I crociati del Nord apprezzati dal Reich

di Armando Torno

È l’unico testo narrativo sui cavalieri teutonici, dei baltici che non parlavano tedesco.

Il poeta Tannhäuser nella veste dell'ordine teutonico - miniatura dal Codex Manesse (1300-1340) - Heidelberg, Biblioteca Universitaria.

Il poeta Tannhäuser nella veste dell’ordine teutonico – miniatura dal Codex Manesse (1300-1340) – Heidelberg, Biblioteca Universitaria.

Cappellano dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici, Pietro di Dusburg ha lasciato una preziosa Chronica che arriva al 1326. Un’opera essenziale per storici e pangermanisti, per cultori del mito prussiano. Si ritrova facilmente nelle pagine di pensatori quali Johann Gottfried Herder; in genere è conosciuta nella traduzione in oltre ventisettemila versi tedeschi che Nicolaus von Jeroschin realizzò poco dopo la stesura del testo narrativo latino. Ora, per la prima volta, è apparsa in italiano con l’originale a fronte. L’immane lavoro si deve a Piero Bugiani: Cronaca della terra di Prussia (Centro Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto, pp. 684, euro 70; premessa di Pietro U. Dini, prefazione di Francesco Santi).
Di Pietro di Dursburg (nato in Gheldria, oggi Olanda) conosciamo ben poco. Dovette essere attivo in Prussia già nel 1289, quindi fu canonico a Königsberg, ora Kaliningrad, in un periodo che va dal 1310 al 1356: e in questa città, resa celebre quasi mezzo millennio più tardi da Immanuel Kant, pare abbia scritto buona parte della sua Chronica. La quale resta l’unico testo narrativo esteso sui teutonici. Ne ricorda la fondazione «in una tenda ricavata dalla vela di una nave»; soprattutto racconta dei crociati baltici (in essi si inseriscono i teutonici) che possedevano le medesime prerogative di quelli che puntavano a Gerusalemme. Combatterono i resti pagani d’Europa in una guerra senza Terrasanta ma densa di violenze selvagge, cominciata nel XII secolo contro i Vendi, di cui narra la Chronica Slavorum.
Tra gli innumerevoli episodi, vale forse la pena riportarne un paio dal libro III: «Un fratello subì questo martirio: i Prussiani lo legarono per le mani, ancor vivo a un albero, gli strapparono dal ventre l’ombelico, cui erano attaccati gli intestini; fissarono le viscere all’albero, e poi con ripetute percosse lo costrinsero a girare attorno alla pianta, finché tutti gli intestini rimasero appesi al tronco». E ancora, ecco cosa succede a una giovane di notevole bellezza, oggetto di lite tra alcuni contendenti: «Affinché quella disputa non si allargasse troppo, si fece avanti un tale con una spada, che troncò nel mezzo la ragazza, dicendo: “L’ho tranciata in due, ognuno prenda la parte che gli spetta!”». Ma, al di là dei fatti trucidi, le pagine di Pietro di Dusburg sono particolarmente importanti: narrando la fondazione di un nuovo Stato che è senza dinastie, con l’idea che tutti erano coinvolti in essa, riporta i costumi degli antichi prussiani.
Basterà ricordare che erano baltici e non parlavano tedesco, ma qualcosa di simile al lituano o al lettone. Non avevano elaborate idee teologiche, né possedevano libri sacri, anzi non conoscevano la scrittura. Un passo (citiamo da pagina 89 della traduzione di Bugiani) è significativo: «Rimasero assai sorpresi in passato quando venne loro riferito che gli esseri umani sono capaci di passare i loro pensieri anche a qualcun altro non presente attraverso lo scritto». Pietro di Dusburg, poi, ci aggiunge del suo: inventa, tra l’altro, la figura del Criwe e ne fa un papa pagano abitante a Romov, tanto per scimmiottare Roma. Herder parla di lui come di un Oberdruide. E non è il solo che creda a tali finzioni, necessarie al cappellano teutonico per perorare la causa di un papato forte. O forse per giustificare lo scontro di culture.
Dusburg è entrato senza volerlo in quella lotta ideologica che ha radici nella Germania di Tacito. L’alterità rispetto a Roma, i cavalieri teutonici, il Sacro Romano Impero, Federico II et similia furono cari tra gli altri ad Alfred Rosenberg, l’ideologo del Terzo Reich, il quale giunse a individuare nei crociati del Nord una cultura-diga contro lo slavismo, sinonimo di ignoranza e barbarie. Ma la questione si allarga ché Pietro di Dusburg offrì materia anche a coloro che considerarono gli slavi anime inferiori. Sciocchezze che qualche cretino ha avuto il coraggio di ripetere dopo Puskin, Dostoevskij, Tolstoj e Florenskij.
Inutile aggiungere commenti sull’ultima questione. Sono però doverosi i complimenti a Piero Bugiani, attivo alla Sismel. Il testo latino è quello dei Monumenta Poloniae Historica (Cracovia 2007); è stato scelto un manoscritto diverso dall’edizione del 1861 degli Scriptores Rerum Prussicarum.

da “Il Corriere della Sera”, 16/07/2013

Per saperne di più:
Pietro di Dusburg, Cronaca della terra di Prussia. L’ordine teutonico dalla fondazione al 1326. Testo latino con versione italiana a fronte, a cura di Piero Bugiani, Spoleto, fondazione CISAM, 2012;
I Cavalieri della Croce Nera. – L’Ordensbuch del 1264: Statuto, Regola e Storia militare dell’Ordine Teutonico, a cura di Pierluigi Romeo di Colloredo, Genova, Effepi Edizioni, 2009;
Elena Percivaldi, I cavalieri teutonici. Una storia da rileggere, in “Intelligo”, n.1.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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