Viaggiatrici coraggiose

di Maria Bettetini

Ambrogio Lorenzetti, Cacciatori e fanciulle che danzano – particolare dal ciclo di affreschi della Sala del Consiglio dei Nove, 1338-1339, Siena, Palazzo Pubblico.

Ai piedi della Giustizia dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni, l’affresco monocromo mostra donne che danzano e uomini che vanno a caccia, divertimenti sereni possibili in un Paese giusto. L’Ingiustizia, invece, è un uomo imprigionato da mura diroccate e arbusti, che non riesce a usare la spada ma solo l’arpione (per rubare), e che sovrasta la scena di uno stupro. Una donna nuda è trascinata da tre rapitori, sotto lo sguardo indifferente di due militari. Questo era il maggior pericolo per le donne in viaggio da sole o poco difese, nel Medioevo come in tutte le ere e i luoghi dove non esiste una protezione organizzata.

Ambrogio Lorenzetti, Stupro – particolare dal ciclo di affreschi della Sala del Consiglio dei Nove, 1338-1339, Siena, Palazzo Pubblico.

Nell’età di mezzo il rischio era enfatizzato, anche per la gravità attribuita agli attentati alla castità, in tutte le loro forme.
Quindi le donne stavano a casa, e gli uomini andavano in guerra, a sviluppare i commerci, a svolgere pellegrinaggi a nome di tutta la famiglia? Nemmeno per idea. Ovviamente il viaggio per ferie e turismo era da escludere, realtà sconosciute fino al Settecento (il Grand Tour per i giovani benestanti del Nord Europa) e addirittura, se si pensa alla vacanza come diritto, al Novecento. Eppure il Medioevo viaggia, utilizza le strade romane che nel secondo millennio restaura dopo secoli di incuria, alle quali preferisce comunque la via del mare, sia per la rapidità sia per lo sproporzionato rapporto tra pirati e briganti: ovunque chiunque, armato di coltello, poteva tendere un agguato a viaggiatori solitari o indifesi, mentre la pirateria è un po’ più complessa da organizzare. Ma dunque, se viaggiano, come e perché viaggiano i medievali, e in particolare le donne medievali? Lo racconta in un agile volume Francesca Allegri, esperta della via Francigena, disegnando una quindicina di ritratti. Purtroppo non sono in ordine cronologico, e questo ingenera qualche difficoltà nel confrontare le figure e nel ricostruire il contesto, ben diverso se si tratti del III o del XIII secolo. Ma è anche colpa del Medioevo, che è così lungo. L’idea di fondo è che per una donna fosse lecito lasciare la casa solo per motivi religiosi, se pur differenti: pellegrinaggi, autoesilii, fughe da mariti imposti contro caste scelte, ricerca di redenzione, o migliorare la propria immagine di persona per bene, fino al romitaggio, nel deserto o nei pressi dei luoghi santi, ovvero Gerusalemme, Roma, Santiago di Compostela. Tranne il caso di regine e mogli di personaggi politicamente di rilievo che si potevano spostare per motivi diplomatici, le altre dovevano diventare pellegrine per poter partire.
Anche le regine andavano in pellegrinaggio, ma immaginiamo un elegante e protetto corteo per la pellegrina Elena, madre di Costantino dal passato ben poco nobile (era una locandiera, in tempi in cui la locanda ristorava i soldati in cerca non solo di cibo e bevande), così come otto secoli dopo per Eleonora d’Aquitania, moglie di Luigi VII, al seguito del marito durante un disgraziato tentativo di crociata.
Tutte le altre non avevano soldati e ancelle per la loro cura e protezione, ma avevano un bambino malato da portare al santuario per chiedere la grazia, oppure un peccato da espiare, o un afflato mistico che le spingeva a lasciare figli e marito e a partire per la Terra Santa e poi il deserto (azione contraria alla carità cristiana, molto si discute oggi di alcuni tra questi afflati a volte di dubbia origine soprannaturale).
Per partire le donne si riunivano tra loro, cercavano altri pellegrini a cui accodarsi, con esiti di ogni genere, anche quello descritto nell’affresco di Giotto. Ma Verdiana, Bona, Margery, Elena, Brigida, Caterina, Melania e tante altre non hanno esitazioni: partono, a volte travestite da uomo, a volte facendosi forza a vicenda, a volte forti e basta.

da “Il Sole 24 Ore”, 21/10/2012

Per saperne di più:
Francesca Allegri, Donne e pellegrine dall’Antichità al Medioevo, Milano, Jaca Book, 2012.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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Una risposta a Viaggiatrici coraggiose

  1. Bernardo Altieri ha detto:

    Brava Federica, che accendi, in tanti di noi, la curiosità e la voglia di approfondire con i tuoi studi ed i tuoi articoli!
    Bernardo Altieri.

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