Trotula e Caterina d’Alessandria tra passato e presente.

Milo Manara - Trotula, olio su tela.

Milo Manara – Trotula, olio su tela.

Forse non è un caso che la festa di Santa Caterina d’Alessandria, patrona della Scuola Medica Salernitana, che cade il 25 novembre, coincida con la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne; e non sorprende dunque che proprio ad una donna, e alla medica più importante della Scuola, Trotula, sia dedicato il convegno che ha aperto la cerimonia a cura dell’Università Nuova Scuola Medica Salernitana, la quale si è conclusa tra l’altro con l’annuale assegnazione del premio a lei dedicato. Presenti anche molti ragazzi di licei salernitani, in particolare gli studenti dell’Istituto S. Caterina Amendola, quelli del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci e quelli dell’Istituto psico-pedagogico Regina Margherita.
Tra i premiati, proprio due dei relatori della mattinata: il prof. Maurizio Bifulco, presidente della Facoltà di Medicina e Farmacia dell’università di Salerno (già vincitore tra l’altro del premio per la Storia della medicina della Scuola Medica Salernitana «Lumen et Magister») e la scrittrice Dorotea Memoli Apicella, autrice del romanzo Io, Trotula, già alla terza edizione e tradotto anche in Inglese.
Entrambi, a titolo diverso si sono confrontati con questa donna sospesa tra storia e leggenda, ma chi è Trotula per loro, chi è per lo scienziato e chi è per la scrittrice?
«Trotula è un personaggio unico, modernissimo, rivoluzionario, una precorritrice dei tempi, che nel Medioevo ha ribadito il ruolo della donna e della femminilità, – afferma convinto il prof. Bifulco, Napoletano di nascita ma Salernitano di adozione, le cui due grandi passioni sono la Scuola Medica Salernitana e lo studio della dieta mediterranea. – Di Trotula, come in generale della Scuola Medica Salernitana, se ne parla molto ma la si studia troppo poco, in particolare dal punto di vista scientifico, analizzando cioè i suoi metodi di terapia. Così ho deciso di occuparmene proprio da questa particolare angolazione, nei miei articoli su riviste scientifiche internazionali, ma anche nei miei articoli divulgativi sul giornale “La città”. Trotula fa parte allo stesso tempo della storia e della leggenda: per molto tempo si è ingiustamente negata l’esistenza di questa donna che curava le donne, la più grande della Mulieres Salernitanae, medico e madre di medici. Eppure è stata la prima a preoccuparsi non solo della salute delle donne ma anche della loro bellezza, come mezzo per farle sentire a loro agio nel mondo, a dispetto dei divieti presenti ad esempio nell’Editto di Rotari: nei suoi precetti cosmetici si rivela anche dermatologa, tratta problemi legati ai denti, l’alitosi. Insieme ad altri studiosi, tempo fa, condussi uno studio sul trattato De Ornatu, ispirato agli insegnamenti di Trotula, e notai che, pur non avendo fondotinta e rossetto, le donne salernitane disponessero dei loro perfetti equivalenti, come quello che Trotula chiama “sangue di drago” e che non è un “intruglio magico”, bensì l’Albero del Drago (dracena draco), utilizzato ancora oggi come tintura; la maggior parte degli ingredienti, animali, vegetali o minerali, citati nel De Ornatu, sono utilizzati ancora oggi dall’industria cosmetica, con la differenza che i cosmetici medievali erano in genere molto più grassi dei nostri. Trotula descrive anche la preparazione del bagno di vapore, lo sbiancamento dei denti, l’utilizzo di acidi vegetali contro gli ascessi del viso. Il De Ornatu rappresenta dunque una pietra miliare nella storia della cosmesi, circolato in tutta Europa e a volte “aggiornato”, e tutto sommato ancora valido. Anche negli aspetti ginecologici Trotula si rivela di sorprendente modernità, soprattutto nel dare importanza alla prevenzione della febbre puerperale attraverso l’igiene delle mani di chi opera, precorrendo così di ottocento anni l’opera del medico ungherese Ignác Semmelweis. La nostra medica ha inoltre precorso il concetto, che oggi va sempre più affermandosi, della cosiddetta “medicina di genere”, ovvero un approccio medico personalizzato per ciascuno dei due sessi: e lo ha fatto con un approccio da donna a donna per le donne, dando così piena dignità alle donne.»
Diverso è l’approccio di Dorotea Memoli Apicella, insegnante di lettere di lungo corso che concluse la sua carriera al Liceo Classico Torquato Tasso. Proprio per i licei, tra l’altro, iniziò la sua opera di studio della storia salernitana, con la pubblicazione del libro su Gregorio VII: “Salerno: asilo ed esilio di un grande papa”, una copia del quale fu donata nel 1985 a Giovanni Paolo II. E la Memoli Apicella insiste sul fatto che la figura di Trotula va inquadrata nel contesto della Salerno dell’XI secolo, che contava tra i suoi abitanti una comunità di più di seicento Ebrei, i Greci amalfitani del quartiere di Santa Trofimena e Arabi provenienti dalla vicina Agropoli.
«Trotula è stato per me l’essere più seducente della mia vita, un amore che mi ha inseguito fin dall’adolescenza, – ammette la scrittrice salernitana. – Sono nata a via Canali, nel cuore della Salerno storica, a pochi passi dalla via che porta il suo nome. E proprio dalla toponomastica sono cominciate le ricerche per il mio romanzo, conclusione e coronamento della trilogia dedicata alle grandi donne salernitane, dopo Adelperga e Sichelgaita, legittimo risarcimento per una figura ingiustamente ignorata e mistificata. Si può dire che ho seguito la sua storia passo per passo, dalla toponomastica fino all’onomastica, e al suo nome, Trotula de Ruggiero, che mi ha fatto ipotizzare un’origine normanna della sua famiglia, una discendenza da quei mercenari venuti dal Nord che si misero al servizio degli ultimi principi di Salerno. Poi sono passata attraverso il 1059, l’unica data veramente certa nella vita di Trotula, quando, come racconta Orderico Vitale, il grande intellettuale francese Rodolfo Malacorona, giunto a Salerno, non trovò nessuno che potesse tenergli testa tranne una “sapiente matrona”: una “sapiente matrona” che Orderico non nomina nemmeno, così come non nomina nemmeno Sichelgaita, limitandosi a indicarla come la moglie di Roberto il Guiscardo. In seguito sono passata alla lettura diretta dei testi di Trotula, dai quali ho potuto cogliere la personalità e l’esperienza dell’autrice: già dal prologo alla sua opera, Trotula si mostra donna in grado di capire le altre donne, e si rivolge a loro da donna prima ancora che da medica; si occupa non solo della loro salute, ma anche della loro bellezza, come mezzo per farle sentire libere; non esita nemmeno ad abbattere tabù, come quando consiglia rimedi alle vedove e alle religiose contro l’astinenza sessuale. Nel mio romanzo, ho legato questi consigli ad episodi concreti, per renderli più fruibili e per sottolinearne l’efficacia.»
I trattati attribuiti a Trotula sono stati un’autorità per secoli nel campo della ginecologia, e hanno circolato in tutta Europa, sotto forma di manoscritti e di testi a stampa, ma per molto tempo ne è stata messa in dubbio o perfino negata l’esistenza; ma oggi, attraverso gli studi degli specialisti, e (perché no?) attraverso un romanzo storico riacquista la sua giusta importanza all’interno non solo della storia delle donne, ma della storia della medicina.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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