Teodenanda e la santa della sorgente

Quali storie si raccontavano ai bambini nell’Alto Medioevo? Cosa si sentiva narrare dalla bocca dei più anziani la sera, intorno al fuoco? Siamo sicuri che le storie di santi e di miracoli che leggiamo praticamente dappertutto nelle fonti fossero davvero così noiose come appaiono a noi oggi? Sembra proprio di no, se guardiamo ad esempio certe storie della tradizione napoletana come quelle raccolte nel Seicento da Giambattista Basile nel suo Cunto de li Cunti: santi e sante sono affiancati a fate, sirene e orchi con la massima naturalezza, quasi appartenessero allo stesso mondo, sono al fianco di giovani e fanciulle coraggiosi per premiarli e per castigare re arroganti e maligne matrigne.
Così ho provato anche io a raccontare la mia “fiaba agiografica”, che è stata effettivamente raccontata ai bambini del reparto pediatrico dell’ospedale di Salerno nell’ambito dell’iniziativa “Ti racconto… La Scuola Medica Salernitana“.

Foto di Noemi Ventura.

Foto di Noemi Ventura.

Tanto, tanto tempo fa, nella città di Amalfi, viveva una fanciulla di nome Teodenanda: aveva appena sposato un bel ragazzo, Mauro, che le voleva molto bene.
Un giorno, però, Teodenanda si ammalò: fu costretta a rimanere a letto, e cominciò a non mangiare più. Suo marito le faceva preparare tutto quello che le piaceva, ma lei non toccava niente, e dimagriva sempre più.
Mauro non si rassegnava a veder morire la moglie che tanto amava: portava da lei tutti i medici più bravi che potesse trovare, ma le loro cure non facevano che peggiorare la sua malattia. Persino l’archiatra Gerolamo di Salerno, famoso in tutto il mondo, con tutti i suoi libroni di medicina, non riuscì a venire a capo della misteriosa malattia di Teodenanda. Mauro era disperato: non poteva succedere che questa donna così bella e dolce, l’amore della sua vita, gli venisse portata via senza che lui potesse far niente, doveva fare qualcosa per salvarla o sarebbe morto insieme a lei!
Un giorno sentì parlare di una donna vecchia e saggia che viveva nella chiesa di Santa Trofimena, nella vicina città di Minori, una monaca di nome Agata: senza perdere un solo istante, Mauro si precipitò da lei per chiederle consiglio. Si gettò ai suoi piedi e, abbracciandole le ginocchia la implorava: – Vi prego, aiutatemi! Mia moglie sta morendo, e non c’è niente che possa guarirla!
La monaca guardò Mauro, poi gli sorrise.
– Non disperare, figliolo. C’è una speranza per la tua amata, ma dovrai essere molto coraggioso.
– Farò qualunque cosa, – rispose Mauro senza esitazione.
– Allora mettiti in cammino, e va’ alla sorgente del fiume Reginna sul monte Cerreto. Potrai andarci solo a piedi, e senza le scarpe: se riuscirai a raggiungere la sorgente senza fermarti mai, lì troverai qualcuno che ti dirà come puoi salvare Teodenanda, ma se fallirai lei morirà.
Agata non aveva ancora finito di pronunciare quelle parole che Mauro si era già tolto le scarpe e correva a piedi nudi in direzione del fiume Reginna.
Il fiume si snodava in un burrone tra montagne irte di rocce, e ben presto i piedi gli si coprirono di tagli dolorosi, ma il giovane non se ne curava: pensava solo a seguire a ritroso il corso del fiume verso la sorgente.
Per tre giorni e tre notti si arrampicò sul monte Cerreto, fuori dal sentiero, tra massi e rocce con il rischio di cadere giù da un momento all’altro, sotto il sole cocente che arroventava le pietre e con il vento freddo della notte. Mauro, però, sembrava non sentire né il caldo né il freddo, né la fame né la stanchezza.
Alla fine, una notte, il corso del fiume cominciò a restringersi sempre più, fino ad insinuarsi in una radura: Mauro vi s’infilò e fu lì che trovò la sorgente. Era un luogo solitario, ma l’acqua cristallina che sgorgava dalla terra faceva uno strano rumore, come di una voce di donna che cantava. Pian piano il canto si fece sempre più forte, mentre il getto d’acqua cresceva in altezza, cambiava forma, fino a prendere i contorni di un essere umano.
Mauro non credeva ai suoi occhi, si chiese se non stesse sognando: davanti a lui era comparsa una fanciulla bellissima, forse della stessa età di Teodenanda, vestita con una tunica d’argento e dagli occhi azzurri e trasparenti come l’acqua della sorgente. E rideva, con un piccolo suono tintinnante.
– Ce l’hai fatta, Mauro, – gli disse sorridendo. – Io sono Trofimena, che voi chiamate santa. Conosco Teodenanda da sempre, e un giorno lei, quando era piccola, espresse il desiderio di sposare un giovane bello e che le volesse bene veramente: con questo ho voluto metterti alla prova per vedere se davvero l’amassi come merita. E ora il tuo amore e il tuo coraggio saranno premiati.
Mauro cadde in ginocchio.
– Io chiedo solo una cosa – rispose con le lacrime agli occhi. – Che la mia Teodenanda possa stare di nuovo bene.
– E così sarà, – disse Trofimena avvicinandosi a lui e prendendolo per mano. – Guarda ai tuoi piedi, e troverai la medicina per lei.
Il giovane abbassò lo sguardo, e, invece dell’erba tenera della radura, si ritrovò a fissare le pietre del pavimento della chiesa di Minori: da quelle pietre veniva fuori un olio che aveva un meraviglioso profumo di rosa, e ne veniva fuori tanto che se ne sarebbe potuta riempire una giara!
Pieno di gioia, Mauro si gettò a terra, prese tutto l’olio che potesse portare tra le mani, si precipitò ad Amalfi, a casa, dalla sua amata moglie, e la strofinò con quell’olio da capo a piedi.
Finalmente, Teodenanda aprì gli occhi, più bella di quanto non fosse mai stata. Guardò Mauro, magro e stracciato, e gli si gettò al collo piangendo di gioia.
– Ho visto in sogno tutto quello che hai fatto per me, – sussurrò guardandolo negli occhi. – Ti amerò per tutto il tempo che mi resta da vivere.
Mauro organizzò una grande festa perché tutti vedessero che Teodenanda era finalmente guarita: tutta Amalfi rimase meravigliata perché la fanciulla era anche più bella di prima e perché nessuno aveva mai visto due sposi così innamorati come lei e Mauro.
– Che possa essere così per altri cent’anni! – dissero tutti.
E il loro augurio si avverò.

http://aphorism.it/federica_garofalo/racconti/teodenanda_e_la_santa_della_sorgente/

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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3 risposte a Teodenanda e la santa della sorgente

  1. marzia ha detto:

    Desidero evidenziarti da me, Federica , ma questa scelta cromatica “accesa” non è adeguata..
    Disturba chi legge..non volermene: te lo comunico in modo diretto come si fa tra amici.
    Sono una sessantenne con esperienza di scrittura on line , oltre che di colori ect ect.
    E’ lodevole la passione ed auspicabile, per l’amore di Dio…

    p.s. capisco la motivazione cromatica.

  2. Olaf ha detto:

    Olaf presente vi auguriamo un felice e prospero 2016

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