La metamorfosi di una città: Salerno dai Longobardi ai Normanni.

Scorcio di S. Maria de Lama – Salerno, IX-X sec.

Ogni città che si rispetti ha bisogno di un mito di fondazione.
E quello di Salerno non si colloca, come si potrebbe pensare, in età longobarda, con la rifondazione da parte di Arechi: avviene invece in età normanna, nel momento in cui vengono “ritrovate” le reliquie di San Matteo, e i nuovi padroni di Salerno le traslano nella cattedrale appena costruita, ponendo così la città sotto la protezione dell’Apostolo.

Scorcio dell’atrio della cattedrale – Salerno, XII sec.

All’indomani della conquista da parte di Roberto il Guiscardo nel 1076, Salerno conosce una forte espansione edilizia, soprattutto nell’area cosiddetta dell’Hortus Magnus, non solo con l’edificazione della cattedrale e di Castel Terracena, ma dei palazzi dell’aristocrazia normanna. Diventa, insomma, una capitale a tutti gli effetti, una delle capitali del Regno Normanno di Sicilia, con tutta la relatività del concetto di “capitale” all’epoca; persino nel Liber ad Honorem Augusti di Pietro da Eboli, tra XII e XIII secolo, considera Salerno come una capitale. Ancora in età angioina Salerno è importante al punto tale che il principe ereditario del Regno di Sicilia assume il titolo di Principe di Salerno.
Rispetto all’epoca precedente, l’architettura civile resta sostanzialmente invariata: quella militare invece cambia completamente, dato che l’età longobarda non conosceva i castelli, e che invece tra XI e XII secolo cominciano a spuntare come funghi, a partire da quello di Rota (Mercato San Severino).
La cattedrale diventa dunque, insieme a Castel Terracena, un vero e proprio centro di potere, in continua evoluzione: il portico antistante, infatti, è successivo all’edificazione dell’edificio vero e proprio, così come la lunetta a mosaico di San Matteo, di età angioina, di qualità artistica straordinaria. In questo senso, la cattedrale è specchio della città, una città che cresce su se stessa perché è costruita su un territorio dinamico, al punto che a volte è difficile distinguere strato per strato. A differenza del Nord Italia, Salerno non conosce grandi figure di artefici come Wiligelmo; sono però ricordati i grandi committenti come l’amalfitano Pantaleone di Mauro che ha fatto realizzare direttamente a Costantinopoli il portale di bronzo, o come quegli Ursus e Giovanni cui si devono i pannelli di età normanna nella chiesa di Santa Maria de Lama. Anche a Salerno abbiamo dunque, come nel Nord Italia, una cultura di committenza, ma espressa attraverso le immagini.
La cattedrale, inoltre, è protagonista di un cambiamento non da poco che coinvolge proprio la sfera del sacro: in età longobarda erano state molto diffuse le chiese di fondazione signorile, le quali però rimanevano proprietà del fondatore, principe o nobile che fosse, come una sorta di assicurazione. Con l’età normanna, che coincide con la riforma gregoriana, le cose cambiano totalmente: la Chiesa reclama la sua indipendenza dal potere secolare e avoca a sé anche queste chiese e il patrimonio ad esse annesso, spogliando di fatto la vecchia aristocrazia longobarda del loro patrimonio; operazione che viene favorita dei Normanni. Così come viene favorito dai Normanni, in tutte le città del Meridione, il culto di santi locali.
Un altro punto di rottura, rispetto all’età longobarda, è il rapporto con l’antico. In epoca longobarda, la Salerno romana era ancora ben visibile, e l’antico viene costantemente ripreso nei nuovi edifici proprio in una prospettiva di continuità in nome della romanitas; le culture differenti che si impiantano in città (longobardi, amalfitani, ebrei) e che crescono in modo diverso, si pongono sempre in continuità volontaria con il passato romano. Con l’arrivo dei Normanni, abbiamo una vera e propria frattura: l’uso dell’antico non è più incentrato sulla città ma sulla cattedrale, ed è indicato come qualcosa di “altro”.
In questo senso, il progetto della cattedrale di Salerno è nuovo e originale, molto più di quanto la storia dell’arte ha voluto sinora far credere. Si sono tirati in ballo modelli architettonici autorevoli come l’abbazia di Montecassino, ma questa ipotesi è stata superata proprio in quanto l’abate Desiderio, che ne ha voluto il nuovo impianto, come cugino dell’ultimo principe Gisulfo II, appartiene all’ala più intransigente dell’aristocrazia longobarda, e mai si sarebbe piegato ad un progetto che glorificasse gli invasori. L’arcivescovo di Salerno Alfano I, invece, pur proveniente anche lui dalla nobiltà longobarda, cerca la mediazione con i Normanni, e per giunta la costruzione della nuova cattedrale era già in corso prima della conquista, proprio ad opera dell’arcivescovo. È proprio durante questi lavori che le reliquie dell’apostolo Matteo vengono “ritrovate” (parola da prendere con le pinzette, in realtà la loro presenza era già nota), e Alfano ne dà notizia con grande risonanza a papa Gregorio VII; il pontefice scrive all’arcivescovo di Salerno chiedendogli in sostanza di convincere Roberto il Guiscardo e sua moglie Sichelgaita a finanziare la costruzione della cattedrale perché sia degna di accogliere reliquie così importanti. L’idea dunque non parte dal nuovo signore di Salerno, il duca delle Puglie e delle Calabrie, ma viene direttamente dal papa: e dunque il modello di riferimento della cattedrale di Salerno non è Montecassino ma Roma.
Ipotesi rafforzata dagli usi liturgici particolari che la Chiesa di Salerno riprende direttamente da quella romana: la tradizionale liturgia longobarda con il canto beneventano è riformata con pezzi provenienti direttamente dall’Ordinario Lateranense.

Per saperne di più:
Maddalena Vaccaro, Palinsesto e paradigma : la metamorfosi monumentale nella Salerno di Roberto il Guiscardo, Pisa, ETS, 2018.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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Una risposta a La metamorfosi di una città: Salerno dai Longobardi ai Normanni.

  1. Bernardo Altieri ha detto:

    Brava Federica, sempre chiara ed esauriente!
    Bernardo Altieri

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