Se finisce il paradosso dell’interiorità

di Lucetta Scaraffia

Nell’ultimo libro di Jérôme Baschet le origini cristiane dell’idea di persona.

native

L’anima di Orlando portata dagli angeli in Paradiso – miniatura dalle “Grandes Chroniques de France”, 1375-1400 – Parigi, BnF.

Non succede spesso che uno storico medievista ponga al suo ambito di studi domande che nascono dall’attualità, e cerchi di rispondere attraverso una ponderosa e approfondita ricerca. Questo approccio inedito fa dell’ultima opera di Jérôme Baschet (Corps et âmes. Une histoire de la personne au Moyen Âge, Paris, Flammarion, 2016, pagine 408, euro 26), importante studioso francese che è stato allievo di Le Goff, un libro particolarmente interessante. L’interesse si fa ancora più forte vedendo che la domanda riguarda un tema essenziale, la concezione di persona, e le sue origini cristiane. Quanto di questa radice religiosa ha influito nel creare la specificità della cultura occidentale? Quanto ha determinato quella separazione fra spirito e materia che rende diversa questa cultura da tutte le altre che si basano invece su concezioni moniste dell’essere umano? Separazione decisiva perché poi corrisponde a una netta divisione fra l’essere umano e il mondo animale e, più in generale, fra l’essere umano e il mondo naturale, che diventa così campo libero da conquistare con la tecnica.
In un’Europa che nega le sue radici cristiane fa un certo effetto scoprire che il termine stesso di persona, inteso nel significato attuale, ha radici teologiche: nasce dal concetto di Trinità, definita come una sola essenza in tre persone. Nel concilio di Calcedonia del 451, poi, si era stabilito che in Cristo le due nature, umana e divina, si uniscono in una sola persona. Sarà nel XII secolo che il termine persona scivola dall’ambito trinitario e cristologico a quello antropologico, e da allora viene usato per designare l’essere umano. La persona umana viene infatti definita come articolazione complessa di due entità fortemente differenziate, l’anima e il corpo.
La formazione del corpo deriva dai genitori, in particolare dal padre — secondo la teoria scientifica aristotelica, in genere preferita a quella di Galeno, che dava un posto anche alla madre — mentre l’anima è creata direttamente da Dio. L’origine di ogni vita umana s’iscrive quindi in un intervento personalizzato di Dio, una sorta di supplemento della creazione iniziale. Ed è proprio grazie alla creazione singolare di ogni anima che nasce il concetto di essere individuale. Concetto che trova poi conferma e rafforzamento nell’idea della sopravvivenza dell’anima singola dopo la morte. L’individuazione si compie dunque attraverso un legame singolare ed esclusivo con la divinità. Anche se la morte significa, infatti, la separazione fra le due entità costitutive, la sopravvivenza dell’anima assicura una forte continuità della persona.
Baschet documenta la tendenza antidualista caratteristica della cultura medievale, che costruisce un legame dialettico e continuo fra le due nature che compongono l’essere umano, e che si allarga a una visione del rapporto con il regno animale e quello naturale molto meno separati dall’essere umano rispetto a come li intendiamo oggi, perché entrambi comunque parti del creato, e quindi frutto della volontà divina.
Questo modello antropologico, fondato sull’articolazione positiva dello spirituale e del corporale, serve anche a pensare un modello di funzionamento del corpo sociale, e in particolare della Chiesa. Nel medioevo si sviluppa infatti una perfetta omologia fra la concezione di persona umana e quella di organizzazione sociale, attraverso una dinamica antidualista che accompagna e garantisce l’affermazione dell’istituzione ecclesiale. Il clero, che rappresenta la parte spirituale, assume quindi una posizione dominante sui laici, che rappresentano la parte corporale, trovando nella costituzione stessa dell’umano una legittimazione alla sua pretesa di guidare la società, assumendo così una sorta di paternità spirituale nei confronti dei laici. Secondo Ugo di San Vittore chierici e laici si uniscono nel formare la totalità del corpo di Cristo, che è la Chiesa.
Vediamo quindi come la concezione della persona umana, insieme alla matrice teologica dell’Incarnazione, costituisca un potente modello di congiunzione degli opposti, mobilitato con successo anche per pensare la Chiesa e la società.
Al cuore del funzionamento ecclesiale troviamo quindi la logica della spiritualizzazione del corporale, che non viene cancellato né disprezzato, bensì guidato da un principio spirituale. Nella stessa epoca, l’uso crescente delle immagini prova che è possibile dare una forma materiale allo spirituale.
Le eresie del tempo, invece, sposano un’idea dualista: i catari ad esempio affermano che lo spirito si salva solo se separato dal corpo, mentre l’unione significa corruzione. In questo modo distruggono dalle fondamenta la legittimità dell’istituzione ecclesiale.
Ma, dall’altra parte, una confusione troppo forte fra spirituale e temporale — testimoniata dalla vita dissoluta del clero — rischia di distruggere la Chiesa dando ragione alle denunce anticlericali. Quello che per l’istituzione può essere considerato un equilibrio positivo ad altri occhi può sembrare un compromesso degradante con il mondo.
Le eresie — a cominciare da Wyclif, che avrà influenza su Hus e poi su Lutero — negano la possibilità stessa della Chiesa come istituzione del paradosso, fondata sull’incarnazione dello spirituale e sulla spiritualizzazione del corporale.
Baschet osserva che la capacità di articolazione dei contrari, pur implicando una differenza gerarchica fra le parti, conduce a una valorizzazione dell’elemento dominato. Il rispetto della gerarchia, infatti, porta all’egualizzazione, cioè all’identificazione con l’elemento dominante. E comunque il cristianesimo medievale insiste sull’unità del genere umano, garantita dalla natura divina dell’anima.
La stessa tensione all’egualizzazione si riscontra in un’altra dinamica che riprende questa articolazione duale fra corporale e spirituale, quella fra maschile e femminile. Non solo la nascita di Eva dalla costola, cioè dal fianco, sta a simbolizzare una dimensione orizzontale del rapporto tra lei e Adamo, ma in ogni caso la formula mulier ex viro si applica solo al corpo, cioè alla parte inferiore della persona. Secondo Tommaso, poi, Eva è stata creata a partire dal corpo di Adamo perché egli le si attacchi di più, la ami di più. È infatti dal mito narrato dalla Genesi che nasce il matrimonio cristiano monogamico e indissolubile.
In sostanza, la dimensione egualitaria fra i sessi si fonda sul loro comune rapporto con Dio.
L’identificazione del femminile con il corpo fa sì che la riabilitazione dell’uno comporti anche quella dell’altro: processo rimasto così impresso nella tradizione occidentale che ne abbiamo visto ancora una realizzazione negli ultimi decenni del Novecento, quando la liberazione femminile si è accompagnata a una valorizzazione quasi esasperata del corpo.
Lo statuto della Chiesa, al tempo stesso simbolicamente femminile e incarnata dagli uomini, è propizio a un intenso lavoro di articolazione dei valori associati al maschile e femminile. Anche in questo caso troviamo la compresenza di un elemento gerarchico e di una tensione egualitaria, confermata dalla certezza che non esiste nell’anima distinzione di sesso. Da questo deriva infatti una conseguenza fondamentale: l’uomo e la donna sono entrambi a immagine di Dio, perché è con l’anima che siamo a immagine di Dio.
Baschet conclude scrivendo che esiste un’invariante condivisa da tutte le culture: la dualità fra il somatico e l’animico. Cambia il modo in cui queste due componenti si articolano. E affinché due esseri umani riescano a farne un terzo è necessario un elemento esterno, animatore.
Una seconda invariante è costituita dal fatto che al momento della morte le entità dell’anima si separano dal corpo. Proprio su questo punto, però, le concezioni cristiane si distinguono profondamente dagli esempi presi da altre culture. La differenza consiste proprio nell’unità-continuità della persona — rinforzata dall’idea della creazione divina individualizzata di ogni anima — mentre le altre culture prevedono o una concezione di cicli animici (metempsicosi) oppure una dispersione della persona dopo la morte.
A queste differenze si aggiunge quella fra rapporto adattativo e rapporto trasformativo del mondo. Da una parte, l’umano è costituito della stessa energia dell’universo, dall’altra, mentre il corpo mantiene un’analogia con gli elementi che compongono il mondo materiale, l’animico rompe ogni legame con il contesto per far prevalere, nella modalità della sua costituzione, una relazione esclusiva con la divinità.
Con Descartes il difficile equilibrio che la cultura medievale continuava a cercare fra anima e corpo si rompe: l’io viene identificato con l’anima, cioè con la parte che pensa. Questa affermazione implica una riconfigurazione del rapporto fra umano e non umano che, eliminando la possibilità di una entità intermedia, l’anima sensitiva, accentua fortemente lo scarto fra uomo e animale. Il pensiero è l’inizio assoluto, il fondamento che non richiede altro che se stesso: emerge così con chiarezza il carattere autofondatore della sostanza pensante.
Con Locke la coscienza di sé supplisce interamente l’anima: è concepita come interiorità pura che dipende unicamente da se stessa. Si affaccia così nel panorama intellettuale europeo la novità radicale di una concezione della persona che può essere definita come a-relazionale, perché non iscrive nella persona stessa nessuna relazione necessaria alla sua costituzione.
Nasce così l’individualismo moderno, che si basa sulla concezione autofondata della persona, rivendicata solo come coscienza. Per questo l’individuo è considerato il valore supremo, anche superiore alla società, dal momento che non deve nulla a nessuno, e s’inaugura la teoria del contratto sociale, che postula l’anteriorità dell’individuo rispetto alla società.
La rottura decisiva avviene con l’affermazione indiscutibile dell’eccezione umana, che comporta il passaggio dall’analogismo — e cioè da un mondo in cui la natura presentava aspetti di analogia rilevanti con l’essere umano – al naturalismo. Così l’individuo autofondato e a-relazionale, che dipende solo dalla coscienza di sé, liberato da ogni legame costitutivo con il mondo e con la trascendenza, autorizzato a considerare se stesso come proprio fondamento e a riferirsi a sé solo, si sente padrone del mondo naturale. La separazione fra spirituale e materiale è la condizione per la nascita della scienza moderna: prima c’è il concetto di creazione, sulla quale veglia l’ombra di Dio, poi ci sarà la natura senza Dio.
Mentre questo accade nella cultura occidentale, la maggioranza delle altre culture iscrivono la persona entro legami costitutivi con la parentela o con il gruppo sociale di appartenenza, così come con l’ambiente non umano. Già la cultura medievale però aveva aperto la strada verso la concezione moderna, scartando queste relazioni a profitto di un legame esclusivo con la trascendenza divina.
In questo cristallizzarsi della specificità occidentale viene a scomparire la più profonda ricchezza del pensiero medievale, quel paradosso dell’interiorità che poneva nel punto più interno della persona il rapporto con l’Altro, cioè con il massimo di esteriorità. Un paradosso in cui la relazionalità è proiettata il più lontano possibile, cioè verso l’assoluta trascendenza divina.
Il medioevo, conclude quindi Baschet, è stata l’epoca meno dualista della storia occidentale, quando la necessaria articolazione fra l’anima e il corpo — legata strettamente all’Incarnazione — sosteneva l’istituzionalizzazione dello spirituale, quindi la necessità della Chiesa.
Oggi questa concezione occidentale della persona è in crisi. La perdita di una dimensione di appartenenza comunitaria e di un legame analogico con il mondo naturale hanno creato gravi problemi che è sempre più difficile affrontare. Uno dei quali, e certo non secondario, è la crisi delle istituzioni. Guardare al nostro passato, sembra suggerire Baschet, può essere molto utile per suggerire dei correttivi a un sistema filosofico caduto in crisi profonda.
In questa lunga riflessione — e nel suo legame con l’attualità — stanno l’interesse del libro e la sua novità. Per quanto riguarda la società moderna, però, l’autore sembra dimenticare il forte turbamento all’assetto filosofico duale, da lui giustamente identificato come moderno, impresso dal darwinismo, che ha posto bruscamente fine all’eccezione umana, riportando la persona nell’ambito della natura animale. Senza però indebolire la concezione di individuo autofondato, né la sua identificazione con la coscienza di sé. Il modello interpretativo da lui proposto suggerisce invece, proprio su questo punto, nuove e interessanti piste di riflessione.
In sostanza, alla luce del lungo excursus storico di Baschet, si potrebbe ripensare alla concezione attuale della persona in occidente con occhi resi più acuti dal distacco storico, e quindi più capaci di comprendere il presente.

da “L’Osservatore Romano”, 18/02/2017

Per saperne di più:
Jérôme Baschet, Corps et âmes. Une histoire de la personne au Moyen Âge, Paris, Flammarion, 2016;
Id.,  « Âme et corps dans l’Occident médiéval : une dualité dynamique, entre pluralité et dualisme », Archives de sciences sociales des religions, 112/octobre-décembre 2000, pp. 5-30.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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17 risposte a Se finisce il paradosso dell’interiorità

  1. costa ha detto:

    cara Mercuriade il dualismo anima corpo è tema platonico (anche se oggi esistono dubbi) ripreso dalla chiesa e non dalla bibbia ma un medioevo non dualista è tesi ardita perchè il cattolicesimo medievale era meno controllato e uniforme di quello della controriforma. Su Adamo ed Eva letture maschiliste invece erano quasi la regola Adam era considerato maschio cosa poi nemmeno certa visto che la parola uomo e donna nasce dopo la creazione di eva e l’uomo Ish dice che Ishah è nata da lui e non Adam poi l’Uomo da il NOME alla donna e anche ad Eva quindi è un chiaro segno di possesso infine il peccato originale dove cede prima Eva cosa ribadita per secoli ,nella lettura simbolica e mistica Adamo è lo spirito o il Nous MAschio ed eva i sensi che devono esser sottomessi al Maschio spirito questi punto è fondamentale per capire anche la donna sottomessa al marito ecc.. per onestà intelletuale si doveva ribadire e non si è fatto che Adam maschio non era l’uomo maschio ma solo l’anima ed Eva alla fine siamo tutti maschi e femmina oggi visti i tempi che corrono. saluti

    • Mercuriade ha detto:

      La lettura per quanto riguarda i sessi è un tantino più complicata, soprattutto per quanto riguarda la lettura del “doppio strato” psicologico di derivazione agostiniana, e che riguarderebbe soprattutto due modi diversi di percepire il sacro, come dire una parte maschile e una parte femminile che si trovano in entrambi i sessi: l’uomo sarebbe “animus”, la razionalità, la conoscenza ascendente, la donna sarebbe “anima”, la sensibilità, la conoscenza discendente (non i sensi). Poi bisogna tener conto della grande varietà di letture che questo discorso può avere, e distinguere soprattutto la lettura monastica, diffusa nel XII secolo, e quella scolastica, su cui più ha influito il misoginismo di matrice classica, prevalente nel XIII.
      Penso che un ottimo studio sull’argomento sia quello di José Ignacio Saranyana, “La discusión medieval sobre la condición femenina”, pubblicato nel 1997.

  2. costa ha detto:

    discorso complicato se si parte dai padri della chiesa l’elemento maschile il nous credo sia oltrerazionale sopratutto nei padri greci fino all’esicasmo oppure in occidente si parla di ragione e intelletto sovrazionale mai solo la RAGIONE come fanno oggi i teologi e preti , distinzione anima animus risale a lucrezio è tipica latina ma anima è la vita del corpo ,la psichè greca, e animus è la ragione insieme al thumos greco (volontà ira coraggio)
    non si distinguono come in greco , su eva come sensibilità nel senso sentimentale ? non mi risulta a parte jung ricordo invece la parte dei sensi che saranno poi rivalutati come sensi spirituali altro GRANDE argomento dimenticato le consiglio di scrivere qualche articolo .

    • Mercuriade ha detto:

      No, intendo la parola “sensibilità” come “conoscenza intuitiva”, come facoltà diretta dell’anima di percepire le cose divine, con movimento discendente, appunto. Ildegarda di Bingen vi dà una trattazione molto suggestiva.

      • costa ha detto:

        in questo caso sarebbe eva superiore ad adamo una vera novitas credo che a parte Ildegarda nessun abbia mai pensato in questi termini ,intelletto intuito è sempre Adam e considerato superiore alla razionalità ma comunque visto di genere maschile , quello invece sicuro è lo spirito santo femmina e altre immagini femminili nella bibbia che sono state perse nella traduzioni ,ci sono teologhe italiane che hanno fatto studi davvero illuminanti su queste cose, il racconto del 6 giorno è paritario e attuale quello del 7 presenta una visione maschilista moderata il fatto di dare il nome a eva e donna è un possesso poi eva creata come aiuto diventa funzionale anche se viene creata dal lato e non dalla piccola costola come si diceva in passato peggiorando il quadro .

      • Mercuriade ha detto:

        Sono due forme di conoscenza complementari ma diverse, una ascendente, l’altra discendente, e a sentire Saranyana e Jean Leclercq questa interpretazione è stata abbastanza diffusa nella corrente monastica di XII secolo.
        Inoltre non sono d’accordo che il racconto del settimo giorno sia maschilista: Tommaso d’Aquino lo interpreta molto bene sottolineando il fatto che la donna fosse stata creata dalla costola, non dalla testa né dai piedi, non superiore né inferiore, perché fosse “simile a lui”. “Nec domina nec ancilla sed socia”, come aveva puntualizzato Ugo di San Vittore.

  3. costa ha detto:

    Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto, simile a sé, di sesso maschile. Il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es., dai venti australi che sono umidi, come dice il Filosofo. Rispetto invece alla natura nella sua universalità, la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione. Ora, l’ordinamento della natura nella sua universalità dipende da Dio, il quale è l’autore universale della natura. Perciò nel creare la natura egli produsse non solo il maschio, ma anche la femmina.» (Summa Theologiae)

    Tommaso passa da pregiudizi maschilisti di matrice greca,donna maschio mancato difettoso creata solo per la generare figli perchè come aiuto l’uomo poteva trovare meglio in altri maschi, a un equilibrio in una visione generale.

    Leclercq ho trovato in italiano La figura della donna nel Medioevo
    Saranyana si trovano solo in spagnolo

    grazie comunque per il consiglio di questi storici

    le consiglio comunque i lavoro di teologhe italiane sull’argomento anche se io odio le femministe stanno facendo mi dicono un lavoro serio e meno di Parte nella lettura della bibbia e del cristianesimo .

    • Mercuriade ha detto:

      Su questo ho trovato illuminante il lavoro di Michael Nolan “Aquinas’ Philosophy of Man and Woman”, che chiarisce molti punti riguardo al pensiero di Tommaso sulla donna, tramite una lettura attenta e completa di tutti i suoi testi. Nel brano che ha appena citato, quello delle q. 92 e 99 (che vanno lette tutte e due e fino in fondo), non a caso distingue tra natura particolare e natura universale, e parla, attenzione, sempre di “foemina”, la femmina in generale, anche quella degli animali, e non di “mulier”, la donna in particolare. E’ l’esistenza dei sessi ad essere funzionale alla procreazione, tant’è vero che, quando parla degli esseri umani, specifica che “la diversità tra i sessi rientra nella perfezione della natura umana.

  4. costa ha detto:

    questo articolo manca nel dire che la Persona è concetto stoico che è quasi migliore di quello cristiano perchè viene prima la Persona natura Uomo comune poi la mia personale poi esperienze ed lavoro o destino infine l’anima logos è uguale in tutti e presente in tutte le cose animali e vegetali anche se nell’uomo si specchia perfettamente non è creata dal nulla in maniera individuale poi si parla da dove nasce l’individualismo….infine l’anima non è concetto biblico l’immagine di Dio è l’uomo e donna non come anime ma come relazione feconda ,per chiudere lo spirito ,tripartizione e non corpo anima aristotelico ,questo sconosciuto era in dialogo con Dio e l’anima per i greci è la vita dei corpi di tutte le cose anche le pietre per i neoplatonici nel medioevo si diceva che animali e pietre avevano anima? qualcuno si ma sotto minaccia del rogo, da Cartesio in poi solo l’uomo è anima soggetto tutto il resto è oggetto cosa senza anima . ritengo che la chiesa debba dire che tutto è anima vivo anche le pietre poi l’uomo sintetizza e si eleva non per la solo ragione ma in quanto capace di rispondere e ascoltare Dio .

    • Mercuriade ha detto:

      Il punto è proprio questo, e credo che nell’articolo allegato il concetto si esprima meglio: il concetto cristiano di persona non identifica l’uomo semplicemente con la sua anima, ma anche il corpo, in quanto creato da Dio, fa ugualmente parte della sua identità.

  5. costa ha detto:

    mi scusi se sono pignolo ma dicevo che il concetto di Persona nasce con lo stoicismo e non con il Platonismo ,la persona stoica dotata di 4 nature persone non è dualista perchè lo stoicismo è monista panteista non a caso sono gli stoici romani a parlare per primi della dignità di tutti gli esseri umani , la differenza con il cristianesimo è che questo parla di unicità dell’anima creata singolarmente dal nulla e qui possibili cadute nell’individualismo moderno non è da escludere infine nello stoicismo e platonismo tutto è anima cioè vivo la materia senza anima per non dire gli animali senza anima sono frutto di una certa teologia cristiana che si afferma poi con cartesio in modo ufficiale. L’uomo in relazione con la natura senza vita anima solo da sfruttare è diverso da chi si pone come partecipe di una natura tutta Animata e lei ricorderà il tema platonico medievale dell’anima mundi già presente prima del rinascimento ma se ricordo bene sono temi sempre osteggiati dalla chiesa in parte per possibile cadute panteiste anche se ripeto e chiudo se si dice che l’Anima è solo la Vita della materia dell’ uomo natura ecc è compatibile con il cristianesimo e cambierebbe il nostro rapporto con la materia la natura e anche con il corpo non a caso nella bibbia anche gli animali sono nefesh la differenza è lo spirito non l’anima nefesh. mi scusi per le troppe parole .

    • Mercuriade ha detto:

      Dipende da cosa si intende per “persona”: se si intende come essere umano tutte le filosofie hanno avuto questo concetto. La vera svolta secondo me, però, c’è stata con l’Incarnazione: il fatto che Dio abbia assunto la natura umana, anche nei suoi aspetti più carnali, è stata una rivalutazione non da poco per il corpo. Tanto che lo stesso neoplatonico Celso ne faceva un punto di accusa nei confronti dei cristiani.

  6. costa ha detto:

    la Persona Stoica è natura umana comune ma anche natura propria unica poi le esperienze poi il lavoro o il destino quindi è già un concetto protocristiano che comprende anche il corpo perchè lo stoicismo è monista panteista ,può controllare su wiki su persona in cicerone e panezio, la svolta è che la Persona stoica è centrata sulla ragione intesa come parte della ragione logos universale e pratica di virtù non studio di libri invece il cristianesimo a parte i Padri e teologi che insistono come anime razionale ,l’uomo Persona è colui capace di esser in relazione Libera con Dio e il prossimo questa relazione è d’amore non tanto conoscitiva e dove la Grazia che era assente nello stoicismo è fondamentale , con Agostino la parte diciamo biografica di noi diventa importante per il greco conto l’Uomo che è in me non la mia personalità o biografia e su questo punto però forse in buona fede il grande Agostino apre le porte a tutta la civiltà europea fondata sull’individuo e quel culto moderno della personalità che il il Dottore della chiesa avrebbe disprezzato ma forse contribuito .Sull’incarnazione ha ragione ma le ricordo che questo Dio incarnato se letto male rischia di diventare troppo umano e la religione e il mistero si riduce alle nostre parole e ragionamenti mai pensato che il vangelo può portare anche all’ateismo? l’islam ci ricorda della trascendenza di Dio avrà notato che nella messa e nel cristianesimo si parla sempre del Figlio e della madre e il Padre è scomparso. Il Padre non avendo forma come il figlio ci fa paura sopratutto perchè non sempre è buono come il figlio e rimane misterioso e inaccessibile .

    • Mercuriade ha detto:

      Non è vero che nella messa non si ricorda il Padre perché ci sono il Kyrie, il Gloria, il Credo e soprattutto il Padre Nostro; che nella pratica cattolica attuale si dia talvolta più importanza all’umano che al trascendente è un’altra questione. Nel cristianesimo non si può dividere il trascendente dall’incarnato, proprio perché il Cristo è vero Dio e vero uomo, ed è questa la differenza sostanziale sia con l’Islam sia con le correnti moniste. E questo implica che Dio entri nella storia personale di ognuno di noi, come dimostra Agostino, perché la logica dell’Incarnazione si perpetua.
      Che ne possa scaturire una visione di idolatria dell’umano è vero, ma ciò è appunto un’eresia (nel senso etimologico del termine), e ogni verità può diventare un’eresia se la si prende in maniera parziale e non tutta intera.

  7. costa ha detto:

    sull’incarnazione dice cose vere ma dimentica che il Figlio non è il Padre e il Figlio la Parola diviene centrale ma quella che Porta al Padre che è oltre la Parola e non quella che si ferma alla parola umana che produce una spiritualità fondata sul razionalismo dialogo aggiornamenti e non sul silenzio mistero eccc secondo lei il fatto che la Parola muoia in croce non significa nulla ? nella morte spirò Lo spirito , lasciate che io vada se no a voi non arriverà lo spirito, cose che i preti sorvolano perchè forse abbiamo paura di questo spirito di questo spoliazione totale fino alla morte dell’uomo vecchio. incarnazione dentro di noi comporta quasi un annientamento della nostra biografia personale e non un esaltazione però per lasciar posto a Lui basta leggere la grande mistica senza per questo dire che scompariamo in una sorta di nirvana ,cosa impossibile, ma in ambito cattolico si confonde la Persona Ego con la vera immagine e somiglianza di Dio e dopo la critica della psicologia all’ego entra in crisi anche il cristianesimo il Dio persona e uomo persona è tutto collegato mi creda,la filosofia greca con la persona ragione ha depotenziato il cristianesimo originario oggi dopo la morte di Dio bisogna ripartire dal Dio dei mistici quello apofatico il tesimo è morto ,e quindi in maniera speculare anche Lei ,e tutti, Cara Dama non è solo una Persona con Nome ma anche il senza nome indeterminata .

    • Mercuriade ha detto:

      “Chi vede il Figlio vede il Padre” (Gv. 14, 9); “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv. 10,30).
      Io sono una storica, non una filosofa, dunque sono una che si occupa delle vicende degli esseri umani; il che mi fa rendere conto sempre di più che ciascuno è unico e irripetibile e come tale è considerato da Dio. Ovvero, per dirla con Isaia “Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni”; “Perché tu sei prezioso ai miei occhi,perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita.” Questo vuol dire che io come persona con nome sono chiamata e amata da Dio, non come persona senza nome.
      Se il Cristianesimo fosse così simile alle religioni di stampo induista come lei sostiene non prevederebbe la resurrezione dei corpi, con la quale ognuno riacquisterà in maniera perfetta la propria individualità, anche fisica.

  8. costa ha detto:

    sono un semplice lettore della domenica e lavoro in ambito manuale ma comunque quello che ha scritto è vero in riferimento al cristianesimo anche se il Padre è Uno con il Figlio ma non sono uguali se no sarebbe eresia modalista dove il Figlio e lo Spirito sono solo Modi del Padre ,questa individualità però non è separata perchè siamo parte del corpo mistico di Cristo e non è solo il nome persona ,in lei abita anche un mistero e nessuno può dire ultima parola su di lei sarebbe una violenza ,la mia non è una dissoluzione induista ma un tenere il Nome proprio insieme alla nostra identità più profonda senza nome rifacendomi proprio a Cristo gesù in cui posso conoscere il nome Gesù nazionalità età carattere gusti personali ma non posso conoscere,possesso che è potere , Cristo con le parole sarebbe una bestemmia quindi sono ancora nel Cristianesimo ma preferendo una teologia negativa ,sul nome in ambito arcaico rappresenta la sua essenza le ricordo nella cultura moderna il nome è solo un segno che rappresenta una cosa senza nessun rapporto, nella Bibbia il nome i nomi vanno pronunciati con cautela Dio cambia anche i nomi di Abramo e altri e non è una cosa per dire simbolica .

    comunque apprezzo molto il suo sito scoperto per caso e comunque questi nostri post anche se con qualche errore di questi tempi sono oro colato molte persone ci prenderebbero per pazzi ascoltando questi discorsi hahahaah.

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