La “Langobardia meridionale” tra l’Europa e il Mediterraneo

Città di mare - miniatura dal "De Universo" di Rabano Mauro - Montecassino, X-XI sec.

Città di mare – miniatura dal “De Universo” di Rabano Mauro – Montecassino, X-XI sec.

Il periodo trascorso tra la Divisio ducatus nell’849 (in cui l’antico Ducato di Benevento si divide nei due tronconi del ducato di Benevento guidato da Radelchi e il principato di Salerno sotto il comando di Siconolfo) e l’arrivo dei Normanni verso la metà dell’XI secolo, rappresenta per il Sud Italia un periodo segnato da una continua metamorfosi.
Nell’immaginario collettivo, il trapasso dalla dominazione longobarda a quella normanna avrebbe segnato il passaggio da una condizione di frammentazione e di instabilità caotica all’ordinamento stabile di un unico regno che avrebbe portato al Mezzogiorno sviluppo economico e sociale. Si tratta in realtà di una lettura impropria: la fase di transizione è più diluita, lunga e complessa, e i Normanni non fanno tabula rasa di ciò che trovano, ma lo riplasmano collocandolo in un nuovo assetto politico. Questo vale per la Langobardia, ma anche per la Puglia e la Calabria bizantine e per la Sicilia araba: i Normanni portano a compimento dinamiche già iniziate nei secoli precedenti, ad esempio per quanto riguarda la partecipazione dell’Italia meridionale a quel che accade nel Mediterraneo.
Ad esempio, nel corso del IX e del X secolo, realtà come Napoli e Amalfi, in principio provincie bizantine, si sono progressivamente allontanate ed emancipate da Costantinopoli, complice l’incapacità della capitale dell’Impero d’Oriente di esercitare un potere effettivo sulle provincie italiche; tutte realtà che però, come accade nello stesso periodo per Venezia, conoscono un vero e proprio “boom” economico, proprio perché sono pienamente inserite in una sorta di “Commonwealth” commerciale bizantino al livello mediterraneo. Lo stesso accade alla Sicilia araba, che si sviluppa notevolmente grazie alla possibilità di partecipare alla rete commerciale che gli Arabi hanno ramificato in tutto il Mediterraneo. Il mondo longobardo, invece, riesce ad entrare solo in parte in questa rete mediterranea di scambi commerciali e culturali, in gran parte per colpa della progressiva frantumazione politica che finisce per indebolirla.
La storiografia tradizionale tende a dipingere il Mezzogiorno altomedievale come una realtà caotica, in progressivo esaurimento per uno stato di guerra endemica fino alla totale implosione e alla pacificazione normanna, contrapposta ad un Nord Italia post-carolingio pienamente inserito nel contesto europeo; in realtà, se andiamo a guardare più da vicino e senza pregiudizi, possiamo riscontrare dinamiche comuni ad entrambi i contesti. Ad esempio, anche nel Sud si sviluppano poteri di tipo signorile. La Langobardia meridionale in particolare presenta uno sviluppo di questo tipo di potere, inserito però molto spesso in un quadro pubblico diverso da quello del Nord Italia: si tratta di famiglie che hanno una propria ricchezza, ma che acquisiscono cariche pubbliche dai principi longobardi e che esercitano il loro potere in virtù di questo (un caso emblematico è quello di Capua). Nelle città d’influenza bizantina, invece, si assiste ad una progressiva militarizzazione del ceto dirigente, a un dipresso come accade a Venezia nello stesso periodo.
Anche nell’Italia meridionale, inoltre, acquistano un ruolo importante nell’inquadramento del territorio i grandi monasteri come quello di San Vincenzo al Volturno (Isernia); anzi, questo monastero in particolare diventa un punto importante di scambio culturale tra le varie parti d’Italia, ospitando al suo interno monaci franchi e longobardi.
Altro punto importante è la trasformazione dell’identità etnica, che si esplica soprattutto attraverso i corredi funerari: l’identità longobarda, all’inizio ben definita, progressivamente si sfrangia nelle identità localistiche di Benevento, Salerno e Capua. La parola Langobardus al tempo di Liutprando (712-744) non aveva più una connotazione etnica ma sociale e indicava il ceto dirigente, contrapposto a pauper, povero; dopo il 774 invece, con la conquista del Regno d’Italia da parte di Carlo Magno, la definizione viene recuperata in chiave identitaria, contrapposta a Franchus, Franco; durante il secolo successivo, questa identità si frantumerà attorno alle tre grandi città della Langobardia meridionale, dunque diventa di grande importanza sottolineare di essere Beneventanus, Salernitanus o Capuanus. La divisione, tuttavia, non è così netta, né all’interno della Langobardia, né con le realtà al suo esterno: le realtà longobarde e bizantine sono fortemente interconnesse, così come la città bizantina e quella longobarda, a lungo contrapposte e considerate sul piano strutturale come due modelli antitetici, sono esattamente la stessa cosa. Così come ci sono testimonianze di contatti con il mondo arabo e con quello franco, tanto che in un documento redatto a Salerno nell’874, sotto il principe Guaiferio, compare un certo Gualperto che è definito “bassallus” del principe, con un termine squisitamente franco.
Cosa cambia con l’avvento dei Normanni? Naturalmente l’assetto politico generale che unifica questo mosaico di territori dal Volturno fino alla Sicilia, e vengono introdotte novità come il rapporto vassallatico di tipo feudale, rapporto “alla pari” che implica fedeltà da una parte e protezione dall’altra. Allo stesso tempo, però, troviamo elementi di fortissima continuità: i Normanni, come prima di loro Carlo Magno dopo la conquista del Nord Italia, non hanno potuto non tenere in considerazione le situazioni già presenti e radicate in loco; infatti il Nord carolingio ha per la maggior parte mantenuto gli assetti precedenti, e non è stato affatto omologato al modello transalpino, al contrario, Carlo Magno ha lasciato inalterato quasi tutto ciò che ha trovato.
Allo stesso modo, soprattutto per quanto riguarda il diritto privato, nel Mezzogiorno normanno continua a rimanere in vigore la personalità del diritto: cioè un individuo viene giudicato a seconda del diritto della comunità cui fa riferimento (longobardo, romano, ecc.). Inoltre alcune istituzioni precedenti vengono riciclate, tenendo conto del fatto che il ceto dirigente è per l’80% quello precedente. Un monarca dell’epoca non ha fisicamente la forza di fare tabula rasa della tradizione pregressa: risulta molto più pratico aggregarla nella nuova gestione, proprio come aveva fatto Carlo Magno nell’Italia settentrionale. I sovrani normanni inoltre utilizzano per “propagandare” la propria immagine moduli di rappresentazione del potere che sono fondamentalmente quelli bizantini e arabi.
Insomma, il Mezzogiorno altomedievale rappresenta un contesto ancora in gran parte sconosciuto, da studiare più in dettaglio e soprattutto con un’unità di prospettiva, non “a pezzi” come finora si è fatto. Il problema è che, per questo periodo, le fonti narrative sono poche, dunque le fonti archeologiche rimangono imprescindibili per gli altomedievisti. Non solo, c’è tutto un mondo di grande ricchezza ma ancora in gran parte inesplorato: le fonti documentarie, documenti pubblici e privati, cartulari di abbazie come quella di Cava dei Tirreni, che non sono quasi mai state usate e che aspettano ancora di rivelarci i loro segreti.

Per saperne di più:
Claudio Azzara, I longobardi, Bologna, Il Mulino, 2015;
Id., Le corti delle due Italie longobarde, in Le corti nell’alto Medioevo, Spoleto, CISAM, 2015, pp. 111-134;
Id., Salerno nell’età del Principato longobardo, in Momenti di storia salernitana dal principato longobardo ai giorni nostri, Salerno, Laveglia-Carlone, 2015, pp. 19-24.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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3 risposte a La “Langobardia meridionale” tra l’Europa e il Mediterraneo

  1. newwhitebear ha detto:

    notizie molte interessanti e dettagliate. Il fascino di un periodo che si ritiene oscuro ma che in realtà è tutt’altro che oscuro.

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