Quello spedale, che bell’azienda. Medio Evo e business dei pellegrini

di Paolo Russo

Facciata del complesso di Santa Maria della Scala - Siena.

Facciata del complesso di Santa Maria della Scala – Siena.

Un’altra giornata di cammino sfuma nell’imbrunire imminente sulla campagna senese profumata dalla prima calura di maggio. Un gruppetto di cinque silenziosi pellegrini – poveramente avvolti nelle loro mantellette, i volti maschili incorniciati da barbe di taglio e colori diversi, la donna dimessa col capo coperto, l’incedere aiutato dal bordone, il bastone del viandante, bagaglio minimo con le monete per la sopravvivenza e l’acquisto delle indulgenze in piccole borse di cuoio o tela ben nascoste sotto le vesti – che il caso e la prudenza hanno consorziato lungo la via Francigena, viaggia alla volta di Roma. Dove il giubileo del 1400 – funestato però in Italia da una terribile peste – rappresenta per i romei d’Europa tutta, dall’Islanda alla Spagna, dall’Ungheria a Germania e Boemia, una ottima ragione per intraprendere più numerosi che mai faticosi viaggi lunghi mesi e, spesso, rischiosi per via di epidemie, briganti, profittatori e soldatacci di ventura che infestano le strade e si accaniscono con facile crudeltà sui pellegrini inermi e, per penitente devozione, quasi sempre appiedati, quando non soli e magari in là cogli anni. Come Petrus Fedofus di Bretagna che porta i suoi ottanta verso la città santa insieme a madonna Clara Vanderute di Fiandra, Iche di Chordeiova di Spagna, Ian de Mis de Brabanza, Giovanni di Giovanni di Prusia.

Pellegrinaio - Complesso di Santa Maria della Scala, Siena.

Pellegrinaio – Complesso di Santa Maria della Scala, Siena.

Il drappello, rianimato dalla fama del santa Maria della Scala, affretta i passi stanchi verso quel luogo di ristoro e sicurezza. Mentre Siena offre più bella che mai la sua fama agli stranieri, con le vie ripulite per il Giubileo dai commerci più vili e dai malfattori, per far posto a banchi di cambio, alberghi – numerosi, moderni e per tutte le tasche – e osterie. Una città ricca e potente, cresciuta sulla strada per antonomasia, la Francigena, con un apparato di servizi e una cultura dell’accoglienza e della carità che ha nel santa Maria della Scala il suo formidabile centro. Raggiuntolo i cinque vengono accolti da frate Giovanni di Fiandra, brusco e irascibile nei modi quanto abile con luoghi, valute, libri contabili e lingue straniere – il latino, una sorta di inglese dell’epoca, era appannaggio solo dei pochissimi colti d’allora. Il pane e il vino, primo benvenuto dello spedale al viandante, ristorano il gruppo mentre Giovanni avvia la registrazione di persone e averi. Domande e osservazione sono i suoi strumenti, a loro affida la schedatura che garantisce al pellegrino il recupero dei propri beni sulla via del ritorno. E così Giovanni, frugando esperto fra idiomi e geografia, indaga uno per uno gli uomini e la donna in fila davanti al suo tavolo rischiarato da una candela, chiedendo nome, provenienza, qualche volta l’età – elemento infatti secondario nella cultura medievale – vaghi accenni di stato di famiglia ma soprattutto convenendo con loro le modalità del riconoscimento, cosicché nessun estraneo possa esigere la restituzione dei beni, dettagliatamente elencati nel registro, per lo più monete d’ogni provenienza: corone, parpagliuole, grossi, fiorini, denari, ducati e nobili d’oro che il viaggio ha riunito nelle tasche dei romei. Segni corporei, come cicatrici, nei, mutilazioni o arti anchilosati, informazioni personali, gesti segreti, una sorta di codice Pin dell’epoca, insomma, messo a garanzia del pellegrino con quel senso di responsabilità che è fra gli elementi portanti della reputazione del santa Maria della Scala. Finite la pratiche ai cinque viene servito un pasto cotto, e, finalmente, è l’ora del riposo, fuori la cattedrale si staglia severa e magnifica nella notte, li fa sentire protetti anche dal Dio che vanno a onorare. Uomini e donne si avviano alle rispettive camerate, dove il sonno e la preghiera li attendono prima della nuova tappa del viaggio di devozione sulla strada di Roma.

Fienile - complesso di Santa Maria della Scala, Siena.

Fienile – complesso di Santa Maria della Scala, Siena.

Uno studio di Gabriella Piccinni, docente di Storia medievale a Siena, e Lucia Travaini, che insegna Numismatica alla Statale di Milano, getta ora nuova luce sul santa Maria della Scala, partendo dal ritrovamento del Libro del pellegrino, il registro che rivela e documenta dal 1382 al 1446 l’attività dello spedale non solo come pellegrinaio, ma anche come deposito dei beni che i fedeli erranti lasciavano per evitare ruberie e assicurarsi il ritorno a casa: di quel flusso il Libro restituisce la schedatura di quanti, di solito per morte, non tornavano mai più. Una vera banca – dove in realtà anche i senesi mettevano danari e terre, godendo però, loro, d’interessi – che restituiva poi il deposito al legittimo proprietario resosi riconoscibile ai frati preposti al servizio, così importante da divenire a un certo momento autonomo nella complessa struttura dello spedale.
«Il registro – spiega Piccinni – è uscito fuori durante una mia ricerca nell’archivio del santa Maria della Scala, una vera miniera che conta ben seimila pezzi: avviando la mia indagine tra le carte dello spedale l’ho trovato rilegato insieme a documenti settecenteschi. Appena aperto il suo valore è stato evidente: i primi risultati li ho presentati a Parigi dieci anni fa in un seminario presso l’Ecole des Hautes Etudes, poi col tempo e l’aiuto prezioso di Lucia Travaini, e molti altri colleghi, è arrivato il libro».

Corridoio delle donne - Complesso di Santa Maria della Scala, Siena.

Corridoio delle donne – Complesso di Santa Maria della Scala, Siena.

Un saggio che fotografa fino nei dettagli, e in modo godibile anche al profano, l’avventura dei pellegrini; l’Europa di allora, molto più europea di quanto normalmente si pensi, con ampia circolazione di valute, lingue, cultura, arte, notizie e costumi; il funzionamento di una imponente struttura ospedaliera e non solo, copiata dai Visconti a Milano, studiata dall’imperatore Sigismondo del Lussemburgo, presa a esempio da papa Nicolò V per l’ospedale di Pavia; la modernità del buon governo senese, già celebrato dal magnifico affresco di Ambrogio Lorenzetti in Palazzo Comunale.
«Credo sia ora, attingendo ai cospicui giacimenti dei grandi ospedali europei del Medio Evo, di studiarli per quel che erano, autentiche imprese polifunzionali che in Toscana, con notevole precocità, passarono da una origine e una gestione tutta religiosa a una mista, e nelle quali il governo cittadino entrava perché aveva ben chiaro il valore politico della carità e della assistenza, sancendo in qualche modo la nascita documentata dei nostri ammortizzatori sociali e di una logica no profit. Senza scordare il contemporaneo formarsi di una classe di abili manager, sia religiosi che laici, ai quali veniva affidata la conduzione di quelle imprese strategiche quanto impegnative, attraverso, per giunta, la creazione di innovative tecniche gestionali».

da “La Repubblica”, 14/03/2004

Per saperne di più:
Gabriella Piccinni, Lucia Travaini, Il Libro del pellegrino (Siena, 1382-1446) : affari, uomini, monete nell’Ospedale di Santa Maria della Scala, Napoli, Liguori, 2003;
sito del complesso museale di Santa Maria della Scala, Siena.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Quello spedale, che bell’azienda. Medio Evo e business dei pellegrini

  1. sergiosoriani ha detto:

    Mi piace molto questo articolo perché sbalza la dimensione complessa del pellegrinaggio in cui l’aspetto devozionale catalizza molte altre dimensioni e di altra natura. Mostra bene come sacro e profano nel medioevo non fossero realtà contrapposte, ma aspetti in continua tensione che davano vita a molteplici dinamiche di ordine religioso, culturale, sociale, materiale, ciascuna delle quali peculiare a se stessa eppure interdipendente con tutte le altre. I medioevali poi, almeno dal X secolo in avanti, tendevano a viaggiare moltissimo. L’articolo apre una finestra anche in questa direzione.

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