Stupor Mundi – Pasquale Squitieri (1998)

«Il problema non è darla, il problema è prenderlo. Se non lo prendi, non cresci come donna. Io ho tre figlie femmine. E quando avevano 10, 12, 13 anni, ho chiesto: ma siete ancora vergini? Ma che vergogna! Bisogna liberarsene subito. Ho detto che era disgustosa questa cosa che fossero ancora vergini. […] Ma quale piccole. E poi oggi una ragazzina di 12-13 anni ne sa più di qualunque altro con tutto quello che ha a disposizione dall’informazione. Fanno paura»

Sono rimasta sconvolta quando ho letto di chi fossero queste parole, pronunciate durante il programma radiofonico “La Zanzara” su Radio 24; è vero che in rete circolano tante sciocchezze, ma la fonte era più che attendibile.
Erano uscite dalla bocca del regista napoletano Pasquale Squitieri.
Lo stesso uomo che nel film Li chiamavano briganti aveva raccontato in tutta la loro crudezza gli stupri delle donne lucane violentate dall’esercito speciale inviato a fare “piazza pulita” contro i briganti, e il coraggio delle donne unitesi, contro tutto e tutti, a queste bande di resistenti.
Non mi sarei mai aspettata, vedendo quelle immagini, che chi le aveva girate pensasse questo delle donne. E non me lo sarei aspettato nemmeno vedendo le immagini di un altro film, in cui le donne, in vario modo, occupano uno spazio molto importante: Stupor Mundi, del 1998.

Come si può intuire facilmente dal titolo, è un film dedicato all’imperatore Federico II. Non alla figura storica, però, ma al mito, all’immagine idealizzata, nel bene e nel male, che ne è stata costruita nei secoli, dalle cronache dei contemporanei fino ai racconti dei cantastorie siciliani, la cui pittura di un cartellone fa da filo conduttore al racconto. Un “ritratto simbolico”, dunque, dalle luci abbaglianti e dalle ombre oscure, tratto per la maggior parte dal poema drammatico Ager Sanguinis di Aurelio Pes, ma assemblato nella cornice contemporanea della visita di un gruppo di turisti a Palermo, la cui guida è una donna. È una voce femminile che dipana il racconto, un racconto in cui ciascuno dei turisti presenti può identificarsi, dal siciliano d.o.c. Lorenzo Crespi che assume l’identità dell’imperatore, allo scrittore Giordano Bruno Guerri nell’inedita veste di attore come Pier delle Vigne, fino a Jonis Bascir, meglio noto al grande pubblico come lo Jonis del telefilm Un medico in famiglia, qui nel ruolo serissimo del sultano Malik Al-Kamil.
In questo racconto le donne hanno appunto il ruolo chiave di guide, di rivelatrici: è grazie a loro che ci è dato scrutare il lato più solare di Federico II, ma anche la sua oscurità più spaventosa. Soprattutto le due Costanza: Costanza d’Altavilla, sua madre, e Costanza d’Aragona, la sua prima moglie, interpretate entrambe da Claudia Cardinale. E non a caso: sono due volti della stessa donna, sposa e madre insieme, protettrice e consigliera da un lato, confidente dei segreti e delle idee rivoluzionarie dell’imperatore, e che dall’altro deve assistere impotente all’affermazione dispotica del suo potere, simboleggiata dall’introduzione della pena del rogo per gli eretici, svelandocene però anche il perché. Niente tuttavia in confronto alla crudeltà senza senso che ci mostra la bionda e bella Lioudmila Iassakova, nel ruolo di una strega quindicenne sotto interrogatorio, oggetto inerme delle brame di Federico, torturata a suon di frustate dallo stesso imperatore per poi essere da lui sedotta.
Esse ci mostrano così un ritratto a tinte forti, quasi estreme, dello Stupor Mundi, simboleggiato dal falco che appare di tanto in tanto davanti alla macchina da presa, bello nella sua maestosità, ma che non esita perfino a cavare gli occhi a chi cerca di resistergli, come accade a Pier delle Vigne.
Tutto questo è sintetizzato in modo mirabile nella scena dell’incoronazione di Federico, con la corona di spine del Cristo, preceduta dalla rinuncia al trono della madre Costanza e dalla sua morte. Una scena teatrale più che cinematografica, simbolica più che reale, girata tra i mosaici della cattedrale di Palermo, dominata da un monologo al femminile con toni da tragedia greca, in cui giganteggia la figura dell’imperatrice madre, interpretata da una intensissima Claudia Cardinale, che diviene sempre più grande e più fiera quanto più si umilia davanti al papa in favore del figlio.
Donne monumentali, donne intelligenti, donne educatrici e rivelatrici, anche quando sono vittime della brutalità maschile. Così le aveva raccontate vent’anni fa Pasquale Squitieri.
Cos’è accaduto perché ora le consideri soltanto carne fresca?
Forse qualcuno dovrebbe ricordarglielo.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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