Le antipatie di un poeta: Petrarca e i medici.

Altichiero – ritratto di Francesco Petrarca, particolare da da San Giorgio battezza re Sevio – Padova, Oratorio di San Giorgio, 1376.

Riconoscere la grandezza di Francesco Petrarca, uno dei mostri sacri della lingua e della poesia italiana, il primo degli umanisti, il cantore di Laura, poeta finanche incoronato con l’alloro in Campidoglio, è fin troppo facile. Più difficile è tracciare un profilo dell’uomo che teneva in mano il calamo per tracciare quei versi.
Il prof. Giuseppe Lauriello, primario emerito di pneumologia e storico della medicina, autore del libro Grandezza e drammi nella letteratura italiana, dal canto suo, non ha dubbi:
«Un gran maleducato, e anche molto invidioso.»

Invidioso di chi?
Un candidato ci potrebbe essere: Guy de Chauliac, forse il maggior chirurgo del XIV secolo francese, autore di un manuale che avrebbe fatto scuola per altri duecento anni, medico personale alla corte avignonese di papa Clemente VI che aveva guarito da una grave malattia, coperto di ricchezze e di onori.
A un poeta così orgoglioso del suo sapere, ridotto a fare l’ambasciatore del papa per sbarcare il lunario, doveva piacere decisamente poco che un “tecnico” che si sporcava le mani di sangue e chissà cos’altro, avesse la vita assai più facile di lui.
«Petrarca scrisse un’opera di quattro libri in latino fatta interamente di invettive contro i medici, il Contra medicum quendam invectivarum libri quatuor, – nota dal canto suo il prof. Lauriello, – descrivendoli come una massa di chiacchieroni interessati solo ai soldi.»
E a leggerlo, effettivamente, si riconosce poco il Petrarca del Canzoniere:

So che il tuo letto è assediato dai medici, causa prima dei miei timori. E non v’è dubbio che, mentre questi si contrastano tra loro sui nuovi farmaci, sperando di trarne notorietà, trafficano con le nostre vite. E, come se il loro compito non sia quello di curare, ma di persuadere, disputano chiassosamente intorno al letto del malato e, intessendo nodi ippocratici con filo ciceroniano, lo lasciano morire. Ti esorto quindi a guardarti dal medico ricco di eloquenza e avaro di consigli come da un sicario o meglio da un venefico insidiatore della tua vita. Visto comunque che non riusciamo a fare a meno dei medici, sceglitene almeno uno che sia meno forbito in chiacchiere e più affidabile in scienza e fedeltà.

Qualcuno ha parlato di iatrofobia, cioè di un vero e proprio terrore patologico del Petrarca nei confronti dei medici. Il prof. Lauriello ne dubita:
«In altri suoi scritti, Petrarca si dilunga tanto sul dominio delle proprie passioni, eppure in queste pagine mostra un livore tale da cadere nel ridicolo. Come quando, ad esempio, mette alla berlina l’ostentazione nel vestire dei medici: possiamo sospettare che il buon aristocratico Francesco pensasse di aver più diritto lui di vestire così rispetto a gente che lavorava con le mani.»

Aggiungi l’indegno sfoggio di vestimenti usurpati, la porpora screziata a vari colori, il fulgor degli anelli, gli speroni dorati e dimmi, quale occhio, benché sano, non rimarrebbe abbagliato da tanta luce!

Anche da queste invettive, però, secondo il prof. Lauriello, si può trarre qualche spigolatura utile.
«Petrarca aveva orrore dei tecnici: ed è quello che oggi stanno diventando i nostri medici, mentre il medico di una volta era una persona colta, amica, e che soprattutto sapeva ascoltare. Oggi il medico non parla nemmeno con il paziente, manda direttamente a fare radiografie, TAC, ecc; mentre il paziente avrebbe bisogno anche di parlare con il medico, e di essere ascoltato nella sua vicenda umana. Per come la vedo io, un buon medico sa anche partecipare alle sofferenze del paziente.»

Per saperne di più:
Giuseppe Lauriello, Grandezza e drammi nella letteratura italiana. Un percorso medico-psicologico, Napoli, Giuseppe de Nicola editore, 2019.



Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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