I colori di Santa Maria de Lama

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Ingresso di Santa Maria de Lama.

Questa chiesa, incastonata in fondo ad una serie di gradoni che da Via Torquato Tasso scendono verso S. Pietro a Corte è ormai diventata uno dei punti di riferimento culturali di Salerno. L’ultimo evento che ha ospitato, il 15 marzo scorso,  è stato una giornata di studio sui Longobardi che ha avuto come relatori archeologi e storici dell’arte provenienti dalla Soprintendenza e dall’Università di Salerno. Niente male, per un luogo che fino a pochi anni fa era famoso piuttosto per il degrado e i rifiuti che ne ingombravano i gradoni e che, grazie al Touring Club di Salerno, è tornato a vivere.

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S. Maria de Lama – Aula inferiore

La prima menzione risale al 1055, dove si nomina una chiesa di Santa Maria «ubi Lama dicitur», cioè collocata presso il torrente Lama o Lavina, lo stesso presso il quale era collocata la chiesa oggi detta Sant’Andrea de Lavina. Si trattava di una chiesa di fondazione principesca, dato che ne risultano compatroni nientedimeno che il principe Gisulfo II e gli eredi di suo zio, fratello di suo padre Guaimario IV, il conte Gioannaccio, al quale, tra l’altro, appartiene il terreno su cui la chiesa è stata edificata. Da un altro documento sappiamo che nel 1080 è retta da un prete di nome Landone, che gestisce anche la vicina chiesa di San Pietro Apostolo.
Si tratta di una zona commerciale, situata nel cuore del quartiere degli Amalfitani, nei pressi dell’antico porto, che forse non a caso proprio nella prima metà dell’XI secolo, con gli ultimi principi longobardi Guaimario IV e Gisulfo II, vive uno sviluppo edilizio importante, che trova la sua espressione nelle numerose fondazioni ecclesiastiche: gli Amalfitani sono bene inseriti alla corte di Guaimario IV, il viceduca ch’egli ha imposto su Amalfi conquistata, Mansone II, è suo parente per parte della madre Maria; e saranno in prima linea nella congiura che causerà la morte del principe nel 1052.

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S. Maria de Lama – Aula inferiore.

L’archeologia sembra confermare le fonti scritte: scendendo nell’aula inferiore della chiesa (scoperta solo nel 1970 anche se attestata in documenti già del Cinquecento) le vicende articolate che l’edificio ha attraversato diventano evidenti, a partire dal muro di età romana fino alle strutture risalenti all’inizio dell’XI secolo, con le colonne marmoree di spoglio e gli affreschi. L’abside è rivolta verso nord, e forse la prima chiesa di S. Maria de Lama ne ha addirittura due, una semicircolare e una quadrangolare.
Di particolare interesse sono gli affreschi, pannelli devozionali con figure di santi. Sono rintracciabili almeno due fasi: la prima si può datare al primo quarto dell’XI secolo, e rappresenta San Bartolomeo, Sant’Andrea, la Vergine orante e un santo non identificato. In essi l’eredità tardoantica si fonde con lo stile della cultura tipicamente bizantina; impressionante è la somiglianza con il ciclo di affreschi delle grotte di Olevano sul Tusciano, risalenti al X secolo. Si tratta degli unici affreschi veramente longobardi conservati a Salerno. La seconda invece è successiva, non sappiamo di quanto, e vi vengono rappresentati Santo Stefano, San Lorenzo, la Vergine in trono e San Leonardo.

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S. Stefano – affresco dall’aula inferiore – Santa Maria de Lama.

La vita di questa chiesa, però, s’interrompe bruscamente: non sappiamo esattamente quando, ma tutto lascerebbe pensare ad un evento catastrofico, forse lo stesso che interruppe quella della vicina chiesa di S. Andrea de Lavina.
Fatto sta che questa chiesa ricompare nei documenti già prima nel 1145 e poi nel 1151, in due chartae che ci segnalano i nomi dei preti che officiano a S. Maria de Lama, rispettivamente Nicola e Roberto. Forse è già in questo periodo che la chiesa viene ricostruita, sopra l’antica aula, trasformata in ipogeo.

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S. Maria de Lama – Aula superiore.

Si tratta di una chiesa ad impianto basilicale, divisa in tre navate scandite da colonne di spoglio. Di spoglio, ma non spoglie, almeno nel XV secolo: su due di esse vediamo tracce dell’intonaco e degli affreschi che dovevano ricoprirle. Affreschi su fondo blu, di scuola senese, uno raffigurante il Cristo Risorto e l’altro la Maddalena. Forse risalgono allo stesso periodo in cui una bolla datata 18 agosto 1437, la cappellania della chiesa viene conferita a Regolabile Cositore.

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Cristo Risorto – Affresco sulla colonna dell’aula superiore, XV sec. – S. Maria de Lama.

Un documento del 1309 ci informa sui nomi dei due cappellani curati che si occupano della chiesa: perché due cappellani per una chiesa così piccola? La risposta sta in un documento successivo, del 1581: il primo si occupa delle funzioni nella chiesa superiore, il secondo di quelle nella chiesa inferiore. Ciò vuol dire che la prima chiesa, ora dedicata a Santo Stefano continua ad essere utilizzata per le funzioni religiose, almeno fino al 1625, quando un documento ci informa che è stata sconsacrata e tutte le funzioni sono state trasferite all’aula superiore.
Oggi anche quella è sconsacrata, ma grazie al Touring Club di Salerno, e al suo programma “Aperti per voi”, dal 2015 fruibile in altro modo: è infatti aperta e visitabile durante i fine settimana dalle 10 alle 13; vi si organizzano inoltre durante l’anno cicli di incontri sulla storia di Salerno, concerti ed iniziative di vario tipo, diventando forse uno dei pochi luoghi nel centro storico di Salerno veramente e pienamente fruibile da tutti.

Per saperne di più:
S. Maria de Lama – Touring Club Italiano;
Generoso Crisci, Salerno Sacra. Ricerche storiche, a cura di Vincenzo de Simone, Giuseppe Rescigno, et al., Lancusi, Edizioni Gutenberg, 2001, vol. I, pp. 79-80;
La chiesa di Santa Maria “de Lama”, a cura di Paola Valitutti e Barbara Visentin, in Visitiamo la città. Ciclo di visite guidate dell’ass. cult. Erchemperto per il Comune di Salerno, Salerno 2007.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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Una risposta a I colori di Santa Maria de Lama

  1. VINCENZO FILIPPO ESPOSITO ha detto:

    Grazie don, leggo con piacere.

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