Codice d’amore maschile

di Piero Boitani

Riediti i «Documenti», opera enciclopedica medievale in 150 piccole prose, all’insegna delle virtù allegoriche.

Le Virtù Cardinali: la Giustizia - miniatura dai "Documenti d'Amore" di Francesco da Barberino, 1314 - Roma, BAV.

Le Virtù Cardinali: la Giustizia – miniatura dai “Documenti d’Amore” di Francesco da Barberino, 1314 – Roma, BAV.

È vicino a Trento, lontano dalle vie generalmente battute dall’editoria, che Mario Albertazzi svolge da anni un’opera davvero meritoria per la cultura italiana ed europea, pubblicando con lena vigorosa e ritmo intenso molti dei libri più importanti del Medioevo, spesso non disponibili in edizioni moderne: l’Anticlaudiano di Alain de Lille, il De Naturis Rerum di Alexander Neckam, l’Acerba di Cecco d’Ascoli, e qualche tempo fa i Documenti d’Amore di Francesco da Barberino (in programma ci sono Bartolomeo Anglico e Guglielmo di Conches). Albertazzi, che privilegia l’enciclopedismo – del quale ha percorso lo sviluppo nel suo Enciclopedie medievali – si rivolge sia al mainstream della cultura medievale, entrando con Alain de Guglielmo in quel platonismo così brillantemente studiato da Peter Dronke, sia agli autori che il canone consacrato da settecento anni sostanzialmente ignora, come Cecco e Francesco.
Quest’ultimo è un personaggio di tutto rilievo, nato un anno prima di Dante, nel 1264, e morto durante la grande pestilenza del 1348 descritta dal Boccaccio nel Decameron (fu il Boccaccio stesso a comporre l’epitaffio per la tomba di Francesco a Santa Croce). Notaio di studi e professione, frequentatore delle corti in Provenza e in Francia, amico di Giotto e di Dante, è da lui che prende il nome la celebre «tesi barberiniana», quella che voleva almeno l’Inferno completato tra la fine del 1313 e il 1314, perché Francesco menzionò il poema di Dante, con riguardo particolare agli «infernalia», in una glossa autografa che appose, sembra a Mantova nel 1313, alla propria trascrizione dei Documenti. Oltre a questi, che sono una raccolta di centocinquanta “regole d’amore” destinate ai lettori di sesso maschile, Francesco compose poi il Reggimento e costumi di donne, un galateo prosimetro indirizzato alle lettrici, e una raccolta di novelle in volgare oggi perduta.
I Documenti sono un’opera di altissimo interesse. Ispirati dal De Amore di Andrea il Cappellano, sono strutturati in due parti e accompagnati da notevoli illustrazioni. La prima parte è in versi volgari (parafrasati in prosa latina), e colloca ciascuno dei centocinquanta “documenti” all’insegna di una virtù allegorica, con un progresso che va da Docilità, Industria e Costanza, fino a Innocenza, Gratitudine/Corte d’amore ed Eternità. La seconda parte è una Glossa in prosa latina: un’enciclopedia alla quale il giurista Francesco ha dato rigoroso, ma quasi sconfinato. Ci sono infine le miniature: in questa edizione, riprodotte dal codice Barb.lat.4076 della Biblioteca Vaticana, nel quale la mano dell’autore verga il testo volgare e le correzioni, mentre i copisti si dedicano alla trascrizione.
Un’opera, insomma, totale, nella quale Francesco assomma tutto il sapere della propria epoca e che costituisce la risposta italiana all’enciclopedismo europeo. Per farcene un’idea, guardiamo a una pagina, quella che apre l’ultimo “documento”, dedicato all’Eternità. Una grande miniatura su fondo blu mostra un cerchio verdastro al cui interno se ne trova uno rosso. Al centro di questo, una figura femminile tiene nelle mani due sfere dorate, mentre dal suo abito blu ripieno di stelle auree si dipartono due fasce blu, stellate, che vanno a circondarla e sormontarla. È un’immagine dell’Eternità che trascende il tempo e il cosmo. Il testo in poesia italiana, preceduta dall’incipit latino, dichiara:

Mandaci, Amor, Eternità in fine,
perch’ell’è sença fine.
Ma ciò simil non pare
sie, se vuo’ guardare,
ch’ogni libro ben passa;
ché, poi ch’è lecto, di sé voglia lassa».

Attorno al testo, la parafrasi latina. Attorno alla parafrasi, la glossa in latino: che è divisa in quattro sezioni e parte dalla definizione boeziana dell’Eternità («possesso interminabile della vita tutta nello stesso tempo») per sboccare in un documentum unicum, attraversando il Prologo di Giovanni, l’Epistola ai Romani, Guglielmo di Conches, Ambrogio, Agostino, Onorio di Autun, il Milione di Marco Polo, il Timeo platonico (Calcidio), Ovidio e decine di altre “autorità”. Come nella Commedia dantesca, sua contemporanea e rivale, l’amore è la chiave di volta di questa straordinaria enciclopedia: che in una pagina è capace di riportare, per esempio, Cimabue e Giotto, Alain de Lille e Alessandro Magno, oppure Isaia e Girolamo, i trovatori provenzali, Guittone, Guinizzelli, Cavalcanti, Dante, Cino da Pistoia, Dino Compagni, i romanzi della Tavola Rotonda. L’amore vi è, dunque, anche pretesto. Quel che veramente interessa Francesco è una certa visione sapienziale della cultura, fatta di patimenti (di là dell’educazione acquistata a suon di botte e umiliazione quali il girar nudo per il borgo) e mirante e alla salvezza e alla gloria eterna. In questo senso, egli rappresenta forse, insieme a Cino da Pistoia e a Cecco d’Ascoli (il fiero anti-Dante), la “media” della cultura italiana del Trecento, mentre Dante, Petrarca e Boccaccio ne sono gli “eccessi”. Chissà cosa pensava davvero, Francesco, mentre scriveva della Commedia e condannava al rogo, con altri quattro giudici, Cecco d’Ascoli!

da “Il Sole 24Ore”, 17/01/2010.

Per saperne di più:
Francesco da Barberino, I Documenti d’Amore, a cura di Marco Albertazzi, 2 voll., Lavis (TN), La Finestra Editrice, 2008;
Id., Reggimento e costumi di donna, a cura di Giuseppe E. Sansone, Roma, Zauli, 1995.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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