Dal fuoco divino: Ildegarda e la medicina delle pietre.

La decima visione – miniatura dallo “Scivias” – Dresda, Landesbibliothek

C’è un aspetto particolarmente intrigante nella medicina di Ildegarda di Bingen, e che soltanto di recente si è cominciato a studiare: la sua attenzione alla cura mediante le pietre preziose. Su questo aspetto, però, come su molti altri, c’è molta confusione, e certuni hanno creduto di poter accostare l’uso delle pietre preziose che fa Ildegarda con la cristalloterapia di origine orientale tanto in voga oggi.

In realtà quello dei lapidaria è un genere che risale all’Antichità, alla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, molto letta nel corso del Medioevo, e presa a modello da altri autori come Isidoro di Siviglia, il quale nel VII secolo esamina le pietre fin nella loro (presunta) etimologia e anche attraverso di essa cerca di definire la “virtù” della pietra, il modo in cui può essere utile all’uomo. Le gemme sono classificate in base al colore, alla durezza, all’origine, ai dati empirici si mescolano le leggende sulle magiche proprietà di ogni gemme, e il Cristianesimo non tarda ad abbinarvi significati simbolici e allegorici che rimandano alla sfera del sacro. A partire dalla fine dell’XI secolo, quando il vescovo Marbodo di Rennes scrive il suo Liber lapidum, è tutto un fiorire di questi trattati tra mineralogia, medicina e magia: ne scrivono nel XIII secolo il re Alfonso X di Castiglia e il monaco di St. Albans Matteo Paris. Queste conoscenze dunque, che noi associamo quasi automaticamente alla magia, nel Medioevo, un mondo sacralizzato in cui l’azione soprannaturale entrava nel vissuto quotidiano, facevano parte del bagaglio di chiunque s’interessasse di filosofia della natura, ecclesiastici compresi.

Smeraldo grezzo

Anche in questo campo, però, come in altri, Ildegarda ha un approccio tutto suo. La sua lapidaria deriva direttamente dalle Sacre Scritture, e dalle pietre in essa nominate: ad esempio, le pietre prescritte dall’Esodo per ornare il pettorale del sommo sacerdote, o le gemme che materializzano la visione della Nuova Gerusalemme nell’Apocalisse. Si potrebbe parlare di una vera e propria “teologia delle pietre” ildegardiana.
Nella sua Physica, Ildegarda identifica le pietre preziose con le emanazioni luminose comparse il quarto giorno della Creazione insieme al sole, alla luna e alle stelle, emanazione diretta del fuoco divino, e proprio per questo motivo non sono state toccate dal peccato originale; anzi, nella sua visione sono le gemme stesse a ricordare al diavolo la bellezza originaria della creazione, e dunque non c’è nemmeno bisogno che siano benedette da un sacerdote perché il demonio indietreggia davanti ad esse.
Ildegarda però utilizza le pietre nel complesso di un contesto curativo più ampio, in cui la farmacologia non è l’elemento più importante. La sua medicina si regge su quattro pilastri:

  1. la dieta, cioè nutrire il proprio corpo con alimenti sani, in modo che non produca umori nocivi;
  2. il drenaggio, cioé la detossificazione tramite bevande purificanti, salassi, scarificazioni, purghe;
  3. il digiuno, pratica purificante e insieme religiosa, che permette di liberarsi delle proprie negatività attraverso un più stretto contatto con Dio;
  4. i rimedi terapeutici, l’impiego di semplici e composti animali, vegetali o minerali (pietre comprese) in caso di rottura dell’equilibrio dell’organismo garantito dagli altri tre pilastri.

In questo contesto, ogni pietra, nel suo impiego terapeutico, deve essere utilizzata ad una particolare ora del giorno ed essere accompagnata da una specifica preghiera.

Topazio grezzo

Naturalmente, Ildegarda, per classificare le pietre, utilizza il criterio quaternario delle qualità (freddo e caldo, secco e umido) tipico della medicina ippocratico-galenica, ma aggiunge degli elementi in più. Per lei la più preziosa è lo smeraldo, perché pregno della qualità a lei più cara, da lei battezzata viriditas (“verdezza”), il potere della vita. Lo consiglia soprattutto contro l’epilessia e il mal di testa, alitando sulla pietra per scaldarla e inumidirla, sfregandola sulle tempie e sulla fronte e infine tenendola in bocca per almeno un’ora.
Lo zaffiro invece, Ildegarda lo consiglia in caso di dolore agli occhi, bagnandolo a digiuno con la saliva per poi passare il dito intinto di saliva nella parte interna degli occhi.
Particolare è il caso del topazio, pietra che cresce nel mezzo del sole di mezzogiorno, e che dunque ha il potere di lavare ogni disonore dalle persone. Ildegarda consiglia di premere ogni mattina il topazio sul cuore, recitando questa preghiera:

Dio, che è magnifico in tutto, non mi allontani da sé, ma mi conservi con la sua benedizione, mi fortifichi e mi renda stabile.

Questo dimostra che non siamo in presenza di magia come la intendiamo oggi, ma di un sistema olistico di connessione tra materia e spirito squisitamente medievale, del quale Ildegarda non è solo degna rappresentante, ma capace di ritagliarsi uno spazio di originalità tutto al femminile.

Per saperne di più:
Marcello Stanzione, Albasali, I rimedi di Santa Ildegarda. Il potere delle pietre e delle gemme, Milano, Gribaudi, 2019.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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