Terlizzi 2019 ovvero le affinità elettive

Mercuriade e Floresenda

La mia avventura con il progetto “Scuola Medica Salernitana” sta iniziando, e comincia a portarmi fuori dalle mura della mia città.
Così Maestra Mercuriade, da Salerno, è partita alla volta della Puglia, di Terlizzi per la precisione, a qualche chilometro da Bari, dove un’associazione volenterosa e appassionata da sei anni valorizza una chiesetta di XI secolo, Santa Maria di Cesano organizzando le Notti Medievali, ogni anno con un tema diverso. L’argomento portante di quest’anno era le invenzioni che il Medioevo ci ha lasciato: gli occhiali, i bottoni, l’università, i mulini a vento, la banca, le mutande, la carta, un nome alle note musicali… molte più di quanto pensiamo. Un ottimo modo per demolire miti e stereotipi sul Medioevo, non solo attraverso gli allestimenti di gruppi di qualità come gli Stratos di Bari o i neonati Cives Regni Siciliae di Lucera, ma anche attraverso scenette teatrali con attori e figuranti abbigliati in modo almeno credibile per il XIII secolo, con uomini in calzebraghe e donne con la testa coperta (miracolo!!!). Certo, qualche piccolo compromesso qua e là c’era sempre, ma non si tentava di farlo passare per quello che non era: ad esempio, i venditori di gioielli fantasy & simili c’erano, ma erano separati dal campo storico, in modo che i visitatori si accorgessero che si trattava di altro. E il coinvolgimento del pubblico era totale, trascinato nella sfrenata carola che ha chiuso la prima serata come nel banchetto della seconda giornata, inframezzato dalle facezie e dalle storielle piccanti del giullare Gianluca delle Fontane, come quella delle mutande del monaco che ci ha fatto ridere fino alle lacrime!!

Come sempre, però, la parte più preziosa di una rievocazione sono gli incontri, con compagni di viaggio vecchi e nuovi. C’è il piacere di rivedere volti conosciuti come Galvano Lancia e Margherita de Ocra, qui nella veste di semplici artigiani, e di seguire i primi passi di un progetto tutto loro, i Cives Regni Siciliae, in cui stanno mettendo l’anima e che sta già dando i primi risultati.
I momenti di pausa ci permettono di condividere le nostre esperienze di scambiarci idee, e, perché no?, di intavolare spunti per progetti futuri da realizzare insieme: progetti che forse non diverranno mai realtà, ma chi può dirlo? In mano ci restano comunque le nostre storie, i nostri ricordi, i pezzi di strada fatti insieme

Ci sono, però, anche i nuovi incontri. E ci sono quelli che non si dimenticano più, con una creatura mai vista prima, ma che non sembra capitata per caso sui miei passi.
Una creatura venuta fuori dall’Abruzzo di D’Annunzio, quello che preferisco, quello delle poesie e dei drammi come La figlia di Iorio, selvaggio e rurale dalle tinte estreme, a volte anche crudele, eppure capace di slanci di passione indimenticabili.
Questa Mila di Codra si chiama Floresenda, e a dire il vero, alla prima occhiata la si potrebbe prendere sul serio per una strega, nel senso più arcaico del termine: capelli lunghissimi e scuri dal sapore antico, e un leggero strabismo che segnala la presenza di un mistero. La sua magia è quella di tingere i tessuti con le erbe, per la cui conoscenza non posso che invidiarla, come posso solo invidiare la sua familiarità con il fuoco: in ginocchio accanto al suo braciere, con il pentolone pieno d’acqua, ricordava una seguace delle dee polypharmakes della Grecia più arcaica, Circe e Medea.

Devo ammettere di nutrire ora una certa antipatia per Goethe, e di non amare affatto il suo romanzo Le affinità elettive, in cui i suoi personaggi si dimostrano, senza eccezioni, egoisti e immaturi, e non fanno che cercare se stessi negli occhi di chi credono di amare, senza mai vederli veramente. Tuttavia, un’espressione migliore proprio non riesco a trovarla (accidenti a lui) per tradurre in parole la sensazione di aver riconosciuto, fra tanti esseri umani, un’anima così affine alla propria da sembrare partorita dallo stesso grembo: la stessa passione per la Storia e le storie e la stessa voglia di raccontarle, la stessa sensibilità su certe corde, perfino alcune ferite dell’anima che sembrano unirci come un filo misterioso.
E scoprire di potersi completare perfettamente a vicenda, perfino alla prova del dividersi in due lo stesso banco della medicina.

Per una donna essere compagna di stanza non è solo una questione di organizzazione, di come dividersi i letti o il bagno, o di capire dove appendere le nostre cose ai pochi sostegni disponibili: significa bussare ai momenti più intimi dell’anima della tua vicina e attendere ch’ella ti inviti ad entrare. Significa mangiare una pizza nei modi più improbabili, sedute sul letto a gambe incrociate, facendo attenzione a sporcare il meno possibile; significa stare sveglie fino a tardi a parlare e a raccontare, anche se il mattino dopo è d’obbligo svegliarsi presto, e ritrovarsi a custodire le confidenze dell’altra come perle preziose, come un incantesimo da non divulgare perché non cada nelle mani sbagliate.
Da custodire come il brasiletto, la cocciniglia e la calce spenta che ha messo nelle mie mani, perché Mercuriade li muti in qualcosa di mai visto prima, qualcosa che possa unire una magalda abruzzese a una sibilla campana.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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