Francesco – Liliana Cavani (1989)

Si era fatto un gran parlare, qualche anno fa, nel 2014, dell’ultimo dei tre film dedicati a Francesco d’Assisi firmati dalla regista Liliana Cavani, questa volta per la televisione. Francamente, ne rimasi abbastanza delusa: non aggiungeva granché ai due film precedenti, dai quali anzi aveva preso molto, anche le battute, mentre mi sarei aspettata qualcosa di nuovo, un nuovo punto di vista, o la stessa storia raccontata in un altro modo.
Cosa che d’altronde la regista aveva fatto nel 1989 con il suo Francesco, radicalmente diverso dal precedente Francesco d’Assisi del 1966 (nitido e rigoroso nel suo bianco e nero come nell’adesione alle fonti storiche), dipingendolo con le tinte drammatiche di una storia d’amore.

Non con Chiara, intendiamoci: uno dei meriti di questo film è proprio sfatare il mito che presenta il legame tra Francesco e Chiara quasi come un amore platonico tra due ragazzini. No, qui Francesco è tutt’altro che un ragazzino, è un uomo a tutti gli effetti, interpretato da un intensissimo Mickey Rourke, all’epoca famoso principalmente come protagonista dell’erotico 9 settimane e mezzo.
Ed erotico, in un certo senso, questo Francesco lo è, perché la sua con Dio è in tutto e per tutto una storia d’amore.
Non si tratta però dell’eros maschile adolescente, quello che Zeffirelli aveva dispiegato nel Fratello Sole, Sorella Luna, quello incosciente e violento della scoperta dell’amore, e delle sue prime parole gridate al mondo intero. Liliana Cavani tratteggia l’eros maschile maturo che è anzitutto ricerca di relazione con l’altro, con Cristo in questo caso. Anche i toni di voce sono lievi, quasi sussurrati, soprattutto nelle preghiere di Francesco: è sussurrando che si parlano gli innamorati. C’è però spazio anche per la passione, nella scena della mortificazione, in cui il Poverello, tentato nella carne, si getta nudo nella neve; e non si tratta di masochismo, ma di consacrarsi interamente, anche con il corpo, all’Altro.
Una storia d’amore, però, è fatta anche di silenzi e di ricerca drammatica dell’Amato: è il silenzio di Dio, che domina la scena in cui Francesco riceve le stimmate, in cui Mickey Rourke tocca il punto più alto della sua interpretazione. Lo straziante “Parlami!” qui viene gridato, Francesco protende le mani in cerca dell’Altro, lo pretende con tutto lo strazio dell’abbandono. E l’Amato non può dare risposta più carnale: le stimmate, le piaghe della Crocifissione del Cristo, si imprimono sul corpo di Francesco, che così si fonde totalmente con l’Amato fino a diventare una cosa sola con Lui.
Lo stadio finale dell’amore maturo, riassunto da Francesco con la frase “Deus mihi dixit“. Sussurrata, perché l’amore adulto non ha bisogno di grida.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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