Un’abbazia racconta. Cava dei Tirreni attraverso i suoi tesori in pergamena.

Pavone - Codex 20, Bibbia, XIII sec. - Cava dei Tirreni, Abbazia della SS. Trinità, Biblioteca Abbaziale.

Pavone – Codex 20, Bibbia, XIII sec. – Cava dei Tirreni, Abbazia della SS. Trinità, Biblioteca Abbaziale.

È stato presentato il 7 maggio scorso a Palazzo Sant’Agostino a Salerno, alla presenza tra l’altro dell’abate della SS Trinità di Cava dei Tirreni Dom Michele Petruzzelli, il nuovo volume del prof. Dante Sergio, già preside per molti anni e oggi ispettore onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Un volume dal titolo significativo: La comunicazione visiva dai codici miniati agli incunaboli, pubblicato dalle Edizioni Areablu. Ovvero come un’abbazia, nella specie quella millenaria di Cava dei Tirreni, può raccontare se stessa attraverso i manoscritti che nei secoli ha prodotto e accumulato. Un racconto che il prof. Sergio aveva già iniziato a decifrare, con il volume 1011-2011. La badia di Cava, pubblicato in occasione dei mille anni del cenobio.

Iniziale - codex 26 - Cava

Iniziale – codex 26, XIII sec. – Cava dei Tirreni, Abbazia della SS. Trinità, Biblioteca Abbaziale.

«Quando si parla di codici miniati, specie se medievale, si tende a mettere in risalto l’aspetto puramente storico-artistico, cioè quello relativo alle miniature. – sottolinea il prof. Sergio. – Un manoscritto, però, è formato da tanti altri elementi, primo fra tutti il testo, che bisogna leggere attentamente e dal quale bisogna lasciarsi interrogare: perché proprio quel testo e non un altro? Perché in quel determinato arco di tempo? Perché proprio lì? Ed ecco che tutti i manoscritti prodotti da un monastero formano altrettanti capitoli di un libro, nel quale è possibile leggere, tappa per tappa, il suo cammino nel corso del tempo.»
Una matassa che l’autore ha cercato di dipanare lavorando anche appunto sul testo, decifrando gli antichi caratteri in scrittura beneventana con l’aiuto dell’illustre paleografo Paolo Cherubini, e inoltre trascrivendone e traducendone alcuni pezzi per metterlo a disposizione del lettore.

Tavole di Eusebio - pagina dalla Bibbia Visigotica, 811 - cod. 1, Cava dei Tirreni, Biblioteca Abbaziale.

Tavole di Eusebio – pagina dalla Bibbia Visigotica, 811 – cod. 1, Cava dei Tirreni, Biblioteca Abbaziale.

E il preside Sergio ci tiene ad iniziare il suo excursus con il manoscritto forse più prezioso e richiesto dell’intera biblioteca dell’Abbazia, la cosiddetta Bibbia Visigota dell’inizio del IX secolo, commissionata dal re delle Asturie in persona, Alfonso II detto il Casto, la cui pergamena per intere pagine e tinta del blu intenso ricavato dai costosissimi lapislazzuli e il cui testo è scandito da cornici e iniziali di grande raffinatezza, eppure mai interrotto da immagini: scelta della committenza, per non distrarre l’attenzione del lettore dal testo biblico, testo di somma importanza. Questa meraviglia, però, è arrivata a Cava dei Tirreni in modo abbastanza curioso, come sottolinea il prof. Sergio:
«Non tutti sanno che l’abbazia è stata anche luogo di detenzione, forse per la sua posizione particolarmente isolata e difficile da raggiungere. E ha avuto un “recluso” d’eccezione: l’antipapa Gregorio VIII, al secolo Maurizio Burdino, arcivescovo di Braga, proprio nelle Asturie, messo quasi a forza nel 1118 sulla cattedra di Pietro dall’imperatore Enrico V in contrapposizione a Gelasio II; era rimasto in carica soltanto per due anni, fin quando il nuovo papa Callisto II non aveva sbaragliato i sostenitori dell’ex arcivescovo spagnolo relegando l’usurpatore nell’abbazia di Cava. Pare, comunque, che l’ex antipapa vi fosse stato trattato con tutti i riguardi, tanto che l’abbazia se ne fece sempre un punto d’orgoglio di esser stata il carcer domini papae. Questa particolare funzione del monastero continuò in qualche modo nei secoli successivi, come nel Duecento, quando si sa che vi furono imprigionati degli eretici, molto probabilmente sacerdoti o religiosi anch’essi, condannati al carcere perpetuo.»

Figura Hominis - De temporibus annales cavensis - codex 3

Figura Hominis – De temporibus annales cavensis – codex 3, XI sec. – Cava dei Tirreni, Abbazia della SS. Trinità, Biblioteca Abbaziale.

Il codice più antico presente nella raccolta, però, proviene da Montecassino, e sono le Etymologiae di Isidoro di Siviglia (fine VIII secolo), mentre il più antico dei codici trascritti direttamente nell’abbazia risale alla metà dell’XI secolo, già nei primi decenni della sua esistenza, e comprende il De temporum ratione di Beda il Venerabile, gli Annales Cavenses e un Florilegium: non è un caso, secondo il prof. Sergio, che i primi testi posseduti dal cenobio (almeno che noi sappiamo) siano proprio questi, perché Beda il Venerabile e Isidoro di Siviglia sono i due autori che rappresentano la base del sapere monastico. Un sapere che però non era solo importato, ma anche esportato, come tiene a ribadire il preside Sergio:
«Soprattutto tra XII e XIII secolo, Cava dei Tirreni è stata un cenacolo di cultura che non aveva nulla da invidiare a qualunque altro monastero d’Italia, e ospitava monaci che erano riconosciuti a tutti gli effetti come grandi intellettuali del loro tempo. Un esempio è Pietro di Cava, autore non solo della Vita quatuor priorum abbatum Cavensium (cod. 24), la vita dei primi quattro abati a lungo attribuita a Ugo da Venosa, ma anche di un commento al Primo Libro dei Re (Expositio in I Librum Regum, cod. 9), diffuso e copiato in tutta Europa, e creduto per molto tempo opera di Gregorio Magno in persona. Soprattutto quest’ultimo ci rivela come anche il monastero della Trinità abbia partecipato di quella grande stagione della spiritualità monastica che fu il XII secolo. Vi ritroviamo temi comuni a grandi scrittori monastici come Ruperto di Deutz e Bernardo di Chiaravalle come la rivalutazione della vita secolare e familiare anche in chiave sessuale, compresa una particolare attenzione al piacere della donna, la cui partecipazione si ritiene indispensabile ad un atto messo in paragone addirittura con l’atto con cui Dio crea; o come il passo in cui Pietro di Cava sottolinea l’importanza dell’assimilare le altre culture, prendendo tutto, anche ciò che in apparenza sembra meno utile. A cavallo tra XII e XIII secolo abbiamo poi Benedetto da Bari, autore del De Septem Sigillis, un commento all’Apocalisse in cui si avverte l’influenza di Gioacchino da Fiore; l’autore si è anche ritratto alla fine del libro, dove si è rappresentato inginocchiato ai piedi dell’abate Balsamo nell’atto di porgergli il libro, vestito dell’abito benedettino, con due teste, una giovanile e l’altra canuta, con tanto di barba bianca: questo per indicare che era il lavoro di una vita.»

Benedetto da Bari presenta la sua opera all'abate Balsamo - miniatura dal "De Septem Sigillis", cod. 18, inizio XIII sec. - Cava, Biblioteca Abbaziale.

Benedetto da Bari presenta la sua opera all’abate Balsamo – miniatura dal “De Septem Sigillis”, cod. 18, inizio XIII sec. – Cava, Biblioteca Abbaziale.

Il periodo di reggenza dell’abate Balsamo, d’altronde (1208-1232), è identificato come il periodo di massimo splendore che il monastero abbia attraversato: e ne abbiamo testimonianza diretta sia da un manoscritto da lui stesso composto sull’amministrazione del patrimonio dell’abbazia, sia dai documenti testimonianti i suoi rapporti con i pezzi più grossi del suo tempo, compreso l’imperatore Federico II. Il prof. Sergio su questo punto ha più di un aneddoto interessante:
«Un documento del 1211 ci racconta di un processo per omicidio intentato dai funzionari dell’imperatore a carico di un tale che viveva all’interno dei territori dell’abbazia: fu Balsamo stesso a pretendere che la competenza del caso venisse ceduta a lui, mostrando direttamente ai giudici il privilegio con cui Federico II concedeva agli abati di Cava, finché egli fosse stato in vita, lo ius sanguinis, cioè il diritto, comune anche ai suoi predecessori, di amministrare la giustizia per conto proprio nei territori di proprietà dell’abbazia, senza interferenze dei funzionari imperiali. Non sappiamo se l’imputato in questione alla fine fu condannato o assolto: sappiamo soltanto che la facoltà degli abati di Cava di essere giudici supremi nelle loro terre cessò con la morte di Federico II, nel 1250. Dopo, l’abate potrà soltanto scegliere un giudice fra una terna di nomi sottopostigli dal sovrano. Balsamo fu un personaggio di grande spessore, che tra l’altro fece da intermediario sia tra Federico e i baroni siciliani, in odore di ribellione in seguito alla scomunica dell’imperatore, sia anche e soprattutto presso il papa; inoltre ci tenne a mantenersi sempre in buoni rapporti con l’arcivescovo di Salerno. I suoi successori non furono altrettanto lungimiranti, e sono sempre i documenti a dircelo. Ad esempio, nel 1341, in piena crisi angioina, quando, a causa delle pesanti tasse, la popolazione delle campagne si ribellava un po’ dappertutto, vediamo l’abate Maynerio inviare armi ai suoi vassalli per difendere sia il castello di Sant’Adiutore a Cava sia quello di Castellabate, ma egli stesso si era ritrovato con le casse così vuote da non poter fornire loro mezzi sufficienti per difendersi; e Maynerio ne avrebbe pagato le conseguenze in prima persona, ritrovandosi prigioniero a Castellabate.»

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Iniziale con il sogno di Salomone – Bibbia, XIII sec. – Cava dei Tirreni, Abbazia della SS. Trinità, Biblioteca Abbaziale.

Per un volume di questo genere ci si sarebbe aspettata un’adeguata promozione nonché diffusione sia all’interno delle librerie di Cava e Salerno sia con eventi culturali come presentazioni e simili: invece, in zona, l’attenzione a questo lavoro è stata relativamente poca. Non così fuori, come ci riporta l’autore:
«Un biblista e patrologo di chiara fama il cui aiuto è stato preziosissimo per la stesura del mio lavoro, il monaco camaldolese Guido Innocenzo Gargano, tra l’altro professore straordinario di patrologia al Pontificio Istituto Orientale di Roma, pubblicherà a breve per le Edizioni Paoline un commento proprio alla Expositio in I Librum Regum di Pietro di Cava; e mi ha anticipato che farà riferimento anche a questo volume.»

Pubblicato su – Saperincampania.it

Per saperne di più:
Dante Sergio, La comunicazione visiva dai codici miniati agli incunaboli, Cava dei Tirreni, Area Blu Edizioni, 2014;
Id., La Badia di Cava. Il feudo, la vita dei campi, il commercio e i traffici nei secoli XI, XII, XIII, Cava dei Tirreni, Grafica Metelliana, 2010;
Alessandra Perriccioli Saggese, Cava, in “Enciclopedia dell’Arte Medievale”, Roma, Treccani, 1993.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Un’abbazia racconta. Cava dei Tirreni attraverso i suoi tesori in pergamena.

  1. marzia ha detto:

    L’ha ribloggato su Alchimiee ha commentato:
    Una perla del salernitano che merita più attenzione..

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