“Ingravidar lo giaciglio”: Benevento Longobarda

Immagine da incorniciare: la Venerabile Madre che s'addestra per difender lo suo convento e le sue figliuole dai sacrileghi!!

Immagine da incorniciare: la Venerabile Madre che s’addestra per difender lo suo convento e le sue figliuole dai sacrileghi!!

Pare che la nostra Madre Agata debba essere insignita di un altro ruolo, oltre che quello di Badessa di San Giorgio: quello di coniatrice ufficiale degli Aforismi della Gens Langobardorum! Infatti quasi tutti i motti che tra noi sono diventati quasi proverbiali, come vogue bisanzio, sono stati partoriti dalle sue labbra. Scienza infusa? Nessuno di noi è riuscito a saperlo, come nessuno di noi poteva credere ai suoi occhi vedendo la Venerabile Madre, senza veli, con l’arco in mano intenta a scoccar frecce, immagine vivente di Santa Valpurga! E, a proposito di frecce, Madre Agata ne ha tirata un’altra, ma di quelle bestiali, che è diventato il tormentone dei nostri due giorni alla manifestazione “Benevento Longobarda“: “Ingravidar lo giaciglio“.
Tradotto, vuol dire “gonfiare il materassino“, ovvero i materassini da mare su cui riposare (parola grossa) le nostre stanche membra nell’unica notte che noi salernitani abbiamo passato sul suolo beneventano, nella specie sul pavimento della bella casa del presidente dell’associazione “Benevento Longobarda“.

Specifico che quella "palla" con cui domina Gemma sta tamburellando altro non è che la testa del marphais Talarico!

Specifico che quella “palla” con cui domina Gemma sta tamburellando altro non è che la testa del marphais Talarico!

In effetti mai come in questa occasione la Gens Langobardorum ha dato il meglio di sé, in termini di estetica, di didattica, e di… “capa fresca”!!
Per la prima volta abbiamo indossato le “magliette ufficiali” della Gens, bianche con su scritto (rigorosamente in granata) sul davanti il nome del gruppo, e sul retro il nostro nome longobardo, all’altezza delle spalle. Mi chiedo in quanti, durante la nostra passeggiata per il centro storico di Benevento dopo aver montato tenda e il resto, abbiano pensato che fossimo una squadra di calcio!! Non mancava neanche la bandiera, il nostro stendardo nuovo di zecca su cui campeggiava il santo protettore della Langobardìa del Sud, San Michele Arcangelo.

La Gens ancora "in panchina".

La Gens ancora “in panchina”.

La nostra tenda con l'effigie di San Michele Arcangelo!

La nostra tenda con l’effigie di San Michele Arcangelo!

Tornare a Benevento da rievocatrice in erba, anni dopo esserci andata da studentessa di Beni Culturali è stata, almeno per me, un’emozione fortissima. Rivedere la cattedrale dalla facciata tutta traforata come un merletto, rivivere l’intimità quasi mistica di Santa Sofia, e scoprire il chiostro di San Francesco, il monastero più antico della città, con i suoi affreschi di scuola giottesca, il suo chiostro trecentesco e addirittura un lacerto di affresco del XII secolo, è qualcosa che davvero non ha prezzo.

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Per non parlare dell’atmosfera, che, nonostante, sole, il vento, i soliti problemi logistici e tutto il resto, ci ha fatto sentire davvero “a casa”. E credo non c’entri niente il fatto che eravamo pur sempre “sul nostro terreno”, cioè in Campania: accade semplicemente che il tempo passa, i membri della Gens, ormai capace di alzarsi in piedi, si conoscono meglio, e si crea un’atmosfera affiatata che ci permette non solo di produrre cultura, ma anche di divertirci. E questo vale non solo per i vecchi, ma anche per i nuovi, come per il Venerabile Abate Radoaldo, alla sua prima uscita pubblica, che ha lasciato addirittura strapazzare  la sua sacra persona da una fanciullina che gli dava del “nanetto“!

Gli dareste del "nanetto"?

Gli dareste del “nanetto”?

A parte, comunque religiosi, armigeri, dominae, ecc. che, alle due sfilate, hanno mostrato il volto raffinato vogue bisanzio della Gens, anche chi è restato fermo, ovvero la sottoscritta e la cuoca Cariperga, non è certo rimasto in ozio. I nostri banchi della medicina e della cucina sono stati letteralmente presi d’assalto da adulti e bambini; occasione per lei di far sperimentare ai visitatori prelibatezze longobarde come focaccia al miele e vino speziato (andato letteralmente a ruba), e per me di sfoggiare la Tavola dei Quattro Elementi nuova di zecca, opera di un artista del calibro di Marco Picariello, e di provare sul campo la didattica per i bambini, nella quale hanno giocato un ruolo fondamentale le Filastrocche dei Quattro Temperamenti, composte in tempo record dalla insostituibile Rosa Tiziana Bruno.

Cariperga e il suo banco della cucina.

Cariperga in grembiule e il suo banco della cucina.

E, come in altre occasioni, si nota che sono i bambini i più interessati: certo, non so quanto abbia contato il fatto che alla fine del “gioco” c’era il premio di un pezzetto di focaccia con il miele di Cariperga, e ci sono i bambini molto timidi e quelli più intraprendenti, ma vederli ridere, divertirsi, fare domande, e magari tornare dopo pochi secondi portando altri amici è una soddisfazione non da poco.
Con gli adulti è un tantino più complicato, perché c’è tutto un bagaglio di pregiudizi che i bambini fanno ancora in tempo a non accumulare, dunque ci vuole un pochino più di tempo per far capire loro che i Longobardi, e specialmente quelli del Sud al tempo di Arechi, non erano quei buzzurri con gli elmi cornuti che, a suo tempo, hanno visto nelle immagini sui libri di scuola. E questo è particolarmente vero per la medicina: la frase più frequente che ho sentito quando cercavo di spiegare che questi “barbari” conoscevano l’anestesia, è stata: «una botta in testa?» Piccola nota a margine: mi sono ritrovata anche a spiegare la medicina medievale a delle turiste giapponesi, naturalmente in Inglese. Sembra che mi abbiano capito, e mi avrebbero capito meglio se avessi saputo che “fegato” in Inglese si dice “liver”!

Spero abbiano capito almeno qualcosa...

Spero abbiano capito almeno qualcosa…

“Incidenti” come questi ti ricordano una cosa molto importante, anzi, direi fondamentale, per un rievocatore alle prime armi: gli eventi non servono solo ad insegnare, ma anche, e soprattutto, ad imparare.
Le manifestazioni danno la possibilità di conoscere persone provenienti da altri gruppi, come i “Tempora Medievalis” di Melfi, con cui si può parlare, confrontarsi, e (perché no?) anche disputare su quidlibeta in puro stile universitario medievale, come ho fatto io con Mastro Dario, il boss del gruppo, a proposito delle donne in armi. Tutte cose che arricchiscono, anche materialmente, prova ne siano la tremissis in “oro” di Arechi II e il denario di Federico II che Mastro Dario ha coniato per me!

Per cortesia dell'associazione "Tempora Medievalis".

Per cortesia dell’associazione “Tempora Medievalis”.

Il vero arricchimento, però, è un altro: vedere volti nuovi, vedere che quei nomi con cui scambi informazioni su facebook corrispondono a persone reali, in carne ed ossa, di cui puoi finalmente sentire la voce, di cui senti l’abbraccio quando si va via. Porto a casa il sorriso e la dolcezza della beneventana Aurelia, specialista in tintura e tessitura; porto a casa la simpatia di Ilaria dei Tempora Medievalis, studentessa in farmacia e per questo addetta al banco dello speziale, che penso mi toccherà tormentare nei prossimi mesi, ma anche un’arciera provetta, tanto che, nel vederla tendere l’arco, pensavo di trovarmi di fronte a Brunilde in persona!

Il sorriso di Aurelia.

Il sorriso di Aurelia.

Ilaria, la Brunilde di Puglia.

Ilaria, la Brunilde di Puglia.

Non ci sono solo nuovi volti, però: c’è anche la gioia di ritrovare vecchi amici, i Fortebraccio Veregrense, e di constatare che sono rimasti esattamente gli orsi marchigiani dell’anno scorso, anzi, che si sono “orsizzati” ancora di più, così come sono aumentati di numero! Basta vedere le immagini dell’ultima fase della Contesa di Sant’Eliano, della quale i Fortebraccio sono stati protagonisti con i loro duelli, in mezzo a un tifo da stadio, in particolare da parte dei bambini, per convincersi che sono sempre loro, non si smentiscono mai. Anche per il fatto che il conte Authari il Giusto, al secolo Cristiano, tosto quanto volete, si è fatto battere per un soffio da Diego, detto Ildebrando (nome di cui, onestamente, non ero a conoscenza) dando la vittoria alla Fara del Conte! Ma onorevolmente, questo bisogna riconoscerglielo, e senza fifa blu.

Per saperne di più:
Sito ufficiale di Benevento Longobarda;
Associazione Tempora Medievalis di Melfi;
Compagnia d’arme Fortebraccio Veregrense.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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