Amicizia al sommo grado: il matrimonio secondo Tommaso d'Aquino.

Scena nuziale, miniatura dal “Decretum Gratiani”, fine XIII sec. – Laon, Bibliothéque municipale.

Quando ci capita di immaginare il matrimonio medievale, ci viene quasi sempre spontaneo figurarcelo con le tinte più fosche possibile, soprattutto per le donne: null’altro che la vendita di una figlia a uno sconosciuto scelto dagli interessi delle rispettive famiglie, che sanciva l’inizio di una schiavitù anche sessuale, terminante non poche volte con la morte per una gravidanza finita male.
Ancora peggio, poi, se tocchiamo il tasto del matrimonio visto dal clero: ci salgono alla mente parole come sottomissione, sudditanza, quasi ripugnanza per una situazione il cui unico scopo sarebbe stato quello di rifornire il mondo di vergini, dato che in altro modo non avrebbero potuto nascere.
Ma le cose stavano davvero così?
Per scoprirlo, tiriamo in ballo il teologo per eccellenza del Basso Medioevo, Tommaso d’Aquino, sul quale padre Gabriele Scardocci, giovane domenicano fresco di ordinazione e laureato in filosofia e teologia dogmatica all’Angelicum, ha da poco dato alle stampe un agile libretto, Questo mistero grande: Il sacramento del matrimonio in San Tommaso D’Aquino; è chiara l’assonanza del titolo con versetto della lettera di Paolo agli Efesini che accosta il matrimonio al rapporto tra Cristo e la Chiesa (“Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa”, Ef. 5, 32), e il suo scopo dichiarato non è solo quello di fornire in quanto sacerdote un ausilio per la pastorale nuziale, ma come studioso anche quello di sfatare qualche mito riguardo al pensiero dell’Aquinate sul matrimonio.

Entriamo dunque subito nel vivo: cos’è il matrimonio per Tommaso d’Aquino?

È amicizia al sommo grado (maxima amicitia): e bisogna sottolineare che Tommaso basa questa definizione su ispirazioni di Agostino e di Giovanni Crisostomo, perfezionandole. E questo dopo un periodo in cui si era discusso animatamente tra teologi e canonisti se il matrimonio fosse reso valido dalla copula o dal consenso: questione che era stata risolta solo con papa Alessandro III nel 1161, con la formula “consensus matrimonium fecit, copula perfecit” (“il consenso fa il matrimonio, la copula lo perfeziona”).

Ma cosa significa “amicizia al sommo grado”?

Uno scambio intimo e totale. Tommaso ricorre al versetto 24 del secondo capitolo della Genesi (“Per questo, l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre, e si unirà alla sua donna, e i due saranno una sola carne”), per spiegare che il matrimonio consacra tra l’uomo e la donna un triplice nobilissimo legame: l’amore, che spinge gli sposi a lasciare le loro famiglie d’origine, la vita insieme, per la quale mettono tutto in comune, e la copula, con cui gli sposi si legano anche nel corpo. Amicizia al sommo grado vuol dire dunque avere tutto questo in comune, come essere amico di Dio vuol dire avere in comune con Lui la Grazia. L’amicizia è un movimento trinitario, e così per Tommaso il matrimonio diventa immagine dell’amore che il Cristo sulla croce dà alla Chiesa.

Eppure lo stesso Tommaso dice che, all’interno del matrimonio, la donna è naturalmente soggetta all’uomo, poiché l’uomo avrebbe per natura un più vigoroso discernimento razionale.

Bisogna capire bene cosa intende Tommaso, perché, nella Summa contra Gentiles, insiste sull’obbligo di fedeltà per entrambi i coniugi, perché secondo lui sono entrambi sullo stesso livello. Il carattere di amicizia tipico del matrimonio implica in se stesso l’uguaglianza; tant’è vero che la poligamia diventa per Tommaso un rapporto servile, perché manca la donazione esclusiva e totale.

E cosa pensa Tommaso della violenza domestica?

Anzitutto che l’uxoricidio (il “femminicidio”, diremmo oggi) è di per sé un impedimento al matrimonio: se un marito uxoricida si risposa senza aver dimostrato il proprio pentimento, aver fatto un’adeguata penitenza e aver ottenuto il permesso della Chiesa, il matrimonio è nullo (e teniamo anche presente che un marito uxoricida, a norma di diritto canonico, rischiava la scomunica). Non solo, per Tommaso il matrimonio riparatore dopo uno stupro è invalido, perché il consenso coatto non è un consenso.

Tommaso, però, considera valido il matrimonio combinato e il matrimonio d’interesse…

Certo, perché si tratta di un consenso condizionato, non coatto, e dunque il matrimonio è valido. Tommaso concepisce in primo luogo il matrimonio come una società naturale che nasce da un consenso tra pari, finalizzata anche ad educare le proprie passioni (remedium concupiscientiae). Egli comincia però a porre qualche punto interrogativo: quel consenso tra pari non può essere né economico né servile, altrimenti non è amicizia.
Il modello di famiglia che viene fuori dalle pagine di Tommaso, insomma, non è patriarcale, come potremmo pensare noi Europei del XXI secolo, ma coniugale.

Per saperne di più:
Gabriele Giordano Scardocci, Questo mistero grande: Il sacramento del matrimonio in San Tommaso D’Aquino, Torino Crocevia, 2019.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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Una risposta a Amicizia al sommo grado: il matrimonio secondo Tommaso d'Aquino.

  1. Luca ha detto:

    Bella sintesi, complimenti! Ho il libro e l’ho letto, ma non posso dire di aver capito molto, visto che a suo tempo, a scuola, in Filosofia, non ho studiato San Tommaso, e dunque non conosco (se non di nome) le opere citate da te e da fr. Gabriele. Ti leggo sempre con piacere. 🙂

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