Una legge anche per il re

di Alessandro Scafi

Per gli ottocento anni della Magna Charta la British Library riunirà le quattro copie rimaste tra quelle redatte nel 1215.

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Copia autentica della Magna Carta, 1215 – Londra, BL.

«Nessun uomo libero sarà arrestato o imprigionato, privato dei suoi diritti o dei suoi beni, messo fuori legge o esiliato, né useremo la forza nei suoi confronti, se non attraverso un giudizio legale da parte dei suoi pari o secondo la legge del regno». È il 15 giugno 1215. In una prateria irrigata lungo il Tamigi, a una trentina di chilometri da Londra, re Giovanni d’Inghilterra pone il sigillo reale su una pergamena. Il documento conferma, concede ed estende i privilegi del clero e dei suoi feudatari. Non ha scelta. Per finanziare le sue guerre il re ha imposto troppe tasse e i baroni del regno si sono ribellati. Scontenti del suo comportamento dispotico, ora gli rifiutano fedeltà. Li ha dovuti incontrare in questa landa umida nel Surrey e ha appena fatto una concessione importante perché quei nobili ribelli ritornino a rispettare la corona. Poco dopo, il 19 giugno, i baroni giurano fedeltà al loro re.
Soltanto così re Giovanni può ottenere l’obbedienza della sua aristocrazia, solo limitando il proprio potere. Ora non potrà più imporre nuove tasse senza l’approvazione del consiglio comune del regno, un’assemblea formata da nobili e alti prelati. Ora non potrà più arrestare i suoi nemici a piacimento perché nessuno potrà essere imprigionato senza un regolare processo, e ogni pena dovrà essere proporzionata al reato. Se abusa del suo potere, una commissione di baroni potrà sollevare contro di lui tutta la nazione, confiscando i suoi beni e i suoi castelli, mentre nei loro feudi i baroni potranno costruire case e castelli senza aspettare il suo permesso. La Chiesa d’Inghilterra sarà libera e indipendente dalla giurisdizione regia; non ci saranno più i demani del re e i mercanti potranno entrare e uscire liberamente dal Paese. In tutto il regno saranno adottate le stesse misure per vino, birra, grano e stoffe, e le antiche libertà saranno restituite a Londra, in modo che la città possa commerciare liberamente con le Fiandre e il resto d’Europa, e così liberi saranno gli altri porti e borghi del regno.
Quel provvedimento, noto come la Magna Charta, regolava la concessione dei privilegi in un mondo feudale, ma è stato considerato dai posteri come il testo fondamentale di una giurisprudenza moderna. Non si parlava più di leggi volute da un re, ma di una legge in vigore per tutti. Quel giorno, nella brughiera di Runnymede, un’idea ha preso il volo. Così almeno è parso alle generazioni che sono seguite, l’idea che anche il monarca debba sottostare alla legge, che la dignità regia non lo pone sopra di essa, e che tutti i cittadini debbano godere degli stessi diritti. Quel giorno a Runnymede c’erano troppi testimoni, tanti vescovi e baroni, e quella Magna Charta era ormai impossibile da ignorare e difficile da dimenticare. È così che storici e giuristi riconoscono in quel documento l’origine del diritto pubblico anglo-sassone e una pietra miliare della giurisprudenza e della storia, che ha ispirato, per esempio, la costituzione americana.
La verità della storia è che la Magna Charta non riuscì a servire lo scopo per il quale sembrava essere stata creata, quello della pacificazione del regno, perché la reale intenzione dei baroni era quella di rovesciare la monarchia, mentre re Giovanni intendeva usare quel compromesso soltanto per prendere tempo, in attesa del sostegno del Papa e nella speranza di un indebolimento dei rivoltosi. Infatti poco dopo, in agosto, Papa Innocenzo III dichiarò la Magna Charta illegale perché estorta con la violenza, e, forte di questo appoggio, Giovanni si rifiutò di applicarla, e allora i baroni unirono le loro armi a quelle dei Francesi per togliere il re dal trono e sostituirlo con un principe d’oltremanica. Fu così che l’Inghilterra precipitò nella guerra civile.
Con la morte del re, il 18 ottobre 1216, scompariva il motivo principale del conflitto e la Magna Charta fu di nuovo promulgata da un reggente, nel nome di un bambino di nove anni, Enrico III d’Inghilterra, il figlio del re appena deceduto, sicuramente meno pericoloso per gli interessi dell’aristocrazia inglese della reale dinastia di Francia. La Magna Charta, confermata e modificata nel corso dei secoli, con molte clausole ignorate, stravolte o riscritte, è tuttora considerata la carta fondamentale della monarchia nel Regno Unito, nonostante sia formata da una serie di leggi e convenzioni, piuttosto che da un unico documento. Re e governi hanno tentato di revocarla, sospenderla, o modificarla, ma la Carta ha assunto sempre più importanza e autorità, soprattutto per quello che affermava in termini di giustizia e libertà.
Si spiega allora l’importanza data nella Gran Bretagna di oggi, e in tutto il Commonwealth, alle celebrazioni per gli ottocento anni della Magna Charta, che si terranno per tutto il 2015, e che si stanno preparando già dal 2010. La regina Elisabetta, che parteciperà a vari eventi ma soprattutto ha dichiarato che si recherà a Runnymede, nel Surrey, il 15 giugno del 2015, esattamente ottocento anni dopo la concessione, ha accordato il suo patrocinio per la celebrazione di un anniversario di cui gli inglesi vanno particolarmente fieri perché pensano debba riguardare le democrazie di tutto il mondo. Mentre la Camera dei Comuni sta studiando i procedimenti legislativi per fare del 15 giugno 2015, il Magna Carta Day, un giorno di festa nazionale, è stata decisa la ristrutturazione del memorial a Runnymede, che sarà custodito da guardie d’onore americane e britanniche. Saranno poi realizzate opere d’arte pubbliche nella capitale, emessi francobolli commemorativi, coniate monete speciali, allestite mostre, pubblicati libri, rappresentati spettacoli, trasmessi programmi alla radio e alla televisione. La celebrazione di messe solenni sarà accompagnata dalle campane a festa, mentre ci saranno seminari e conferenze internazionali, una campagna di informazione nelle scuole, settimane celebrative, ed è stato appena presentato un sito in rete sulle rievocazioni.
La Magna Charta fu promulgata più volte nel corso del Duecento, e di queste versioni ci sono rimaste diciassette copie, di cui quindici in Gran Bretagna (per esempio nelle cattedrali di Durham e Hereford e nella Bodleian Library di Oxford), una esposta al Parlamento australiano a Canberra, mentre un’altra, acquistata da un privato, è concessa in prestito ai National Archives degli Stati Uniti a Washington. Nei giorni scorsi la British Library ha fatto sapere che in occasione delle celebrazioni del 2015 saranno eccezionalmente riunite le quattro copie del documento del 1215 che ci sono rimaste. La pergamena originale, quella con il sigillo reale, è andata perduta, ma sappiamo che, subito dopo l’intesa, una dozzina di copie dell’accordo orale tra il re e i suoi baroni a Runnymede furono redatte e inviate ai vescovi e agli sceriffi per tutta l’Inghilterra, e di queste copie ne sono rimaste due nella collezione della British Library e due nelle cattedrali di Lincoln e Salisbury, e sono questi quattro documenti che saranno esposti, per la prima volta e solo per tre giorni, all’inizio del 2015, quando verranno analizzati dagli specialisti, nella speranza che la comparazione diretta di vecchi documenti sbiaditi porti a nuove scoperte. Con l’idea che l’anniversario riguardi tutto il mondo, la Gran Bretagna si prepara con largo anticipo a un intero anno di celebrazioni. E da pochi giorni sappiamo che un sorteggio selezionerà i 1215 visitatori che saranno ammessi ad ammirare le quattro preziose pergamene per la prima volta riunite nella British Library.

da “L’Osservatore Romano”, 26/07/2013

Per saperne di più:
Magna Carta – dal sito della British Library.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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