François, il poeta ladro e assassino

di Cesare Segre

Il “Meridiano” di Villon

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Pierre Levet, François Villon – Xilografia dalla prima edizione delle sue opere, 1489.

Poeta grandissimo, autore di poche composizioni straordinarie, Francois Villon è anche un esponente di quel “maledettismo” che aveva già una lunga tradizione (si pensi ai goliardi o a Cecco Angiolieri) e continuerà sino all’Ottocento, quando in clima decadentistico si perfezionerà la figura del “poete maudit“, violatore della morale comune, amico del vizio, della droga e delle perversioni, magari anche del crimine; ma appunto per questo capace di esplorare zone sconosciute della coscienza letteraria. E si deve dire che lo stile di vita poco encomiabile di Villon fa sì che gli archivi criminali del tempo ci offrano informazioni supplementari alle poche fornite da lui stesso nei suoi versi. Poco più che ventenne (1455) uccide un prete. Fugge lontano da Parigi, dove presto rientra (1456), avendo ottenuto la grazia dal re: pare proprio che il prete, il quale lo perdonò prima di morire, lo avesse provocato. Ma lo stesso anno Villon commette, con altri due malviventi, un furto con scasso nel Collegio di Navarra. Nel 1461 si trova nella prigione di Meung, per motivi a noi ignoti; ne esce grazie a un’amnistia. Lo incontriamo l’anno dopo nel carcere parigino dello Chatelet (1462), dove deve scontare la pena per un nuovo furto; e intanto deve risarcire i danni di quello del 1456. Rilasciato, eccolo partecipare a una rissa di taverna, per la quale viene condannato, dati i precedenti, all’impiccagione. Quando la condanna viene commutata, dopo poco, in dieci anni di esilio, Villon sparisce, e non sappiamo più nulla di lui.
Non era un miserabile. Protetto, pare, da un cappellano di Parigi di cui assunse il cognome, aveva fatto gli studi in quella università diventando “magister artium“: le sue poesie documentano buone conoscenze della letteratura classica e della Bibbia, nonché di opere contemporanee. Tra il 1457 e il 1460 pare sia stato ospite del principe-poeta Charles d’Orleans. Della sua vita privata abbiamo solo vaghe notizie, ma è verisimile che si sia accompagnato a gruppi di quei “chierici vaganti”, che alimentavano le proprie dissipazioni vendendo in qualche modo la loro bravura di verseggiatori. Lo si vede dagli atti dei processi: i suoi complici sono spesso laureati come lui, e i furti s’indirizzano a obiettivi universitari o ecclesiastici: sin dove si sente la campana della Sorbona. Che i vaganti diventassero facilmente dei facinorosi o dei veri criminali, si può capire.
La grandezza poetica di Villon è incontestata. Le poesie sono state pubblicate infinite volte, anche in traduzione italiana. Escono ora nei Meridiani di Mondadori le Opere, a cura di Emma Stojkovic Mazzariol e con prefazione di Mario Luzi. Rispetto alla vecchia edizione del 1971, più volte ristampata, qui l’introduzione e le note sono quasi raddoppiate, la bibliografia aggiornata; a fronte del testo francese riappare la bella traduzione poetica, cui ha collaborato Attilio Carminati.
L’eccellente introduzione della Mazzariol illustra quello che lei chiama “un enigma letterario”. Si tratta della difficolta’ di far collimare le notizie biografiche, diventate ormai una leggenda (o se si preferisce un romanzo), e i temi trattati nelle poesie. Che parlano molto della Morte, personificata, di donne di piacere e di ragazzi di vita, di prigione e di castigo, ma, sembra, più come temi poetici (proprio quelli in voga nel Quattrocento) che come segni di un definitivo pentimento. Non c’è per esempio da fare troppo caso se le due principali composizioni di Villon hanno forma testamentaria. Il Lascito allude a un amore infelice e a una prigionia; ma è quella amorosa, cui Villon dice di essersi sottratto. E del resto le apostrofi all’amata sono una parodia delle poesie cortesi; forse la donna non è neppure esistita. Il capolavoro, il Testamento, fu scritto dopo che la reclusione a Meung era finita e le allusioni alla morte sono un tema ascetico più che un presentimento. Si deve infine tener conto che il “testamento” èun genere letterario diffuso sin dal Duecento, con esempi brillantissimi nei Conges di Jean Bodel e di Adam de la Halle, o in Jean de Meung.
Lascito e Testamento sono piuttosto un’evocazione efficace, spesso scherzosa o satirica, di luoghi e specialmente di personaggi: mercanti e artigiani, soldatacci e sbirri, principi e signori, frati e monache, in un quadro straordinariamente mosso. Nell’opera maggiore, sono inclusi aneddoti, riflessioni. Famosissime le ballate delle Dame del passato, della Bella Elmiera e delle Ragazze di piacere, delle Parigine e della Grossa Margot, che si mescolano a inni alla Vergine e a confessioni dei peccati. Lo stile fa tesoro dei gerghi come del latino o della lingua francese antica, con un’inventiva che fa pensare alla grande farsa di Pathelin e preannuncia Rabelais. Comunque, in questa celebrazione della vita e di piaceri poco spirituali, c’è una malinconia vera, un senso di precarietà e di decadenza: specialmente le gioie della carne, descritte con una sensualità quando raffinata, quando scurrile, sono intrise di mestizia. È diventato proverbiale il ritornello “Mais ou sont les neiges d’antan?”, ma ove sono le nevi dell’altr’anno? Un’allegria sfrenata gremisce quadri pittoreschi sul cui sfondo traspare una danza macabra, o pendono gl’impiccati in mezzo al paesaggio, come in certe tavole di Bruegel. Sulla caricatura e la parodia, è la melanconia che s’impone.

da “Il Corriere della Sera”, 31/10/2000

Per saperne di più:
Framçois Villon, Opere, a cura di Emma Stojkovic Mazzariol, Milano, Mondadori, 2000.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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