L’attualità di Tommaso il politico

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Tommaso d’Aquino insegna – Miniatura dal commentario alle Sentenze di PIetro Lombardo, ultimo quarto del XIII sec., Angers, BM.

Studiare un gigante del pensiero è come fare un viaggio nello spazio: non si riesce mai a esaurirlo del tutto, ed è praticamente sicuro che prima o poi ci si imbatterà in un pianeta o in un satellite mai visto prima. Ancora peggio se si tratta di un personaggio così divulgato e in un certo “banalizzato” come Tommaso d’Aquino: tutti lo conosciamo come l’autore della Summa Theologiae, il Filosofo delle Cinque Vie, il Dottore della Chiesa per eccellenza. Meno noti sono altri suoi aspetti, forse rimasti in ombra, ma che tanto “minori” non sono: ad esempio, quello di… politico; o meglio, di filosofo della politica.
E a questo aspetto è dedicato l’incontro organizzato per venerdì 15 dicembre dall’associazione Veritatis Splendor alla Cappella del Rosario della chiesa di San Domenico a Salerno, che proprio di Tommaso d’Aquino per giunta conserva un braccio, più la tomba delle sue sorelle Maria e Teodora: L’eredità filosofico-politica di Tommaso d’Aquino. Ospite d’onore, oltre al prof. Massimo Panebianco, docente emerito di diritto internazionale all’Università di Salerno, il prof. Giovanni Turco, docente di filosofia politica all’Università di Udine e grande esperto di Tommaso d’Aquino.
Anzitutto bisogna tenere a mente una cosa, quando si parla di Tommaso d’Aquino: si deve distinguere il pensiero tommasiano dal tomismo, soprattutto quello che si impose nell’Ottocento, quando autori come Matteo Liberatore, firma di Civiltà Cattolica e consigliere di Pio IX e Leone XIII, fecero di Tommaso d’Aquino una bandiera. Purtroppo,  il pensiero di Tommaso è stato studiato spesso nei compendi realizzati dagli autori della Seconda Scolastica (secoli XV-XVI), ma quasi mai nei testi originali, come lamentava il filosofo Cornelio Fabro alla metà del Novecento: ne è conseguito che lo si è in qualche modo appiattito sul suo aristotelismo, e si sono trascurati aspetti altrettanto importanti del suo pensiero, come la sintesi con il platonismo, fondamentale ad esempio per la sua concezione dell’essere. In realtà tutte le interpretazioni, per quanto “giuste” possano essere, sono deformazioni: per conoscere bene Tommaso bisogna andare ai suoi testi, lasciarlo parlare. Non bisogna dimenticare, tra l’altro, che il pensiero di Tommaso all’inizio fu accolto a fatica dalla Chiesa, proprio perché si temeva che il suo servirsi delle categorie aristoteliche a proposito delle cose divine ne inficiasse il dato rivelato.
E, se andiamo al suo pensiero sul governo dei popoli, non sono poche le sorprese che emergono, come sottolinea il prof. Panebianco:
«Tommaso d’Aquino è in pratica l’uomo che nel XIII secolo ha segnato la svolta politica della Chiesa, chiudendo l’epoca delle Crociate e dando al mondo occidentale la cifra dell’universalità: non a caso proprio all’inizio della Secunda Secundae ricorda che il Cristo stesso aveva ordinato agli Apostoli di rinfoderare la spada e che l’utilizzo delle armi non è mai lecito se non per legittima difesa. Questo perché l’essere umano secondo Tommaso non è fatto per combattere con i propri simili, ma per la solidarietà e l’aiuto reciproco.»
Il prof. Turco, dal canto suo, ci tiene a sottolineare come l’attenzione alla politica di Tommaso si integri a tutti gli effetti nella sua opera di filosofo e teologo:
«Tommaso non si è mai occupato direttamente di faccende politiche, – precisa, – ma il suo pensiero è molto attento alle questioni di governo. Ne parla, oltre che nella Summa Theologiae, anche nella Summa Contra Gentiles, nel commento alla Politica di Aristotele e nel De regimine principum, dedicato tra l’altro a Ugo di Lusignano, che sarebbe dovuto diventare re di Cipro; inoltre è grande amico del re di Francia Luigi IX e s’interessa di un problema scottante ai suoi tempi, quello dell’usura.»
Ma qual’era la concezione di “Stato” che aveva in mente Tommaso d’Aquino?
«Attenzione però, – avverte il prof. Turco, – dobbiamo contestualizzare bene le parole: per Tommaso, lo “Stato”, inteso nel senso hobbesiano del termine, non esiste ancora: se invece parliamo di “governo”, Tommaso ne esamina tutte le forme, dalla monarchia all’oligarchia fino alla politia, ovvero quella che noi chiameremmo “democrazia”. Da buon “aristotelico”, Tommaso propenderebbe per la monarchia come forma ideale di governo, ma in concreto propone un sistema misto che in qualche modo le abbia in sé tutte, “democrazia” compresa. In realtà, per lui, non importa quale sia la forma di governo, purché sia conforme alla natura umana e abbia Dio come principio e fine.»
Forse proprio questa centralità di Dio anche nelle questioni di governo può far apparire superato il pensiero politico di Tommaso, ma in realtà, secondo il prof. Turco, non è così:
«La centralità di Dio è il presupposto fondamentale dei concetti tommasiani di libertà e di uguaglianza: proprio perché tutti vengono da Dio, davanti a Lui tutti gli uomini hanno la stessa dignità, anche se possono avere ruoli diversi all’interno di una società. E lo stesso vale per la libertà, che per Tommaso non è mai però fine a se stessa: l’atto libero sta nel suo contenuto, nella sua finalità, e dunque ogni atto di libertà presuppone una questione di principio; ad esempio, Tommaso afferma con forza che i governati sono autorizzati alla disobbedienza se un governante impone leggi ingiuste. Forse questo può insegnarci a dare alla politica uno sguardo più ampio di quello che ha per noi oggi: non per nulla Ulpiano dice che il giurista deve essere filosofo, ma una filosofia che pensa all’essere, dunque a tutti gli effetti un metafisico. È bene che capiamo che la politica non è ideologia, né statualità, e nemmeno processo del governo: secondo Tommaso, la politica è arte e scienza del bene comune, quel bene comune che la nostra modernità ha in qualche modo dimenticato.»
In conclusione l’eredità di Tommaso d’Aquino, per il prof. Turco, è qualcosa di estremamente attuale:
«Eredità e attualità non si escludono, anzi, si richiamano reciprocamente: ogni eredità ha in sé una validità attuale. Attenzione, però, essere “attuale” non vuol dire essere “alla moda”, anzi, attuale è ciò che non passa di moda, ma sta per se stesso ed è permanente: ciò che è perenne e vero è sempre attuale. La nostra modernità, che non a caso ci sta crollando addosso, ha voluto ridurre la politica a un problema di mezzo, Tommaso ci riporta con forza al fine: secondo lui la finalità delle leggi è far si che gli uomini diventino migliori e diventino amici. Questo dovremmo ricordarcelo un po’ di più…»

Per saperne di più:
Tommaso d’Aquino, Commento alla Politica di Aristotele, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1996;
Id., De Regimine Principum, a cura di Antero Meozzi, Lanciano, Carabba Editore, 2010.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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2 risposte a L’attualità di Tommaso il politico

  1. Fabio P.Barbieri ha detto:

    Dal mio saggio “Liberties and Liberty”: The popular nature of representative government was clear to European theorists from the word go. The greatest of them all, Thomas Aquinas, said this: Accordingly, the best form of government is in a state or kingdom, wherein one is given the power to preside over all; while under him are others having governing powers: and yet a government of this kind is shared by all, both because all are eligible to govern, and because the rulers are chosen by all. For this is the best form of polity, being partly kingdom, since there is one at the head of all; partly aristocracy, in so far as a number of persons are set in authority; partly democracy, i.e., government by the people, in so far as the rulers can be chosen from the people, and the people have the right to choose their rulers. (Summa, art.105.1)

    The reader who came to this passage from the conventional textbook notion of European history would rub his/her eyes in disbelief. To understand it properly, of course, one has to realize that Thomas, who had learned his political terminology from Aristotle, was using the term “democracy” in its Greek meaning – giving all the political power to the assembly of all the free citizens, with no representative intermediaries; and that he saw it, not without reason, this as dangerously close to mob rule. But once you understand his use of words, you will be stunned. What is this? NO Divine right? NO absolute sovereign? Did Aquinas just prophesy the American constitution, with its one person in authority (the President), with others “under him” having governing powers, all of them being elected “by all,” and the people having “the right” to choose their rulers? Of course not. Aquinas, who was a great nobleman from a great house, second cousin to the Emperor, at home with political power from birth, was describing a contemporary ideal, and to a large extent a contemporary practice. The Emperor was already elected, and most if not all European states, fiefs and cities had a strong representative element in their constitutions.

    Il saggio intero: https://fpb.livejournal.com/141494.html

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