Un domenicano racconta l’Inquisizione

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Roma, Santa Maria sopra Minerva – Navata.

Un Cristo Risorto di Michelangelo, un monumento funebre del Bernini, una cappella affrescata da Filippino Lippi, la tomba del Beato Angelico e la tomba di Caterina da Siena: tutto in una sola chiesa. Si trova nel centro di Roma, affacciata sulla piazza immediatamente dietro al Pantheon, e fu fatta costruire alla fine del XIII secolo dai frati domenicani: Santa Maria sopra Minerva.
Domenicani (o Predicatori) che abitano ancora oggi la chiesa e il convento adiacente, una comunità corposa che conta ben diciassette frati più sei frati studenti, e il cui asso nella manica sono gli eventi culturali. Eventi come i Pomeriggi alla Minerva, ciclo di conferenze organizzato in occasione degli ottocento anni dell’Ordine Domenicano.
Il 17 dicembre scorso, nell’ambito di questi incontri, è stata affrontata una patata decisamente rovente, che prende in pieno proprio l’ordine dei Predicatori: l’Inquisizione medievale, nell’immaginario collettivo popolata appunto da spietati giudici in bianco e nero.
Ma era davvero così?
Per saperlo si è potuto contare su un relatore di prima qualità: il Francese Padre Daniel Ols, classe 1942, per vent’anni docente di Teologia Dogmatica all’Angelicum (la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino di Roma), per altri venti relatore alla Congregazione per le Cause dei Santi, delegato pontificio per l’Opus Sanctorum Angelorum. Nessuno più di lui dunque, domenicano e uomo di studio di lungo corso, può essere adatto per rispondere alle tante domande che ancora oggi circondano questo argomento.

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A partire da una, apparentemente semplice: che cos’è l’Inquisizione?
– In sé, l’Inquisizione è semplicemente una procedura giuridica che permette al giudice di perseguire il reato autonomamente. Fu Innocenzo III, nel 1213, a introdurla nel diritto canonico, e si trattava di una procedura innovativa per quei tempi: fino ad allora era stata in voga la procedura accusatoria, la quale prevedeva che un giudice, per procedere, avesse bisogno dell’accusa della parte lesa oppure della denuncia da parte di qualcun altro. Ed era un sistema che presentava non pochi problemi: anzitutto il rischio di vendetta da parte dell’accusato e poi, se l’imputato fosse stato dichiarato innocente, l’accusatore avrebbe dovuto subire la stessa pena prevista per l’accusato. L’Inquisizione è dunque, di per sé, un’impostazione giuridica, e non venne utilizzata soltanto nella lotta all’eresia: ad esempio, fu usata, soprattutto dai legati pontifici, contro coloro, ecclesiastici o laici, che compromettevano l’attuazione della “riforma della Chiesa” messa in moto in particolare da Gregorio VII alla fine dell’XI secolo. È chiaro, però, che un’impostazione del genere portò un cambiamento non indifferente proprio nella lotta alle eresie: fino allora la materia era stata nelle mani dei tribunali episcopali, ma ciò non era servito ad arginare il problema, anche perché, soprattutto nelle zone in cui gli eretici erano diffusi e forti, i vescovi, un po’ per paura un po’ anche per convenienza politica, tentennavano; e questo perché spesso i poteri civili erano o favorevoli all’eresia, o almeno indifferenti nei suoi confronti, sia nel Tolosano che nel Nord Italia.

Ma possibile che gli eretici costituissero un pericolo tanto grave da ricorrere alla repressione giudiziaria?
– La Chiesa non può esser indifferente all’eresia che scalza i suoi stessi fondamenti. Fin dai tempi apostolici, essa ha scomunicato gli eretici. Quando l’eresia diventava un fenomeno esteso e pericoloso, ha anche cercato di combatterla con l’aiuto del potere temporale: lo stesso Agostino, nel V secolo, si era rivolto al potere civile per combattere i Donatisti. Ma fu soprattutto con l’avvento dell’eresia catara, nel XII secolo, che il problema si fece grave: i Catari costituivano qualcosa di completamente antitetico rispetto all’ortodossia, condannando come malvagio tutto ciò che avesse a che fare con la materia, e mettevano in crisi le fondamenta stesse della società feudale, rifiutando il giuramento. Bisogna inoltre mettere in chiaro una cosa: in una società in cui si consideravano tutti credenti, il concetto stesso della libertà di pensiero era inimmaginabile, perfino per gli eretici; i Catari non volevano la libertà di pensiero, ma sostituire l’ortodossia. E ciò era causa di tensione, soprattutto nelle zone della Francia meridionale: sono documentate azioni violente da parte della popolazione eretica, perfino linciaggi contro sacerdoti e monasteri, mentre nella Francia del Nord erano i Catari ad essere linciati. Così Tommaso d’Aquino poteva scrivere al re di Cipro raccomandandogli di comandare ciò che porta alla santità e di vietare ciò che lo impedisce: dunque, per i medievali, il potere temporale deve anche considerarsi responsabile della salvezza eterna dei suoi sudditi e, quindi, collaborare con la Chiesa alla repressione dell’eresia.

È curioso comunque vedere che questi nuovi giudici che devono perseguire il reato di eresia siano presi soprattutto dalle fila degli ordini mendicanti, Francescani e Domenicani.
– Questo perché entrambi hanno avuto fin dall’inizio un legame fortissimo e diretto con la Santa Sede, dunque erano protetti dalle ingerenze vescovili, e non avevano bisogno di benefici perché non potevano possedere nulla di proprio; in più, soprattutto i Domenicani erano nati come predicatori, dunque come uomini di studio, in grado di affrontare gli eretici sul terreno dottrinale. Sarebbe sbagliato tuttavia identificare i Domenicani come gli inquisitori per eccellenza: ad esempio, a Tolosa gli Inquisitori erano Domenicani, ma in Provenza erano Francescani. Solo che i Francescani, nel complesso, si interessarono più ai loro confratelli dissidenti (gli Spirituali) che ad eresie di altro genere.

Come agivano questi giudici in prima e ultima istanza che nell’immaginario collettivo vengono dipinti come fanatici e spietati? È vero che ogni processo si concludeva inevitabilmente con la morte dell’accusato?
– Assolutamente no. Lo stesso inquisitore domenicano Bernardo Gui (citato anche da Umberto Eco ne “Il nome della rosa” per intenderci) chiarisce nel suo manuale che, più che alla distruzione dell’eretico, si deve tendere alla distruzione dell’eresia, e dunque al pentimento dell’eretico. Il ritratto di inquisitore ideale che viene fuori dal manuale di Bernardo potrebbe essere sottoscritto oggi da qualunque magistrato: integro, giusto, pacato, razionale, severo ma al tempo stesso misericordioso, e che non deve credere facilmente anche a ciò che sembra verosimile, in quanto la verità a volte si può nascondere nelle circostanze più inverosimili. In tutti i quattordici anni in cui Bernardo fu inquisitore a Tolosa, una zona particolarmente interessata dalle eresie, i registri riportano solo il 5% di condanne a morte. Le pene più comminate erano la prigione, i pellegrinaggi (compresi i servizi armati in Terrasanta), segni di penitenza come croci da portare sugli abiti, multe e confische. Qualcuno ha accusato gli inquisitori di ricorrere alle confische per arricchirsi, ma per legge il ricavato delle confische poteva essere utilizzato solo per il funzionamento del tribunale stesso; che poi qualcuno l’avesse fatto illegalmente è un altro discorso. In genere si faceva molta attenzione a scegliere uomini di chiara fama, che offrissero garanzie di onestà e di giustizia. Lo stesso Bernardo Gui fu molto altro: giurista, docente universitario, storico, autore dei testi più svariati, per poi concludere la sua esistenza pacificamente come vescovo di Lodève. Il che non impedisce che vi siano stati anche inquisitori spietati come Roberto il Bulgaro, inquisitore in Borgogna nella prima metà del XIII secolo, Cataro convertito e con i Catari inesorabile, tanto da essere alla fine sospeso dalle sue funzioni e condannato alla prigione a vita. Bisogna inoltre considerare che un simile incarico non era privo di rischi, soprattutto in zone come il Tolosano o la Provenza, dove l’eresia era diffusissima: diversi inquisitori sono rimasti uccisi, tra cui Guillaume Arnaud, poi beatificato.

Un discorso sull’Inquisizione non può prescindere dalla pratica della tortura, della quale si accusano gli inquisitori di aver fatto uso e abuso.
– È vero, ma per l’epoca moderna, non per quella medievale. Dobbiamo tener presente che la tortura è contemplata nel diritto romano, e solo nell’Alto Medioevo, con l’avvento del diritto consuetudinario di tipo germanico, cade in disuso: papa Niccolò I, nel IX secolo, scrivendo al re dei Bulgari, afferma che la tortura è vietata sia dal diritto divino sia da quello naturale. Attenzione, però: la tortura, in quel periodo, è semplicemente stata sostituita dall’ordalia, e il “giudizio di Dio” è considerato sufficiente a stabilire se un imputato dica o no la verità. Nel XII secolo, con il “rinascimento giuridico” e l’avvento delle Università, la tortura ritorna alla ribalta con tutta l’autorità conferitale dal diritto romano, e infatti è introdotta nei tribunali inquisitoriali proprio da papa Innocenzo IV, di formazione giuridica. Nei tribunali civili è prassi comune; in quelli ecclesiastici vi sono limiti molto più severi nel suo utilizzo se, nel registro dell’Inquisizione di Tolosa, troviamo nominato l’uso della tortura una volta sola.

Sorge una domanda: se comunque, come sembra, l’ordine dei Predicatori è stato così strettamente legato all’Inquisizione, ciò può costituire una macchia per la veste che indossa?
– Io dico sempre che prima di giudicare bisogna mettersi nelle condizioni di quell’epoca. Sicuramente, quella della repressione violenta non era la via scelta dal nostro fondatore, Domenico di Guzmàn, lui preferiva la strada della persuasione. Attenzione, non che fosse contrario all’uso della forza nei confronti degli eretici, tant’è vero che era amico di Simon de Montfort, il condottiero della crociata contro gli Albigesi. E questa era la stessa linea di un altro grande santo del nostro ordine, annoverato tra i più grandi filosofi di tutti i tempi, Tommaso d’Aquino: diceva che, se si puniscono i falsari, tanto più devono essere puniti coloro che mettono in giro falsa moneta spirituale. Era però il pensiero comune dell’epoca, nemmeno i Catari avrebbero ragionato diversamente se fossero stati in maggioranza. Personalmente, amo ripetere questo motto di Charles de Montalembert: «Per giudicare il passato bisognerebbe esserci vissuti, per condannarlo bisognerebbe non dovergli nulla».

Per saperne di più:
Conferenza di P. Daniel Ols, La Sacra Inquisizione Medievale – S. Maria Sopra Minerva, 17/12/2016;
Daniel Ols, La spiritualité des Inquisiteurs in «Angelicum», vol 58 (1981), pp. 181-209;
Lorenzo Paolini, Gli ordini mendicanti e l’Inquisizione. Il « comportamento» degli eretici e il giudizio sui frati, in «Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge-Temps Modernes», 89 (1977/2), pp. 695-709;
Henri Maisonneuve, Études sur les origines de l’inquisition, Paris, J. Vrin, 1960;
Jean Guiraud, L’inquisition médiévale. Paris, Bernard Grasset, 1929;
Yves Dossat. Les crises de l’nquisition toulousaine au XIIIe siècle (1233-1273). Bordeaux, Imprimerie Bière, 1959.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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17 risposte a Un domenicano racconta l’Inquisizione

  1. costa ha detto:

    importante sfatare i luoghi comuni sull’inquisizione che per l’epoca era una forma moderna anche moderata rispetto anche a molti paesi di oggi ma rimane il problema e la responsabilità dei Domenicani che con la filosofia greca affermano una verità assoluta cosa che non corrisponde al Vangelo dove la verità è un’uomo e l’incontro con questo , producendo danni ancora oggi visibili in parte per me sarebbe da abolire l’ordine e non solo quello

    un saluto alla padrona di casa

    • Mercuriade ha detto:

      Da Vangelo “Si riconosce l’albero dai suoi frutti”. E a me sembra che i frutti prodotti dall’albero domenicano siano stati molto buoni, al di là dei tempi: i Domenicani non nacquero come inquisitori, ma come predicatori, cioè per “informare” i fedeli e portare fuori dalla Chiesa ciò che fino a quel momento era stato fondamentalmente chiuso tra le mura dei monasteri e delle scuole cattedrali; e se è vero che tre delle sette opere di misericordia spirituale sono consigliare i dubbiosi, Insegnare agli ignoranti e ammonire i peccatori, molti degli appartenenti all’ordine hanno risposto benissimo a queste esigenze. Dalle fila dell’ordine sono usciti santi, beati e geni della filosofia di tutti i tempi come Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Meister Eckhart, nonché una spina dorsale del calibro di Caterina da Siena. Ricordiamo inoltre che i Domenicani hanno preceduto i Gesuiti nell’impegno missionario nelle Americhe e nella denuncia contro i soprusi dei colonizzatori. Per non dimenticare grandi figure del nostro tempo come il beato Giuseppe Girotti, giusto tra le nazioni, morto a Dachau. Di recente è appena uscito un libro interessante sulla storia dell’ordine domenicano, che quest’anno ha compiuto 800 anni dalla sua fondazione, sottolineandone la complessità: “L’Ordine dei Predicatori. I Domenicani: storia, figure e istituzioni (1216-2016)”, di Gianni Festa e Marco Rainini. Personalmente, ho conosciuto personalmente di recente alcuni frati domenicani e sto rimanendo affascinata dalla spiritualità dell’Ordine (è in ambito domenicano che è nato il Rosario, tra parentesi).
      Concludo con una domanda che da storica in erba mi faccio continuamente: è facile giudicare, con il senno di poi. Ma noi, al loro posto, cosa avremmo fatto?

  2. costa ha detto:

    cara Mercuriade i Domenicani non predicavano solamente avevano una certa visione teologica dove la fede e la verità diventano sillogismi logici con la superbia di avere in tasca la verità si diventa intolleranti e aggressivi per forza la critica di Lutero per non dire della chiesa ortodossa a quel tipo di razionalismo che lascia poco spazio al mistero la ritengo sacrosanta anzi è rivalutata anche da molti teologi cattolci di oggi , eckhart fu eretico per la chiesa un grande rappresentante del filone apofatico la teologia negativa che molti dopo esser passati per buddismo yoga ed altro non sapevano che esistesse anche da noi per colpa proprio del Tomismo da ricordare che esiste anche il Tommaso apofatico e mistico critico alla fine della sua vita della sua teologia ma si è preferito la può comoda lettura classica di tommaso ,non nego comunque una certa grandezza e importanza a quest’ordine sono un lettore della domenica non sono laureato ma lo so che è difficile giudicare il passato con i nostri occhi di oggi ma ritengo che l’unica speranza per il cristianesimo sia una svolta epocale , il rosario lasciamo stare se questi geni avessero detto che lo spirito santo è femmina forse ci sarebbero state meno devozioni infantili e idolatriche a rischio ateismo dove invece di parlare di Dio si parla sempre della madonna.

    • Mercuriade ha detto:

      Il fatto che chi sostiene la Verità debba per forza essere aggressivo non mi torna molto, a dirla tutta: anzi, usare la logica per guidare l’interlocutore a colui che ha detto “Io sono la verità” mi sembra un atto di carità intellettuale. Eckhart ne è un esempio lampante, e francamente non mi risulta che fosse mai stato ritenuto eretico: anzi, le sue Omelie sono dei contrasti all’eresia in piena regola.
      Su Tommaso sono d’accordo che non si può rinchiuderlo nelle “Cinque Vie”, è stato molto altro, ma non ha mai rinnegato il percorso filosofico fatto, anche quando scoprì la mistica; testimoni gli Opuscoli, prediche fatte nell’ultimo periodo della vita in cui Tommaso affronta gli aspetti fondamentali della fede in maniera molto concreta.
      La polemica con Lutero mi sembra non si svolgesse sul piano dei mezzi usati per mostrare la Verità, ma ad un livello molto più basso: il rifiuto dell’autorità, ad esempio, specialmente di quella papale che significa compromettere le basi stesse del cattolicesimo (“Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica”).
      La devozione a Maria, molto accentuata nell’ordine domenicano, fa parte appunto di questa concretezza, e non mi sembra né infantile né idolatrica, portando la Madre sempre al Figlio: dà corpo alla tenerezza materna di un Dio che è al di sopra anche dei sessi, e che ancora una volta sceglie la materialità di un corpo di donna per venire incontro agli uomini, come scelse di incarnarsi attraverso il suo corpo.

  3. costa ha detto:

    si può condurre alla verità ma non si può conoscerla totalmente perchè coincide con Dio siamo posseduti da questa non il contrario la frase io sono la verità non dice io HO la verità e per l’appunto la verità è un uomo non un concetto o una teologia precisa Cristo non conosceva la filosofia greca e questa non è neutra e nemmeno il nostro linguaggio cara Mercuriade, Eckart fu eretico nei suoi testi in molti punti non credeva in un Dio persona era una monista dell’identità suprema uomo è Dio nello spirito senza differenza eccc paragonabile a Buddha , Lutero critica proprio la filosofia usata dalla chiesa per spiegare la fede e anche l’etica razionale sempre greca le ricordo il suo parlare del Deus absconditus e non solo quello rivelato , su Maria mi fermo e accolgo la sua osservazione anche se sul fatto dello spirito santo femmina non mi sembra un dettaglio visto l’importanza del femminile senza cercarlo per forza solo in Maria . per chiudere le ricordo che gli ebrei dell’epoca di Gesù che non erano aperti come noi molto fondamentalisti e nazionalisti avevano visioni diverse e scuole diverse che convivevano traquillamente farisei esseni sadducei eccc cosa impensabile nel corso della storia della chiesa e non mi dica della differenza tra francescani e domenicani che non è accentuata come tra i sacerdoti del tempio che non credevano alla resurrezione e altra cose e i farisei ma non processavano i farisei ecc Cristo a parte ma questa è un’altra storia , basterebbe citare la Porete bruciata viva per aver scritto un libro sull’amore spirituale oggi lo vendono le librerie cattoliche . Tommaso credeva ciecamente alla scrittura oggi nessun prete o teologo crede all’antico testamento come testo storico e quindi anche la teologia è più umile , su you tube le segnalo il canale comitato passio c’è un prete biblista che parla apertamente è molto preparato e sfata alcuni luoghi comuni
    se vuole può anche scrivermi in privato se le interessa un confronto su questi temi se ritiene che come sempre vado fuori tema

    • Mercuriade ha detto:

      Penso che ci sia un equivoco proprio nell’impostazione: l’assunto non è “io ho la verità”, ma “c’è la verità”, indipendentemente dalla persona. I più grandi teologi domenicani, Eckhart compreso (che non era per niente un monista, testimone il “Commento alla Sapienza”) fanno appello, oltre che all’anima, anche alla ragione dell’interlocutore, e ciò non mi sembra un male, perché l’uomo incontra Dio nella sua interezza, e l’uomo è fatto anche di ragione. Anche il Cristo l’ha fatto, spiegando ai Sadducei che avevano torto sulla Resurrezione e dicendo alla Samaritana che “la salvezza viene dai Giudei”.
      Margherita Porete non fu condannata per aver scritto un libro sull’amore spirituale, ma perché creduta adepta del movimento ereticale del Libero Spirito, dalle tendenze panteiste; e la sentenza fu molto controversa già tra i suoi contemporanei, tant’è vero che tra i suoi difensori c’era il beato Giovanni Duns Scoto (il teologo che vinse la disputa sull’Immacolata Concezione di Maria per intenderci).

  4. costa ha detto:

    la ragione è fondamentale ma ci sono usi diversi poi di che ragione parliamo? in oriente vanno oltre il principio di non contraddizione sono illogici? una cosa portare l’uomo fino a Dio con la ragione e spiegare quel che è possibile altra cosa dove Dio viene trattato come un ente di cui si può dire tutto o quasi questa è idolatria a un convegno intereligioso un buddista disse che anche dire che Dio è uno è idolatria viene ridotto a numero a un idea del nostro pensiero ,su eckhart insisto sul monismo fu in mistico più estremo di tutto l’occidente l’unico paragonabile al buddismo per la non dualità infatti fu condannato le sue tesi che lui ritrasse per non fare la fine della Porete comunque tutta la mistica renana è poco conosciuta proprio per questo preferendo la via più affettiva per non dire sentimentale conoscerà Marco Vannini che è il più grande studioso di Eckhart e sono anni che propone una riforma cristiana proprio su questo autore ma è una demolizione totale della tradizione cristiana o quasi infatti nessun convegno cattolico lo fanno parlare , sulla Porete le passo un punto a suo favore

    • Mercuriade ha detto:

      L’errore, a mio parere, è contrapporre razionalità e affettività: lo stesso Tommaso dice chiaro e tondo che queste due parti dell’essere umano non vanno in contraddizione, ma si completano l’un l’altra. Non mi sembra che, nemmeno nella “Summa”, abbia trattato Dio semplicemente come un problema da risolvere.
      Su Eckhart si è detto tutto e il contrario di tutto, come ha sottolineato molto bene Alessandra Beccarisi nel suo saggio “Eckhart”, dove ha analizzato in particolare i “Discorsi in volgare”; ne emerge un ritratto di Eckhart come un filosofo spiritualista certamente, quasi “femminile” nel suo essere mistico, ma al tempo stesso dotato di una grande concretezza e per il quale il punto dell’Incarnazione era fondamentale in quanto dà piena dignità anche alla natura carnale dell’uomo.
      Ed è proprio questo ciò che ci distingue dai Buddhisti: la carnalità di Dio, il fatto che il Verbo si è fatto carne, non è rimasto puro spirito. E ciò dà dignità a tutto quello che ricade sotto la carne, ragione compresa.

  5. costa ha detto:

    le passo anche razionalità e affettività non sono da contrapporre anzi la devozione l’amore spirituale non è solo una forma di affetto ma esiste una scienza del ‘cuore’ un fuoco che non va confuso con i nostri sentimenti anche se non è separato da questi, su Eckhart era più neoplatonico che cristiano spesso quel femminile incarnazione e ragione è l’essenza di questo autore nasce proprio si rifà dalla Porete al ‘senza il perchè ‘ e al distacco dialettica amore distacco con frasi scandalose per un cattolico medio ,affinità con il buddismo sono molte distacco totale anche dalla salvezza paradiso santità da Dio distacco dal fare la volontà di Dio e e annientamento totale dell’io quindi l’uomo è Dio nello spirito senza mediazioni e differenze ma lui non lo chiama Dio ma Divinità anzi oltreDivinità nell’eterno presente e può capire anche da dove vengono molte pippe mentali delle filosofia tedesca fino ad heidegger ,le passo sul buddismo il tema dell’incarnazione ‘individuale ‘ da loro è difficile dire che esista l’uomo in un certo senso anche se ci sono forme diverse di buddismo e comunque i discorsi di Buddha sono molto razionalisti e logici simili alla teologia negativa in molti punti sul resto Eckhart buddismo o anche Shankara è materia di studi internazionali è questo è un punto a mio favore

    • Mercuriade ha detto:

      Purtroppo non sono una teologa ma un’aspirante storica, e come tale non aspiro a segnare punti ma ad arrivare appunto alla verità, ovvero se un fatto storico sia stato o meno. Tutte le mie letture, almeno finora, specialmente Vladimir Lossky (particolarmente illuminante anche l’introduzione di Etienne Gilson), mi dipingono Eckhart come un mistico, e come tale incline più a Platone che ad Aristotele, ma anche un teologo pienamente cristiano, fin troppo semplificato.
      Quel che ad Eckhart importa è che la volontà dell’uomo sia tutt’uno con quella di Dio, perché quello è il massimo dell’unione con Dio, quella mistica appunto. Ma questo può accadere solo dopo che è avvenuto l’incontro con Dio, il che comporta anche la conoscenza razionale, perché solo quando è avvenuta si può superare. In questo, Eckhart si inserisce pienamente all’interno della corrente mistica trecentesca, allo stesso modo ad esempio di Giovanni Duns Scoto, che vanno ben contestualizzati anche nel loro essere “con i piedi per terra”, altrimenti si rischiano di prendere cantonate non da poco.

  6. costa ha detto:

    ultimo post non voglio abusare della sua attenzione per me comunque piacevole perchè lei è preparata e motivata io sono un semplice lettore della domenica ho scoperto il suo interessante e curato blog per il mio interesse recente per la storia medievale e per i suoi articoli sulla storia salernitana ,io vivo a pochi kilometri da essa, sui punti era una battuta per stuzziarcarla
    su eckhart le passo le tesi condannate

    In agro domenico – Bolla di condanna contro Meister Eckhart (Giovanni XXII)

    (*)

    27 marzo 1329

    In seguito a un’inchiesta condotta dapprima … per ordine… dell’arcivescovo di Colonia e infine ripresa su Nostro ordine nella curia romana, abbiamo accertato che risulta in modo evidente in forza della confessione dello stesso Eckhart che egli ha predicato, insegnato e scritto ventisei articoli, che hanno la seguente formulazione:

    (1) Interrogato una volta per quale ragione Dio non abbia formato il mondo prima, rispose allora, come ora, che Dio non ha potuto formare il mondo in un tempo precedente perché una cosa non può operare prima di essere; onde per cui non appena Dio fu, subito creò il mondo.

    (2) Ugualmente si può ammettere che il mondo esista dall’eternità.

    (3) Ugualmente, insieme e una volta per tutte, quando Dio fu, quando Dio generò il Figlio a sé coeterno e totalmente uguale in tutto, creò anche il mondo.

    (4) Ugualmente, in ogni opera, anche cattiva, cattiva dico sia della pena che della colpa, si manifesta e risplende in ugual modo la gloria di Dio.

    (5) Ugualmente, colui che insulta qualcuno con un insulto, con lo stesso peccato di insulto rende lode a Dio, e quanto più insulta e più gravemente pecca, tanto più rende lode a Dio.

    (6) Ugualmente, colui che bestemmia Dio stesso, rende lode a Dio.

    (7) Ugualmente, colui che chiede questa o quella cosa, chiede il male e in malo modo, perché chiede la negazione del bene e la negazione di Dio, e prega che Dio gli si neghi.

    (8) Coloro che non si rivolgono alle cose, né agli onori, né all’utilità, né alla devozione interna, né alla santità, né al premio, né al regno dei cicli, ma a tutte queste cose hanno rinunciato, e anche a ciò che è loro proprio, in questi uomini Dio è onorato.

    (9) Ho pensato ultimamente, se mai io volessi ricevere qualcosa da Dio o desiderare: io voglio riflettere molto bene su questa cosa, perché quando io fossi uno che riceve da Dio, in quel momento io sarei sotto di lui o più in basso di lui, come uno schiavo o un servo, e lui stesso come un padrone nel suo dare, e così noi non dobbiamo essere nella vita eterna.

    (10) Noi siamo totalmente trasformati in Dio e siamo in lui commutati; in modo simile, come nel sacramento il pane è commutato nel corpo di Cristo, così io sono commutato in lui, poiché lui stesso mi fa essere uno con se stesso, non simile. Da parte del Dio vivente, è vero che lì non c’è alcuna distinzione.

    (11) Tutto ciò che Dio Padre ha dato al suo unigenito Figlio nella natura umana, tutto questo ha dato a me. In questo non escludo nulla, né l’unione, né la santità, ma tutto egli ha dato a me come a lui.

    (12) Tutto ciò che la sacra Scrittura dice di Cristo, tutto questo si dimostra vero anche di ogni uomo buono e divino.

    (13) Tutto ciò che è proprio della natura divina, tutto questo è proprio dell’uomo giusto e divino; per questo motivo, quest’uomo opera tutto ciò che Dio opera, ed egli ha creato insieme a Dio il cielo e la terra, ed è colui che genera il Verbo eterno, e Dio senza un simile uomo non saprebbe fare nulla.

    (14) L’uomo buono deve conformare la sua volontà alla volontà divina in modo tale che lui stesso voglia ciò che Dio vuole. Poiché Dio vuole che io in un qualche modo abbia peccato, io non vorrei mai non aver commesso peccati, e questa è la vera penitenza.

    (15) Se un uomo avesse commesso mille peccati mortali, se un tale uomo fosse rettamente disposto, non dovrebbe volere di non averli commessi.

    (16) Dio non comanda propriamente un atto esteriore.

    (17) Un atto esteriore non è propriamente né buono né divino, e Dio propriamente non lo compie né lo produce.

    (18) Noi non portiamo il frutto degli atti esteriori, che non ci rendono buoni, ma degli atti interiori, che il Padre, che in noi dimora, fa e compie.

    (19) Dio ama le anime, non le opere all’esterno.

    (20) L’uomo buono è il Figlio di Dio unigenito.

    (21) L’uomo nobile è quel Figlio di Dio unigenito che il Padre ha generato dall’eternità.

    (22) II Padre genera me come figlio suo e come il medesimo figlio. Qualsiasi cosa Dio opera, questa è uno; per questo egli mi genera come suo figlio, senza nessuna distinzione.

    (23) Dio è uno in tutti i modi e secondo ogni punto di vista, di modo che in lui stesso non si può trovare una qualche molteplicità, nell’intelletto o fuori dall’intelletto. Colui infatti che vede una dualità o vede una distinzione, non vede Dio; Dio infatti è uno al di fuori del numero e al di sopra del numero, né si compone nell’unità con qualcun altro. Ne segue [ben inteso in un passo successivo]: dunque in Dio stesso non può esserci e non può essere pensata nessuna distinzione.

    (24) Ogni distinzione è estranea a Dio, sia nella natura che nelle persone; lo si dimostra: perché la natura stessa è una e questo uno, e qualsiasi persona è una e questo stesso uno, ciò (è) la natura.

    (25) Quando viene detto: “Simone, mi ami tu più di costoro?” [Gv 27,75], il senso è questo, cioè me più che loro, ed è senza dubbio bene, ma non è perfetto. Infatti nel primo e nel secondo, e nel più e nel meno c’è una gradazione e un ordine, nell’uno invece non c’è né gradazione né ordine. Colui dunque che ama Dio più di quanto ami il prossimo, fa senza dubbio bene, ma non ancora in modo perfetto.

    (26) Tutte le creature sono un puro nulla: non dico che sono un qualcosa di piccolo o un qualcosa, ma che sono un puro nulla.

    Inoltre fu imputato al suddetto Eckhart di aver predicato altri due articoli con queste parole:

    (1) C’è qualcosa nell’anima di increato e di increabile; se tutta l’anima fosse di tal genere, sarebbe increata e increabile, e questo è l’intelletto.

    (2) Dio non è buono, né migliore, né ottimo; ogni qual volta io chiamo Dio buono, io mi esprimo così in modo erroneo, come se chiamassi il bianco nero.

    • Mercuriade ha detto:

      Furono condannate le tesi, non lui, e per giunta due anni dopo la sua morte; in punto di morte aveva confermato la sua ortodossia e rimesso al papa ogni decisione, dopo che l’arcivescovo di Colonia gli aveva contestato 49 proposizioni. Secondo la Beccarisi si trattò di un sostanziale fraintendimento di queste affermazione, che vanno rilette nel contesto di una loro cornice mistica, provocata più dall’invidia dei suoi “colleghi” che da altro.

  7. costa ha detto:

    Cara dama salernitana adesso sta forzando la lettura e non la ritengo ingenua le tesi furono rigettate per non fare la fine della Porete è vero che lui non fu condannato ma nessun fraintendimento era coerente e lucido nei suoi scritti dove non c’è nessuna creazione lui parlò sempre di generazione del mondo eterno come Dio ma Dio non esiste ,solo per i peccatori esiste dipendente dal proprio ego è una proiezione di questo appena avviene l’annientamento di questo scompare anche Dio e rimane oltredivinità che lui distingue da Gott e li prima che io fossi ero causa di tutte le cose e anche di Dio e se io non fossi nemmeno lui sarebbe oppure la celebre prego Dio(il vero oltredivino) che mi liberi da dio (Dio persona che si prega in chiesa) infine il tema dell’identità suprema l’uomo è Dio nello spirito senza nessuna differenza visto che sta avendo un successo la sua riscoperta senza precedenti in tutto l’occidente come una sorta di Buddha occidentale quasi sempre in ambienti non cristiani la chiesa sta cercando di recuperarlo ma siamo alle solite forzature di parte fino a pochi anni fa nessuno lo conosceva proprio perchè la chiesa conosceva bene il suo pensiero e applicava la solita censura culturale . le consiglio il sito e i libri di Marco Vannini il più grande esperto di Eckhart e di mistica speculativa ma la avverto che sputa veleno sulla bibbia cristianesimo tradizionale dualismo sull’io persona individuo libero arbitrio che non esistono partendo proprio da Eckhart come possibile cristianesimo o come dice lui oltrecristianesimo futuro su you tube può trovare anche delle sue conferenze.

    • Mercuriade ha detto:

      Ripeto, le parole di un mistico non sono facili da intendere. E su questo hanno giocato le invidie dei suoi confratelli estrapolando certe sue espressioni dal contesto e facendole passare per quello che non erano, altrimenti lui sarebbe stato condannato in toto, non solo quelle proposizioni. E Gilson fa osservare molto bene che, se così non fosse stato, non avrebbe avuto più influenza sulla mistica tedesca ortodossa che sulle correnti ereticali (Tauler, Seuse, Ruysbroeck ne sono esempi lampanti).
      Un conto è quello che Eckhart fosse e come fosse percepito alla sua epoca e nel suo contesto, un altro sono le interpretazioni moderne, che cadono nello stesso errore in cui cadono leggendo autori come Giovanni Scoto Eriugena (anche per lui si parla di una “super-teologia”); ed Eckhart, pur essendo un mistico, non dimentica mai né l’Incarnazione né la Rivelazione come presupposti fondamentali anche per l’ascesa mistica, e, ripeto, nelle omelie lo dimostra in modo chiaro. E’ quella la differenza più macroscopica tra la mistica cristiana e il monismo di origine orientale: l’io arriva a volere le stesse cose che vuole Dio, ma il suo fine non è quello di “scomparire” in Dio.

  8. costa ha detto:

    la mistica renana come Taulero suso ed altri scelsero di non arrivare agli estremismi del loro maestro per evitare problemi con la chiesa e forse perchè non condividevano tutto dì Eckhart,in alcuni testi suoi ci sono posizioni meno radicali che lasciano aperte posizioni più ortodosse
    Sul volere dell’io è categorico dice che non dobbiamo volere nulla nemmeno volere la volontà di Dio sul resto concordo che è facile fraintendere i mistici con i loro linguaggio pieno di paradossi ma lo ritengo comunque non ortodosso anche se la questione è eretico per la chiesa o per Dio ? visto che è un ipotesi teologia diversa dall’ortodossia stabilita comunque da altri uomini non sarebbe stato meglio far nascere diversi tipi di cristianesimo come in India dove sui Veda sono nate molte religioni diverse e tra loro nessuno scomunica nessuno tanto meno l’inquisizione anche se non è il paradiso come molti credono della libertà religiosa ma qui vado fuori tema Cacciari amico del Vannini in una conferenza giudica Eckhart e Vannini fuori del cristianesimo tradizionale dicendo che fosse più cristiano hegel rispetto a lui . auguri buon anno

    • Mercuriade ha detto:

      Possiamo conoscere la verità vera sulla vita e sulla morte? Crediamo nella Rivelazione e nell’Incarnazione o no? Se non si può rispondere a queste due domande fondamentali, a che servono diversi tipi di Cristianesimo? Il Cristianesimo non è basato su un’idea ma su una persona, il Cristo appunto, e come dice San Paolo, “se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede”. Essere mistici è anche un dono: l’ascesi e il pensiero non bastano, ci vuole la risposta dall’altra parte. Ed è un dono anche per coloro che non sono mistici, serve ad aprirci uno spiraglio su cose che esistono davvero, come un cieco che intravede un barlume e si può fare un’idea su cosa siano i colori.
      La mistica non si contrappone ai comandamenti, dato che entrambi vengono da Dio, altrimenti vorrebbe dire che Dio stesso cadrebbe in contraddizione. Li supera, che è un altro discorso: vuol dire che l’anima è arrivata ad un punto tale di unione con Dio da non essere capace nemmeno di pensare qualcosa che vada contro di Lui. Ma questo è lo stadio finale di un percorso, che passa per tutti gli strumenti che Dio mette a disposizione: la preghiera in primis, e poi i sacramenti (Caterina da Siena, ad esempio, viveva di Eucarestia, letteralmente). E questo presuppone anche un’altra cosa: essendo la mistica una relazione con Dio, Egli resta “altro” dal mistico. E’ la differenza fondamentale rispetto al Veda: il mistico non si “dissolve” in Dio (anticipando così la dissoluzione della sua anima dopo la morte), la creatura resta creatura, ma questo vuol dire conservare una relazione, che è una relazione d’amore, e insieme conservare la propria identità e personalità, anche dopo la morte.

  9. costa ha detto:

    la verità dell’incarnazione e della persona di Cristo non toglie il fatto che lei e i padri della chiesa utilizzate concetti della filosofia greca occidentale per comprendere il vangelo e Cristo non era un filosofo greco se nell’impero romano ci fosse stato il buddismo o religioni orientali ora lei direbbe cose un pò diverse e ricordiamo che Cristo disse non vi ho detto tutto poi arriverà lo spirito …….. esiste anche un Cristo sconosciuto lei conoscerà un certo Panikkar
    nessuna religione ha un papa e una struttura come le chiesa c’è più libertà nell’islam a volte basta vedere il sufismo per non dire l’induismo e sono realtà vive , molti monaci hanno riscoperto la meditazione dei padri del deserto anche l’esicasmo da pochi anni perchè sono state realtà oscurate in favore di una certa teologia discorsiva in occidente

    la mistica non si contappone ai comandamenti ma in tutte le Tradizioni serie l’azione religiosa è quella che parte da Dio come agente e l’uomo come strumento che vive l’azione con distacco dai frutti anche se spirituali il capo dei moralisti è il Diavolo io faccio noi facciamo basta la nostra volontà eccc le ricordo come insegna il taoismo che l’etica è già decadenza sotto l’etica viene la giustizia abbiamo bisogno dei tribunali esercito per vivere ,ma anche l’etica religiosa è decadenza significa che si vive fuori dal Tao che conduce senza pensare a cosa fare ma come ha detto saggiamente lei questo è lo stadio finale.

    differenza creatore creatura è costruzione teologica razionale nasce dalla creazione dal nulla cosa che la bibbia non lo dice chiaramente (e nessuna tradizione orientale)poi l’esperienza del Cristo che ci invita ad essere Uno e dicendo che non siamo pronti per comprendere tutta la verità poi arriverà lo spirito. dalla Potestà del padre si passa alla religione del Figlio e dei Figli come soggetti (nessuno parla del Dio padre sempre il figlio Dio è morto?) poi dal Figlio Figli soggetti persona si intravede anche la possibilità di religione dello spirito oltre il soggetto oltre la persona oltreDio e dopo la morte rimane quello che deve rimanere ego eterno? incomincio a credere che non dobbiamo sperare in queste cose qualcosa rimane di noi speriamo di rimanere qualcosa di buono .

    p.s. non sono un seguace dell’abate Calabrese visto che starà pensando a questo credo comunque nell’importanza della gerarchia e ipotesi di paradisi in terra che si trasformano in inferni li conosciamo per esperienza per non dire speranze vane nel futuro l’unica escatologia possibile è il presente eterno per il resto il Calabrese va riletto e rivalutato per altri versi.

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