Il leone d’inverno – Anthony Harvey (1968)

In questi giorni, si parla tanto di “famiglia” e dei vari significati che questa parola possa avere. Storici e antropologi, dal canto loro si affannano a spiegarci che il concetto di “famiglia” non è sempre stato quello che conosciamo oggi.
Che la famiglia cosiddetta “del Mulino Bianco” non esista lo sappiamo benissimo, e che possa anche diventare un inferno lo sappiamo altrettanto bene. La situazione diventa ancora più complicata se parliamo di famiglie dell’alta società, dove a piccoli e grandi drammi si aggiungono due elementi fondamentali: il denaro e il potere. E, se questo è vero oggi, figuriamoci nel Medioevo, quando la famiglia era la base della società, e anche la storia politica era una storia di famiglie.
E proprio la famiglia è il cuore di questo dramma di James Goldman, americano, portato sullo schermo da Antony Harvey, inglese, nel 1968: Il leone d’inverno.
La famiglia è quella dei Plantageneti, la famiglia reale d’Inghilterra al termine dell’anno 1183: ovvero il re Enrico II, sua moglie Eleonora d’Aquitania, i tre figli Riccardo, Goffredo e Giovanni, con in più il re di Francia Filippo Augusto e sua sorella Alice, promessa sposa di Riccardo. Tutti insieme per festeggiare il Natale nel castello di Chinon (fisicamente in Francia, ma all’epoca territorio inglese), o meglio per mostrare la maschera della famiglia reale serena e in armonia. Basta guardare però oltre la splendida facciata per vedere gli scheletri nascosti nell’armadio: Eleonora è in “libertà temporanea”, essendo stata confinata da dieci anni nella Torre di Salisbury dal marito, marito che, tra parentesi, se la spassa con la fidanzata del figlio Riccardo; i tre rampolli, dal canto loro, sono impegnati a farsi le scarpe a vicenda, contendendosi il soglio paterno, e mescolando la brama di potere con le loro personali fragilità, frustrazioni e rancori. Si aggiungano le mire di Filippo Augusto, che, pur di mettere le mani sui territori francesi dei Plantageneti, non si fa scrupolo di servirsi dei loro punti deboli come l’omosessualità di Riccardo (che “cuor di leone” qui non appare proprio e cui, anzi, un giovane Antony Hopkins sa mostrare nel suo lato più umano e fragile) o la sua stessa sorella. Su tutti, come una direttrice d’orchestra, svetta la matriarca, Eleonora d’Aquitania, interpretata da una stratosferica Katherine Hepburn, ambigua, abile manovratrice di intrighi, pronta a tutto pur di garantire la successione al suo favorito Riccardo, ma nemmeno immune dalle sue fragilità, come dimostra il magistrale monologo davanti allo specchio.
Il tutto trattato in modo modernissimo senza perdere la sua dimensione storica: potrei dire che questo è uno dei pochissimi film veramente storici sul Medioevo che siano mai stati girati, ma al tempo stesso è estremamente attuale. Come non pensare alle famiglie dei grandi capitani d’industria americani cui l’americano Goldman strizza l’occhio, oppure alle fragilità nascoste descritte dal film Il Laureato, non a caso dello stesso periodo?
Questo è soprattutto un film di recitazione, un duello tra i due colossi del teatro e del cinema Peter ‘O Toole e Katherine Hepburn; un duello a carte scoperte tra due personaggi, Enrico ed Eleonora, marito e moglie, l’un contro l’altro armati, pronti a giocare il tutto per tutto, ma che, alla fine, si stimano e non possono fare a meno l’uno dell’altra, come la scena finale dimostra.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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