Una stanza tutta per noi

11743014_948063478619903_8073218933535357600_n

Come prima cosa voglio rassicurare tutti gli uomini, arimanni, chierici o cavalieri che siano, cui capiterà di incrociare queste righe: nonostante lo possa sembrare, non sono una femminista. Dunque non fatevi trarre in inganno dal titolo, che riecheggia la fiera rivendicazione di Virginia Woolf: “Una stanza tutta per sé”.
A me, forse anche perché una stanza tutta per me l’ho sempre avuta, questa frase ispira una grande solitudine: e, per fortuna, sentirsi soli in rievocazione è praticamente impossibile. Non è possibile in un accampamento, figuriamoci in una torre a tre piani, arredata e popolata da letti, tavoli e brocche sistemati a regola d’arte; nonché da pavoni campani e orsi marchigiani ormai entrati in perfetta sintonia.

HPIM2173

Eh sì, perché quest’edizione di Luglio Longobardo a Nocera Umbra, dove siamo tornati dopo un anno di assenza, il sole in testa ci è stato risparmiato, grazie alla benemerita decisione di allestire il tutto nella torre civica, con due piani per l’esposizione e il terzo per cambiarsi più la terrazza per godersi il panorama. Il primo, tappezzato di armi, in teoria, avrebbe dovuto esser “riservato” agli uomini; il secondo avrebbe dovuto essere quella “stanza tutta per sé” al femminile, con letto, spazio per la scrittura e per la medicina. Di fatto, però, spesso, gli arimanni salivano da noi a spaparanzarsi , e noi scendevamo di sotto richiamate dagli strumenti musicali, soprattutto io, con le mie castagnette smaniose di essere usate…
Ma chi se ne importa!

11667299_10206283864309401_8549264276170387508_n

Guardacaso, il tema del convegno al centro della manifestazione era proprio “La donna longobarda tra storia mito e leggenda“; e Elena Percivaldi, direttore scientifico, aveva scelto di includere due rievocatori tra i relatori, nella specie la sottoscritta per la Gens, che ha provato a sfatare l’equazione donna medico=strega  con una piccola relazione dal titolo “Medicae: donne e medicina nell’Alto Medioevo“, e Amanda Rampichini per i Fortebraccio con una bella dimostrazione (con ben due modelle) di come “L’abito della donna longobarda” possa diventare un potente mezzo di fusione tra due culture.

11750690_791905747594242_1305159849972590075_n

E proprio lì che ho avuto finalmente l’opportunità di conoscere di persona un’altra meravigliosa creatura, una rhizotomoe in erba come me: domina Winilde, donna del conte Authari dei Fortebraccio, una fata dei boschi tra Umbria e Lazio, una cui foto artistica vista di sfuggita era stata sufficiente per incantarmi. Il suo nome vuol dire “amica dei tigli”, gli alberi di Freyja, la Venere norrena, sotto le cui fronde i Germani celebravano matrimoni e indicevano assemblee. Una fata dei boschi dagli occhi di luna, limpidi come la sfera di cristallo che porta appesa alla cintura, il suo legame con l’acqua, messaggera di vita. Calze verdi e orli verdi dell’abito fatti apposta per penetrare nel verde per raccogliere malva e melissa, che, insieme ad un arsenale di spezie di tutto rispetto, hanno arricchito il nostro allestimento medico comune.

HPIM2205

Attenti però a non lasciarvi trarre in inganno dal suo aspetto minuto e dolce: sto parlando di una vera fata dei boschi del centro-sud, come le descrive Basile nel suo Cunto de li Cunti, selvatica, ribelle e improvvisa, di quelle capaci di saltare fuori da un momento all’altro da una melagrana tagliata o di lanciarti un fulmine addosso prima che tu te ne accorga; in questo caso, di sparare una battuta in romanesco da far crepare dalle risate o tirare fuori perle di sapienza germanica inaspettate. E così non c’è niente di meglio di una stanza per mettere insieme (non d’accordo!!!) il raffinato misticismo di una sibilla Magno-Greca e la selvaggia imprevedibilità di una custode del tiglio così caro ai Celti, e creare così un incenso inebriante che ha effettivamente impressionato i visitatori.

HPIM2178

In questa “stanza tutta per noi”, per fortuna, però, c’è posto anche per gli uomini, vecchi e nuovi. Dal “boss” Ildebrando cui devo addirittura un manico nuovo per il mio falcetto, a Luca il Lussurioso che letteralmente ne sa una più del diavolo, a Lotario cui, quando non scatta la “modalità J-Ax” riesce ad essere perfino distinto nello snocciolare tutta la sua illustre genealogia longobarda fino alla settima generazione, fino a nuove conoscenze come Alahis, l’artifex bonus, che non usa la spada ma il cui pennello è capace di colpire al cuore ancor più nel profondo.

11692618_791334917651325_5097752487381375851_n

Il bello di una “stanza tutta per noi”, però, a differenza di una “stanza tutta per sé”, è che è fatta non per entrarvi, ma per uscirvi. Tanto più se è circondata dal mare verde punteggiato da borghi delle colline dell’Umbria, il mare in cui è più dolce il naufragare, per dirla con Leopardi.
Il posto adatto per una rhizotomoe che non sa ancora distinguere il fieno greco dalla nepitella. Il posto per guardare la parte e il tutto, cogliere tra il verde delle erbe selvatiche il baleno giallo dei fiori dell’iperico, le infinite sfumature delle colline ricoperte di boschi, tacere una buona volta e lasciar parlare il Creato… Poi prendere coraggio e superare lo steccato mettendosi all’opera con il falcetto, con gioia e rispetto, sapendo di prendere qualcosa non fatto da me, qualcosa che mi è stato dato in prestito, eppure gratuitamente!
E farlo dopo esser stata riempita di Spirito Santo la mattina a messa, ed aver sperimentato nel proprio corpo Colui che ha creato tutta quella meraviglia di cui io sono custode, non padrona, e ho ricevuto il comando di proteggere, non di devastare. Solo in questo modo mi è possibile immergermi nel mondo, fatto di bene e di male, e consegnare il male a Colui che solo lo può distruggere facendovi restare solo il bene, da dare agli altri.

HPIM2183

Credo sia qualcosa di simile alla piccola sfera di cristallo di rocca di domina Winilde: si crede che questo minerale possa assorbire tutte le “negatività” per dare poi energia positiva alle altre pietre.
Ecco, sono io quella piccola sfera di cristallo: è inevitabile che ogni tanto venga investita dal male che mi cala davanti agli occhi come una coltre di nebbia; se però, come non ho rinunciato a fare anche in rievocazione, rinnovo l’appuntamento con Chi quel male l’ha preso su di sé facendosi appendere in croce come un cane, e addirittura lo prendo dentro di me, so che ci penserà Lui ad assorbire quella tenebra.
E resta solo la luce, che è fatta per essere donata ad altre “pietre”, ad altri esseri umani. In “una stanza tutta per noi”.

HPIM2202

Per saperne di più:
Longobardi per l’Italia, parte 6. Luglio Longobardo: pochi ma buoni – articolo pubblicato su “Rievocare”.

Annunci

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
Questa voce è stata pubblicata in Living History. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...