Interviste attraverso il tempo: Costanzella

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Stretta di mano con Costanzella.

Ad una blogger e aspirante “giornalista” come me possono accadere le cose più impensabili, ma questa è davvero da annotare nel Curriculum Mondiale: intervistare una delle Mulieres Salernitanae.
E mica una mulier qualsiasi: nientedimeno che Costanza Calenda, detta Costanzella.
Il diminutivo non deve trarre in inganno, si tratta di un pezzo veramente grosso: classe 1400 circa, figlia di Salvatore Calenda, medico personale della regina Giovanna II d’Angiò, nonché priore del Collegio Medico di Salerno e poi di Napoli.
Ci incontriamo nella saletta sul retro di un caffè al centro di Salerno; la trovo già seduta ad uno dei tavolini, intenta a sorseggiare una tisana sicuramente di sua creazione, anticonformista in un abito giallo che ai suoi tempi le avrebbe creato qualche problemino (nel Quattrocento il giallo era considerato un colore al limite del lecito), ma al tempo stesso con il volto rugoso e rassicurante di una saggia nonnina da fiaba.
Mi stringe la mano calorosamente, ci tiene subito a mettermi a mio agio:
– Chiamami pure Costanzella, mia cara, siamo sempre tra donne. Risponderò con piacere alle tue domande.

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Costanzella e la sua tisana.

Donna Costanzella, se doveste dirmi chi siete voi, come rispondereste?
Nacqui più di seicento anni fa, alla marina di Salerno, ma la mia passione è sempre stata quella di salir su per quelle montagne che collegano la mia città nativa a La Cava. In queste mie passeggiate, scoprii che vi erano certune erbe che, pestate, triturate, macerate con altre e con dei balsami, provocando a certi sofferenti benefici miglioramenti. 

Dai, state un po’ eludendo la mia domanda: come vi definireste, una medica o una strega?
Sono tutte e due parole troppo grosse per me. Sono semplicemente una donna, una donna di Salerno, una mulier salernitana, come lo sono state prima di me Venturella Consinata, Mercuriade, Sabella Castellomata, Rebecca Guarna, Berdefolia, e alla fine la grande Trotula de Ruggiero.

Ma, in definitiva, quanti anni avete?
Ormai non lo so più nemmeno io: non ci sono più gli anni di una volta.

Vostro padre, però, era il medico personale della regina di Sicilia, professore alle università di Salerno e di Napoli. Questo non era un po’ ingombrante per voi, nel momento in cui, nel 1422, siete stata abilitata ad esercitare la medicina e avete affiancato vostro padre nell’insegnamento?
Non tanto questo, quanto dover lottare continuamente contro quelli che mi dicevano: «sei sapiente, ma pur sempre femmina.» Pensavano che l’Università, che fosse quella di Salerno o quella di Napoli, non fosse posto per me, che mi si addicesse di più la riservatezza della mia casa. Si sono dovuti ricredere, tutti.

Parlateci un po’ del vostro matrimonio con Baldassarre Santomango.
Era di nobilissima famiglia, l’uomo più bello che avessi mai visto, anzi, si diceva che fosse l’uomo più bello di Napoli. Per me fu un colpo di fulmine
 in piena regola: pensavo di essere caduta malata, e nemmeno la mia medicina riuscì a curarmi. Lo sposai nel 1423, e la nostra storia d’amore è durata praticamente tutta la vita. 

Dopo il matrimonio non vi mancò mai la vostra libertà di signorina?
Certamente insegnare non è la stessa cosa che mandare avanti una casa e crescere dei figli, e non avevo più tutto il tempo libero che avevo prima, ma anche da moglie di Baldassarre Santomango la gente veniva da me a cercar consiglio, anche perché l’essere madre di famiglia dà anche più esperienza.

Voi però non siete solo tutto questo: siete anche la nonna materna di Jacopo Sannazzaro, uno dei massimi poeti del Rinascimento napoletano. Possiamo dire che un pizzico della sua arte la deve anche a voi?
Certo che sì. Jacopuzzo si è nutrito dei libri che circolavano in casa nostra: libri non solo di fisica, farmacologia e chirurgia, ma anche di letteratura e di poesia. Da noi ha respirato l’arte in tute le sue forme.

Un’ultima domanda: secondo voi era più difficile essere donna nei vostri tempi o in questi?
Secondo la mia esperienza, credo che sia molto più difficile oggi: ai miei tempi almeno avevamo qualche punto di riferimento, un’etica che ci indicava la direzione da prendere. Oggi il mondo assomiglia di più ad una landa desolata sempre uguale a se stessa, completamente senza orizzonti. 

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Il Regimen Sanitatis e la mandragora.

Ringraziamenti:
Grazie alla “mamma” di Costanzella, l’attrice di teatro di figura Flavia d’Aiello;
e grazie al Bar caffè letterario G. Verdi, location dell’intervista.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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