L’epistolario di S. Ildegarda di Bingen. Lettere di donna, badessa e madre.

Articolo tratto dalla conferenza tenuta presso l’Associazione Sci-vias di Cantù – 27 gennaio 2013.

Icona moderna di Ildegarda di Bingen.

Icona moderna di Ildegarda di Bingen.

La mia attenzione all’epistolario di Ildegarda è stata sollecitata dal desiderio di conoscere meglio un aspetto della sua personalità cioè il suo rapporto concreto con gli uomini e le donne del suo tempo. Accanto alle opere conosciute di Ildegarda, l’epistolario, raccoglie una pienezza di vita. Gli aspetti intellettuale e spirituale si compongono con quelli materiale e manuale, senza opposizione e questa armoniosa conciliazione ci restituisce fedelmente la visione del mondo femminile di Ildegarda. Scrivere lettere, rispondere ad esse, l’attenzione per i corrispondenti è indice di cura della relazione. Vi confesso che da quando ho iniziato il lavoro di traduzione (il latino usato da Ildegarda a volte non è sempre facile, preso dall’ansia di essere quanto più fedele possibile al linguaggio della Nostra), ho scoperto, il fascino esercitato da Ildegarda sui suoi contemporanei, a dispetto del suo proclamarsi: paupercola femminea forma. Ciò che emerge da queste lettere e che me la rende più cara è soprattutto la sua umanità.
Ildegarda fu donna di passioni, madre spirituale e maestra autorevole. Il monastero femminile altomedioevale fu sede eletta per la circolazione di intelligenza femminile, luogo di genealogie di donne, nel quale donne insegnavano a donne.
Svolse attività politica e diplomatica, fu consulente di papi e imperatori ma tenne anche in conto la vita affettiva. Utilizzò magnificamente la forma espressiva femminile della visione e della profezia, mediante la quale fece valere la propria autorità nei confronti del potere costituito (sia laico che ecclesiastico del tempo), forte di una comunità femminile sulla cui fiducia poteva contare e che riponeva in lei fiducia. Il suo progetto fu quello di mettere al mondo un disegno di origine femminile, cioè la possibilità di essere per le donne.

Ildegarda e le sue monache in preghiera - fotogramma dal film "Vision" di Margarethe von Trotta.

Ildegarda e le sue monache in preghiera – fotogramma dal film “Vision” di Margarethe von Trotta.

La sua corrispondenza si compone di 390 lettere. Quasi tutte hanno un destinatario identificabile. 88 provengono da donne o sono ad esse indirizzate. Il ventaglio sociale della ripartizione è abbastanza limitato: 71 lettere riguardano le Badesse, 12 sono indirizzate a delle nobili, 2 a delle regine (Berta, imperatrice di Bisanzio, e Eleonora di Aquitania), 2 ad una certa Sibilla di Losanna e 1 ad una sconosciuta. Tutte le lettere manifestano ammirazione, amore e venerazione per la Santa.
Sono le questioni e soprattutto le domande che vanno a trattenere la nostra attenzione. Queste donne inquiete vogliono incontrare o rivedere Ildegarda, o perlomeno ricevere una lettera da parte sua. C’è un leitmotiv che si ritrova spesso nella maggior parte delle badesse: se continuare o meno ad esercitare la loro funzione! Perciò, non esitano a tingere di nero la loro situazione: la badessa di Elostat parla di peso insopportabile, Sofia di Altwick pensa disperatamente di poter isolarsi in una cella. La badessa di Widersdorf parla di fardello. Ma Ildegarda, resta inflessibile: che ciascuna faccia il suo dovere e resti al suo posto! Essa non ignora certamente le difficoltà del compito. Le regine stesse devono affrontare delle dure prove e non è loro permesso di sottrarsi. Che si rimettano a Dio, questo è essenziale. La focosa Eleonora riceve inoltre il saggio avviso di calmarsi:

Il tuo spirito è simile a un muro immerso in un turbine di nuvole. Tu guardi tutt’intorno a te, ma non trovi riposo. Resta ferma e stabile, con Dio come con gli uomini, e Dio allora ti aiuterà in tutte le tue tribolazioni. In tutte le tue imprese Egli ti accorderà (concederà) la sua benedizione e il suo aiuto.

I consigli più importanti sono rivolti alle badesse. Viene messo in evidenza prima di tutto che la badessa deve occuparsi attentamente del suo monastero. Bisogna lavorare e osservare minuziosamente la regola dell’ordine al quale si appartiene. Per nessun motivo dovrà sottrarsi all’incarico: così Ildegarda dice alla priora Cristina del monastero di Santa Croce di Woffenheim di accettare la carica, quando ella esita a farlo:

Nessun uomo deve fuggire ciò perché egli è stato eletto al fine di sostenere la comunità dei santi.

Si sa che uno degli orientamenti più frequenti nel Medioevo è l’ascetismo, il rigetto e la fuga dal mondo. Per molti il chiostro non è che una tappa. Bisogna cercare Dio più lontano, nell’isolamento, nella miseria, quasi come privazione sensoriale. Numerose, sono le monache che sono attirate dalla vita di reclusa. E Ildegarda non cessa di dissuaderle. Essa rigetta l’ascetismo eccessivo; ciò che è in effetti un’insidia:

Spesso vedo che il disgusto sorge nell’uomo quando affligge il suo corpo con una eccessiva astinenza, e con questo disgusto, i vizi si sviluppano molto più che fosse convenientemente nutrito.

Non ascetismo; ma tuttavia il disprezzo del mondo è degno di elogio:

Il disprezzo del mondo è sicuramente dolce e soave (…) ma bisogna stare in guardia affinché l’anima non divenga arida.

Fuggire il mondo, sì, ma per servire il Creatore, non per cadere nelle mani del Diavolo. Ciò che Ildegarda non cessa di raccomandare è la moderazione in tutte le cose. Sofia di Altwick vuole isolarsi in una cella: Ascetismo eccessivo? O è piuttosto una soluzione facile di fuga? Ildegarda non la illude, alla luce della risposta che indirizza alla badessa, si potrà rivalutare un certo numero di comportamenti ascetici:

In effetti ciò che voglio dire, è: Io voglio riposarmi e trovare un luogo dove il mio cuore avrà un nido.

La vita è un combattimento da condurre per la gloria di Dio. Colui che pretende di infliggersi delle dure pene isolandosi non mostra che mollezza. La forza di carattere si prova accogliendo il proprio compito quotidiano, non con degli atti esteriori. L’eroismo (e tutto ciò che è eccessivo in generale) non ha posto in Ildegarda.
In nessun altro luogo, come in una delle sue lettere a Elisabetta di Schonau (1129-1164), Ildegarda espone così chiaramente il suo punto di vista:

È il Diavolo che spinge all’ascetismo per oscurare gli ultimi giorni della vita.

Ella insiste d’altra parte in questa lettera sulla moderazione (madre di tutte le virtù) che Elisabetta di Schonau tende troppo a trascurare. Prima di tutto bisogna conservare il senso della misura, agire come essere responsabile. Ciò vale anche per le donne nobili. La contessa di Widen, Irmintrud, si vede richiamare prima ai suoi doveri e poi fare l’elemosina ed aiutare i poveri. Così non farebbe che imitare le virtù di Marta e di Maria: agire come la prima e amare come la seconda.
Ma Ildegarda non solo è una madre spirituale. Ella sa anche prodigare delle consolazioni a queste donne spesso inquiete, in preda a dei reali conflitti interiori. Medico dei corpi, è anche medico delle anime che conosce molto bene. Non ignorava le sofferenze delle malattia né le angosce dell’anima. La sua sofferenza la rendeva certamente sensibile a quelle delle altre; sensibile e comprensiva, dunque indulgente. Le sue consolazioni si ritrovano nella maggior parte delle sue lettere indirizzate a delle monache anonime, o a delle monache di cui noi non conosciamo che i nomi, ma anche a delle donne della più alta nobiltà. Una celebre: si tratta della sorella di Corrado III, zia di Federico Barbarossa, la duchessa Gertrude von Stahleck che, dopo la morte di suo marito (20 settembre 1156), ha scelto la via monastica, ma che si è trovata in seguito in preda a un conflitto interiore estremamente intenso. A due riprese, Ildegarda le scrive per calmarla e confortarla nella suadecisione.
Questa corrispondenza ci fornisce anche delle ampie informazioni. Non facendo intervenire nessun uomo, né come intermediario, né in un ruolo di supervisore, ella ci offre l’inestimabile interesse di dialoghi tra donne. Così possiamo capire fino a qual punto le badesse soffrono della loro carica, perché incapaci di compierla correttamente. Molte di esse ricercano l’ascetismo, segno che non sono certe di assicurarsi la loro salvezza in questo mondo; cercano una vita di romitaggio, senza aver altra cura che il servizio di Dio. Ecco ciò che le conduce sulle rive del Reno: là vive una donna, badessa come loro, e che si dice in contatto, con Dio. Non scrive sotto la Sua dettatura? Non vede ciò che Egli vuole mostrandole i misteri terribili e splendidi della Creazione? Santa (quante volte troviamo la definizione sanctitas vestra), perché mediatrice privilegiata presso Dio, Ildegarda perora la loro causa presso di Lui e trasmette le Sue Volontà.

Ildegarda e la badessa Tengswich - fotogramma dal film "Vision" di Margarethe von Trotta.

Ildegarda e la badessa Tengswich – fotogramma dal film “Vision” di Margarethe von Trotta.

Uno scambio di lettere – lungo e dettagliato – ci permette di avere qualche barlume sui problemi del reclutamento sociale dei monasteri. Si tratta della corrispondenza fra Ildegarda e Tengswich, badessa di Andernach (vicino Coblenza). Questa si stupisce da una parte dei veli di seta, degli anelli e dei diversi ornamenti portati dalle suore del Rupertsberg (il monastero diretto da Ildegarda) nei giorni di festa e, d’altra parte, critica l’esclusività nobiliare del reclutamento (non mancando di appoggiarsi su S. Paolo e gli Atti degli Apostoli). Dietro al tono deferente, si sente la critica punzecchiante nei confronti di Ildegarda. In compenso, lo stupore di Tengswich sorprende anche noi: ciò che Tengswich sembra considerare una innovazione ingiustificata pare invece essere una regola stabilita fra il X e XI secolo. Certamente, il capitolo 2 della Regola di S. Benedetto al n° 18 non va in questo senso. Ciò non impedirà che, dalla fine del XII secolo, il monastero di Andernach sarà riorganizzato dai canonici regolari, che istituiranno un reclutamento unicamente aristocratico. Tengswich era così sconfessata10.
La risposta di Ildegarda è lunga, precisa e metaforica. Parlando prima di tutto della donna in generale, passa rapidamente sulla questione dei gioielli, di cui ella giustifica la portata con una ragione semplice: essi servono ad onorare lo sposo divino. Però è meno convincente a proposito del secondo problema. In sostanza, ella giustifica la sua scelta allo scopo di evitare le gelosie sociali e dunque le discordie. L’omogeneità sociale garantirebbe dunque l’armonia spirituale. Ildegarda non dimentica le sue origini nobili, ma cerca un’ultima giustificazione nella gerarchia degli Angeli, tutti ugualmente amati da Dio. Ciò che ella teme, è che il peccato di orgoglio possa introdursi nel chiostro. Risolverà anche questo problema quando fonderà un secondo monastero per le sole fanciulle non nobili nel 1163 sull’altra parte del fiume Reno Einbingen.

Ildegarda e la sua allieva prediletta Richardis - fotogramma dal film "Vision" di Margarethe von Trotta.

Ildegarda e la sua allieva prediletta Richardis – fotogramma dal film “Vision” di Margarethe von Trotta.

Tuttavia anche Ildegarda conobbe le difficoltà e i drammi personali legati alle differenze sociali. L’episodio riguarda l’affezione di Ildegarda per la giovane monaca Richardis von Stade, figlia della marchesa von Stade parente della Beata Jutta von Spanheim (che accolse Ildegarda bambina nel suo romitorio). Ildegarda non nascose i propri sentimenti né la propria volontà di tenere presso di sé l’amata figlia e trascinò nel suo dramma affettivo monaci, abati, due arcivescovi e il papa, mostrandoci, accanto agli aspetti intellettuali e culturali, anche quelli passionali, offrendoci di sé una personalità a tutto tondo.
Richardis era una giovane nobile, appartenente alla famiglia von Stade, sua madre l’aveva affidata per la sua educazione a Ildegarda; ella era tra le giovani che l’avevano seguita nel suo trasferimento da Disibodemberg a Rupertsberg (trasferimento osteggiato tenacemente dai monaci e soprattutto dall’Abate Kuno), condividendo e sopportando i disagi della nuova sistemazione. Inoltre Richardis la aiutava nelle sue attività intellettuali fu accanto a Ildegarda nella stesura dello Scivias. Ildegarda aveva esitato a lungo a parlare delle sue visioni perché temeva il giudizio degli uomini (Vita, II, 16, 103), aveva lasciato trapelare qualcosa solo alla sua maestra Jutta, la quale aveva consigliato di rivolgersi ad un monaco del Disibodemberg Wolmar che fu poi il suo fedele segretario. La resistenza a scrivere fu ancora maggiore e per superarla ebbe bisogno della vicinanza di una donna amata. Infatti nella Vita II, 23, 107. “quasi” autobiografica di Ildegarda scritta dal monaco Goffredo e successivamente Teodorico Ildegarda testimonia:

Mentre scrivevo il libro, Scivias, avevo accanto a me, unita d’amore, come Paolo a Timoteo, una nobile fanciulla, figlia della marchesa, di cui ho detto prima, che si era vincolata a me con amicizia privilegiata in ogni cosa, si era afflitta con me nei miei affanni, finche non portai a termine il libro.

Ildegarda traeva forza dall’amore di e per Richardis e desiderava che ella rimanesse presso di sé nel monastero di Rupertsberg. Ma Richardis afferma ancora Ildegarda:

a causa della nobiltà della sua casata, si dimostrò propensa/si piegò ad un incarico di maggior prestigio, cioè diventare badessa di un rinomato monastero.

A questo punto si presente un problema d’interpretazione costituito dal verbo se inclinavit che in latino ha sia il significato di propendere, essere incline a, sia quello di piegarsi, cedere. La scelta della traduzione è di grande importanza perché è in gioco la volontà di Richardis (vista da Ildegarda). Richardis desiderava accettare la carica offerta o fu costretta a ricoprirla? Certamente ella amava Ildegarda, come testimonia il passo sopra citato. Ma le lettere mostrano chiaramente quello che Ildegarda suggerisce, a causa della nobiltà della sua casata, e cioè, fu la famiglia von Stade a premere per ragioni di prestigio sociale affinché Richardis avesse una posizione onorevole degna del suo rango e tale da riverberare prestigio sulla famiglia: questa infatti attraversava un periodo difficile perché colpita da una serie di casi sfortunati e desiderava migliorare la propria immagine sociale. Ildegarda mise in atto tutta la sua autorità per evitare la separazione: la parola e la scrittura sacerdotali, le doti profetiche, le influenze mondane, i crediti ecclesiastici, l’ascendente spirituale e materno, l’effusione dei sentimenti. Documento della drammatica vicenda, oltre ai passi citati sono otto lettere, due delle quali, quella alla madre di Richardis e a quella alla stessa ragazza, sono tra le più belle e sentite dell’epistolario, in esse Ildegarda esercitò soprattutto l’autorità materna; nelle lettere ai prelati fece agire l’autorità del suo ruolo profetico e di maestra che sapeva essere socialmente riconosciuto.

Ti scongiuro e ti esorto, non mettere in subbuglio la mia anima tanto da strappare ai miei occhi lacrime amare e ferire con piaghe terribili il mio cuore a causa delle amatissime figlie Riccarda e Adelaide che ora vedo risplendere nell’aurora, ornate con i monili di perle delle virtù. Guardati dunque dall’allontanare i loro sensi e le loro anime da questa sublime bellezza con il concorso della tua volontà, del tuo consiglio e del tuo aiuto. Infatti, la dignità di badessa che desideri per loro non viene da Dio, te l’assicuro, e non giova neppure alla salvezza delle loro anime. Tu dunque che sei la madre di queste figlie, guardati dall’essere la loro rovina per non soffrire in futuro versando lacrime amare per non aver voluto soffrire in precedenza. Dio illumini e rinfranchi i tuoi pensieri e la tua anima nel breve tempo che ancora hai da vivere.

Alla marchesa si rivolge con gravità ammonitrice e cosciente della propria superiorità: chi ama nello spirito è più lungimirante di chi ama nei sensi. Ildegarda sentì la necessità di rivolgersi in primis ad un’altra donna, a una madre a colei che per natura aveva ascendente nei confronti della giovane, facendo appello ai sentimenti di affetto per la ragazza, di preoccupazione per il suo futuro esposto a tentazione di superbia, di disperazione per il distacco, di commiserazione per sé. Secondo Ildegarda l’elezione a badessa di Richardis era certamente un errore. Ildegarda sperava di spostare la marchesa dalla sua parte, come già era avvenuto; infatti quando aveva manifestato il desiderio di trasferirsi a Rupertsberg, la marchesa l’aveva appoggiata presso il clero secolare e aveva donato dei terreni alla nascente comunità. Ma prevalsero nella marchesa, gli interessi familiari, restando insensibile alle preghiere e agli ammonimenti di Ildegarda. Anche dopo l’avvenuta elezione di Richardis a badessa del monastero di Bassum (vicino Brema), Ildegarda continuò a resistere opponendosi alla partenza della giovane, tanto da provocare l’intervento minaccioso di Enrico Arcivescovo di Magonza:

Enrico per grazia di Dio arcivescovo della sede di Magonza, porge con paterno affetto la sua benevolenza a Ildegarda, diletta superiora del monte di San Ruperto.
Abbiamo udito prodigi sorprendenti e molte cose buone su di te, è da attribuire alla nostra pigrizia il fatto di non averti recato visita quanto potevamo. Trattenuti da molti impegni, concediamo alla nostra anima di elevarsi a ciò che è eterno di tanto in tanto. Ma ora arriviamo subito alla questione. Ti rendiamo noto che sono venute da noi alcune persone religiose, inviate da un nobile monastero a noi noto, pregando insistentemente affinché sia loro concessa come abbadessa, conformemente alle elezioni già avvenute, la sorella che porta l’abito del tuo ordine. Quindi, in virtù della autorità della nostra carica e della nostra paternità, ti imponiamo e ingiungiamo di concederla a coloro che la richiedono e la desiderano alla carica suddetta. Così facendo, d’ora innanzi godrai ancora di più di quella benevolenza da parte nostra che hai già avuto modo di conoscere. In caso contrario, ti presenteremo di nuovo quest’ordine ancor più severamente e non ci rassegneremo finché tu non abbia effettivamente eseguito l’ordine qui esplicitato.

Risposta di Ildegarda

La Chiara Fonte che non è fallace ma giusta, dice: “Le motivazioni addotte per l’elezione della suddetta suora, non hanno alcun peso davanti a Dio. Poiché io sono la luce incidente, l’altezza, la profondità e la circonferenza, tali motivazioni, non sono state stabilite da me, ma da temerari cuori privi di comprendonio”. Lo devono udire tutti i fedeli con le orecchie del cuore e non con le orecchie esteriori, come gli animali che percepiscono il suono ma non comprendono le parole. Lo Spirito di Dio parla nel suo zelo: “O pastori, piangete e rattristatevi in questo tempo, perché non sapete quello che fate maltrattando le cariche fondate in Dio per il vostro guadagno con la stoltezza propria di persone malvagie che non temono Dio. Per questo motivo, non si può dare ascolto alle vostre parole maldicenti, maliziose e malintenzionate. Le vostre verghe che alzate con tanta superbia non vengono allungate in nome di Dio, ma si rivolgono come castigo per la presunzione della vostra stessa volontà.

La lettera di Enrico è perentoria e minatoria; l’Arcivescovo si giovò del potere pastorale. Ildegarda risponde, indignata, giovandosi dell’autorità riconosciuta quale “Vox Dei” è Dio che per bocca sua condanna il fatto avvenuto; da notare il passaggio dalla terza alla prima persona. Alludendo a possibili inquinamenti simoniaci, infierisce contro i pastori d’anime che sfidano e non prestano attenzione al vero disegno della volontà divina. Neanche dopo la partenza di Richardis per Bassum, Ildegarda si placò e scrive al fratello di lei Hartwig Arcivescovo di Brema:

O lodevole persona, di cui è necessaria agli uomini, quale vescovo tu occupi in successione la carica posta dal sommo Dio. Perciò il tuo occhio guarda a Dio, la tua ragione riconosce la giustizia e il tuo cuore arde d’amore per Dio, cosicché la tua anima non vada perduta. Persevera nell’edificare la torre di Gerusalemme celeste. Per questo Dio ti manda in aiuto la più mite delle madri, la misericordia. Sii come chiara stella, che si accende nelle tenebre della notte degli uomini malvagi, e come il cervo veloce che corre alla fonte d’acqua viva. Fai attenzione che in questo tempo molti pastori sono ciechi e fiacchi e ladri del denaro che conduce alla morte e soffocano la giustizia divina.
O carissimo, la tua anima mi è molto cara, ancor più del tuo casato.
Ora ascolta me, qui prostrata ai tuoi piedi tra pianti e afflizioni. La mia anima, infatti, è molto triste, perché una persona malvagia non ha tenuto conto del mio consiglio e della mia volontà, né di quella delle mie consorelle e di altri amici riguardo alla questione relativa alla carissima figlia nostra Riccarda, e perseguendo la sua sfacciata intenzione, l’ha portata via dal nostro monastero. Poiché Dio sa dove sono necessarie la preoccupazioni pastorali, il credente non deve perdersi per via e mirare a una carica direttiva. Quando uno aspira ad una posizione elevata con spirito irrequieto e tende al potere desiderato è un lupo predatore, e, la sua anima non cercherà mai con devozione le cose spirituali. Questo è simonia!
Per questo motivo per il nostro abate, non era necessario indurre un’anima santa, ma non illuminata ed inesperta, a quanto è accaduto e perciò ad agire in modo sconsiderato, frutto di un accecamento dello spirito. Se nostra figlia fosse rimasta tranquilla, Dio l’avrebbe preparata per quella gloria che aveva predisposto per lei.
Perciò ti prego, che secondo la legge di Melchisedek ricopri la cattedra vescovile e ti scongiuro dinanzi a colui che per te ha offerto la sua vita e dinanzi alla più nobile Madre: rimanda indietro la mia amata figlia! Poiché non è da me ignorare una scelta di Dio né oppormi ad essa quando mi sta di fronte. Così possa Dio donarti la benedizione che Giacobbe diede a suo figlio, ti benedica con la benedizione che attraverso il suo angelo donò ad Abramo per amore della sua obbedienza.
Ascoltami ora: non respingere le mie parole come le hanno respinte tua madre, tua sorella e il conte Hermann. In realtà non ti faccio alcun torto perché non riconosco la volontà di Dio e la salvezza dell’anima di tua sorella. In verità ti prego perché io possa trovare conforto in lei e lei in me. Non mi oppongo a ciò che Dio ha preordinato.
Dio doni a te la benedizione della rugiada del cielo e tutti i cori degli angeli ti possano benedire se presterai ascolto a me, serva di Dio, e se realizzerai la volontà di Dio in questa faccenda.

Anche questa lettera allude ad una elezione non rispondente ai criteri spirituali; se Richardis fosse rimasta a Rupertsberg, vicina a lei, Ildegarda aveva in serbo per il suo futuro, progetti rispondenti al volere divino. Infine, vedendo vani tutti i suoi tentativi, Ildegarda scrive a papa Eugenio III. La sua lettera non ci è pervenuta. Abbiamo invece la risposta papale, da cui risulta chiaro che il Papa voleva mantenersi al di fuori della faccenda e rilancia la palla alla curia di Magonza:

Eugenio Vescovo, servo dei servi di Dio alla diletta figlia in Cristo, superiora di San Ruperto, salute e apostolica benedizione.
Siamo lieti o figlia, ed esultiamo nel Signore, poiché la fama della tua onestà si diffonde in lungo e in largo e che tu sei per molti l’odore di vita per la vita (2Cor. 2, 16), e la folla dei fedeli alla tua presenza esclama: Chi è costei che sale dal deserto come colonna di fumo di aromi? (Ct. 3, 6). Perciò, mentre riconosciamo l’anima tua accesa sempre più di fuoco divino e che non necessita di alcuna esortazione a fare il bene, giudichiamo superfluo dir di più, perché la tua anima è sufficientemente sorretta da virtù divine, non stimiamo necessario fortificarla con altre parole.
Tuttavia, come il fuoco è alimentato dallo spirare del vento e il cavallo diventa veloce nella sua corsa incitato dagli sproni, così pensiamo che tu possa progredire nella tua devozione, affinché tu non dimentichi che non a chi inizia ma a chi persevera nella sua opera, verrà data la palma e la gloria come dice il Signore: al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita posto al centro del paradiso (Apoc. 2, 7). Medita, perciò, figlia, perché quel serpente antico (cfr. Apoc. 12, 9; 20, 2) che cacciò il primo uomo dal paradiso, bramò di mandare in perdizione i grandi, come Giobbe, e divorato Giuda, chiese di avere in suo potere anche gli Apostoli per vagliarli (cfr. Lc. 22, 31). E giacché sai che molti sono i chiamati ma pochi gli eletti (cfr. Mt. 22, 14), poniti nel numero dei pochi perseverando fino alla fine nella santa conversazione, istruisci le sorelle a te affidate nella disposizione alle buone opere della salvezza, ed unitamente ad esse possa tu pervenire, con l’aiuto del Signore, a quel gaudio che occhio mai vide né orecchio udire, né mai entrarono in cuore umano (1 Cor. 2, 9; cfr. Is. 64, 4).
Per il resto, per quello che ci hai chiesto, abbiamo dato il mandato al nostro venerabile fratello Enrico, Arcivescovo di Magonza che egli faccia osservare strettamente alla sorella, da te consegnata, la regola del tuo ordine nel monastero a lei affidato, o di rimandarla sotto la tua disciplina. Verrai a conoscenza di tutto ciò dalla trascrizione di questa lettera.

Ildegarda con Volmar e l'allieva Richardis - miniatura dal Liber Divinorum Operum, Ms. 1942 - Lucca, Biblioteca Statale.

Ildegarda con Volmar e l’allieva Richardis – miniatura dal Liber Divinorum Operum, Ms. 1942 – Lucca, Biblioteca Statale.

In questo affannoso e drammatico perorare a destra e a manca, alternando preghiere e minacce, prostrandosi ai piedi o ergendosi a giudice, si percepisce tutta l’umanità di questa grande donna, immersa nel groviglio delle contraddizioni dell’amore della madre per la figlia. Emerge un altro fattore importante: penso che Ildegarda era consapevole che Richardis era cresciuta, la fanciulla era diventata donna, la figlia si era tramutata in madre e che in qualche modo abbia accettato volentieri la promozione, percependo il processo di crescita come una ribellione, per cui Ildegarda si sentiva misconosciuta nella sollecitudine e sconfessata nell’autorevolezza. Con questo non voglio sminuire la statura di Ildegarda, ma aprire spazi per legittimare dei sentimenti e delle emozioni che a volte influenzano in modo determinante le nostri azioni e che vanno tenute in conto.
E veniamo al punto centrale dell’affair-Richardis: Ildegarda si rivolse a Richardis stessa, quando ritenne di aver perso ogni speranza, la lettera che le scrive è una delle più belle di tutto l’epistolario, dove Ildegarda apre il suo cuore alla giovane monaca.

Figlia! Ascolta tua madre che ti porta nello spirito e che ti dice: in me si leva forte un dolore. Il dolore uccide la gran fiducia e la consolazione che avevo riposto in una persona. D’ora in poi desidero dire: è meglio sperare nel Signore che sperare nei principi, cioè: l’uomo deve aspirare verso l’alto, senza lasciarsi confondere dall’amore e dalla debole fiducia, come l’umidità dell’aria offre alla terra solo per brevissimo tempo. L’uomo che contempla Dio in tal modo, come l’aquila, pone il suo occhio nel sole. E così non si deve puntare l’occhio su una persona altolocata che come fiore appassisce. In questo modo ho sbagliato per amore di una nobile persona.
Ora ti dico: ogni volta che ho peccato in questo modo, Dio mi ha chiaramente manifestato il peccato attraverso qualche angoscia o dolore, com’è successo per te come ben sai. E ancora ti dico: povera me madre, povera me figlia! Perché mi hai abbandonato come un’orfana? Ho amato la nobiltà delle tue maniere, la tua saggezza e la tua purezza, la tua anima e tutta la tua vita, tanto che molti dicevano: ma cosa fai? Ora piangano con me tutti quelli che hanno un dolore simile al mio, quelli che in cuor loro e nell’intimo dell’animo, hanno provato per amore di Dio un affetto per qualcuno, come io ho per te, ed è stato loro strappato all’improvviso, come tu sei stata strappata a me.
L’angelo di Dio ti preceda, ti protegga il Figlio di Dio e la sua Madre ti custodisca. Ricordati della tua povera madre Ildegarda perché non svanisca la tua felicità.

Ildegarda si pone nei confronti di Richardis come madre in spirito si rivolge quasi con animo pacato alla figlia spirituale, offrendo ancora una volta gli ammaestramenti ribadendo ancora che ella è madre e che l’ha generata alla vita spirituale. I sentimenti espressi di amore e di dolore si intrecciano armonicamente. Richardis si è offerta agli occhi della madre come donna nobile, saggia, casta; la sua anima, tutta la sua vita apparivano degne della più alta considerazione; le due donne furono, l’una per l’altra, sebbene in modo diverso, riferimento alto, segno di grandezza femminile; ognuna era per l’altra elemento di rassicurazione: Richardis poteva guardare a una genealogia dietro di sé; Ildegarda ad una davanti a sé. Infine le riflessioni resero Ildegarda cosciente che l’attaccamento non poteva venire meno con la separazione: l’accoramento non cede alla disperazione, e il rimprovero si scioglie nell’augurio e nella benedizione; Ildegarda affida Richardis ad un’altra madre, la genealogia sale allargandosi alla Madre celeste. In questa lettera drammatica Ildegarda ha un momento di debolezza: Dio l’aveva confusa ed accecata in un amore umano ed ora la puniva; alla sconfitta per la perdita di Richardis si aggiunge il terrore per la perdita dell’illuminazione divina.
Purtroppo non conosciamo il dilemma in cui dovette dibattersi Richardis lo possiamo solo supporre perché non vi sono dirette testimonianze. Ma sappiamo come si conclude. Richardis morì quasi subito dopo il suo arrivo nel monastero di Bassum. Il fratello della stessa informa Ildegarda in una lettera della sua morte:

Hartwig, arcivescovo di Brema, fratello della badessa Richardis, in vece della sorella e ancor più di costei, offre obbedienza ad Ildegarda, maestra in Cristo del San Ruperto.
Ti annuncio che nostra sorella, mia, anzi tua- mia per carne, tua per lo spirito, ha concluso la via della carne e che ha apprezzato poco l’onore che le avevo procurato. Mentre mi recavo dal re di questo mondo, lei ha obbedito al Re del cielo. Ha fatto una confessione santa e timorata, dopo la confessione è stata unta con l’olio santo e ha ricevuto tutto ciò che la Chiesa tiene pronto. Ha desiderato con tutto il cuore tra le lacrime, il tuo monastero e si è raccomandata al Signore per intercessione di sua Madre e di San Giovanni. Segnandosi tre volte con il segno di croce, ha professato la sua fede nella Trinità e, ne siamo certi, con perfetta fede in Dio, piena di speranza e di amore è morta addì 29 Novembre. Perciò ti prego se ne sono degno, per quanto mi è concesso: tu l’hai amata tanto quanto lei stessa ti ha amata. Non imputare a lei ma bensì a me, ciò che ti sembra che abbia mancato in qualche modo. Pensa almeno alle lacrime che lei ha versato lasciando il tuo monastero; di queste ci furono molti testimoni. E se la morte non gliel’avesse impedito, sarebbe tornata da te dopo aver chiesto il tuo permesso. Ma siccome è stata trattenuta dal farlo a causa della morte, sappi che, in vece sua, se Dio vuole, verrò io al posto suo. E Iddio, che ricompensa sempre ogni bene, possa ripagarti qui e in futuro secondo i tuoi desideri, per il gran bene che tu sola, tra tutti e davanti a tutti i parenti e amici suoi, le hai dimostrato, per il quale lei ha reso grazie davanti a Dio e a me. Voglia tu ringraziare le tue sorelle per tutti i loro benefici.

In mancanza di documenti che ci informino sulle cause di questa morte, provo a formulare qualche ipotesi: l’esito di un non risolto dissidio interiore; oppure il dolore per una non avvenuta ricomposizione; ancora, il tormento in cui si struggeva per aver atteso le aspettative della madre carnale e disatteso a quella della madre spirituale, manifestato dal cedimento fisico; oppure ancora un distacco non vissuto come crescita ma come disobbedienza che Richardis non si sapeva perdonare, nonostante la benedizione finale di Ildegarda. Suo fratello Hartwig ci dice che sparse molte lacrime per aver lasciato Rupertsberg e che manifestò il desiderio di ritornare da Ildegarda. Io credo che Richardis priva ancora di esperienza unita al non perdonarsi di aver abbandonato Ildegarda, non riuscì a resistere. (qualcuno ha suggerito che Richardis si è lasciata morire…)

O, quanto è grande il miracolo della salvezza di quelle anime sulle quali Dio ha posato lo sguardo in modo che, in loro, la sua fama non venga mai oscurata! Tuttavia Dio agisce in esse come un forte guerriero che si adopera per non venir mai vinto e perciò ha stabilito la propria vittoria. Ora ascolta, o fedelissimo: com’è accaduto con la sorella Richardis che io chiamo figlia e madre mia.
La mia anima era piena d’amore per lei perché in una potente visione la luce vivente mi aveva insegnato ad amarla.
Ascolta. Dio aveva presso possesso della sua anima con tanto ardore, che la passione di questo mondo non riuscì ad ingannarla ma ella sempre vi si oppose, anche se per la bellezza, l’ornamento e la sinfonia di questo mondo sembrava un fiore. Ma mentre era ancora nella carne, ho sentito dire da lei in una vera visione: “O verginità, rimani nella stanza nuziale del Re!”. Di questo gioiscano le figlie di Sion. Eppure il vecchio serpente voleva distoglierla da queste nozze beate sfruttando l’alta nobiltà della sua stirpe umana. Allora il sommo giudice prese con sé questa mia figlia e tolse in lei ogni gloria umana. Perciò la mia anima nutre gran fiducia in lei, anche se il mondo ha amato la sua bellezza e la sua prudenza quando ancora viveva nel mondo. Ma Dio l’ha amata ancor di più. Così non ha voluto abbandonare la sua amata all’amante nemico che è il mondo.
Orsù, caro Hartwig, che occupi il posto di Cristo, adempi la volontà dell’anima di tua sorella, come vuole l’obbligo dell’obbedienza. E com’ella era sempre preoccupata per te, sii ora tu per la sua anima e compi opere buone secondo i suoi desideri. Anch’io bandisco dal mio cuore il dolore che mi hai procurato a causa di questa mia figlia. Dio ti conceda per l’intercessione dei santi, la rugiada della sua grazia e la beata ricompensa nel mondo futuro.

La risposta di Ildegarda a questa lettera ha ricevuto molti elogi da parti degli studiosi. Qui si manifesta la generosità di Ildegarda, la morte aveva sottratto Richardis a tutti i contendenti e dette ragione alla posizione iniziale di Ildegarda. La morte di Richardis si poteva vedere come prova del favore speciale di Dio e che la sua separazione fosse stata voluta da Dio come un rimprovero. La malizia del diavolo voleva privare Richardis del luogo beato preparato per lei. In sintesi, come Ildegarda aveva sempre sostenuto, ad eccezione del momento di dubbio nella lettera a Richardis, la nomina era stata una distorsione del volere di Dio e lei solo se n’era accorta. La dimostrazione finale che la sua opinione era quella giusta può fino ad un certo punto spiegare perché essa riuscì ad essere magnanima con Hartwig. Ma in effetti il dolore per la perdita della sua amata Richardis lo tenne ostinatamente chiuso nel suo cuore fino alla morte.

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Informazioni su frate Wolmaro

Sono nato otto lustri fa circa nel Regno delle Due Sicilie e precisamente in quel che Goethe definì un paradiso abitato da diavoli dove la sirena Partenope si lasciò morire d'amore per Ulisse. Vissuto e cresciuto all'ombra dello sterminator Vesevo, e cullato dal mare, sono legato fortissimamente alla mia terra, innamorato folle della sua gente, dei suoi profumi, colori, sapori, della sua musica, delle sue contraddizioni, delle sue debolezze, ma anche della sua veracità. Appassionato e cultore dell'Arte e della Musica, ma soprattutto appassionato studioso e ricercatore del Medioevo, passione nata fin da ragazzino, leggendo le gesta di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. L'incontro con il Poverello d'Assisi, ha dato una svolta alla mia vita e così... scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro ...mi scalzai anch'io seguendo le orme del Poverello, divenendo per tutti Fratello. Oltre la Medioevo in genere, studio da 20 anni la grande mistica tedesca Santa Ildegarda di Bingen ponendo l'attenzione ai suoi scritti di medicina, alle sue composizioni musicali, alle sue miniature e la suo immenso epistolario. Concludo sto "papiello": amo la musica medievale (ovviamente) quella barocca (sono un fan sfegatato di Vivaldi) e l'opera (Rossini, Verdi e Puccini i miei prediletti). Suono il dulcimer e il salterio, dipingo e infine canto! ma quante cose faccio?... non per niente sono nato sotto il segno dei Gemelli. Pax et Bonum!
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2 risposte a L’epistolario di S. Ildegarda di Bingen. Lettere di donna, badessa e madre.

  1. Mi farebbe molto piacere poter leggere le lettere di S Hildegard in Italiano. E´possibile averle?

  2. Simonetta ha detto:

    Salve, vorrei indicazioni per poter consultare la versione originale dell’epistolario, e anche la traduzione. In particolare le missive intercorse con Barbarossa. Grazie anticipatamente.
    Simonetta

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