanzato la pretesa di essere la sola e unica depositaria del sapere; e dunque le altre vie, come i monasteri (quelli femminili compresi), avevano nell’opinione comune lo stesso valore.
E infatti Ildegarda, anche nelle sue opere mediche, dimostra di aver letto gli autori della medicina, antichi e moderni, come Galeno, Alessandro di Tralles, e perfino il contemporaneo Bartolomeo da Salerno; la sua Physica, enciclopedia degli elementi, elenca circa 230 specie vegetali, oltre a minerali e animali, per i quali è palpabile l’ispirazione di Dioscoride. Le autctoritates tuttavia, al contrario di quanto accade nelle scuole che diventeranno università, non solo la sua unica fonte: ce ne sono altre due, tipiche di uno sguardo femminile, ma soprattutto monastico, ovvero i saperi tramandati oralmente (infatti i nomi con cui indica le piante sono quelli presi dalla tradizione popolare), e la Bibbia.
Infatti anche la Bibbia, sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, ci parla di una medicina “magica”, una medicina che non mira a curare soltanto il corpo. In particolare, nel Libro di Tobia, il protagonista viene guidato dall’arcangelo Raffaele (il cui nome significa appunto “Dio guarisce”) a preparare tre medicamenti a partire da un pesce:

Gli disse allora l’angelo: “Apri il pesce e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte ma getta via gli intestini. Infatti il suo fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti” […] Gli rispose: “Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo, e cesserà da lei ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di chi è affetto da macchie bianche; si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono”.
Tb, 6, 4, 8-9.

Qui siamo in presenza di una medicina in cui tocco e presenza fanno parte della cura almeno quanto il medicamento vero e proprio. E anche gli elementi e il modo in cui vengono utilizzati hanno una simbologia particolare: i suffumigi indicano purificazione, in questo caso dalla rabbia (il fegato) e dalla depressione (la bile) attraverso l’apertura del cuore.
Una simbologia simile si trova nel Nuovo Testamento, in particolare nell’episodio della guarigione del cieco nato operata da Gesù:

Egli rispose: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: va’ a Sìloe e lavati. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista”
Gv. 9,11

La simbologia è evidente: il fango rappresenta la terra, e dunque la Creazione, gli elementi naturali attraverso i quali Gesù opera la guarigione, alla quale però si aggiunge l’acqua, chiaro rimando al battesimo e dunque alla Grazia ricevuta attraverso lo Spirito Santo.
Dio è dunque il primo medico, e Ildegarda questo particolare non lo perde mai di vista nelle sue opere: la scienziata non dimentica di essere anche mistica, due mondi che a noi potrebbero sembrare in ossimoro, ma che ci rimandano immediatamente alle Sibille e alle profetesse dell’Antichità.
E questo si vede soprattutto nel Causae et curae, libro che inizia nel momento in cui, nel 1150, fonda il suo monastero di Bingen, come “libro della medicina pratica” a disposizione della comunità di San Ruperto. E non si tratta solo delle consorelle, dato che il capitolo 36 della Regola di San Benedetto ordina con chiarezza:

L’assistenza agli infermi deve avere la precedenza e la superiorità su tutto, in modo che essi siano serviti veramente come Cristo in persona, il quale ha detto di sé: “Sono stato malato e mi avete visitato”.

Il monastero di Ildegarda non è dunque chiuso al mondo in cui vive, anzi nel suo trattato l’autrice è molto attenta al concetto di prossimità, al fatto che la relazione tra medico e malato sia parte integrante della cura, così come la fede è parte integrante della cura.
L’obiettivo, infatti, come nel salernitano Regimen Sanitatis, non è “riparare un pezzo malato”, ma mantenere l’uomo sano, e, secondo Ildegarda, chi si crogiola nel vizio (coltivando dentro di sé la rabbia, mangiando in maniera sregolata o lasciandosi andare alla pigrizia), espone anche il suo corpo alle malattie. Ildegarda elenca ben trentacinque peccati che determinano malattie: il caso più interessante è quello dell’invidia, che secondo lei lederebbe addirittura gli organi interni (al livello popolare ancora oggi si dice “scoppiare d’invidia”). La pratica della virtù, dunque, per Ildegarda, non è soltanto un mezzo per “salvarsi l’anima”, ma anche per rimanere sani.
La medicina di Ildegarda, così, cura non soltanto il corpo, ma l’uomo nel suo complesso, qualcuno dice persino che abbia precorso il concetto di medicina olistica, anche con qualche esagerazione come quelle che la vorrebbero anche esperta di cucina, mentre probabilmente Ildegarda, in quanto badessa e nobile, in cucina non ha mai messo piede. Tuttavia il suo approccio alla manipolazione degli elementi ricorda molto quello alla cucina, il sapere per eccellenza delle donne: Ildegarda riconosce dignità medica a decotti e gallette, trasforma un sapere “alto” in una pratica.
Anche la fede è parte integrante della cura stessa: fede che comprende anche forme di ritualità “cristianizzate” ma tipicamente femminili: come quando consiglia l’uso della sardonice in caso di parto difficile: la sua raccomandazione è di porla davanti al sesso, avvolta in una pelle di serpente legata intorno alla vita come una cintura recitando delle preghiere. Il carmen e il gesto, dunque, come avrebbero detto i Latini, messe al servizio della cura.
Insomma, per Ildegarda l’uomo non è fatto solo di carne da “riparare” né solo di spirito, ma entrambi si compenetrano a vicenda. Come lei, mistica “multitasking” che, pur non essendo quella che si dice una donna “comune”, s’inserisce perfettamente, trasformandolo, nel sapere del suo tempo.

Per saperne di più:
Ildegarda di Bingen, Cause e cure delle malattie, a cura di Paola Calef, Palermo, Sellerio 2019;
Id., Libro delle creature. Differenze sottili delle nature diverse, a cura di Antonella Campanini, Roma, Carocci, 2011;
Victoria Sweet, Rooted in the Earth, Rooted in the Sky: Hildegard of Bingen and Premodern Medicine, Routledge 2006;
Erika Maderna, Con grazia di tocco e di parola. La medicina delle sante, Sansepolcro (AR), Aboca, 2019.
Infermi, monasteri e misteri. La medicina nel Medio Evo con Ildegarda di Bingen. Webinar online;
“Donne che guariscono: un tema e due studiose a confronto”.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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