Medioevo – Bestseller dell’altro mondo

di Cesare Segre

Torna in libreria il primo trattato scientifico scritto in italiano: “La composizione” di Restoro d’Arezzo. Tutto il sapere dell’universo catalogato secondo criteri astrali o biblici. Poi venne l’ordine alfabetico.

I Quattro Elementi - dal

I Quattro Elementi – dal “Livre du Tresor” di Brunetto Latini – Francia 1315-1325 – Londra, BL.

Dominare tutto il sapere è un sogno attraente quanto quello di dominare il mondo. Senz’altro meno realizzabile. Ma nel passato il progetto poteva non sembrare assurdo. Depositari del sapere erano considerati i libri, e solo i libri: possederli tutti significava avere a disposizione l’intera sapienza. Anche per soddisfare questo programma ambizioso furono fondate le grandi biblioteche dell’antichità, come quella famosa di Alessandria. E i monaci che nel medioevo passavano la vita a trascrivere i manoscritti dei classici obbedivano, forse inconsciamente, allo stesso intento.
Un’altra possibilità un po’ meno grandiosa era quella di riassumere: Fozio, nel secolo IX, tentò l’impresa, e così il suo Myriobiblon ci ha conservato una sintesi di 279 opere greche altrimenti perdute in gran parte. Del resto l’idea di fornire epitomi, oggi diremmo digest, dei testi molto ampi era comune: lo storico Livio, come tanti altri, era letto prevalentemente in epitomi. E anche la maggiore enciclopedia medioevale, lo Speculum di Vincenzo di Beauvais (sec. XIII), è un’epitome delle opere più autorevoli in tutti i campi del sapere.
Nel mondo cristiano, questa concezione erudita era avvalorata dal fatto che il libro per eccellenza, la Bibbia, era considerato la sintesi e il cardine di tutto il sapere. Mancando una fondazione sperimentale della conoscenza, è ancora ai libri, in questo caso di autori latini (per esempio Plinio), che si chiedevano le nozioni di ordine scientifico. Né la storiografia si sottraeva a questo impianto libresco: era la Bibbia che permetteva di risalire dal presente alla creazione del mondo, erano le profezie apocalittiche ad annunciare già i destini dell’uomo dal presente sino al Giudizio Universale. Quelle che si chiamavano “le età del mondo” (sei, come i giorni della creazione), fungendo da contenitore dei principali eventi storici, ritmavano l’avventura dell’uomo sulla terra.
Le enciclopedie furono naturalmente in latino per molti secoli; poi, con il formarsi di una cultura romanza, in volgare. E l’Italia ha un posto di rilievo in questa sezione volgare dell’attività enciclopedica, dato che Brunetto Latini, trovandosi in Francia tra il 1260 e il 1266, scrisse, in francese, il suo fondamentale Tresor. Una quindicina di anni dopo, Restoro d’Arezzo compilava nel suo dialetto la Composizione del mondo, ora pubblicata e commentata da Alberto Morino per la Fondazione Bembo – Guanda Editore.
Non essendosi ancora affermato lo schema dell’enciclopedia in ordine alfabetico – schema aperto, adatto alla concezione moderna, evolutiva e non libresca, del sapere – è molto interessante osservare in base a quali scelte i diversi autori ordinano i loro dati. Molte le opzioni possibili. Una era quella di censire gli enti nell’ordine dei sei giorni della creazione, come fece per esempio Vincenzo di Beauvais nel suo primo Speculum, quello naturale, seguendo le orme dell’Exaemeron di Sant’Ambrogio. Un’altra opzione era quella geografico – astronomica, fondata sull’idea che tutto quanto esiste si dispieghi fra la terra e lo spazio astrale che la circonda: molte perciò le enciclopedie intitolate Imago mundi o Image du monde. Altri autori si rifacevano alle sette artes, le discipline in cui si distribuiva lo studio della sapienza. Questi schemi vengono spesso accostati o combinati. Li contamina già nelle sue Etimologie (633 d.C.) uno dei primi enciclopedisti medioevali, Isidoro di Siviglia, il quale però ha l’idea ingegnosa di fondare le definizioni, come dice il titolo, sull’origine delle parole, dato che l’etimologia, come intesa nel medioevo, è studio della verità. Fa sorridere, ma apre orizzonti espositivi, dire che le penne degli uccelli derivano da pendere, dato che essi, con le penne, si appendono nell’aria; o che sporco deriva da porco, animale notoriamente sudicio.
Restoro prende a oggetto della sua illustrazione solo il mondo naturale, terra e cielo. Nella prima parte dell’opera ne dà il censimento; nella seconda, molto più ampia, esamina le cause e i significati di ciò che ha repertoriato. Si richiama a principi filosofici, sostanzialmente aristotelici, che a noi possono parere tautologici. Così quello fondamentale, binario, secondo il quale ogni cosa è riconoscibile soltanto in base al suo contrario: l’alto in confronto col basso, il bianco in confronto col nero, la destra con la sinistra. Perché il mondo è rotondo?, si domanda Restoro. Chiaro: perché il cerchio è la figura più perfetta, e il mondo non poteva non essere perfetto. E perché non è più grande o più piccolo? Perché, essendo perfetto, se fosse più grande sarebbe in sé un eccesso, e se più piccolo una menomazione. Altrettanto tautologica è la frequentissima figura della perissologia, consistente nel far seguire un’affermazione dalla negazione del suo contrario (come: il sole è caldo, non è freddo).
Ma persino la struttura dell’opera è chiusa in quello che a noi può parere un circolo vizioso: perché motivare le cause e i fini di tutto, come fa l’autore, con gl’influssi astrali equivale a spostare soltanto di livello domande cui non si sa rispondere. Restoro esprime, ingenuamente ma efficacemente, il pensiero del tempo. Le sue fonti principali sono nell’astrologia d’ispirazione aristotelica, in particolare in un trattato, citatissimo anche da Dante, dell’arabo Alfragano (sec. IX), che leggeva nella traduzione latina di Gherardo da Cremona (anteriore al 1187). Uno studio più approfondito dei modelli potrebbe mostrare se il metodo di Restoro è tanto compilatorio quanto quello del suo maggior predecessore Brunetto Latini. Il quale, però, laicamente, poneva come obiettivo principale del sapere la vita politica, campo ideale di applicazione della retorica; mentre Restoro rimane nel chiuso delle sue conoscenze, tra pareti di specchi che continuano a riflettersi l’un l’altro. In verità poi l’autore ha le sue passioni e i suoi entusiasmi. Solo così si spiegano i frequenti riferimenti ad arti figurative, mosaico e soprattutto pittura, delle quali afferma, e gli si può credere, di avere un’esperienza attiva. Quando parla dell’argomento, come fa spesso, si sente la competenza e la sensibilità dell’artefice, che sfodera il suo gusto cromatico. E il capitolo sui vasi etruschi, il più famoso, o l’unico famoso, della Composizione, ci fa assistere al dissotterramento dei reperti, alla meraviglia nello scoprirli intatti e immergersi nelle storie che raccontano, di animali e di cacciatori, di battaglie e di erotici abbracciamenti. Ma nemmeno lì Restoro si smentisce: l’ossessione del repertorio invade anche la descrizione più entusiasta.

 Maestro e studenti - dal

Maestro e studenti – dal “Livre du Tresor” di Brunetto Latini – Francia 1315-1325 – Londra, BL.

Un frate scienziato che insegnava ai borghesi.
Chi era Restoro d’Arezzo?
Di lui abbiamo solo notizie dirette o indirette che si possono ricavare dalla sua opera. Fu rappresentante del fervore culturale che caratterizzò, nella seconda metà del Duecento, la città di Arezzo, sede di una università e di una importante scuola di retorica. Egli dice di aver concluso la “Composizione” in convento nel 1282. Frate di multiforme e vasta cultura, Restoro fu ricercatore scientifico sia sul piano teorico sia sul piano della sperimentazione diretta, praticante di oreficeria e di pittura. Con la “Composizione del mondo” Restoro si propone di offrire al pubblico borghese una summa di astrologia, astronomia, geografia e cosmologia che illustri l’origine dell’universo. Il trattato è il primo scritto di scienza in lingua volgare apparso nel panorama della letteratura italiana.

da “Il Corriere della Sera”, 27/10/1997.

Per saperne di più:
Restoro d’Arezzo, La Composizione del Mondo, a cura di Alberto Morino, Parma, Guanda, 1997;
Alberto Morino, Restoro nella cultura scientifica e artistica del Duecento aretino.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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