Avicenna, il filosofo arabo che scrisse la «bibbia dei medici»

di Armando Torno

Un nuovo ritratto del pensatore che spaziò dalla logica all’antropologia, fino alle definizioni della natura

Al-Wâsitî - Abû Zayd pratica la medicina, miniatura dal "Maqâmât" di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 - Parigi, BnF.

Al-Wâsitî – Abû Zayd pratica la medicina, miniatura dal “Maqâmât” di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 – Parigi, BnF.

La vicenda inizia a Bukhara, oggi Uzbekistan, in un anno poco prima del Mille. Un giovane abita qui, si chiama Ibn Sîna. Studia il Corano, anzi a dieci anni lo conosce a memoria, eccelle in letteratura, geometria, calcolo indiano e ben presto avrà anche una formazione filosofico-scientifica. A sedici anni divora opere di medicina, metafisica, diritto. A diciassette è chiamato come medico alla corte del sovrano Nûh ibn Mansur e lo guarisce da un male che lo tormentava. Per tale motivo gli vengono aperte le porte della ricca biblioteca reale, dove potrà studiare ulteriormente e approfondire quanto desidera, tanto che a diciotto anni – si mormora – conosceva ogni scienza. Ma il giovane non è mai sazio di sapere.

Al-Wâsitî - biblioteca, miniatura dal "Maqâmât" di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 - Parigi, BnF.

Al-Wâsitî – biblioteca, miniatura dal “Maqâmât” di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 – Parigi, BnF.

Monografia
Dalla sua autobiografia, conservataci dal discepolo Giûzgiânî, sappiamo che legge per quaranta volte la Metafisica di Aristotele: si tormenta su questo testo perché non ne comprende il senso ultimo, o almeno crede che gli sfugga. Non ne descriveremo tutta la vita, ci accontentiamo dopo queste premesse di ricordare che nella lingua arabo-spagnola il nome diventerà «Abensîna». Il medioevo latino lo conoscerà come Avicenna. Perché occuparsi di lui? Per un semplice motivo: Olga Lizzini, che con Pasquale Porro aveva tradotto dieci anni fa la sua Metafisica, ora ha pubblicato una monografia su questo filosofo e medico. Nella collana «Pensatori» dell’editore Carocci è uscito, appunto, Avicenna. Un ritratto che spazia dalla logica all’antropologia, dalle definizioni della natura ai percorsi metafisici. La Lizzini, che insegna Filosofia dell’Islam medievale ad Amsterdam, ci offre un saggio basandosi sulle opere. Noi dell’immenso lascito di Avicenna ricordiamo in questa occasione il suo Canone della medicina, tradotto da Gherardo Cremonese a Toledo in latino nella seconda metà del secolo XII e migliorato dal medico bellunese Andrea Alpago (morto a Padova nel 1521), opera che diventerà il testo di riferimento nelle università. Venne considerata «la bibbia dei medici».

Al-Wâsitî -scuola coranica, miniatura dal "Maqâmât" di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 - Parigi, BnF.

Al-Wâsitî -scuola coranica, miniatura dal “Maqâmât” di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 – Parigi, BnF.

Trattati
Il Canone era diviso in cinque trattati: comincia con la medicina teorica e pratica in generale, inclusa l’anatomia del corpo umano; prosegue con i medicamenti semplici, mentre la terza parte fu dedicata alle malattie di una determinata parte del corpo; si trovano poi le sezioni sulle patologie non particolari e si conclude con la composizione e applicazione dei medicamenti. Avicenna ha intuizioni avanzate. Per esempio, raccomanda al chirurgo di trattare il cancro nelle sue fasi iniziali, invitandolo ad accertarsi della rimozione completa del tessuto malato. Ricorda l’importanza della dieta, l’influenza del clima e dell’ambiente sulla salute; inoltre parla degli anestetici orali e del valore medico della musica, la quale ha un effetto particolare sullo stato fisico e psicologico dei pazienti. Una bolla di papa Clemente del 1309 cita il nome dell’arabo accanto a quello di Galeno. Lo si valorizza particolarmente a Bologna e a Montpellier, anzi nella città francese è addirittura ritenuto superiore ai testi della medicina greca onorati dalla tradizione (in verità è anche accostato alle opere del clinico Abu Bakr Razi). Sarà adottato sino al XVII secolo; il programma di una scuola medica che lo esclude reca la data 1557, anche se in quel tempo è continuamente stampato, come prova la superba edizione in-folio che esce a Roma nel 1593. Si può affermare che per secoli nessun medico avrebbe potuto ignorare il suo insegnamento teorico, come d’altra parte ricorda Chaucer nel prologo dei Racconti di Canterbury. L’influenza esercitata in Europa cominciò nella prima metà del Duecento, allorché se ne segnala la presenza negli scritti del medico danese Henrik Harpaestraeng. D’altra parte, del Canone si contano poco meno di 90 traduzioni.

Al-Wâsitî - Abû Zayd e i suoi discepoli, miniatura dal "Maqâmât" di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 - Parigi, BnF.

Al-Wâsitî – Abû Zayd e i suoi discepoli, miniatura dal “Maqâmât” di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 – Parigi, BnF.

La fortuna
E questo anche se un sommo conoscitore dei corpi umani quale Leonardo da Vinci rifiutava le concezioni anatomiche del maestro arabo e il medico alchimista Paracelso, morto nel 1541, nel giorno di San Giovanni del 1527 – così vuole la tradizione – con esuberanza e tra gli applausi degli studenti ne bruciò pubblicamente le opere a Basilea. Al di là dei critici, tuttavia, Avicenna penetra profondamente nel sapere europeo. Alberto Magno era ricorso alle sue opere per gli scritti scientifici e, inoltre, lo consegnò al pensiero di Tommaso d’Aquino; la scolastica latina non è pensabile senza la sua filosofia e gli influssi giungono sino alla Scuola di Oxford e fanno eco le lodi che gli dedica Ruggero Bacone, il quale non esita a porlo accanto ad Aristotele e a Salomone. E questo senza contare le tracce che si ritrovano nei testi dei filosofi francescani. Dante, inoltre, lo situa tra i sommi uomini di scienza. I teologi dell’età di mezzo consultano senza requie il Libro della guarigione, o come avrebbe lui detto il Kitâb al-Sifâ, che nelle biblioteche dei monasteri era noto con il titolo Liber sufficientiae: si tratta di una enciclopedia filosofica, la cui parte riguardante «la scienza delle cose divine», è la ricordata Metafisica. Non sono che esempi. E quando si svilupperà, sotto lo sguardo vigile della Compagnia di Gesù, la Seconda Scolastica, Avicenna è ancora presente nelle immense chiose offerte all’opera di Tommaso. Soltanto nel periodo illuminista, in quel Settecento permeato di scienza che con il medico militare La Mettrie intenderà il corpo umano come una macchina, il maestro arabo cederà definitivamente il passo. Si ritirava nella storia. Dopo aver avvisato l’umanità che un «dottore ignorante è l’aiutante di campo della morte».

da “Il Corriere della Sera”, 30/11/2012.

Per saperne di più:
Olga Lizzini, Avicenna, Firenze, Carocci, 2012;
Avicenna, Kitāb al-šifā: Al-ilāhiyyāt, a cura di Olga Lizzini e Pasquale Porro, Milano, Bompiani, 2002;
Id., Opere, Torino, UTET Libri, 2013.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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2 risposte a Avicenna, il filosofo arabo che scrisse la «bibbia dei medici»

  1. costa ha detto:

    Salve Dama Mercuriade ogni tanto passo a disturbarla ……a quando un bel articolo sulle cattedrali con i suoi simboli,filosofia ecc con qualche libro consigliato sul tema? gira troppa roba esoterica o new age non affidabile……..saluti….

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