Dioscoride, il “buono accoglitor” che può ancora fare scuola.

È stato presentato il 13 febbraio scorso a Salerno, nell’ambito della mostra itinerante Quando l’arte serviva a curare, il giorno dopo esser stato presentato all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, proprio nel refettorio di quella che fu, fino alla soppressione nel 1811, l’ultima sede dello Studium medico di Salerno, oggi auditorium del Museo Diocesano. Sfondo decisamente appropriato per presentare l’edizione, a cura dell’azienda farmaceutica Aboca, di una vera e propria pietra miliare della farmacologia, che fece scuola dall’Antichità fin quasi alle soglie dell’Illuminismo: il De Materia Medica di Dioscoride.
Un libro che deriva da un preciso manoscritto, una copia del VI-VII secolo d.C. scritta in Greco e custodita alla Biblioteca Nazionale di Napoli, e per questo detta appunto “Dioscoride Napoletano”; un codice in pergamena ornato da splendide illustrazioni delle varie specie vegetali analizzate dall’autore, del quale la provenienza è tuttora sconosciuta, ma che si potrebbe tranquillamente ricollegare all’ambiente greco-bizantino dell’Italia meridionale dell’epoca, nella quale si stava già sedimentando l’humus che darà vita alla Scuola Medica Salernitana.

Facsimile del De Materia Medica di Dioscoride - Salerno, Museo Diocesano.

Facsimile del De Materia Medica di Dioscoride – Salerno, Museo Diocesano.

Si potrebbe pensare che l’edizione di pregio di un antico manoscritto illustrato sia semplicemente un facsimile: e invece questa copia è molto di più, e si incarica di mostrarlo la prof.ssa Paola Capone, docente di Storia dell’Arte Moderna e di Storia delle Arti Grafiche all’Università degli Studi di Salerno, che da anni collabora con l’azienda Aboca.
«Si tratta in pratica del risultato di un progetto durato otto anni, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale di Napoli e con l’Università Federico II, che si è tradotto in un’attualizzazione del testo di Dioscoride: il testo greco è tradotto criticamente in Italiano, con l’identificazione delle 409 piante descritte, ottenuta attraverso il confronto non solo dei nomi delle specie con quelli indicati altri farmacologi e botanici fino all’Ottocento, ma anche con la reinterpretazione delle miniature messe a fronte di acquerelli botanici realizzati ad hoc. Senza parlare delle appendici, nelle quali troviamo l’elenco analitico delle patologie trattate da Dioscoride, e che costituiscono un vero e proprio lessico della medicina antica e medievale, cosa che prima mancava del tutto
È necessario comprendere fino in fondo l’importanza dell’opera di Pedanio Dioscoride, questo “Greco” romanizzato dell’Asia Minore vissuto in età neroniana (metà I sec. d.C.) che aveva studiato all’accademia ateniese fondata da Teofrasto (discepolo di Aristotele) e che aveva viaggiato ai quattro angoli del mondo, raccogliendo osservazioni sulle varie droghe animali, vegetali o minerali utilizzate dai diversi popoli per curarsi.
«Dioscoride, per quasi 1500 anni, è stato l’autorità indiscutibile per quanto riguarda la farmacologia, tanto da diventare, con l’invenzione della stampa, il libro più stampato dopo la Bibbia,» sottolinea il prof. Vincenzo De Feo, ordinario di Biologia Farmaceutica all’Università di Salerno, e in più membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il settore delle Medicine Tradizionali e le Piante Medicinali. «Già Galeno, un secolo dopo la sua morte, considerava il De materia medica di gran lunga la migliore trattazione in materia di farmacologia. Dante stesso ne parla, nel IV canto dell’Inferno, annoverandolo addirittura tra gli “Spiriti Magni” dell’Antichità confinati nel Limbo, e ha cura di nominarlo per ultimo insieme ai celebri filosofi della natura, dopo Democrito, Diogene, Anassagora, Talete, Empedocle, Eraclito e Zenone.»
Infatti, tra i versi 138-139 del IV canto dell’Inferno si legge:

e vidi il buono accoglitor del quale,
Diascoride dico;

Non è un caso che Dante lo definisca con questa espressione, “buono accoglitor“, cioé colui che raccolse tutto il sapere farmacologico disponibile ai suoi tempi.
Rispetto a questo, il prof. De Feo osserva: «Leggendo i cinque libri di cui è composta l’opera di Dioscoride non possiamo che dare ragione a Dante: il De Materia Medica costituisce un vero e proprio manuale medico, che raccoglie seicento specie vegetali, la maggior parte sconosciute ai suoi stessi contemporanei. Non solo quelle adoperate dal punto di vista strettamente farmacologico, ma tutto ciò che è capace di esercitare un effetto fisiologico sull’uomo, compreso ciò che egli mangia.»
In effetti, se si sfoglia questa nuova edizione dell’opera di Dioscoride curata da Aboca, la prima cosa che salta agli occhi è come l’autore abbia creato delle vere e proprie schede farmacologiche per ogni pianta: prima di tutto si forniscono il nome e i sinonimi del vegetale, poi l’habitat e la sua descrizione botanica, quindi le proprietà e gli usi medicinali, poi gli effetti collaterali, quantità e dosi d’impiego, quindi le norme per la raccolta, la preparazione e la conservazione; seguono le adulterazioni e i metodi per rivelarle, gli usi magici o non strettamente medicinali, e in ultimo si informa su specifici usi locali.
«Tutto questo rappresenta per noi un autentico tesoro,» insiste il prof. De Feo, «anche perché ci informa sulle tradizioni mediche dei singoli popoli all’epoca di Dioscoride, e in più ci permette di comprendere la ragione dell’uso di particolari piante. Esempio? La corteccia di salice, conosciuta già dai medici assiri ed egizi che lo usavano come antinfiammatorio, e per lo stesso problema la consigliava Ippocrate e veniva prescritta ad Alessandro Magno, continuamente soggetto a febbri; ebbene, la scienza moderna ha rivelato il tesoro racchiuso nella corteccia di salice, l’acido salicilico, la base da cui Arthur Eichengrün, alla fine dell’Ottocento, partì per creare l’aspirina. Un altro esempio è la calendula, che Dioscoride consiglia contro la febbre e i dolori articolari, proprio per le sue proprietà antinfiammatorie confermate dalla scienza moderna.»
La domanda è: nell’epoca dei “principi attivi” un’opera come quella di Dioscoride può avere ancora una sua utilità?
Lo chiediamo a Paolo Cambrai, responsabile delle vendite della Aboca Museum, la sezione culturale dell’azienda, che ha il suo culmine nel Museo delle Erbe di Borgo Sansepolcro:
«Fin dall’inizio, la filosofia di Aboca è stata fondata su una convinzione: l’epoca dei “principi attivi” è superata da un pezzo, e il nostro futuro sta nel passato. Per questo il presidente Valentino Mercati ha lanciato in un grande lavoro di acquisto di antichi erbari a stampa e, in un secondo tempo, ha ideato la fondazione di una casa editrice per pubblicare i manoscritti miniati: per comprendere la storia dell’utilizzo di queste piante e le ragioni che vi sono dietro, per potere poi, con l’aiuto di uno scrupoloso studio scientifico, mettere a disposizione l’enorme patrimonio di conoscenze accumulato nel corso dei secoli a disposizione dell’uomo di oggi. In questo senso, una pubblicazione come quella del De Materia Medica di Dioscoride diventa non solo un’occasione di bellezza, ma di studio di grande attualità, e (perché no?) di occupazione; un’opera che noi vogliamo consegnare non solo agli storici e agli scienziati, ma soprattutto ai giovani.»
Va da sé che un’opera così ponderosa abbia un costo anch’esso importante, decisamente non alla portata di chiunque: sono in molti ad augurarsi tuttavia che almeno la Biblioteca Provinciale di Salerno possa acquistare questa ed altre interessanti pubblicazioni di Aboca, come almeno il facsimile ad uso professionale del Kitâb al-Diryâq o “Teriaca di Parigi”, edizione critica di un manoscritto composto nel 1199 dal medico arabo Muhammad ibn Abi al-Fath e custodito nella Biblioteca Nazionale di Parigi.
Sono gli stessi relatori Paola Capone e Vincenzo De Feo a sottolineare il forte legame che lega queste importanti opere farmacologiche alla Scuola Medica Salernitana, che le ha recepite in pieno e le ha sviluppate. Anzi, ne approfittano per svelarci un progetto che hanno nel cassetto, ma che non hanno ancora avuto la possibilità di pubblicare.
«Un lavoro simile a quello che ha fatto Aboca per Dioscoride, ma applicato al Circa Instans, un erbario di XIII secolo conservato alla British Library di Londra, e il cui nucleo è attribuito al medico salernitano Matteo Plateario,» spiega il prof. De Feo. «Lì più che altrove si può riscontrare la continuità assoluta della Scuola Medica Salernitana con la tradizione erboristica classica, ed è un vero peccato che, fino ad oggi, non ne esista una traduzione italiana perché anche questo è un testo ricco di potenzialità.»
Ci auguriamo che questo lavoro possa essere pubblicato presto: chissà, forse proprio dalle edizioni Aboca.

Articolo pubblicato su “Citizen Salerno” – Presentata a Salerno una nuova edizione del “De materia medica”, di Dioscoride: pietra miliare della farmacologia antica.

Per saperne di più:
Riproduzione digitale integrale del Dioscoride di Napoli;
Sito di Aboca Museum;
Conoscere le piante medicinali – a cura di Aboca.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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