In viaggio con i Vichinghi

Complice l’omonima serie televisiva, sembra proprio che in questi ultimi anni, quelli che noi chiamiamo “Vichinghi” spopolino alla grande: ogni giorno si moltiplicano come funghi guerrieri coperti di tatuaggi e schermidori “viking”, gruppi di musica rock (metal in particolare) ad essi ispirati, perfino gruppi sedicenti neopagani che dicono di ispirarsi alla loro religione.
Quanto però tutto questo ha a che fare con la realtà e cosa sappiamo davvero dei “Vichinghi”? Per saperlo ho deciso di andare fin nella loro terra indiscussa, la Norvegia, e così mi sono imbattuta in un gruppo decisamente interessante, dal nome (per fortuna) in Inglese e non Norvegese: gli Hands on History di Trondheim. Un gruppo che ha fatto una scelta molto particolare, e a mio parere vincente: rievocare non l’aspetto marziale e di combattimento in generale, ma quello della vita quotidiana, molto più utile per farci vedere come vivessero questi Scandinavi dell’Alto Medioevo a casa loro. E lo fanno a un livello davvero alto, collaborando con università e istituzioni culturali del Nord Europa, come il Museo Nazionale di Copenaghen.
Facebook in questo è un aiuto formidabile, perché non mi costringe ad avventurarmi fino in quelle terre gelide (con tutto il cambiamento climatico) per contattarli: per un colpo di fortuna riesco ad agganciare una dei membri del direttivo dell’associazione, una donna dal sorriso smagliante (a vedere le sue foto) di nome Heidi Brimi, un master in archeologia e vent’anni di esperienza nei musei. Ha accettato di mettersi a disposizione di questa chiacchierata.

Per cortesia di Hand on History

Anzitutto, la madre di tutte le domande: è corretto o no parlare di “Vichinghi”?

Dipende a cosa ci si riferisce. Gli Scandinavi del periodo tra l’VIII e l’XI secolo usavano questo termine per indicare pirati e in genere marinai; oggi, viene usato per indicare in generale tutti gli Scandinavi di quell’epoca. I rievocatori lo usano per chi rievoca in generale l’età vichinga, senza particolare riferimento a contesti di mare o alla pirateria. Io direi che se ci si riferisce agli Scandinavi dell’età vichinga in generale, è un po’ impreciso, preferisco “Scandinavi dell’età vichinga”; ma se ci si riferisce ai rievocatori che oggi ricostruiscono l’età vichinga, è un termine tutto sommato accettabile.

Per cortesia di Hand on History

E, da archeologa e rievocatrice, cos’hai scoperto su questi “Scandinavi dell’età vichinga”?

Che è facile sottovalutare i popoli del passato, specialmente in periodi in cui le evidenze archeologiche e storiche sono scarse. In confronto con i ritrovamenti e le evidenze storiche della Scandinavia medievale, non c’è molto sull’età vichinga, e dobbiamo avanzare molte ipotesi per tentare di ricostruire quella società. La maggior parte dei ritrovamenti che abbiamo sono in metallo, ma sappiamo da un raro, prezioso ritrovamento come la sepoltura di Oseberg che gli oggetti in metallo erano probabilmente una piccola parte della loro cultura materiale. Il ritrovamento di numerosi carri di legno intagliato e utensili da cucina a Oseberg è assolutamente sorprendente.

Per cortesia di Hand on History

Secondo te, quali sono i luoghi comuni da sfatare sugli Scandinavi dell’età vichinga?

I “Vichinghi” hanno sempre avuto il loro fascino, ma negli ultimi due decenni c’è stata un’esplosione di fiere, mercati, festival, film e spettacoli televisivi loro dedicati: forse attire la loro indipendenza associata al mistero. Sono molte le cose che non sappiamo di loro, ma ne sappiamo abbastanza per farli rivivere nella nostra immaginazione. Le saghe ci raccontano della loro personalità e delle loro ragioni. Furono d’altronde grandi esploratori e viaggiarono dal Nordamerica a Baghdad. La cultura popolare è benzina per questa moda e l’alimenta. Personalmente sono molto contenta di questo boom, ma non dobbiamo dimenticare che i vichinghi furono considerati come particolarmente violenti in un’epoca violenta. Non è tutto oro quello che luccica, e forse sono stati un po’ troppo glorificati: la maggior parte erano coltivatori e allevatori, e non portavano i capelli a cresta. La cultura popolare tende a riflettersi sulla rievocazione, ma la maggior parte non è basata su una solida evidenza storica. E non sono assolutamente sicura sulla faccenda dei tatuaggi. Se fossero stati pesantemente tatuati da capo a piedi come scrive Ibn Fadlan, troverei un po’ strano che non ci sia nessun altro a menzionarlo. Abbiamo varie descrizioni di Vichinghi da altri Europei, ma non conosco nessuno che menzioni i tatuaggi: si parla di “disegni”, non di “tatuaggi”. Intendiamoci, è impossibile dimostrare che non ne avessero, ma devo ancora trovare prove solide che ne avessero.

Per cortesia di Hand on History

Quali sono gli errori che vedi più spesso nei gruppi di rievocazione “vichinghi”?

Anzitutto i capelli lunghi, sciolti e trasandati degli uomini: molta gente, non solo i rievocatori, pensa che il soprannome del re Harald I di Norvegia, detto Hårfagre, “Bellachioma”, faccia riferimento ai suoi lunghi e bei capelli. Egli aveva effettivamente i capelli lunghi, ma a causa di una donna che non volle sposarlo finché non fosse stato re di tutta la Norvegia, e non solo di una piccola parte: egli fece dunque voto di non tagliarsi i capelli fin quando non avesse avuto tutta la Norvegia sotto il suo controllo, e se li lasciò crescere. Ma quando alla fine prese il potere sull’intera Norvegia e divenne il primo sovrano del Paese unito se li tagliò di nuovo. I suoi compagni gli diedero il soprannome di “Bellachioma” quando se la tagliò e divenne di nuovo bella.

Per cortesia di Hand on History

E sulla loro religione? Cosa ne sappiamo veramente?

Le saghe ci dicono molto sulle loro credenze, su riti religiosi e tradizioni; il materiale archeologico è anch’esso pieno di reperti e simboli religiosi che devono essere interpretati, e non è sempre facile. E non ha niente a che fare con i neopagani “norreni” moderni.

Per cortesia di Hand on History

Rievocandoli, cos’hai imparato sulla vita quotidiana dei tuoi conterranei dell’età vichinga?

Che la famiglia e la comunità erano molto importanti: erano il solo aiuto in caso di difficoltà e di discussioni legali. In età vichinga la Norvegia aveva un sistema di assemblee locali, in cui avvenivano processi e accordi. Questo sistema legale precede l’età vichinga, ma le consuetudini non furono messe per iscritto prima del XIII secolo, e con un’influenza cristiana. In età vichinga le leggi potevano dare una qualche protezione, ma la comunità aveva pari importanza. Le famiglie allargate erano più ampie rispetto a oggi, diverse generazioni vivevano insieme: oggi la nostra società è più frammentata, il livello di cooperazione di cui avevano bisogno per sopravvivere è qualcosa che noi oggi dovremmo imparare da loro. La vita quotidiana per la maggior parte della gente consisteva nel prendersi cura della fattoria e commerciare per i beni che non potevano produrre in proprio. Non sappiamo quanti fossero gli schiavi, ma erano una porzione significativa. Si aveva bisogno di molte abilità manuali oggi andate perdute, e molte delle comodità che noi diamo per scontate erano più difficili, ma personalmente credo che si si preoccupasse del futuro pei propri figli, dei soldi e della politica esattamente come oggi. Ciò che possiamo vedere dal materiale archeologico è che gli Scandinavi commerciavano a lunga distanza. Beni provenienti non solo dall’Europa, ma anche dall’Asia raggiungevano ogni angolo del paese: ferro, pellicce e zanne di tricheco erano importanti beni da esportazione. Dunque pensare alla vita in età vichinga come fatta semplicemente di fattorie non è completamente esatto: gli sforzi delle comunità locali e la quantità di gente impiegata nella produzione del ferro, nella pesca e nella caccia erano molto corposi; alcuni tipi di caccia percorrevano diversi chilometri e necessitavano di molta gente e di un’organizzazione. La loro società aveva un alto livello di organizzazione.
La rievocazione mi ha insegnato che le materie prime sono preziose e che sarebbe un peccato gettar via qualsiasi cosa, anche l’avanzo più insignificante. I reperti archeologici sono spesso stati usati, riparati e riusati. Se devi sfamare una pecora, tosare la lana, filarla, tesserla e poi cucirti la tunica o qualsiasi altra cosa, non ne butterai via niente.

Per cortesia di Hand on History

Voi organizzate anche passeggiate storiche, cui possono partecipare anche esterni. In cosa consistono, qual è la risposta del pubblico, e cosa ti hanno insegnato sugli spostamenti a piedi in Età Vichinga?

Organizzare le passeggiate ci costringe a prendere molte decisioni pratiche sull’equipaggiamento. Quando come rievocatori si va ad un mercato o ad un festival, molti occupano un’automobile intera con l’equipaggiamento (tende, mobilio, calderoni, ecc.); i rievocatori spesso pretendono il massimo della comodità. Noi ci chiediamo cosa succederebbe se rinunciassimo agli elementi moderni, l’automobile per esempio. Noi dobbiamo stabilire delle proprietà diverse e riduciamo al minimo il nostro equipaggiamento. Dal momento che noi non utilizziamo animali da soma ma ci portiamo in spalla tutto ciò di cui abbiamo bisogno, il nostro bagaglio non può essere molto pesante. Fare scelte come queste era educativo. Noi abbiamo un equipaggiamento minimo, ma sufficiente. Non ho mai sentito di aver bisogno di qualcosa durante le camminate, e non ho mai trovato più impegnativo camminare per tre giorni in equipaggiamento vichingo che camminare per tre giorni in equipaggiamento moderno.

Per cortesia di Hand on History

Insomma, i “Vichinghi” reali finiscono persino per essere più interessanti di quelli immaginati, e, se studiati nella materia giusta, possono insegnarci molto di più.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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2 risposte a In viaggio con i Vichinghi

  1. Salvù ha detto:

    Mercuriade, grazie per aver condiviso con noi questa perla! 🙂 E’ vero, ormai i Vichinghi sono divenuti estremamente popolari, e sono molte le idee errate sul loro conto. Ti ringrazio per aver sottolineato la necessaria distinzione tra ”Vichingo” e ”Scandinavo dell’età vichinga”, termini troppo spesso usati come sinonimi, ma che sinonimi non sono. Lo sai, mi interesso anche di questo!
    Interessante questo tuo punto ”Un gruppo che ha fatto una scelta molto particolare, e a mio parere vincente: rievocare non l’aspetto marziale e di combattimento in generale, ma quello della vita quotidiana, molto più utile per farci vedere come vivessero questi Scandinavi dell’Alto Medioevo a casa loro.” col quale mi trovo perfettamente d’accordo – la vita militare ha sicuramente il suo fascino, ma è nella vita quotidiana che si cela la vera anima di un popolo.
    Un caro saluto 🙂

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