Per avvicinarsi a Dio

di Giovanni Cerro

I religiosi si riuniscono in comunità con il tempo sempre meglio strutturate. Alternativa alle città, viste come luoghi di corruzione.

Scavi del monastero di San Vincenzo al Volturno - IX-X sec.

Scavi del monastero di San Vincenzo al Volturno – IX-X sec.

Agli inizi dell’VIII secolo Carlo Martello è l’uomo più potente del regno dei Franchi. Quando decide di visitare il monastero di Lobbes, che di recente era stato ampliato grazie al sostegno di suo padre, Pipino di Heristal, fa precedere il suo arrivo da un gran numero di cuochi, fornai e soldati con il compito di organizzargli una degna accoglienza. L’abate Ermino, però, si rifiuta di andare incontro agli inviati, rimane in preghiera e predice che Dio impedirà a Carlo di visitare il monastero entro l’anno. L’atteggiamento dell’abate riflette la strenua volontà di difendere la scelta dell’isolamento come tratto caratterizzante della vita monastica, che non ammette turbamenti dall’esterno.

Cripta di Epifanio - monastero di S. Vincenzo al Volturno - IX sec.

Cripta di Epifanio – monastero di S. Vincenzo al Volturno – IX sec.

L’abbandono delle cose del mondo, infatti, svolge la funzione di educare il monaco a convivere con l’idea della propria morte e al contempo apre uno spazio privilegiato di prossimità a Dio. L’evoluzione dello spazio monastico tra tarda antichità e alto medioevo è affrontata nel volume di Federico Marazzi, professore di archeologia cristiana e medievale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, Le città dei monaci. Storia degli spazi che avvicinano a Dio (Milano, Jaca Book, 2015, pagine 416, euro 32). Considerando le fonti scritte, le testimonianze archeologiche e gli insediamenti tutt’ora esistenti, Marazzi segue gli sviluppi del monachesimo cenobitico sin dalla sua apparizione in Oriente nella prima metà del iv secolo. Spesso sotto la guida di un maestro, i monaci si riuniscono in comunità via via più strutturate, che costituiscono tanto un’alternativa alle città dell’epoca, ritenute luoghi di corruzione e di promiscuità, quanto un’anticipazione della vita eterna. Le esperienze vissute in Siria, Egitto e Palestina si diffondono anche nelle regioni occidentali dell’Impero, in cui numerose comunità monastiche sono istituite per volontà dei vescovi nei luoghi meta di pellegrinaggi e altre sorgono per iniziativa di rappresentanti dell’aristocrazia, che mettono a disposizione le loro ville urbane o di campagna.
Con il proliferare delle comunità, tra V e VI secolo si sviluppa in Italia, in Gallia e nella penisola iberica una riflessione sui principi etici e sui precetti pratici che devono guidare la vita quotidiana: queste regole testimoniano un primo tentativo di definizione dell’identità in maniera autonoma rispetto ai modelli orientali.
Pur nella diversità dei contesti e delle proposte, nelle circa trenta Regulae pervenuteci emerge il duplice intento di definire le strutture gerarchiche e organizzare i rapporti all’interno e all’esterno del monastero. A governare i delicati equilibri che caratterizzano la vita in comunità è posto un abate, coadiuvato nella sua funzione di guida spirituale dagli anziani. La scansione delle attività è strettamente legata all’organizzazione degli spazi, di modo che ciascuna di esse preveda la frequentazione di un determinato ambiente.
Il monastero, infatti, è articolato intorno a tre aree principali, costituite dall’oratorio per la preghiera, dallo spazio dedicato al riposo e da quello per la refezione, comprese cucine e dispense. Al corpo centrale si possono aggiungere altri elementi, come stanze deputate ad accogliere viandanti e visitatori, ben distanti dai luoghi riservati ai monaci, alloggi per i postulanti e i novizi, aree per la lettura e la conservazione dei testi, spazi per i lavori manuali e il ricovero degli attrezzi.
Una difficile sintesi tra vita ascetica ed evangelizzazione della popolazione è portata avanti tra VI e VII secolo dai monaci provenienti dalle isole britanniche e soprattutto dall’Irlanda, seguendo l’esempio del missionario San Colombano. Con l’indebolirsi del sistema di insediamenti urbani di età romana, i monasteri diventano centri di rilievo anche dal punto di vista amministrativo, sociale ed economico. Il riconoscimento del loro prestigio si manifesta nell’incremento delle committenze regali, che alimentano lo splendore e la monumentalità dei monasteri soprattutto nei territori della Gallia merovingia e carolingia, nell’Italia longobarda e in misura minore nella penisola iberica.
Dopo aver analizzato l’architettura dei principali monasteri, da Centula a Saint-Denis e Fontenelle in area francese, da Montecassino a San Vincenzo al Volturno e Farfa in Italia, passando per Fulda e Reichenau in Germania, Marazzi conclude presentando la pianta di San Gallo, un insieme di cinque fogli in pergamena risalenti all’inizio del IX secolo, che raffigurano lo schema dettagliato di un monastero di grandi dimensioni.

Pianta dell'abbazia di San Gallo - 816-830 - San Gallo, Stiftbibliothek.

Pianta dell’abbazia di San Gallo – 816-830 – San Gallo, Stiftbibliothek.

L’ipotesi più accreditata dagli studiosi è che si tratti di un monastero ideale, frutto della riflessione sulla ricerca di un equilibrio tra le diverse funzioni all’interno della comunità, sul rapporto tra la dimensione spirituale e i beni terreni, sulle modalità di interazione tra il monastero e la società. Sono destinate a riscuotere fortuna, ad esempio, le soluzioni di collocare gli edifici residenziali intorno a un chiostro o di riunire i diversi luoghi di devozione in cripte all’interno di un’unica chiesa.
Nonostante continuino a sorgere monasteri ispirati a questa organizzazione razionale, anche se di dimensioni più ridotte, a partire dal XII secolo il monachesimo occidentale non sarà più la principale forma di vita religiosa, ma dovrà confrontarsi con la fondazione di nuovi Ordini religiosi.

da “L’Osservatore Romano“, 06/06/2015

Per saperne di più:
Federico Marazzi, Le città dei monaci. Storia degli spazi che avvicinano a Dio, Milano, Jaca Book, 2015;
Sito degli scavi di San Vincenzo al Volturno.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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2 risposte a Per avvicinarsi a Dio

  1. Niky ha detto:

    Grazie per il magnifico lavoro che svolgi !!
    Santa Pasqua!

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