“Bevano il vino gli uomini”: il vino nella Scuola Medica Salernitana tra piacere e salute

Monaco cellario testa la qualità del vino - miniatura dal "Li livres dou santé" di Aldobrandino da Siena, Francia, fine XIII sec. - Londra, BL.

Monaco cellario testa la qualità del vino – miniatura dal “Li livres dou santé” di Aldobrandino da Siena, Francia, fine XIII sec. – Londra, BL.

Parce mero“, “Bevi poco“: questa è la prima parola che sul vino incontriamo nel Regimen Sanitatis, vademecum per la salute che è forse il testo più famoso della Scuola Medica Salernitana. Un nucleo originario di 362 versi leonini raccolti un po’ qua e là dal X al XIII secolo, poi aumentati nel corso dei secoli fino a diventare, nelle edizioni a stampa di Età Moderna, circa 3520!
A lungo, il Regimen Sanitatis è stato attribuito al medico e filosofo della natura catalano (tra l’altro anche medico personale di Bonifacio VIII) Arnaldo da Villanova, che in realtà vi scrisse solo un commento; piuttosto, sembra essere una specie di “collage” di aforismi provenienti, certo, dai grandi maestri della Scuola Medica Salernitana come Matteo Plateario, Niccolò Salernitano, o anche Trotula, ma non solo.
A dirlo è il prof. Giuseppe Lauriello, medico, già primario di pneumologia all’Ospedale Giovanni da Procida di Salerno, e da anni studioso della Scuola Medica Salernitana e dei suoi maestri, tra l’altro a lui si deve un’interessante edizione per la Gaia Editrice di Salerno del trattato di chirurgia di Ruggiero da Frugardo (XII secolo). Siamo andati a raggiungerlo allo Sporting Club di Sala Abbagnano, dove l’associazione Adorea ha organizzato un incontro che ha come tema proprio il vino, nell’Antichità e nel Medioevo.
«Il mondo delle scuole e delle università medievali era una realtà dinamica, non statica,» sottolinea il prof. Lauriello. «Per gli studenti del Medioevo era normale viaggiare continuamente da una città all’altra dell’Europa per approfondire le loro conoscenze: l’ “Erasmus” non è un’invenzione dei nostri tempi. Per giunta, il Regimen Sanitatis di Salerno non era il solo “vademecum per la salute” circolante in Europa: esisteva un intero genere, quello dei Tacuina Sanitatis, i “taccuini della salute” di origine araba, dalle infinite declinazioni. Non stupisce, dunque, se il Regimen Sanitatis, nelle sue numerosissime varianti, arriva ad includere aforismi che possono provenire da tutt’altra parte, come quelli sul vino che Salimbene da Parma, nella sua Chronica, ci dice circolassero tra Bologna e Padova, o quelli di Ugo di Orléans, poeta e docente di grammatica (letteratura) a Beauvais, Parigi, Amiens, e Roma, a cui si è fatta risalire l’abitudine di non annacquare il vino, come facevano gli antichi».
Dopotutto, il vino con annessi e connessi (il piacere di berlo soprattutto in compagnia, i banchetti, l’amore) è sempre stato uno dei temi centrali della poesia medievale, in particolare di quegli “esercizi scolastici” d’ispirazione classica, esempi dei vari modi di fare poesia, oggi conosciuti come “poesia goliardica“; quei versi in musica arrivati fino a noi tramite manoscritti come il Codex Buranus (i “Carmina Burana“), di volta in volta gaudenti o moralistici, satirici o sentimentali, parlano di vino per inneggiare ai piaceri della vita, per invitare a godere finché c’è tempo, o magari per mettere alla berlina il malcostume dei potenti della terra, ecclesiastici compresi.
«Tra tutti gli aforismi che il Regimen ha accumulato nel corso dei secoli, ne saltano all’occhio alcuni che, più che da un trattato di medicina, sembrano saltati fuori da carmina come Bache bene venies o In taberna quando sumus» commenta il prof. Lauriello, «Ad esempio: “Lo insegna il Vangelo: un uomo gradisce prima il vino generoso, poi il mediocre”; oppure “Quando si rallegrano anche i vecchi, il vino è eccellente”; o ancora “Bevano il vino gli uomini: l’acqua è per gli animali».

Vino - manoscritto Regimen Sanitatis - Francia, XIV sec.

Vino – miniatura al commento di Arnaldo da Villanova del Regimen Sanitatis, XIV sec. – Birmingham, University of Alabama.

Scherzi a parte, se si dà un’occhiata al nucleo dei 362 versi originari del Regimen, troviamo un leitmotiv: la moderazione.
Non si tratta solo di non abusare del vino, ma anche di essere moderati nel modo di berlo: al punto “Sul modo di bere e di mangiare” si consiglia di non tracannare, ma, nel corso di un pranzo, bere “spesso e poco”.
Il prof. Lauriello nota: «Molti degli aforismi contenuti in questo testo sono rimasti nella cultura popolare, come la raccomandazione di non bere tra un pasto e l’altro, o che, all’interno dello stesso pasto, non vadano mescolati vino rosso e vino bianco. Vengono dati i criteri per giudicare i vini, criteri sui quali un sommelier concorderebbe in pieno: “odore, sapore, limpidezza e colore“; i vini migliori sono quelli “forti, corposi, fragranti, freddi e freschi”».
Non dobbiamo dimenticare, d’altronde, che tutto l’impianto del Regimen poggia sulla teoria ippocratica dell’uomo come microcosmo, dunque dei quattro umori che rispecchiano i quattro elementi dell’universo, e soprattutto dell’importanza data proprio dalla Scuola Medica Salernitana alla digestione: di conseguenza il vino bianco, più dolce e nutriente, è preferito al vino rosso il cui abuso può “costipare il ventre e arrochire la voce”. Viene data perfino una ricetta per correggere un vino non troppo buono con la ruta (protettiva per i vasi sanguigni) e la salvia (antibatterica e antiossidante); viene citato perfino il rosetum, il vino alle rose noto fin dall’antichità, come rimedio contro le “crisi d’astinenza sessuale”.
D’altronde il vino, nella Scuola Medica Salernitana, e, in generale, nella medicina medievale, è esso stesso un medicamento. È sempre il prof. Lauriello a sottolinearlo: «Il suo maggiore impiego, soprattutto nella farmacologia, era quello di eccipiente, di “base” attraverso la quale produrre decotti e pozioni; in chirurgia, poi, era utilizzato fin dall’antichità come detergente e astringente per pulire le ferite fresche.»

Per saperne di più:
Regola sanitaria salernitana. Nella traduzione di P. Magenta, a cura di Marcello Napoli, introduzione di Giuseppe Lauriello, Battipaglia, Ripostes, 2011.

Articolo pubblicato su – Citizen Salerno.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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