Il cammino delle ortiche

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Per una giovane e ancora inesperta rhizotomoe in erba, intraprendere il cammino delle ortiche significa addentrarsi in un sentiero rischioso.
Non solo perché, fresche, pungono dannatamente e dunque bisogna fare molta pratica nel raccoglierle a mani nude se non ci si vuole ritrovare pieni di bolle il giorno dopo, ma perché, per una donna che aspira a radicarsi profondamente nel femminile, rappresenta la prova suprema: l’incontro con il maschile.
L’ortica è infatti la pianta virile per eccellenza: calda e secca come il seme dell’uomo, legata all’elemento del fuoco e al sole d’estate, posta sotto la protezione di Marte, l’essenza della guerra e della virilità stessa. Tutte cose che una donna deve maneggiare con cautela, o possono rivoltarsi contro di lei. Credo non fosse un caso se le donne che la raccoglievano, prima di andare, recitassero un’Ave Maria e, se capitava loro di pungersi, si difendevano con la giaculatoria «in sconto dei miei peccati».
Una delle mie fiabe preferite spiega secondo me perfettamente questo meccanismo: quella della principessa Elisa e degli Undici Cigni Selvatici. Per salvare i suoi undici fratelli dal maleficio della cattiva matrigna che li aveva trasformati in cigni selvatici, la principessa Elisa è obbligata a filare per loro undici camice dalle ortiche, che deve raccogliere a mani nude e schiacciare a piedi nudi, lei che è così orgogliosa delle sue belle mani. Ci sono però dei tabù che la principessa deve rispettare, pena la morte dei suoi fratelli: potrà raccoglierle solo di notte, e, per tutto il tempo in cui durerà il lavoro, dovrà rimanere in silenzio. Questo è proprio il momento in cui Elisa incontra un principe che s’innamora di lei, e dovrà resistere alle sue pressioni per poter rimanere in silenzio e salvare i suoi fratelli, a costo di esser creduta una strega. Soltanto nel momento in cui, ai piedi del rogo, li avrà fatti tornare esseri umani, potrà svelare la sua identità e sposare il principe.
Per me c’è sempre stata un’identificazione tra le ortiche e il principe: entrambi appartengono al mondo del sole, e possono significare salvezza e prosperità, ma sono causa anche di dolore per la principessa, che opera di notte alla luce della luna, e dunque nell’accostarsi ad essi deve essere molto sicura della propria femminilità, in questo caso del suo ruolo di salvatrice. Credo che la trepidazione che ha provato la principessa Elisa davanti al primo ramo d’ortica, divisa tra il desiderio di raccoglierla e la paura di essere punta, sia un po’ la stessa che deve aver provato quando ha visto il principe per la prima volta, certamente abbagliata dalla bellezza solare che ogni principe che si rispetti possiede, ma anche intimorita dalla sua invadenza e dalla sua smania di avere tutto subito, il suo segreto e lei. La proprietà dell’ortica che gli antichi sottolineano di più è quella di potenziare la virilità, sia che si tratti di berne il seme con il vino, sia che si tratti di strofinare la propria “spada” con le foglie fresche; e noi donne sappiamo bene che la sessualità maschile può essere tenerezza ma anche violenza. Così il silenzio di Elisa ha il doppio effetto di salvaguardare il suo segreto e la vita dei suoi fratelli, e di educare il principe al rispetto della sua dimensione femminile, a fermarsi ad una certa distanza e ad aspettare che sia lei ad aprirgli il suo mondo.
Il cammino delle ortiche può dunque insegnare molto sull’incontro tra il maschile e il femminile, al livello di consapevolezza quanto di sensazioni, ma richiede pratica, pazienza e disponibilità ad imparare, anche se si tratta di pagare il prezzo di qualche puntura. Da cui ci si può sempre riprendere, se si ha sottomano un ruscello e qualche foglia di bardana.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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