La tosse secondo Giovanni Plateario: la Scuola Medica Salernitana e le malattie polmonari.

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Maestro medico – miniatura da “Medicina Antiqua”, Codex Vindobonensis 93, Italia meridionale, inizio XIII sec. – Vienna, Österreichische Nationalbibliothek.

Di solito, davanti ad un’opera medica medievale, si tende più a considerare gli aspetti storici, filologici o paleografici che il contenuto in sé: eppure il bagaglio culturale del medico in questione, il suo agire sul campo, il rapporto con il paziente, i suoi metodi di diagnosi e terapia, è un campo tutto da esplorare e da scoprire. Quando si parla di medicina medievale,  spesso viene posta in primo piano la figura del medico-filosofo, più incline a ragionamenti teologici o astrologici che alla realtà di sofferenza del paziente. E invece la Practica Brevis di Giovanni Plateario, di cui un codice è conservato a Salerno, ci mostra una realtà diversa, almeno per la Scuola Medica Salernitana: un manuale appunto eminentemente pratico, una sintesi che il medico potesse sempre avere a portata di mano con spiegati, in modo chiaro e conciso, tutti i metodi di diagnosi e terapia, da quelli abituali a quelli meno comuni. Metodi meno lontani dalla nostra medicina moderna di quel che possiamo pensare. A questo tema è stato dedicato il convegno Rimedi antichi, evidenze attuali: la Practica Brevis di Plateario Salernitano, tenutosi l’11 febbraio scorso alla sede dell’Ordine dei Medici di Salerno. Coniugando storia e scienza, Medioevo e attualità, si è cercato proprio di mettere in luce la modernità di questo medico salernitano di XII secolo.
Anzitutto si è cercato di inserire il codice salernitano dell’opera del Plateario nel suo contesto storico, un viaggio cui hanno fatto da guida Maria Galante e Giuliana Capriolo, paleografe dell’Università di Salerno. Quello custodito alla Biblioteca Provinciale è un manoscritto particolarissimo, forse unico nel suo genere, per molti aspetti, e che ci può raccontare molto non solo su dove e come fosse stato fabbricato, ma a chi fosse destinato e quale fosse il suo uso. Anzitutto, il manoscritto salernitano, datato al XIII secolo, contiene una versione diversa del testo di Plateario rispetto a quella pubblicata nell’Ottocento da Salvatore de Renzi presa dall’ormai perduto codice di Breslavia: alcune parti mancano, altre sono ampliate, ed è difficile ricostruire quale fosse la versione originale. La Practica Brevis, infatti, ebbe una diffusione straordinaria già nel Medioevo, la troviamo in tantissimi manoscritti e testi a stampa in tutta Europa: Francia e Inghilterra, Austria e Germania, Italia. Quello di Salerno, però, è l’unico a contenere solo questo testo. Gli altri manoscritti sono miscellanee: in genere, contengono anche altri testi medici come quelli di Bartolomeo e di Cofone, Costantino l’Africano, Isaac, Ruggiero da Frugardo, Nicola da Salerno, Matteo Plateario. Anche il manoscritto salernitano, molto probabilmente, faceva parte di un codice più corposo e grande, poi smembrato e “tagliato” per renderlo più piccolo, alcune carte sono perfino mutile. Il risultato è un libricino maneggevole, inseribile nella categoria dei cosiddetti “libri da bisaccia” e probabilmente destinato ad un pubblico di addetti ai lavori (medici, speziali, studenti di medicina), informazione confermata dalle note marginali scritte nel corso dei due secoli successivi, tracce lasciate dai lettori. Particolare curioso: il codice sembra scritto dalla stessa mano, tranne il terzo fascicolo, per giunta ricavato da altri due manoscritti di XI secolo scritti in beneventana, la cui scrittura fu cancellata con impacchi di latte per poter essere riutilizzati. Questo vuol dire che il libro fu commissionato ma arrivò incompleto delle mani del destinatario, che dovette così provvedere a completarlo con quello che aveva sottomano.

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Medico e paziente – miniatura da “Medicina Antiqua”, Codex Vindobonensis 93, Italia meridionale, inizio XIII sec. – Vienna, Österreichische Nationalbibliothek.

Se andiamo dalla forma ai contenuti, poi, le sorprese sono ancora di più, e ci accorgiamo quanto sia distorta l’immagine che abbiamo dei medici del Medioevo, e quanto sottovalutiamo il loro lavoro, soprattutto se consideriamo che loro non avevano a disposizione le nostre tecnologie diagnostiche, e dovevano affidarsi completamente al loro intuito clinico e all’osservazione del paziente. A guidarci in questo percorso è principalmente il prof. Giuseppe Lauriello, già primario di Pneumologia all’ospedale Giovanni da Procida di Salerno e curatore dell’edizione italiana della Practica Brevis, prendendo ad esempio uno dei suoi capitoli più interessanti: il de asmate, (“sull’asma”).
In realtà, con la parola “asma“, si intendeva nel Medioevo qualcosa di molto più ampio rispetto a quello che intendiamo noi: Giovanni Plateario la definisce come “caratterizzata dalla difficoltà di inspirare o di espirare o di ambedue”, ovvero dà la definizione perfetta di quella che i medici moderni chiamano dispnea, con tanto dei tre sintomi di tosse, catarro e cronica difficoltà di respirare. Plateario distingue due tipi di asma: “asma secca”, la costrizione del torace, e “asma umida”, l’ingombro di catarro nei bronchi. Soprattutto in quest’ultimo caso, la descrizione calza a pennello con la bronco-pneumopatia cronica. L’autore distingue inoltre altre tre forme d’asma: il sansugium, quando l’umore sovrabbondante si raccoglie all’esterno del polmone, impedendogli di espandersi per inspirare; l’anhelatio, quando il catarro si raccoglie all’interno dell’albero bronchiale per cui il paziente ha difficoltà ad espirare (quella che noi chiamiamo bronchite asmatica); e infine l’orthopnea, quando il paziente ha difficoltà sia ad inspirare sia ad espirare (l’insufficienza respiratoria conclamata).
Come la si curava? Giovanni Plateario consiglia di ungere il petto del paziente con l’olio di lauro. Potrebbe sembrare un semplice palliativo, eppure le foglie di alloro contengono una discreta quantità di cineolo (o eucaliptolo), che incrementa la fase acquosa dei muchi facilitandone l’eliminazione e al tempo stesso inibendone la produzione, oltre a favorire la mobilità ciliare; non solo, l’alloro contiene anche il linololo, dall’azione antisettica. Inoltre, il Plateario consiglia di coprire bene il paziente in modo da farlo sudare abbondantemente, in modo da eliminare la materia peccans; lui la pensava in questi termini, ma oggi sappiamo che questo metodo consente di eliminare le tossine. In più, il maestro salernitano consiglia bevande a base di puleggio, cumino e mentuccia cotte nel vino o mescolate a farina d’orzo o di frumento e sciolte in acqua bollente: ebbene, l’elevata concentrazione di zuccheri contenuta nel vin cotto richiama acqua nel catarro bronchiale, fluidificandolo mentre le piante decotte in esso esercitano un’azione antisettica. Per la fase finale della malattia, in cui il paziente non può dormire se non seduto per respirare meglio, il Plateario utilizza il salasso, che ha l’effetto di alleggerire il lavoro del cuore con la riduzione delle resistenze periferiche.
Stiamo dunque bene attenti a giudicare: la Scuola Medica Salernitana su molte cose la sapeva davvero lunga…

Per saperne di più:
Maria Galante, Le “Curae magistri Platearii” in un codicetto ora a Salerno: spunti paleografico-codicologici, in La Scuola Medica Salernitana: gli autori e i testi, Atti del Convegno Internazionale (Università di Salerno 3-5 novembre 2004) a cura di D. Jacquart e A. Paravicini Bagliani, Firenze 2007, pp. 165-182;
Giuseppe Lauriello, La sindrome asmatica in Plateario Salernitano. Un’interpretazione scientifica moderna, in «Rassegna Storica Salernitana», n. 24, 2 (2007), pp. 173-188.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a La tosse secondo Giovanni Plateario: la Scuola Medica Salernitana e le malattie polmonari.

  1. Bernardo Altieri ha detto:

    Brava Federica! Sempre precisa e coinvolgente nei tuoi articoli !

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