Autorità al femminile: sigilli di donne in Età Feudale.

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Anello sigillo della regina Aregonda, 570 c.a. – Saint-Germain-en-Laye, Musée d’Archéologie Nationale.

Nel momento in cui, con la disgregazione dell’impero carolingio, nel corso del IX e del X secolo, si afferma il governo di tipo feudale, basato sul diritto consuetudinario, partito dal basso, assistiamo anche al crescere d’importanza delle donne. Un sistema come quello feudale, infatti, non si basa sui singoli ma sulle famiglie, e le donne nella famiglia hanno un ruolo molto importante: le famiglie contano su di loro come “colonne portanti” o come “anelli di congiunzione”, si fidano di loro. La conseguenza è che assistiamo, soprattutto a partire dalla fine dell’XI secolo, ad un aumento della presenza dei sigilli femminili apposti ai documenti ufficiali.
Attenzione, non vuol dire che nell’Alto Medioevo non esistesse il sigillo femminile (che l’Antichità romana non aveva conosciuto, tanto che persino donne potentissime come Livia e Agrippina avevano dovuto usare il sigillo del marito), in modo particolare per badesse come Gumetruda e regine come Aregonda, ma è soltanto con l’affermarsi del sistema feudale che la presenza femminile trova modo di emergere; ad esempio, l’imperatrice Cunegonda, nel 1002, con il marito Enrico II ancora in vita, autentica un documento imperiale anche con il suo sigillo.
Il sigillo conferisce validità ad un documento, soprattutto nel caso di un documento solenne, è la prova del nove che non può essere falso, soprattutto se si tratta di un documento emanato da un’autorità e che dà dunque a chi lo possiede diritti e privilegi.

Sigillo di Beatrice di Lotaringia.


Particolarmente interessante in questo senso è il sigillo di Beatrice di Lotaringia, contessa di Toscana, madre della più famosa Gran Contessa Matilde, datato al 1073 e proveniente dall’abbazia di San Zeno a Verona. La contessa è rappresentata seduta in trono, velata e con un libro chiuso nella sinistra; la legenda recita + SIS SEMPER FELIX + GOTFREDO CARA BEATRIX (“Che tu sia sempre felice – a Goffredo la cara Beatrice”). Beatrice si rappresenta dunque in questo sigillo come un’autorità vera e propria, ma al tempo stesso la legenda la collega al defunto marito Goffredo III di Lorena, e in questo modo in un certo senso si legittima.

Sigillo di Matilde di Scozia.

All’anno 1100 risale invece il sigillo di Matilde di Scozia, regina d’Inghilterra, proveniente da un documento che riguarda l’abbazia di Durham; e anche in questo caso il re Enrico I suo marito è vivo e vegeto. Il sigillo qui assume la forma detta “a navetta”, che sarà tipica della maggior parte dei sigilli femminili di XII e XIII secolo. La regina è rappresentata in piedi, velata e incoronata, con il globo nella sinistra e lo scettro nella destra. La legenda recita + SIGILLUM • MATHILDIS • SECUNDAE / DEI • CRACIA • REGINAE • ANGLIAE (Sigillo di Matilde seconda, per grazia di Dio regina d’Inghilterra).
È interessante il fatto che Matilde, per legittimare la sua autorità, utilizzi nella legenda la stessa formula utilizzata dai re, Dei Gratia, e non è legata ad una presenza maschile; e anche lei, come Matilde, si rappresenta in atteggiamento regale, con i simboli del potere, corona, globo e scettro. Matilde, dunque, si rappresenta in tutto e per tutto come autorità, indipendentemente dal marito.

Sigillo di Bertrada di Montfort.

Un documento in favore dell’Abbazia di Marmoutiers del 1115 porta il sigillo della regina di Francia Bertrada di Montfort, vedova di Filippo I re di Francia. Come per Matilde di Scozia, la regina è rappresentata in piedi, incoronata, con una colomba nella sinistra e un giglio nella destra. La legenda recita SIGILL/UM : BERTRADE : DEI : CRACIA : FRANCORUM : REGINE/ (“Sigillo di Bertrada, per grazia di Dio regina dei Franchi). Anche in questo caso la legenda presenta la regina come autorità, senza riferimento ad una dipendenza maschile. L’immagine, però, è diversa: nelle mani non ha più, come nel caso di Matilde di Scozia, i simboli del potere, ma degli attributi tipicamente femminili come la colomba e il giglio. Inoltre l’essere autorità di Bertrada si manifesta in quanto vedova, perché, anche se è comparsa spesso nei documenti accanto al marito Filippo, solo alla sua morte autentica gli atti privati con un sigillo personale.
Allo stesso modo, anche Adelaide di Savoia, moglie del re di Francia Luigi VI, alla morte del marito nel 1137 autentica gli atti emanati dalla cancelleria reale con il suo sigillo personale.
La regina di Francia, oltre ai territori portati in dote, può disporre di un dovario donatole in controparte dal re, che gestisce in modo indipendente, con i suoi propri funzionari; oltre a rimanere a pieno diritto la titolare dei territori che ha portato in dote. Eleonora d’Aquitania, regina prima di Francia e poi d’Inghilterra, autentica con il suo sigillo personale gli atti privati che riguardano il feudo della quale è duchessa per eredità.

Sigillo di Elisabetta di Vermandois.

Nel corso del XII secolo, le attestazioni di sigilli femminili tra le donne dell’aristocrazia sono molte, e variegate, e riguardano sia donne che agiscono a fianco dei propri mariti, sia donne che agiscono in quanto vedove. Ad esempio, il sigillo di Elisabetta di Vermandois, moglie del conte Filippo I di Fiandra, datato 1170, è apposto in un documento in cui la contessa agisce a fianco del marito.  La contessa è in piedi, indossa un bliaut dalle larghissime maniche, secondo la moda dell’epoca, è velata e porta un giglio nella sinistra e una colomba nella destra. La legenda recita: + ELIZABETH • COMITISSA • FLANDRIE (“Elisabetta contessa di Fiandra”). Elisabetta così si presenta in quanto contessa di Fiandra, e di conseguenza investita di un’autorità di cui partecipa insieme al marito; l’immagine, però, la presenta in atteggiamento femminile, con nelle mani gli stessi attributi di Bertrada di Montfort, la colomba e il giglio, non i simboli del potere come invece porta Filippo di Fiandra nel suo proprio sigillo. Come a dire che Elisabetta partecipa dell’autorità, ma non è l’autorità.

Sigillo di Giovanna di Fiandra – recto.

Il discorso cambia quando la donna diventa lei l’autorità, in assenza temporanea del marito, o in quanto vedova o reggente per il figlio minorenne.
Questo è il caso di Giovanna di Fiandra e di Hainaut, moglie prima di Ferdinando del Portogallo e poi di Tommaso di Savoia. 
Un suo sigillo risale al 1221, periodo in cui Giovanna regna temporaneamente da sola, dato che il marito Ferdinando è stato imprigionato dal re di Francia Filippo II Augusto. Il recto del sigillo raffigura la contessa nel tipo detto “a effigie equestre di caccia”; la contessa, velata, regge nella mano sinistra un falco. La legenda recita: + S. IOHANNE COMI/TIS[SE] FLAINDRIE • ET HAINOIE. (“Sigillo di Giovanna contessa di Fiandra e Hainaut”). 
Girando il sigillo invece abbiamo una sorpresa: un controsigillo con lo stemma delle Fiandre (d’oro al leone rampante di nero armato e linguato di rosso), e la legenda SECRETUM MEUM MIHI (“Questo è il mio sigillo segreto”), e così dunque ci informa che per autenticare questo documento, la contessa si è servita non soltanto del sigillo della cancelleria ma del suo sigillo personale.
La titolare di questo sigillo segreto, è dunque un’autorità nell’esercizio delle sue funzioni, ritratta esattamente in uno dei modi in cui si facevano ritrarre le autorità maschili, il tipo equestre di caccia. Tuttavia non è come nuora del re del Portogallo che Giovanna agisce, ma come contessa di Fiandra e di Hainaut, dominio del quale ha dunque conservato la titolarità indipendentemente dal marito.

Sigillo di Giovanna di Fiandra – verso.

Dagli inizi del XIII secolo in poi, abbiamo sigilli femminili anche provenienti dai ranghi delle mogli dei cavalieri e delle donne non aristocratiche. Tuttavia dopo il 1300, con la diffusione del notariato e con la crescita d’influenza del diritto romano rispetto a quello consuetudinario, l’uso del sigillo va declinando tra le donne come tra gli uomini.
Dunque possiamo concludere che anche l’uso del sigillo attesta l’autorità delle donne nella società aristocratica e feudale del Medioevo centrale, e dipinge un ruolo ben più attivo e indipendente di quanto abbiamo creduto finora.

Per saperne di più:
Didier Lett, Uomini e donne del Medioevo. Storia del genere, Bologna, Il Mulino, 2014;
Régine Pernoud, La donna al tempo delle cattedrali, Milano, Lindau, 2017;
Aristocratic women in medieval France, a cura di Theodore Evergates, University of Pennsylvania Press, 1999;
Amy Livingstone, Writing Medieval Women’s Lives, New York, Palgrave Macmillan, 2012. 

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono una paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città. Nel 2020 ho pubblicato con la Robin "Mulieres Salernitanae. Storie di donne e di cura".
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