Magistri e cerusici – La chirurgia secondo la Scuola Medica Salernitana.

Vienna_NB_2641_series_nova_folio_62v

Operazione dell’ernia – miniatura dalla “Chirurgia” di Rolando da Parma, XIII sec. – Vienna, Nationalbibliothek.

È stato presentato il 26 ottobre scorso l’ultimo libro di Giuseppe Lauriello, La Scuola di Salerno e la sua chirurgia, edito dalla Giuseppe de Nicola Editore, nel corso di un convegno organizzato presso l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, cui hanno partecipato medici e storici della medicina provenienti dalle università di Salerno e di Napoli. Un viaggio a tuttotondo all’interno della tradizione chirurgica della Scuola Medica Salernitana, a partire dal suo rappresentante più famoso, Ruggiero da Frugardo.

Vienna_NB_series_nova_2641_folio_76v

Riduzione della lussazione della colonna vertebrale – miniatura dalla “Chirurgia” di Rolando da Parma, XIII sec. – Vienna, Nationalbibliothek.

A Salerno, molto spesso, medico e chirurgo sono la stessa persona: ad esempio, Matteo Silvatico, medico personale del re di Sicilia Roberto d’Angiò all’inizio del XIV secolo, viene definito sia “fisico” sia “chirurgo”. Nel resto d’Europa, soprattutto in Francia, a partire dal XII secolo, il chirurgo è considerato subalterno al medico, proprio perché lavora con le mani. Per giunta, i chirurghi non sono tutti uguali: c’è il “chirurgien de robe longue“, il “chirurgo dalla veste lunga”, il chirurgo vero e proprio, un professionista che ha studiato presso una scuola di medicina, anche se con un “curriculum” più breve rispetto al medico; ed esiste invece il “chirurgien de robe courte“, il “chirurgo dalla veste corta”, il cerusico, spesso confuso con il barbiere, che non ha studiato ma ha seguito un apprendistato presso un altro cerusico, e per esercitare gli è sufficiente la licenza delle autorità. La Scuola Medica Salernitana invece, ancora fedele alla tradizione classica, continua a comprendere la chirurgia tra gli insegnamenti della medicina, tanto che nelle Costituzioni di Melfi del 1231, l’imperatore Federico II stabilisce che un medico, per acquisire il titolo, debba aver studiato anche la chirurgia. Il che non significa che non esistano chirurghi di professione, da cui l’imperatore pretende che abbiano studiato medicina per almeno un anno, e che non possano ottenere la licenza di praticare la chirurgia senza la testimonianza di un maestro medico.
Bisogna inoltre mettere in chiaro che la chirurgia, l’opera delle mani, è sì l’extrema ratio della medicina medievale, ma non ha niente a che vedere con la pratica rozza e brutale che molti ancora immaginano. È essenzialmente una chirurgia di superficie, fatta soprattutto di amputazioni, trapanazioni del cranio, operazioni all’ernia e alle emorroidi, riduzioni di fratture, piaghe e bruciature, e rimozioni di corpi estranei; la strumentazione che utilizza è in sostanza quella già usata dagli antichi Romani, e il sistema di emostasi principale durante le operazioni consiste semplicemente in un panno imbevuto d’acqua fredda, che un assistente deve avere sempre a disposizione per tamponare. La stessa positio assunta dal chirurgo rispetto al paziente è oggetto di insegnamento.
Ruggiero da Frugardo e il suo allievo Rolando da Parma, pur esercitando un’arte fondamentalmente manuale, si possono considerare magistri a tutti gli effetti: nello snocciolare nei loro trattati i vari tipi di operazioni seguono l’ordine detto a capite ad calcem, dalla testa ai piedi, un sistema mnemonico utilizzato anche negli esercizi di logica e filosofia; l’autorità del magister viene espressa con una sicurezza sfacciata.

Vienna_series_nova_NB_2641_folio_9v_1

Cauterizzazione all’orecchio – miniatura dalla “Chirurgia” di Rolando da Parma, XIII sec. – Vienna, Nationalbibliothek.

La chirurgia salernitana è una chirurgia mediterranea, una chirurgia che parla anche Arabo; a partire da Costantino l’Africano, il quale aveva tradotto in Latino i testi arabi, che avevano attinto ai ceppi medici e chirurgici dell’antico Egitto, della Grecia e di Roma. O da ancora più lontano, come il persiano Al-Rāzī (865-930), che riporta una complessa tecnica di chirurgia plastica proveniente addirittura dall’India, mirante a ricostruire il naso con un lembo di pelle preso dalla fronte, tecnica in sostanza utilizzata ancora oggi. Con la conquista araba della Sicilia, la tecnica della rinoplastica (ricostruzione del naso) passa nell’Italia meridionale, praticata perlopiù da famiglie di chirurghi che ne custodiscono gelosamente il segreto, come i Branca a Catania nel XV secolo, o i Bojano a Tropea, tanto che questa operazione è denominata, tra Quattro e Cinquecento, magia tropaeanensium.
Anche in campo odontoiatrico la Scuola Medica Salernitana riserva non poche sorprese: all’epoca si è convinti che la carie sia causata dal “verme del dente”, da cui tutta l’insistenza sull’igiene dentale da parte dei medici come Trotula, con l’impiego di ingredienti ancora in uso nell’industria dentifricia come la resina di lentisco. In caso di carie, Ruggiero da Frugardo raccomanda prima fumigazioni di porro e giusquiamo nero, i cui alcaloidi hanno effetto analgesico, per poi “disinfettare” la cavità del dente con un cauterio.

Vienna_series_nova_NB_2641_folio_11v

Operazione di emorroidi – miniatura dalla “Chirurgia” di Rolando da Parma, XIII sec. – Vienna, Nationalbibliothek.

Il concetto di lenire il dolore dell’operazione tramite narcotici e analgesici è già conosciuto. Il termine greco anaisthesis compare per la prima volta in Ippocrate e Platone con il significato di “privo di sensazioni”, ma il primo a parlare davvero di analgesici è il romano Celso, utilizzando il termine anodini (parola con cui si indicheranno gli antidolorifici fino all’Ottocento) ed elencando il succo di mandragora,  il succo di papavero e i semi di giusquiamo. La prima preparazione analgesica che conosciamo ad uso delle operazioni chirurgiche proviene da un manoscritto prodotto a Montecassino del IX secolo, ed è denominata adiutorium ypnoticum, “aiuto al sonno”: si tratta di una spugna marina lasciata macerare per dieci giorni in un composto di morella, giusquiamo, oppio e mandragora, e lasciata seccare al sole, per poi essere “riattivata” immergendola in acqua calda prima dell’operazione e messa tra naso e bocca del paziente per farlo cadere in un sonno profondo; per farlo risvegliare invece si consiglia di fargli inalare una spugna intrisa di aceto caldo. È in sostanza la prima menzione della “spongia soporifera” o “somnifera“, che tanta fortuna avrà nei secoli successivi proprio negli scritti della Scuola Medica Salernitana: la variante più utilizzata è quella contenuta nell’Antidotarium di Nicola da Salerno (XII secolo), che ai precedenti ingredienti aggiunge la lattuga selvatica, la cicuta e l’edera. Esistono anche altri tipi di analgesici: Matteo Plateario (XII secolo) suggerisce l’olio di mandragora contro il mal di testa, mentre il cosiddetto Maestro Salerno (XII secolo) è il primo a introdurre l’anestesia locale tramite un cataplasma di papavero, giusquiamo e mandragora. La scelta delle piante che compongono questo “cocktail” non è casuale: il papavero (da cui si estrae l’oppio), la morella (o belladonna) e la lattuga selvatica hanno una potente azione soporifera e sedativa, la mandragora e il giusquiamo inibiscono la funzione del sistema nervoso parasimpatico e la cicuta ha un effetto simile al curaro, cioè paralizza le placche motrici della muscolatura striata. Dunque le finalità dell’analgesi dei chirurghi salernitani sono perfettamente sovrapponibili a quelle dei chirurghi di oggi, anche se la reale efficacia di queste tecniche è ancora discussa.

Vienna_series_nova_NB_2641_folio_11v2

Operazione al ventre – miniatura dalla “Chirurgia” di Rolando da Parma, XIII sec. – Vienna, Nationalbibliothek.

Il campo in cui la Scuola Medica Salernitana può dire di più alla medicina di oggi è però la prevenzione: sull’eredità della dietetica dell’Antichità, i medici salernitani non accettano la malattia come evento passivo ma assumono come paradigma la frase attribuita a Ippocrate «È bene guidare i sani» per evitare di ammalarsi. Possiamo vedere tutto questo attraverso quello che è forse il prodotto più famoso della Scuola Medica Salernitana, il Regimen Sanitatis.
Molta attenzione viene prestata a quelle che Galeno aveva chiamato “le sei cose non naturali”: l’aria, gli alimenti e le bevande, il moto e il riposo, la veglia e il sonno, le ritenzioni e le escrezioni, i moti dell’anima. Nemmeno l’ultimo punto va sottovalutato, e sembra anticipare tutti i dibattiti di Stahl e di Hoffmann sull’influenza delle affezioni dell’anima sulle malattie.
Il punto forse più importante, che nel Regimen ritorna continuamente, è quello dell’importanza di una dieta equilibrata, come la moderazione nel bere e nel mangiare ,evitando pasti troppo abbondanti, per non incorrere in disturbi digestivi, e la necessità di una giusta distribuzione dei pasti nell’arco della giornata. Punto che non va sottovalutato, soprattutto oggi che si è dimostrato che le conseguenze di una cattiva alimentazione sono la causa di molte delle malattie che oggi affliggono il nostro Occidente.

Per saperne di più:
Giuseppe Lauriello, La Scuola di Salerno e la sua chirurgia, Napoli, Giuseppe de Nicola Editore, 2017.

Annunci

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
Questa voce è stata pubblicata in Scienza tecnologia e medicina. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...