Principatus Salerni, II edizione: la mistica della rievocazione

Può esistere una “mistica della rievocazione”? Secondo me sì.
Con “mistica della rievocazione” non intendo l’ebbrezza di indossare l’anima di una donna vissuta prima di te indossandone gli abiti, né l’eccitazione quasi collettiva che inevitabilmente prende a cercare di entrare in un mondo diverso dal tuo per la porta della living history.
È qualcosa di più, credo, e non facilissimo da spiegare, e non riguarda i soli rievocatori, ma, se la si riesce a trasmettere, anche il pubblico. E non è qualcosa che si dispiega in orizzontale, piuttosto in verticale; come una scala, che ci toglie dalle circostanze presenti per immettere in una dimensione “altra”.

Il vescovo di Salerno

Il vescovo di Salerno

Mi spiego meglio: la circostanza è stata la seconda edizione dell’evento “a Gente Langobardorum factus“, ovvero Principatus Salerni, che l’anno scorso avevamo incentrato sull’assedio di Salerno da parte degli Agareni del Nord Africa nell’871-872.
Quest’anno, anche per ragioni pratiche, abbiamo deciso di dedicare una giornata intera all’incoronazione di Siconolfo, primo principe di Salerno, nell’849, con un convegno mattutino a San Pietro a Corte sulla Salerno del IX secolo e alla sera la rievocazione fatta a puntino dell’incoronazione del principe a Santa Maria de Lama.
Insomma, anche se rispetto all’anno scorso eravamo di meno (poco più di una decina tra noi e i nostri amici di Benevento Longobarda) non volevamo essere da meno, puntando tutto più sull’accuratezza della ricostruzione che sulla spettacolarità dell’evento. Prova ne sia la cura quasi maniacale che abbiamo messo nella ricostruzione dei paramenti episcopali, caricandone poi il primo “povero cristo” capitatoci a tiro, Nicola, già ambasciatore di Carlo Magno nel nostro “evento zero”.
Ma la vera fortuna è stata aver incontrato sul nostro cammino Tatiana e il suo Coro Santa Cecilia” di Benevento, i cui direttori, due severi specialisti per giunta autentici presbiteri, hanno accettato con entusiasmo di partecipare all’evento: si occupano di canto beneventano, una particolarissima forma di musica sacra caratteristica proprio dell’Italia meridionale altomedievale. Il loro concerto a San Pietro a Corte ha aperto la rievocazione dell’incoronazione del principe.

Il coro Santa Cecilia di Benevento canta a San Pietro a Corte.

Il coro Santa Cecilia di Benevento canta a San Pietro a Corte.

Io non so precisamente cosa sia scattato in me appena le loro labbra hanno cominciato a scandire inni, antifone e responsorii.
So che quella musica, un misto di Oriente e Occidente, Gregoriano e Bizantino mirabilmente fuso, sembrava fatta apposta per aprire un altro mondo, altro anche rispetto alla rievocazione; era musica sacra, nel senso più completo del termine, perché afferrava letteralmente e costringeva a levare gli occhi verso l’alto. Ho dimenticato tutto, dov’ero, chi ero, cosa mi avrebbe aspettato dopo, in quel momento non ero più nemmeno Sibilia, medica di corte del principe: ero un’anima, semplicemente un’anima, che attraverso quella musica “altra” guardava come dal buco della serratura l’Infinito. Se chi canta prega due volte, come dice Agostino, io in quel momento stavo pregando tre volte, non potendo unire la mia voce a quelle allenate del coro vi si univa la mia anima, in una lode pura e semplice. Lode a Te, Signore della Creazione, non per ciò che mi dai, mi hai dato o mi darai, ma per ciò che sei; lode a Te perché SEI, e in questo momento mi concedi di vedere uno spiraglio di ciò per cui mi hai creata, dell’infinita bellezza che mi attenderà per sempre.
Non so se qualcun altro tra il pubblico avrà provato lo stesso, ma i volti che vedevo dal presbiterio non erano distratti, nessuno era rimasto indifferente a questa bellezza.
Ecco, questa è la mistica della rievocazione.

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Il vescovo di Salerno consegna la spada al principe Siconolfo.

E non era finita qui: ci aspettava l’incoronazione del principe a Santa Maria de Lama. Con rituale ricostruito dalla sottoscritta.
Non lo dico per vantarmi, ma per marcare la differenza abissale dei punti di vista: mentre lo preparavo confrontavo il materiale che mi veniva dato, cercavo di mettere insieme qualcosa di credibile, tutto quello cui pensavo era se quello che scrivevo fosse compatibile con il IX secolo italomeridionale oppure no.
Nel vederlo non me ne importava un fico secco: pensavo soltanto a quanto fosse diversa la concezione del potere allora rispetto ad oggi, perché partiva tutto da Dio. Se Siconolfo ora si trova davanti al vescovo a ricevere spada, scettro e corona, si pensava, è perché Dio l’ha voluto, o almeno lo ha permesso; e il sovrano deve giurare di governare con giustizia. Poi, potrà anche rivelarsi una carogna, ma in questo caso avrà disobbedito al giuramento fatto, e con Colui al quale l’ha fatto dovrà fare i conti alla fine della sua vita.
Ascoltavo le frasi tratte dalle vite dei tre grandi Re d’Israele, Saul, Davide e Salomone e pensavo alle loro scelte: Saul aveva subito voluto fare di testa sua e aveva perso corona e testa; Davide, nonostante tutti i suoi errori, si era fidato di Dio e aveva fondato un regno stabile per il suo popolo; Salomone aveva addirittura chiesto a Dio la saggezza nel governare, e mai il Regno d’Israele avrebbe più raggiunto lo splendore che ebbe con lui.
Cosa accadrebbe se il potere, nel nostro presente, non fosse più un idolo ma un servizio? La Bibbia chiama l’essere re “difendere il popolo dai suoi nemici”; e nemici del popolo sono anche la miseria, la fame, l’ingiustizia. «Ecco, un re regnerà nella giustizia, e i principi rispetteranno il diritto» aveva detto Isaia.
Quando verrà quel giorno?

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Principatus Salerni, II edizione: la mistica della rievocazione

  1. marzia ha detto:

    Sì, è creato apposta per farci volare in un Altrove..
    Tenevo tanto, sai, ad ascoltarlo e ti son debitrice di averne postato un boccone!!!

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